Ariel des Anges e il suo autore Giuliano Golfieri sono tornati a trovarmi.

Benvenuti ragazzi, grazie di essere tornati, in effetti, dopo il nostro primo emozionante incontro (ecco il link), che purtroppo abbiamo dovuto interrompere per impegni importanti del nostro Ariel, avevo ancora molte curiosità da chiedervi.

In un momento in cui sembra quasi che ci siano più autori che lettori, dove il self publishing spesso non viene visto di buon occhio, romanzi particolari e un po’ controcorrente che non si uniformano alla massa, fanno la differenza e fanno ritrovare il piacere di leggere… di leggere bella narrativa.

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Ragazzi, sapete quanto vi stimo e quanto ami il vostro romanzo, ma non perdiamoci in chiacchiere e iniziamo la nostra chiacchierata. Non sto nella pelle.

* Ariel, quando Giuliano ha iniziato a scriverti, già aveva in testa tutta la trama, oppure è andato a istinto? E se aveva già un disegno in mente, voi personaggi gli avete fatto cambiare rotta? E in quel caso, vi ha seguiti, oppure vi ha ignorati e vi ha riportato sui binari stabiliti?
Ariel: Si è limitato a fare un collage di quello che avevo già scritto io, romanzando la mia storia a suo piacimento. L’ho dovuto bacchettare un paio di volte perché stava davvero andando fuori dal seminato.
Giuliano: Alessia, per favore digli qualcosa tu! Mi tratta sempre così… a ogni modo io ascolto sempre molto i miei personaggi, che in genere mi sussurrano nell’orecchio quello che vogliono fare appena mi sveglio (il mattino ha l’oro in bocca, come diceva sempre un “vecchio amico”…)

Nel suo profilo Facebook, Ariel ci parla di lui e della sua versione dei fatti.
Ecco il link.

* Quindi, Ariel… Sei stato un protagonista prepotente? Hai fatto ciò che Giuliano aveva in mente, oppure hai fatto sentire le tue ragioni nella sua testa e hai vinto contro di lui? Hai mai deciso tu in quale personaggio “entrare”?
G: Stavolta rispondo io! Ariel è molto prepotente (non si era capito?). D’altra parte, come biasimarlo, con tutto quello che ha passato! Io mi sono limitato ad ascoltarlo, cercare di capire cosa gli fosse successo e raccontare il tutto in modo che avesse un senso compiuto. C’è voluta pazienza, tanta pazienza…

* Sei orgoglioso di essere uscito dalla penna di Giuliano? Ti va di raccontarci qualcosa di lui? Che tipo di scrittore è? Ad esempio, prende appunti non appena gli balena un’idea in mente? Utilizza foglietti e post-it sparsi da assemblare quando c’è il momento e l’ispirazione giusta, oppure è meticoloso e perfettino?
A: Meticoloso e perfettino a dir poco! Basta guardare quella scellerata “timeline” che ha sviluppato per non perdere il lume della ragione, dice, durante la stesura. Io credo che ogni scrittore nasconda in sé una punta di follia, come forse puoi intuire anche da questa stessa intervista. G. non usa mai foglietti o penna, ha sempre con sé qualche attrezzo digitale per annotare quello che gli viene in mente. E non voglio essere poco delicato, ma credo che le migliori idee gli vengano quando si chiude in bagno… ma non succede così un po’ a tutti, in fondo?
Nonostante la sindrome ossessivo compulsiva che a mio avviso un po’ lo affigge, Giuliano ha un modo di scrivere molto istintivo, sincero e diretto. Questo è senza dubbio uno dei motivi per cui ho deciso di affidargli le mie memorie. Sono stato davvero fortunato a trovare qualcuno in grado di sopportarmi e ascoltarmi, traducendo in qualcosa di compiuto quello che a un orecchio meno aperto all’esoterismo sarebbe sembrato solo il farneticare di un pazzo.

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Ariel… la tua foresta!

* Mentre lui ti scriveva, quale era il suo umore? Era sicuro di sé, di te e di ciò che stava narrando? Mentre ti pensava, scarabocchiava, sentiva la musica, oppure era in religioso silenzio?
A: Giuliano ha una grande passione per la musica rock e non riesce a scrivere senza il giusto sottofondo musicale. Io invece sono un cultore della musica classica, come potrai immaginare. Nelle mie memorie purtroppo se ne parla poco, ma ti assicuro che aver visto suonare dal vivo Mozart e Beethoven crea un certo legame con la maestosità dell’opera.
So che numerose pagine sono state scritte durante i suoi viaggi, ama molto scrivere in treno. In questo siamo simili: anch’io ho scritto buona parte delle mie memorie viaggiando su velieri e carrozze. Trovo sia un ottimo modo per ingannare il tempo.
Mi pareva piuttosto sicuro di quello che man mano scriveva, ha scartato davvero pochissimo dalla prima stesura.
È fortunato Giuliano, ha accanto a sé una donna meravigliosa: la bella Rossana, alla quale è toccato il duro lavoro di revisione del testo. Pensa che dopo ogni piccolo avanzamento quotidiano, come un rito, lei rileggeva a voce alta e correggeva in tempo reale eventuali strafalcioni. Avrà riletto tutto Alter Ego almeno una dozzina di volte, trovando sempre qualcosa da migliorare o sistemare. È una donna davvero attenta e paziente, e sono certo che aiuti molto Giuliano a non perdersi per strada, nella vita così come nella scrittura.

* Che tipo di rapporto ti piacerebbe costruire con i tuoi lettori, Ariel? Credo che ti piaccia averci intorno, io sono amica tua su Facebook, come di Giuliano.
A: La storia di farmi iscrivere a Facebook è stata di Giuliano, pensava fosse una buona trovata pubblicitaria, ma a dire il vero ho poco tempo e interesse da dedicarvi. Poi, come ho già detto, non amo la tecnologia. Ammetto di essere felice quando qualcuno mi contatta attraverso quei canali e mi chiede dettagli e spiegazioni (che spesso non posso dare con precisione) sulla mia vita. Ho attraversato tempi di grande solitudine, ma in questo particolare momento storico apprezzo i molti modi che la gente ha per mettersi in contatto, seppur a enorme distanza. Se pensi che ai tempi di Alter Ego far arrivare una lettera da un altro continente richiedeva mesi e mesi… poi spesso non arrivava a destinazione perché la nave affondava o il “postino” si perdeva per strada. Ora basta premere un tasto e sei ovunque sul pianeta. Non mi sono ancora abituato alla magia di queste nuove tecnologie, nonostante le abbia viste nascere e abbia conosciuto da vicino alcuni dei personaggi chiave che le hanno date alla luce.

Riecco il booktrailer

* Invece tu, Giuliano, tendi a tenere le distanze, oppure assumi un atteggiamento confidenziale con chi ti legge?
G: Sono una persona molto aperta al dialogo e apprezzo sempre il contatto con i lettori. Purtroppo, non ho mai fatto una vera e propria presentazione pubblica di Alter Ego, chissà se Ariel non deciderà di rivelarsi al mondo e affiancarmi quando lancerò il seguito del romanzo. Che ne dici, Ariel?
A: Sei ammattito? Sai bene quali sarebbero le conseguenze di un gesto tanto scellerato. C’è sempre in giro qualcuno che vorrebbe vedermi morto… potrei partecipare tra il pubblico al limite, in incognito. Credo sarebbe divertente.
Grande… dai dai dai! Non vedsrei l’ora di abbracciarlo!

