Intervista a Michelino, protagonista dei romanzi di Ferdinando Salamino.

Oh, eccoci qua! Finalmente ci siamo. Sono passati esattamente quattro anni, dalla mia prima INTERVISTA AL PERSONAGGIO proprio qui, su questo blog, ma ora non nascondo la mia agitazione perché l’ospite di oggi è nientepopodimeno che Michelino, il protagonista della dilogia, che a breve diventerà trilogia, di Ferdinando Salamino.
Il Kamikaze di cellophane (Link amazon)
Il margine della notte (Link amazon)
Tutti editi da Golem Edizioni (sito della CE), hanno delle copertine accattivanti ed evocative.
Si tratta di romanzi noir, quindi capirete bene che un pochino di ansia ci sta. 

Michele si è da subito accalappiato l’attenzione dei lettori, attirando consensi e anche affetto, strano per un personaggio del genere, ma tant’è. Gli hanno addirittura affibbiato un diminutivo come nomignolo. Chissà se l’autore ne ha capito il motivo.

Questa volta, c’è una guest star a condurre l’intervista insieme a me. Si tratta di Valentina Piazza, altra formidabile autrice che già molti conoscono e apprezzano. Qualche giorno fa ho intervistato Gabriel, il protagonista del suo ultimo romanzo (link)

Ma bando alle ciance… si inizia proprio con l’irriverente Valentina, che ha già letto tutti e tre i romanzi, anche quello ancora inedito, e conosce bene sia la storia che Michele.

Vale: Ciao Michele, come vanno le voci? Parlano adesso o stanno in silenzio?
Michelino: Bene. Male. Non so. Ci ho trascorso tre quarti della mia vita, con le voci nella testa. Di solito, mi obbligavano a tagliarmi. Usavo di tutto: vetro, lamette, persino la guardia di una lattina, una volta. Ai demoni di cellophane nascosti nella mia corteccia cerebrale piaceva vedermi sanguinare e io li accontentavo, come si fa con le divinità. Non promettevano vita eterna o altre ricompense, soltanto qualche ora di silenzio.
Avevo trascorso metà della mia esistenza convinto che, se fossi riuscito a mandare via i demoni, sarebbe cambiato tutto.
Quando Elena mi ha lasciato, i demoni se ne sono andati con lei. Niente più voci, né tagli e, sorpresa delle sorprese, mi sento perso, senza di loro. Più solo.

Ascolta, io e qualche altra lettrice ti seguiamo (siamo un po’ le tue groupies, no) quindi a noi lo puoi dire… Quanto è pesante Elena? Non tanto di peso corporeo, quanto morale… Ecco… Diccelo, dai, non lo diciamo a nessuno.
Come peso corporeo Elena è leggerissima. Come peso morale, impossibile giudicare qualcuno a cui è successo tutto ciò che è successo a lei. Mi arrabbio un pochino quando la definiscono una “lagna”, perché se vieni abusata da ragazzina e poi qualcuno ti stermina la famiglia, secondo me, hai diritto al dolore. D’altra parte, se ti volti un po’ intorno, in questi giorni c’è un sacco di gente che dice “chi se ne frega, tanto schiattano solo i vecchi!”.
Ecco, poi se vuoi possiamo parlare delle cose che succedono quando mi arrabbio un pochino.

Hai mai pensato di lasciarla? (la domanda è totalmente disinteressata).
La lascerei soltanto per te.

In caso di risposta affermativa alla precedente domanda: ti vorresti mettere con me? Si-no. Barra la casellina. Se hai risposto negativamente, ignora la domanda.
Sì, vorrei tanto. Divorzi?

Poi, parliamo un po’ di te: cosa volevi fare da piccolo? E adesso che sei grande? Hai sempre sognato di filettare la gente o è stata una rivelazione tardiva?
Da piccolo volevo fare il pediatra. Ti rendi conto? Mi ci vedi, in una stanza con un bambino e tanti oggetti appuntiti? Il problema è che ho un problemino col controllo della rabbia, ma ci sto lavorando. Da grande ho fatto il paziente psichiatrico, il factotum in una palestra, il poliziotto, il detective privato e lo scrittore.
In realtà io ho iniziato filettando me stesso. E’ stata la mia prima specialità. L’idea di farlo con gli altri è arrivata col tempo, quando ho iniziato a capire che in giro c’erano mostri peggiori di me.

Ti lasciamo nel Kamikaze in fuga, e ti ritroviamo poliziotto, vuoi parlarcene? Cioè, perché? Ma perché? (Soprattutto perché ti continui a tenere LA SECCA?! MA WHY???)
Beh, tutti da bambini giochiamo a guardie e ladri, e a volte facciamo le guardie, altre volte i ladri. Siccome da bambino non è che avessi molte occasioni di giocare – un po’ perché ero timido, un po’ perché mio padre era un violento ubriacone e l’ultimo suo pensiero era portarmi al parchetto – ho iniziato a giocarci da grande.
Scherzi a parte, essere un poliziotto mi piaceva. Il mio psichiatra ti direbbe che quelli come me spesso entrano in organizzazioni militari perché hanno bisogno di struttura, di qualcosa che li tenga insieme perché hanno un’anima frammentata. Magari ha ragione. Sarebbe la prima volta.
Sto con Elena aspettando che tu lasci tuo marito e scappi con me, non si era capito?

Hai mai pensato di scrivere un manuale: 1001 modi per usare un rasoio?
In realtà, di modi per usare un rasoio ne ho sempre conosciuto soltanto uno. Poi qualcuno mi ha spiegato che si può usare anche per radersi.