* Cosa desideri per il tuo futuro o quello delle prossime creature di Giuliano? La pubblicazione nel catalogo di qualche casa editrice? Cosa cambierebbe dall’essere self? Puoi dirci se Giuliano ha già progetti per romanzi futuri?
A: Ne abbiamo discusso molto e il mio consiglio iniziale era quello di inviare la mia storia a un editore tradizionale. Però Giuliano è la persona più impaziente che io conosca, mi disse che non avrebbe resistito mesi aspettando delle risposte che non sarebbero probabilmente mai arrivate e optava per quest’altra diavoleria del vostro tempo, il “self publishing”. Roba da far ribaltare Gutemberg nella tomba! Nonostante fossi scettico, proseguimmo per quella strada e mi sono dovuto ricredere dopo aver visto i risultati.
Parallelamente al seguito di Alter Ego, Giuliano sta scrivendo un thriller basato su un vero fatto di cronaca tuttora irrisolto. Ho trovato questa idea molto interessante e lui sostiene che si tratti di un genere che “tira di più” (parole sue) rispetto ad Alter Ego (che irrispettoso, aggiungerei…), forse sarà la volta buona e lo convincerò a mandare quest’opera a un vero editore, chissà!

* Sogniamo. Chi desidereresti ti interpretasse in una eventuale trasposizione cinematografica? Con quale regista ti piacerebbe lavorare? E la colonna sonora?
A: Uno degli attori che apprezzo di più negli ultimi anni è Matthew McConaughey. Mi piacerebbe vederlo alle prese con la mia vita, interpretando la seconda parte delle mie memorie, quelle che ancora non conoscete. Per quel che riguarda la mia giovinezza, gli anni di Patu e Casanova per intenderci, vedrei bene nei miei panni Jamie Campbell Bower, un giovane attore comparso in numerosi film tra cui Harry Potter, Twilight e Sweeney Todd. La prima volta in cui l’ho visto ho notato una intensa somiglianza col mio aspetto dei bei tempi andati.
Patu invece aveva dei tratti quasi esotici, ho ritrovato i suoi occhi distanti tra loro e un po’ strabuzzati nello sguardo penetrante di Rami Malek.
Amo le storie in cui il tempo viene “stirato e compresso”, mi fanno sentire meno solo col mio destino. Interstellar e Inception sono dei veri capolavori in questo senso e il maestro indiscusso del genere a mio avviso è Christopher Nolan. Sarei onorato e felice se raccontasse lui la versione cinematografica della mia curiosa vita.
Per la colonna sonora chi potrebbe essere meglio di Hans Zimmer, capace di tessere atmosfere allo stesso tempo malinconiche, epiche e potenti? Ha già lavorato molto con Nolan, sarebbe il connubio perfetto!
Ti distingui anche in queste scelte!

Riecco Alter Ego in 10 secondi

* Raccontaci le emozioni di Giuliano nel momento in cui ha pigiato il bottone della pubblicazione…
A: Ci sentimmo al telefono quella notte, era in visita da sua madre a Sanremo. Restò sveglio fin quasi all’alba per scrivere la presentazione che avrebbe introdotto il romanzo su Amazon, non l’ha mai modificato da allora credo. Era così felice di poter finalmente condividere col mondo la “nostra creatura”, e anche un po’ spaventato dal giudizio dei lettori. Ma le quasi 150 recensioni positive ricevute ormai lo hanno tranquillizzato, forse.

* Perché dovremmo leggerti?
A: In Alter Ego troverete avventura, azione, amicizia, amore e un pizzico di sensualità. Se poi vi incuriosisce vivere dall’interno alcuni dei momenti che hanno fatto la storia, rendendo realtà quello che avete studiato sui libri di scuola, credo sia il romanzo che fa per voi.

* Io ho divorato anche l’altro libro di Giuliano: Come fosse l’ultima. Ci parli brevemente di questo racconto?
A: So che Giuliano compose il racconto per un concorso, ma chi lo leggeva commentava di vivere lungo la lettura emozioni forti passando dal divertimento, al coinvolgimento, alla commozione. In poche pagine Giuliano aveva colto le sfumature del tragicomico, così cambiò idea e rese pubblica la breve storia. Credo che Jacopo, il protagonista, rappresenti una versione estremizzata dell’autore. L’aneddoto iniziale, per esempio, è accaduto realmente a G. e ancora oggi ne porta i segni in gola. Ha anche le tazze di South Park e di NY descritte nel racconto e ogni mattina è realmente indeciso su quale usare…
Ha sempre avuto un grande interesse verso i fatti dell’11 settembre, negli anni ha guardato tutti i documentari a riguardo (ufficiali e complottisti) e ha parlato con chi vide crollare le torri gemelle con i propri occhi. Io e Giuliano abbiamo parlato a lungo delle varie teorie in circolazione. Ho letto la tua recensione di “Come fosse l’ultima” e so che anche un tuo amico ha rischiato di rimanere coinvolto nei fatti di quella tragica giornata… Giuliano ha una sua personalissima teoria riguardo quanto accadde quel giorno, ma per la narrazione si è voluto attenere rigorosamente ai fatti di cronaca.

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* Ariel, sei consapevole di essere il protagonista di un romanzo particolare, avvincente, diverso dagli altri in circolazione, pazzescamente strano, commovente… Aahahah si capisce che mi sei piaciuto tantissimo? Non ti montare la testa, però. Ancora sto aspettando il mio giro di trasmigrazione! Dai, trasmigri in me???? Me lo avevi promesso!
A: Hai uno spillo?
Ops!

* Giuliano, Ariel, volete dire qualcosa che non vi ho ho chiesto, ma di cui avete piacere di parlare?
G: Io vorrei ringraziarti di cuore, Alessia, per aver supportato questo progetto fin dagli inizi. Sei stata tra le prime a dare fiducia a un autore sconosciuto e a recensire il romanzo con entusiasmo. È grazie a persone splendide come te che gli autori emergenti trovano la forza per continuare a scrivere e cercare di far arrivare a un maggior numero possibile di lettori le proprie folli idee. In molti credono che sia un gioco, ma scrivere bene (o per lo meno, provarci) è un grosso impegno che necessita di tempo e sacrificio. Inoltre, tranne quella ventina di rari fortunati che campano coi propri romanzi in Italia, la scrittura è uno sforzo che si affianca a un “lavoro vero”. È una passione che richiede una quantità di energie che ancora oggi non so bene dove riesca a trovare!
A: Non posso che sottoscrivere quanto appena detto. Grazie Alessia!
Grazie a voi ragazzi, per avermi catapultato nelle vostre avventure, in attesa di leggere le altre!

* Potete fare una domanda a me… anche due: entrambi! 😀
G: Cosa avresti fatto se a un certo punto della tua vita avessi scoperto di avere il potere di Ariel?
Uh mamma mia… Non ne ho idea davvero.

A: Giuliano, dimentichi che, se la teoria di Martin fosse corretta, ora Alessia potrebbe essere stata contagiata dal mio potere… A proposito, io non ho domande da farti, dopo la nostra esperienza utlracorporea di poco fa conosco ogni tuo segreto, Alessia.
E questa cosa… mi terrorizza.

* Per concludere, vi lascio campo libero, fate o dite qualunque cosa voi vogliate.
G: Approfitto di questa occasione per annunciare pubblicamente che Alter Ego è attualmente in fase di traduzione! Tra qualche mese sarà disponibile in inglese, cercherò di far arrivare l’incredibile vita di Ariel anche ai lettori internazionali che amano questo genere un po’ particolare tra il fantastico e lo storico. Il fatto di essere stato per un po’ nelle classifiche fantasy di Amazon al secondo posto dopo Harry Potter dovrebbe aiutare nella promozione 🙂
A: Io vorrei sottolineare l’accuratezza storica dei luoghi e dei personaggi citati in Alter Ego. Nonostante Giuliano abbia scelto di romanzare una storia ai confini con la realtà, ha comunque cercato di attenersi il più possibile ai fatti.
Patu, per esempio, è stato veramente un drammaturgo e grande amico di Giacomo Casanova (che lo nomina spesso nelle sue memorie): https://fr.wikipedia.org/wiki/Claude-Pierre_Patu
E Alfred Fournier, il mio simpatico “antenato baffone”, era un vero medico specializzato in malattie veneree: https://it.wikipedia.org/wiki/Jean_Alfred_Fournier
Anche l’Arcivescovo Giovanni Maria Benzon è stato dipinto esattamente come era in realtà: https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Maria_Benzon
E così come loro, molti altri personaggi anche secondari sono realmente esistiti. Credo che questo grande lavoro di ricerca aggiunga qualcosa al racconto.
Inoltre, Giuliano ha nascosto qualche “easter egg” nel romanzo e mi ha detto che alcuni lettori li hanno già scoperti. Per tutti gli altri (vale per chi ha già letto Alter Ego), suggerisco per esempio di fare un giro con Google Street View al misterioso indirizzo che Martin mi diede poco prima di premere il grilletto…

Giuliano Golfieri su Amazon: ecco il link!

Ora posso solo augurare ad Ariel, a Giuliano e a tutti i suoi progetti futuri un grande in bocca al lupo, perché se lo meritano.

Grazie di avermi assecondato in questa folle intervista. Spesso cose tipo questa passano un po’ inosservate, ma invece io credo che siano buoni modi di interazione e conoscenza tra autori e lettori, cercando di entrare dentro ai romanzi. E quando un autore è gradevole e disponibile come Giuliano, si percepisce anche dentro ai suoi scritti, che quindi vengono apprezzati dai lettori!

Riecco il primo capitolo (se invece volete leggerlo con gli occhi ecco il link dell’anteprima gratuita in pdf) letto dall’autore:

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Provocazioni…

«Sono un disastro», pensa Nora ad alta voce davanti allo specchio, osservando lo scempio che la pioggia incessante aveva combinato su di lei.
«Non è vero», risponde Santiago, che nel frattempo l’aveva raggiunta, guardandola intensamente appoggiato allo stipite della porta. Indossa una camicia bianca sbottonata sul petto con le maniche arrotolate sulle braccia.
«Mi hai spaventato! Ci avevo messo un’ora per fare lisci i capelli. Ora te lo dico, tanto peggio di così».
«A me piacciono i capelli mossi».
«Ecco, appunto».
«Attenta al lupo, Cappuccetto».
«Sei uno stronzo».
«Gentile che sei. Anche io, tesoro, ti voglio bene. Perché sarei stronzo? Che ho fatto, ora?»
«Fotografo, tu non vuoi fare sesso con me». Ma che ho detto? Il cervello non è collegato alla mia bocca?
«Infatti. Chi ti ha detto che io lo voglia? E soprattutto… Perché dovrei volerlo? Anzi, cosa c’entra ora?»
«Ti diverti a mettermi in difficoltà, sai che puoi avere tutte quelle che vuoi. Figurati se proprio una come me riesce a…» ribatte, delusa dalla sua risposta.
Santiago non aspetta che lei finisca di parlare. Senza dire una parola le si avvicina e, guardandola dritta negli occhi, allunga un braccio per aprire l’acqua della doccia, finendo talmente vicino al suo corpo da percepirne il calore. Con l’altra mano inizia a sbottonarle la camicetta, lentamente, accuratamente, sfiorandole di proposito ogni centimetro della pelle sottostante. Con entrambe le mani le sfila l’indumento, facendo in modo di avvicinare le labbra alle sue. Le fa sentire il respiro sulla bocca, mentre con il dito medio inizia lentamente a percorrerle la spina dorsale, dal basso verso l’alto, provocando dei brividi in Nora, la quale però cerca di allontanarlo perché vorrebbe sembrare impassibile e abbassa lo sguardo non riuscendo più a sostenere quello di Santiago.
«Inutile che fingi. Il tuo corpo parla per te», sentenzia l’uomo in un sussurro.
L’esplorazione continua sulla nuca di lei, avvolgendole poi il collo, fino ad arrivare al seno, che supera senza toccare. Poi con l’altra mano le tira su il volto, costringendola a guardarlo, consapevole di metterla in difficoltà.
«Cosa c’è, Cappuccetto? Non sai più respirare? Dovresti, perché è fondamentale. Non sembri più così spavalda. Come mai? Non farò nulla per farti rilassare».
Intanto, le slaccia il bottone dei pantaloni e le infila le mani dietro, per accarezzarle il sedere. Poi l’attira a sé e scivola di nuovo sulla schiena.
«Non iniziare una provocazione, se sai che non riuscirai a portarla a termine. Se tu mi dici che io non voglio davvero fare sesso con te, si presume che invece tu sia pronta a farlo», la informa lasciando la presa.
«Io…»
«Tu cosa? Non sei nella mia testa. Stai tranquilla ora, il lupo va a farsi una doccia fredda nel bagno di sopra. Tu ripulisciti dal fango che hai addosso. Ti aspetto in giardino. Ah, visto che sono uno stronzo, e tu molto coraggiosa a quanto pare, quando tornerai su mi troverai solo con un asciugamano appuntato in vita. Mi devi affrontare così, se non vuoi scappare dalla finestra», spiega Santiago allontanandosi.
«Sei un fottuto bastardo. Esci subito da questo bagno».
«Che poi sarebbe il mio».
Nora afferra la saponetta poggiata sul lavandino e gliela tira con forza, ma lui la schiva uscendo e chiudendo la porta alle sue spalle.

Ariel di “ALTER EGO. Memorie di un viaggiatore ultracorporeo” di Giuliano Golfieri. Dentro al romanzo: parlano i protagonisti, non gli autori.

Sto per fare outing… sono follemente innamorata della penna di Giuliano Golfieri. Quindi, sono onorata ed emozionata di avere la possibilità di intervistare proprio il suo personaggio Ariel Des Anges, direttamente dal romanzo “Alter Ego. Memorie di un viaggiatore ultracorporeo”. (il link amazon al libro!)

Un romanzo geniale, intrigante e avvincente. Un modo alternativo e particolare di ripercorrere le vicissitudini storiche di una determinata epoca… quella della rivoluzione francese. Ma anche del secolo successivo. Giuliano ci permette di rivivere la ricostruzione storica, che di solito studiamo nei testi scolastici, con la suspense degli eventi vissuti in prima persona dal protagonista (amori dannati, viaggi esotici, amicizie importanti, nemici potenti e decapitazioni… d’altronde siamo in piana rivoluzione francese e massoneria), che ce li trasmette in modo forte ed evocativo.

Stavolta sto zitta davanti a un protagonista di tale portata e faccio parlare direttamente lui, che sicuramente saprà dirvi più cose di me. Vi assicuro che è affascinante da morire. E battibecca spesso col suo papà letterario, anche nella pagina facebook dedicata al romanzo.
Ma ora… bando alle ciance: via all’intervista!