Un pregio e 10 difetti di elenuccia?
Elena sa guardare la propria meschinità senza fuggirne, senza giustificarsi e senza inventare scuse per sentirsi meglio con se stessa. Si guarda allo specchio e vede le cicatrici di ogni singola mostruosità che è avvenuta nella sua storia. Elena non mente mai per sentirsi meglio, né a se stessa, né agli altri. Questo è il suo più grande pregio. Ed è anche l’equivalente di dieci difetti.

E, per finire, come sarebbe un figlio tuo e della secca? (mamma mia, non voglio neanche pensarci…)
Bellissimo come lei, disturbato come me. O disturbato come lei e… vabbè, meglio non pensarci.

Caspita, che storia. Davvero interessante. Siete due folli! Ora, però, tocca a me, soddisfare alcune curiosità che spero siano gradite anche ai tuoi lettori. Intanto ti chiedo perdono, ma ancora non sono riuscita a leggerti, ma a breve rimedierò.

Io: Quando il tuo papà letterario ha posto sul foglio la prima parola della tua storia, avresti mai pensato di fare un cammino così lungo e intenso?
Michelino: Se non mi hai ancora letto nonostante tutte le cose belle che ti dicono di me, può significare solo due cose: o non ti fidi degli altri (e fai bene) o hai paura di me (e fai bene).
A dir la verità, quanto sarebbe stato lungo il cammino, da quella prima parola, non lo sapeva neanche il mio papà.

Il primo titolo, Il kamikaze di cellophane, è molto accattivante e particolare. Cosa significa? Cosa rappresenta per te? Lo ha scelto Ferdinando oppure sei stato tu a soffiarglielo nelle orecchie?
Non ricordo chi lo abbia sussurrato a chi, però ci unisce e parla di me.
Il Kamikaze, il “vento divino”, era un tizio che accettava di schiantarsi contro una portaerei, distruggere se stesso per annientare il nemico. Perché lo faceva? Per amore. Per proteggere qualcosa di più grande, più importante di se stesso. Io sono così.
Il cellophane? Io e papà chiamiamo Cellophane il demone che, ogni tanto, vuole portarci via dal mondo e dalla vita.

Parlaci di Elena e del sentimento che vi lega.
I Kamikaze erano pronti a morire per la patria. Elena è la mia patria. Non so spiegartelo meglio di così.

Chi sei tu, Michelino?
Un bravo ragazzo.
Un divoratore di libri.
Un timido.
Un violento.
Un figlio devoto.
Un assassino.
Un pugile.
Uno psicopatico.
Un poliziotto.
Un paranoico.
Un uomo innamorato.
Scegli tu.

Caspita… tutte belle identità, eh…
Ti senti bene nel nomignolo a cui i lettori ti hanno associato? Sembra più una coccola. Forse, a te, ci si affeziona? È strano, sai?
Con tutte le cose che ho fatto, mi sarei aspettato odio e diffidenza, invece un sacco di persone hanno finito per amarmi. A volte mi chiedo cosa ci sia, in me, che induce chi mi legge a perdonarmi qualunque cosa. L’ho chiesto a mio padre, ma non lo sa neanche lui.

Le ombre… cosa rappresentano?
Luce, da qualche altra parte.

Tanto non ci sente… Mentre Ferdinando ti scriveva, hai seguito esattamente le direttive della sua penna? Oppure sei stato prepotente ed è stato il contrario? Magari tu stesso hai guidato l’autore nel raccontare la tua storia.
Io non faccio mai quello che mi si dice, è uno dei miei problemi. E’ anche il motivo per cui finisco nei guai così spesso. Però non sono un prepotente, ho molti difetti ma non quello di voler imporre la mia volontà. Per chi come me è stato prigioniero tanto a lungo, la libertà è il valore più importante. Non mi sognerei mai di toglierla a qualcuno.

Dicci qualche curiosità su Ferdinando, qualche aneddoto divertente.
Non c’è niente di divertente su Ferdinando. Lui crede di essere uno spasso, in realtà è di una noia mortale. Ma tu non dirglielo, che metti caso poi gli viene voglia di farmi fuori.

È stato facile scriverti? Sei venuto fuori subito oppure hai avuto una gestazione più lunga?
Dieci anni. Tu che dici?

Vuoi dire qualcosa ai tuoi lettori?
Siccome molti lettori mi scrivono dicendo “sai, dopo averti letto mi sono venute un sacco di idee” vorrei soprattutto dire “don’t try this at home”. Lasciate perdere, a vendicarsi si vive male, ve lo dice un esperto.

E a Fedinando?
Papi, adesso basta.

Infine, hai campo libero se vuoi dire qualcosa che ancora non hai avuto modo di dire.
Pensateci bene, prima di leggermi. Magari siete persone a cui piace pensare che esista un confine ben definito tra i buoni e i cattivi, tra i folli e i sani di mente. Se decidete di ascoltare la mia storia, potreste cominciare a dubitare, e il dubbio è una macchia d’olio sul mare piatto.

Grande! L’intervista è finita. Ora conosciamo qualcosa in più su di te, anzi, ti conoscevamo già molto, perché sei un tipino molto seguito, osservato e amato, quindi sembra quasi che tu non abbia più segreti per le tue lettrici, ma non credo sia davvero così. Come tutti, mantieni sicuramente i tuoi segreti che dovremo scoprire da soli man mano.
Ti lasciamo tornare ai tuoi affari e alla tua Elena. Grazie mille di essere stato con noi, soprattutto in modo tranquillino e pacato. 

Pfui! È andata… Tutto a posto!

In molti consigliano la lettura di questi volumi, che sono collegati ma godibili perfettamente in modo singolo. Dei noir d’autore, che catturano le sinapsi e, a quanto pare, avvolgono tra le loro spire e non ti lasciano più andare.

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