* Allora, Ariel, caro viaggiatore ultracorporeo… Ora che sono qui con a te mi sale un pochino l’emozione per la portata del personaggio che mi ritrovo davanti. È difficile che mi manchino le parole, ma… non so spiegare a chi ci leggerà chi tu sia. Puoi raccontarti brevissimamente? Qual è il tuo dono? E per quale motivo tu sei… così? Ti chiami davvero Ariel Des Anges?
A: È un grande piacere conoscerti finalmente di persona, Alessia.
Cominciamo dalla questione più semplice: il mio nome. Chi ha avuto la fortuna di leggere la prima parte delle mie memorie, organizzate e ricostruite con l’aiuto del paziente G. Golfieri (i miei appunti originali, scritti nei secoli in varie lingue e con grafie diverse erano un vero disastro), conosce già la risposta. Per non rovinare la sorpresa a chi non sa ancora nulla della mia storia, diciamo solo che il nome Ariel mi è stato attribuito nel ‘700 da una ragazza francese molto speciale, mentre il cognome da orfano Des Anges è stato scelto da un prete che mi ha accudito come un figlio durante i primi anni di una “nuova vita”. Il mio nome di battesimo l’ho scoperto molto più tardi, grazie a un cervo…
Passiamo al mio “dono”, al mio cosiddetto “potere” (molto spesso lo reputo più che altro una maledizione, a dire il vero): posso trasmigrare nel corpo di altri esseri viventi attraverso un piccolo scambio di sangue, acquisendo i loro ricordi e parte delle capacità intellettuali. In tanti hanno analizzato questo fenomeno… giusto per citare un paio di nomi, Albert Einstein e Nikola Tesla hanno collaborato e sperimentato il potere su loro stessi per trovare una spiegazione scientifica a qualcosa di apparentemente impossibile. Se ci siano riusciti o meno lo scoprirai nel seguito della mia storia, non voglio rovinarti la sorpresa, cara.
Scalpito. Devi sbrigarti a farci leggere altro di te. Comunque questo romanzo è assolutamente autoconclusivo.

Con il booktrailer forse riusciamo a capire meglio:

* Nel 1745, quando iniziamo a leggere la tua storia, eri solo un ragazzo. Quanti anni hai ora, emh… 😀 Ti faccio questa domanda perché so che tu, sei ancora tra di noi, alla tua veneranda età, non ne svelo io il motivo, se vuoi spiegacelo tu.
Quando “entro” in un ospite, il mio corpo così come lo vedi ora cessa temporaneamente di esistere e quindi di invecchiare. Einstein aveva una teoria molto interessante a riguardo, nonostante andasse in contrasto con il postulato di Lavoisier che lui stesso tanto amava: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Questa peculiare caratteristica mi ha consentito di invecchiare con tempi molto più lenti del resto dell’umanità… o meglio di buona parte dell’umanità, come scoprirai leggendo il continuo delle mie memorie. Ho attraversato più o meno illeso svariate ere della storia moderna, dalla metà del 1700 a oggi. Solo per menzionarne alcune, ho vissuto in prima persona (anche se quasi mai nel mio corpo) la rivoluzione francese e le due grandi guerre. Ho conosciuto da vicino, forse anche troppo, personaggi come Hitler e Jack lo Squartatore. Per quel che riguarda la mia età attuale… mi stai osservando in questo momento… quanti anni mi dai?
Non mi interessa saperlo… sei bellissimo…

* È difficile gestire il tuo dono? Quale è la cosa più pesante da gestire?
Senza ombra di dubbio, quello che ha sempre rischiato di farmi impazzire è la mole di ricordi che man mano si sono accumulati dentro di me. Ho provato a fare i conti, credo che la somma temporale del vissuto assorbito durante i miei singolari “viaggi” superi a spanne i tremila anni. Ho dovuto imparare a meditare e soprattutto a “lasciar andare” alcune memorie, un processo complicato che richiede parecchia concentrazione. Per fortuna, a un certo punto della mia vita ho iniziato a trascrivere le esperienze che stavo vivendo nei corpi altrui, in modo da poterle in qualche modo archiviare e cercare di dimenticare. Il segreto per scordarsi qualcosa, in fondo, è trovare una distrazione per smettere di pensarci.

* È importante l’opinione che gli altri hanno di te?
Sono piuttosto schivo nei confronti del mondo che mi circonda, lo sono da molto tempo ormai. Posso affermare di aver imparato a ignorare il giudizio altrui secoli fa. Tra le persone che mi conoscono, coloro che sanno del mio dono si contano sulle dita d’una sola mano. Questo ti rende una persona decisamente fortunata Alessia, non credi?
Sappi che mi stai pian piano uccidendo. Non puoi dirmi queste cose e credere che io possa rimanere impassibile. Ma insomma, Ariel!

* Cosa ha rappresentato Patu, per te?
Claude-Pierre Patu resta ancora oggi una delle amicizie più importanti e care della mia lunghissima vita, nonostante la sua morte risalga ormai a ben 262 anni fa (sì, tengo il conto). È stato il primo a scoprire e sperimentare su sé stesso il mio dono e fu lui a convincermi a trasformarlo in una sorta di lavoro, ma tutto nacque dall’amicizia. Patu è stato più di un fratello per me, resta una delle poche memorie che non potrò mai cancellare dal profondo del mio cuore.

* Hai avuto l’onore di conoscere Casanova. Raccontaci!
Ho conosciuto Giacomo Casanova proprio grazie a Patu. È stato quel pazzo di un veneziano a introdurmi (in maniera decisamente bizzarra) alla massoneria e lanciarmi verso avventure che hanno cambiato il corso della storia. Per un breve ma intenso periodo, insieme a Patu e Giacomo siamo stati un trio inseparabile: tre giovani scapestrati, padroni delle notti più trasgressive di una Parigi settecentesca maleodorante e torbida, dove non mancavano mai avventure di ogni natura…
Grazie all’esperienza vissuta nel suo corpo ho imparato ad amare l’essenza di una donna come solo lui sapeva fare. Fuorviati dal suo atteggiamento libertino, in molti pensano che Casanova non abbia mai amato davvero in vita sua. Tutto il contrario: lui ha amato perdutamente ciascuna delle centinaia di dame che ha conquistato, con una sincerità e un trasporto che molti altri uomini non riusciranno mai a provare in tutta una vita.
Tra le altre cose, mi sono anche preso una coltellata al posto suo, come ben sai.
Una vita, la tua, decisamente folle e avventurosa…

* E nonostante le tue vicissitudini, hai avuto la fortuna di innamorarti. Non credo sia stato facile per voi. Vuoi dirci qualcosa di lei? Violaine!
Invecchiare lentamente è una maledizione che alla lunga ti fa allontanare da tutti e provoca un concreto senso di terrore nei confronti dell’amore. Ho letto di recente il romanzo “Come fermare il tempo” di Matt Haig, e non sai quanto abbia desiderato che il protagonista di quella storia di fantasia fosse reale. Avrei voluto cercarlo e conoscerlo per poter disquisire con lui della nostra similitudine. Te lo consiglio, se hai apprezzato Alter Ego sono certo che ti piacerà!
Tornando agli amori impossibili, ti confesso di aver pensato numerose volte di farla finita e andarmene in silenzio nella mia solitudine. Però, quando ero sul punto di farlo, udivo con chiarezza la voce di Violaine e Patu emergere da un antro nascosto dentro di me. Erano certi che mi attendessero ancora moltissime vite da vivere prima di poterli raggiungere, e che sarebbe stato importante per il resto dell’umanità “restare”. Allora ho continuato a vivere perdendomi nelle vite altrui, l’unica droga in grado di non farmi impazzire del tutto.
Ancora oggi, almeno una volta all’anno, mi reco a Boston, al cimitero sulla Copp’s Hill dove Violaine riposa da tanto tempo. Ho amato altre donne nella mia vita, lo scoprirai, ma con lei è stato diverso e completo. Il fatto di esserci avvicinati e innamorati tempo dopo esserci conosciuti (anche in modo estremamente intimo: è stata la prima donna su cui ho sperimentato il mio potere) ha dato un sapore speciale alla nostra storia. Sono convinto che l’amore si solidifichi meglio quando nasce senza una grossa fiammata iniziale.
Violaine era legata sentimentalmente anche al mio amico Patu e quando lui se n’è andato prematuramente il dolore ci ha uniti in un legame indissolubile.
Tu sei speciale, Ariel. Ho amato molto la vostra storia. E grazie del consiglio: sicuramente lo leggerò.

* Ti faccio un nome; Martin. Tadadadan! Senza spoilerare, puoi dire qualcosa?
Ha rappresentato la mia nemesi durante tutto il ‘700 e ‘800, ma nel ‘900 ho conosciuto “nemici” (e in certi casi amici) più pericolosi e squilibrati di lui. Era certo che io fossi posseduto da un demone, o meglio che io ne fossi l’incarnazione terrena. Non mi ha mai chiamato col mio nome, per lui io ero “Belial”. Mi vide fare qualcosa di terribile (mentre io però ero fuori dal mio controllo) e da quel giorno decise di perseguitarmi e “purificarmi”… quello che accadde lo potete leggere nelle pagine di Alter Ego.
Che pauuuura… anche tanta suspense nel tuo libro… mistero, storia, passione… intrighi, tradimenti.

* Sei stato anche… decapitato. Ups. Come ti sei sentito?
Sono stato decapitato talmente tante volte durante la rivoluzione francese che alla fine era diventato quasi un passatempo. Innanzitutto posso svelarti che “perdere la testa” non provoca alcun dolore, a meno che non accadano contrattempi. Durante la mia prima decapitazione nel corpo di Luigi XVI, per l’appunto, proprio a causa di Martin ho sofferto moltissimo.
Disgraziato Martin. Voleva farti soffrire. Bene, io passo il tempo in giro per i negozi, tu… facendoti decapitare! 😀

* Puoi ricordarci il periodo storico in cui è ambientato Alter Ego, dall’inizio alla fine? Un secolo di storia, se non mi sbaglio. Che vicende hai potuto vedere da vicino? Il nuovo capitolo da dove inizierà? Non vedo l’ora che venga pubblicato!
Le memorie raccontate nella prima parte di Alter Ego vanno dal 1745 (nonostante ci sia anche un flashback in un periodo precedente) al 1888. In questo lasso di tempo l’evento storico principale a cui ho preso parte nel corpo di molti personaggi illustri è senza dubbio la rivoluzione francese. Per dirla tutta, oserei affermare che il mio contributo l’ha innescata.
Ho perso un lungo pezzo di storia a causa di una “trasmigrazione a cascata” in oriente finita male. Per molto tempo non ho avuto alcuna memoria di quello che mi è accaduto tra il 1804 e il 1888. Nella seconda parte del racconto, tra le altre cose, mi vedrete impegnato nelle indagini che porteranno alla soluzione di questo mistero. Trascorrerete con me un po’ di tempo in Giappone, alla ricerca di chi o cosa mi abbia rubato un enorme pezzo di vita.
Il nuovo capitolo, però, inizierà tra le sanguinose strade di Londra dei primi del ‘900.

Alter Ego in 20 secondi:

Ipnotico 😀

* Questa è una domanda per Giuliano, invece, che è qui insieme a noi. Una storia lineare da leggere, ma che secondo me cela diversi trabocchetti per un autore, che si sarebbe potuto perdere. Invece tu sei andato dritto alla meta. Hai dipanato tutti i fili, costruendo (o ricostruendo) in maniera accurata tutti i personaggi, sia reali che di fantasia, e le loro peculiarità, trattando diversi temi: dall’amore, al sesso, alla storia, all’esoterismo… come hai fatto?
Giuliano: Il mio più grande segreto per uscire sano di mente dalla stesura di Alter Ego si cela in questa mastodontica e complessa timeline (originariamente realizzata in Excel, con tanto di formule). Ecco il link della timeline: https://www.alteregostory.net/timeline.
Inoltre, è stato fondamentale il contributo di Ariel per cercare di rimettere insieme così tanti anni di avventure, che lui stesso aveva sparso in maniera disastrosa tra appunti presi sui supporti più disparati.
Ariel: Già, nottate intere trascorse davanti a boccali di birra ambrata e antiche pergamene!
Giuliano: I temi che trovi in Alter Ego sono quelli che mi hanno sempre appassionato e circondato nel corso della vita, come ad esempio l’esoterismo. Mio padre è uno che spendeva ore e ore chiuso nel suo studio a cercare di “registrare i fantasmi” su un vecchio registratore a bobine, seguendo le orme del mitico professor Konstantin Raudive, l’inventore della psicofonia… e ti assicuro che talvolta ci è anche riuscito…
Che grande, tuo padre.
E, comunque, sei stato davvero rispettoso di noi lettori. Non hai lasciato nulla al caso.

* Ariel, so che ti inalbererai un attimo ora, ma… Giuliano ha studiato tanto per scrivere le tue vicende, vero? Quanto tempo ha impiegato a scriverti? Non è facile fare un tale viaggio passando attraverso le pagine della nostra storia in una maniera così accurata e sapiente. Vuoi fargli un complimento anche tu, per una volta? D’altronde, senza la sua penna tu non esisteresti.
Ariel: Sono occorsi più di due anni e mezzo al mio biografo per dare un senso compiuto a quello che potete leggere in quel concentrato di memorie. Io mi sarei dilungato di più su diversi aspetti, ma lui sosteneva che sia forum sia gruppi social di scrittori consiglino a chi è alle prime armi di stare entro le 300 pagine, per non scoraggiare il pubblico, così tante sfumature purtroppo si sono un po’ perse a mio avviso.
Se devo fare un complimento a G., direi senza dubbio che ha il dono della sintesi. Ah, e che sa usare molto bene tutti quei marchingegni elettronici che io non amo molto. Nonostante le mie esperienze nel mondo moderno, nel profondo sono rimasto un uomo di altri tempi.
Giuliano: Mai una gioia con Ariel, mai una gioia…
Eh… dai, lasciagli fare la star, Giuliano. Si renderà conto dopo che il suo papino letterario è in gamba!

* Ogni tanto, nella storia sono entrati in scena mistero, suspense e intrigo… i cattivi, insomma. Hai avuto paura, Ariel?
Moltissima, e credo si capisca bene nelle pagine più buie del racconto. In fin dei conti a quel tempo ero solo un ragazzotto ingenuo che non sapeva bene quali fossero le sue origini. Trovarmi a stretto contatto con l’orrore e la morte mi ha costretto a crescere molto più in fretta di quanto avessi desiderato. Poi ho cominciato a intuire il senso della vita e della morte stessa e sono cambiate parecchie cose in me. Come già accennato, i momenti di terrore trascorsi nella prima parte di Alter Ego sono ben inferiori a quello che ho vissuto durante le guerre, nel secolo che si è concluso da ormai quasi vent’anni.

*Ariel, ascolta…
Scusami se ti interrompo, gentile Alessia, ma purtroppo devo scappare, il dovere mi chiama. La tua compagnia è stata talmente piacevole che non mi sono accorto del tempo che passava.
Mannaggia, avevo tante altre cose da chiederti.
Ti prometto che tornerò per continuare a soddisfare tutta la tua curiosità.
Va bene, intanto ti ringrazio per questa bellissima giornata trascorsa insieme. A presto!

E, nel frattempo, noi ci sentiamo il primo capitolo, letto da Giuliano!

Potrei continuare a sbuffare tutto il giorno…

Torna. Ti prego, torna da me.
Manchi. Manchi da spezzare il fiato.
Nessuno riuscirà mai a offuscarti nella mia mente e nel mio cuore, quindi forse è meglio se non torni. Sai, mi annoio, sono sicura che, se non ci stessi attenta, potrei continuare a sbuffare tutto il giorno e tutta la notte. Non posso parlarti, non posso dirti apertamente i miei pensieri né confessarti i desideri più profondi. Vivo con una costante malinconia cucita addosso che, oramai, è la mia normalità. Ho deciso di scriverti delle lettere, che mai leggerai, per togliermi questa maledizione di dosso che mi condannerà per la vita. Non riesco a smettere di scrivere, sto riversando il mio male su questo foglio, anche se ho paura che possa scoprire parti di me che neanche conosco. Forse, vomitando dalla penna lettere, parole e frasi, come un fiume in piena, riuscirò a spazzare via il mio malessere. Tanto non mi serve parlare, se i tuoi occhi fossero davanti ai miei basterebbe un soffio… loro ti parlerebbero di me, di noi.


Grazie Pasquale Capotosto per la bellissima elaborazione grafica del mio occhietto.

Paul di “Ricatto proibito” di Catherine BC. Dentro al romanzo: parlano i protagonisti, non gli autori.

Che onore, ed emozione, è avere con me, oggi, Paul di Ricatto proibito, romanzo che fa parte della Forbidden trilogy di Catherine BC (Pagina autrice Amazon).

Lui, il “demonio” in persona ha accettato di rispondere alle mie domande, certo, se accettasse anche un appuntamento… ma in quel caso dovrei vedermela con Elisabeth…

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Ho letto tutta la trilogia, mi sono appassionata a tutti i protagonisti e ai personaggi: Stephen, Paul e Jett, come anche alle donne che gli gravitano intorno. Le vicende sono appassionanti e la scrittura dell’autrice avvolgente e burrosa. Dopo averli letti, mi sono dovuta rifugiare sopra un ghiacciaio tibetano per sbollire…

Ps. Dovrei dire a Catherine di salutarmi una certa fontana!

E ora, posso iniziare la nostra intervista, mi tramano un po’ le mani, vista la portata del personaggio.

* A: Ciao Paul, innanzitutto posso confessarti in un orecchio che tu sei il mio preferito? Sarà per una questione anagrafica, ma sei fantastico. Inizio chiedendoti se sei stato un protagonista prepotente: hai fatto ciò che Catherine aveva in mente, oppure hai fatto sentire le tue ragioni nella sua testa e hai vinto contro di lei?

Paul: Ciao stella! Sono stato fin da subito un protagonista sopra le righe, un uomo che non si fermava a riflettere troppo ma che, sia in affari che in amore, agiva d’impulso. Mi ha sempre detto bene, almeno fino a un certo punto. Catherine ha faticato con me, ma penso sia solo colpa sua. All’inizio le serviva solo un antagonista un po’ bastardo e io sono arrivato al momento giusto, tanto che mi ha chiamato come un suo ex o pseudo tale… roba vecchia comunque. Quindi tutta la rabbia che ancora sentiva verso sto qui ha concorso alla mia creazione, ma sono venuto bene, no?

Uhhh, che altarino golosetto ho scoperto. Ti ha creato bastardo davvero, ma irresistibile… Sappi che se mi chiami di nuovo stella, non rispondodi me! 

* Quindi… Catherine quando ha iniziato a scrivere la Forbidden trilogy, già aveva in testa tutta la trama, oppure è andata a istinto? E se aveva già un disegno in mente, voi personaggi le avete fatto cambiare rotta? E in quel caso, vi ha seguiti, oppure vi ha fatto la linguaccia e vi ha riportato sui binari stabiliti? Come ha fatto a fare combaciare tutti i tasselli?

Catherine non aveva idea di quello che sarebbe nato quando ha scritto il primo capitolo della Forbidden Trilogy! Aveva solo fatto un bel sogno hot e l’aveva scritto in fretta per paura di dimenticarlo. Dopo l’ha stuzzicata l’idea di continuare con la storia e piano piano siamo apparsi un po’ tutti, prima Jett ed Elisabeth, poi io, che ho rotto un po’ le palle, diciamolo. Era il mio ruolo, quello per cui ero stato concepito. Come poi abbia fatto a far combaciare tre vicende diverse piene di personaggi e intrighi, passioni brucianti e colpi di scena ancora non lo so. Credo che anche lei se lo stia ancora chiedendo.

Davvero in gamba! C’è riuscita benissimo. Alla faccia del sogno Hot! Ps. mi piace come rompi le palle tu!

* Sei orgoglioso di essere uscito dalla penna di Catherine? Ti va di raccontarci qualcosa di lei? Che tipo di scrittrice è? Ad esempio, prende appunti non appena gli balena un’idea in mente? Utilizza appunti e post it sparsi da assemblare quando c’è il momento e l’ispirazione giusta, oppure è meticolosa e perfettina? Mentre lei scrive, qual è il suo umore? È sicura di sé e di ciò che narra? Mentre vi pensa, scarabocchia, sente la musica, oppure è in religioso silenzio?

Se ci pensi bene, alla fine Catherine, volente o nolente, ha fatto di me il fulcro di tutta la trilogia. Il mio è il secondo romanzo, ma a me sono riconducibili tutti o quasi i protagonisti dei tre romanzi per diverse vicende. Il mio cambiamento trasformerà ogni cosa in altro, dando vita alla parte positiva di tutta la vicenda. Catherine è complicata: sembra severa e diretta, ma in realtà è pure peggio. Può non parlare di una persona o un fatto per anni, ma non dimentica una virgola. Sai, è abbastanza organizzata: si fa una scaletta di massima che poi cambia spesso strada facendo e prende appunti ovunque, anche sulle verifiche dei suoi alunni ( a matita eh, poi cancella). Quando scrive è concentratissima o tenta di esserlo in quella bolgia infernale che chiama casa dove avere il silenzio è così raro che, quando capita, credo se lo goda tutto.

* Hai mai provato a sedurla?

No, ma quando mai! Forse qualche volta, ma non è colpa mia, è lei che mi descrive così!

Peccato, poverina! ahahah

* Ti va di parlarci un po’ di te, e il fatto che l’autrice ti abbia concepito con un’età diversa rispetto agli altri protagonisti della trilogia? Io ti adoro… Forse proprio per una questione di anagrafe, ma pensi che questo, invece, in generale, ti abbia un po’ penalizzato?

No, non penso. In mezzo a tanti ragazzetti c’era bisogno di un uomo vero! Scherzi a parte, io rappresento il concetto dell’amore senza età, della passione senza confini, sono intrigante e contraddittorio come la vita stessa. Non mi illudo che ci siano solo rose e fiori perché dalle spine sono già passato, ma so che ci può essere dell’altro se vi apriamo la mente e soprattutto il cuore.

E comunque sei un uomo aitante e forte! Sei perfetto.

* Senza spoilerare, cosa ci dici di Lizzie? Hai trovato pane per i tuoi denti, con lei.

Penso che Lizzie sia favolosa! Non è per tutti, non basta qualche parolina dolce al momento giusto con lei! E’ una donna forte e complicata, ma capace di slanci appassionati in ogni campo, sia negli affetti che nel suo lavoro. Si entusiasma e ci mette anima e corpo in tutto quello che fa, difende le sue idee e ribadisce di continuo la sua indipendenza. Poco importa la forma per me, basta che poi sia mia. Come stanno tra noi le cose agli altri non deve interessare.

* Odio e amore… sono due facce della stessa medaglia?

Penso proprio di sì. Sono entrambi sentimenti forti che motivano azioni che mai avremmo preventivato. Spesso il loro confine è labile, come è successo tra me e Lizzie. L’eccitazione, il rischio, il gusto del proibito, la consapevolezza di avere tutti contro, il sapere di andare contro ogni logica è stato terribilmente sexy.

* Il destino è davvero segnato e ineluttabile, oppure si può combatterlo grazie alla passione e l’amore?

Credo che molto dipenda da noi. Se io e Lizzie ci fossimo fermati ai primi ostacoli ora io sarei probabilmente solo, pagherei una donna ogni tanto e mi lascerei annegare in qualcosa di meno salutare per il resto del tempo.

* L’amore ha diverse forme, vero? Ce lo dimostra proprio questo libro.

L’amore è una delle forze più potenti del mondo. Non si piega, non si calcola e non si sceglie, ma ti sfonda la porta di casa a spallate e ti porta da chi vuole. Così è stato per Stephen, che ha preso la testardaggine da me, così ho fatto io con Lizzie, la mia strega adorata e in ugual modo ha fatto Jett, andando contro un destino che sembrava volerlo beffare.

* Che tipo di rapporto ti piacerebbe costruire con i tuoi lettori, Paul?

Beh, già averne è qualcosa di positivo. Vorrei poterli spiazzare e suscitare in loro una vasta gamma di emozioni, dalla rabbia, alla sorpresa, all’empatia. Se un personaggio trasmette emozioni vuol dire che è ben riuscito, no?

* Catherine, grazie di essere con noi. Non ti sei fidata a lasciarmi sola con lui… Visto che ci sei ti domano: tendi a tenere le distanze, oppure assumi un atteggiamento confidenziale con chi ti legge?

Catherine: A me piace avere un filo diretto con i lettori. Sono loro che fanno la fortuna o meno di un romanzo e che vivono in prima linea le vicende che esso racconta. Parlare loro direttamente dà sempre tanta soddisfazione e fa capire anche dove porre rimedio.

* Paul, cosa desideri per il tuo futuro o quello delle prossime creature di Catherine? La pubblicazione nel catalogo di qualche casa editrice? Cosa cambierebbe dall’essere self? Lei ha provato entrambe le modalità…

La risposta politicamente corretta vorrebbe che dicessi che sia il self che la CE hanno pro e contro e che il tutto va da caso a caso, ma non ne ho intenzione. Self tutta la vita. Una scelta diversa andrebbe solo a favore di un grosso nome, sennò non conviene.

Ma noi non vogliamo la risposta politicamente corretta, vogliamo quella reale!

* Chi desidereresti interpretasse te, Stephen e Jett, in una eventuale trasposizione cinematografica? Con quale regista ti piacerebbe lavorare? E la colonna sonora?

Ormai nella fantasia di Catherine i prestavolto sono stabiliti da tempo: Colton Haynes per Stephen, Gabriel Aubry per me e Henry Cavill per Jett. Se deve sognare, tanto vale che lo faccia alla grande!!

E direi che sono perfetti!

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* Raccontaci le emozioni di Catherine nel momento in cui, ogni volta, pigia il bottone della pubblicazione…

Sono sempre le stesse della prima volta: paura di non essere all’altezza mista a orgoglio per aver creato qualcosa che magari possa far sognare chi legge.

* Perché dovremmo leggerti?

Per leggere una storia diversa dal solito, ma non priva di emozioni forti e colpi di scena. Con me non ci annoia mai!

* Ti prego, RICATTA ANCHE ME? Ahahah, no scusa, torno seria… Vuoi porgere una domanda a me?

Che cosa ti ha intrigato di più in me? Il capello biondo, lo sguardo magnetico, la sfacciataggine che ho in comune con Stephen o la dolcezza ben nascosta che condivido con Jett?

In realtà io amo da morire i mori, ma tu… sei fuori da ogni schema e da ogni morale. I due ragazzi, Stef e Jett, sono fantastici, ma tu… sei imbarazzante, emozionante, magnetico. Un demonio. Non posso dire altro, altrimenti spoilerei.

* Sai dirci qualcosa della collaborazione tra la tua autrice e Emma Altieri con Scars e il suo prossimo seguito?

Ah quelle due non sono capaci di stare ferme! Sempre in movimento, sempre in viaggio e sempre al telefono! Parlano, parlano, ma spesso concludono pure! Hanno già in lavorazione Wounds-African scars, una sorta di seguito della storia di Samuel e Lois (Scars, appunto) e hanno pubblicato una sorpresa per Natale! Di più non posso dire 🙂 altrimenti Catherine punta ai miei gioielli per vendicarsi e sarebbe veramente un peccato 😊

Ecco, io Lovin Xmas, la raccolta di racconti per natale l’ho letta! brave! ed è stato bello anche ritrovare i vostri protagonisti in due delle storie! E ho amato Scars!

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* Senza ingelosirti, l’ultima pubblicazione di Catherine è A marriage case, puoi accennarci qualcosa? E degli altri suoi protagonisti? E circa i progetti futuri?

Catherine ha scritto questa storia realmente accaduta mantenendo un filo diretto con i protagonisti e a Nancy soprattutto io sono molto legato. E’ stata lei a creare il book trailer di Ricatto proibito che è nato infatti a Los Angeles, tra le colline di Beverly Hills. Per quanto riguarda i progetti futuri di Catherine so che, oltre a Wounds, ha in programma anche un romance molto hot, Spicy, una storia d’amore tra cuochi stellati.

Ovviamente, ho letto anche A marriage case.

* Per concludere, ti lascio campo libero, fai o dimmi qualunque cosa tu voglia.

Io devo ringraziarti. Sei una delle poche che non ha ceduto al fascino acerbo di Stephen, né ai muscoli di Jett e che ha sempre manifestato una certa preferenza per me. Buongustaia!! Grazie anche per questa bella intervista. A presto… sei stata contenta che a Natale… sono tornato a trovarti? 😉

Speravo mi rapissi… Sai, tu racchiudi il fascino e la forza di entrambi quei ragazzoni! Loro sono più giovani… tu sei più esperto e sapiente! E sì, sono contentissima della tua incursione natalizia.

In bocca al lupo a te, e agli altri protagonisti passati e futuri di Catherine!

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Kostia di “PICCOLOGRANDEAMORE” di Kateryna Strigo. Dentro al romanzo: parlano i protagonisti, non gli autori.

Ci sono romanzi di cui non ti liberi…
Dopo PICCOLOGRANDEAMORE (link amazon), per un po’, è davvero difficile leggere altro. KATIA e KOSTIA… loro sì, che sono un terremoto in testa! Come tutti gli altri personaggi.
Una passione, un patto, gli inganni, una verginità da inventare, un bambino da comprare, ma… un altro patto ancora più diabolico e… una BOCCA DA BACIARE. Illegale Compagno K!
Menzione d’onore per il piccolo Grisha; per Loubou e Tin. 😎
Intanto io imparo il russo e… in attesa di Anton, ho preso un astore.

Benvenuto, Kostia. Iniziamo!

A: Sei stato un protagonista prepotente? Hai fatto ciò che Kateryna aveva in mente, oppure hai fatto sentire le tue ragioni nella sua testa e hai vinto contro di lei?

Kostia: Dobryy vecher Alessia. Sono molto felice di fare la tua conoscenza. Kateryna mi ha parlato di te definendoti una paladina della penna dal tratto rosa. Perdona le mie imprecisioni nel risponderti. Parlo abbastanza bene l’italiano, ma non quanto vorrei. Prepotente io? Non direi proprio. Diciamo che Kateryna aveva le sue idee e io le mie e il compromesso è stato il giusto risultato. Effettivamente aveva delineato per me un futuro differente e spigolature del carattere che non mi appartenevano. Poi lavorando insieme sono emerso per quello che sono.

Credimi che… io son ancora più felice di te… caspita, dal vivo sei perfettamente come ti avevo immaginato. Sono un po’ in imbarazzo, perdonami!

* Quindi… Quando Kateryna ha iniziato a scriverti, già aveva in testa tutta la trama, oppure è andata a istinto? E se aveva già un disegno in mente, voi personaggi le avete fatto cambiare rotta? E in quel caso, vi ha seguiti, oppure vi ha fatto la linguaccia e vi ha riportato sui binari stabiliti?

Domanda interessante cara Alessia. Kateryna quando ha iniziato a scrivere di me e di Katia, non aveva altro che un foglio bianco diviso a metà sul quale aveva scritto semplicemente i nostri nomi e cognomi: Katia Volpato e Konstantin Kotov. Ti confido una piccola indiscrezione. La scelta del mio cognome non è un caso. A Kateryna piacciono molto gli animali e soprattutto ama i gatti. Per questo motivo io chiamo il mio amore Gattina e il mio cognome che in russo significa gatto (Kot). Molti cognomi russi, come Volkov (lupo) guarda il caso essere il cognome di Anton e Mednev (orso) derivano da nomi di animali. La trama del libro iniziale è stata completamente stravolta e la sua mano è stata guidata dai personaggi che lei stessa stava creando. Altra indiscrezione… alla prima telefonata io e Katia avremmo dovuto giocare una specie di partita a battaglia navale, in cui io o lei, affondando navi avremmo dovuto esporci su qualcosa di eroticamente intrigante. Il punto era che a me giocare a battaglia navale non piaceva. Per cui è rimasto nel romanzo il concetto di voler giocare tra me e gattina, ma su di un altro piano. In quell’occasione fui abile a convincerla e la battaglia navale fu accantonata. Di una cosa sono certo, neppure a metà della storia aveva già scritto quello che sarebbe stato l’ultimo capitolo e so per certo che anche questa volta lo ha fatto. Bizzarro in effetti questo suo comportamento, ma non me lo ha fatto leggere ancora per non rovinarmi la sorpresa. Mi ha detto solo di fidarmi e che se lo avessi saputo in anticipo, non sarei risultato credibile nel mentre e credo abbia una sua logica strategica questo discorso, per cui non posso dire altro.

Mannaggia, Kostia, puoi dirle di sbrigarsi? Non resisto devo sapere cosa combinate…

* Sei orgoglioso di essere uscito dalla penna di Kateryna? Ti va di raccontarci qualcosa di lei? Che tipo di scrittrice è? Ad esempio, prende appunti non appena gli balena un’idea in mente? Utilizza appunti e post it sparsi da assemblare quando c’è il momento e l’ispirazione giusta, oppure è meticolosa e perfettina?

Kateryna è istinto, cuore e anima. Per questo mi piace. Se fosse stata meticolosa e perfettina, non avrebbe consentito a me di venire allo scoperto. Scrive ovunque e su qualsiasi superficie e quando dico qualsiasi intendo tutte. Una volta, era in treno, le balenò in testa la frase “una bocca da baciare” e per paura di dimenticarla, trovando solo la penna se la scrisse sulla pelle dell’avanbraccio dove rimase per lungo tempo. Temevo l’avrebbe tatuata. Altre volte invece registra messaggi vocali con il suo telefonino e li spedisce al cellulare della madre intimandole di non cancellarli. Poi una volta al computer li cristallizza su carta. Si arrabbia molto quando le viene in mente qualcosa di importante e poi le sfugge. Una furia. Che carattere! Come la mia Gattina.

* Mentre lei ti scriveva, quale era il suo umore? Era sicura di sé, di te e di ciò che stava narrando? Mentre ti pensava, scarabocchiava, sentiva la musica, oppure era in religioso silenzio? Hai mai provato a sedurla?

Nella mente di Kateryna il silenzio non esiste e la musica, la nostra musica, le è indispensabile per viaggiare con la mente per cui quando scrive ha sempre le cuffie alle orecchie. Per fortuna i nostri gusti musicali coincidono. Se amasse il genere metal come piace ad Anton penso me ne sarei andato dai suoi pensieri. È un genere di musica che non consente pensieri gentili e non favorisce certamente la concentrazione. Quanto a sedurla… “io non seduco, io prendo”. Anton è il seduttore seriale, almeno fino a che non ho incontrato Katia. Ma la risposta corretta è che… è stata lei a sedurre me e questo è il secondo motivo per la quale sono venuto allo scoperto mostrando la mia vera indole.

Mamma mia Kostia… sei perfetto… Come si fa a resisterti. Diciamo che io mi sono innamorata follemente sia di te che di Anton! ahahah

* Ti va di parlarci un po’ di te, e il fatto che l’autrice ti abbia concepito talmente erotico da esserlo anche semplicemente respirando e rimanere nella testa delle lettrici per molto, molto tempo?

Tu mi lusinghi, mia dolce Alessia. Nella vita ho avuto molte femmine. Le femmine mi piacciono molto. Le ho rispettate tutte. Si tratta di “creature creatrici” e come tali non posso fare altro che chinare il capo davanti alla loro natura. Ma quando ho conosciuto Katia, il concetto di femmina si è elevato a quello di Donna e l’erotismo che mi attribuisci è solo l’effetto riflesso dell’amore che provo per lei. Certo… anni di pratica sul campo non hanno guastato… concedimelo.

Fortunata Katia. Ma anche lei è una grande donna: siete fortunati entrambi!

* Katia! Senza spoilerare, parlaci di lei e di come vi siete conosciuti. Io l’ho adorata.

Anche io l’adoro, mia dolce Alessia. Lei è la mia donna. L’unica. Forte, determinata, intraprendente e per nulla arrendevole. Mi piacciono le donne che non si arrendono. La trovo divertente e riesce sempre a trovare le parole giuste per farmi stare bene. Ci siamo conosciuti una fredda notte d’inverno nel corso di una telefonata che ho fatto ad una Hot Line per fare un favore al mio amico Anton. La sua voce e il suo accento italiano, unita alle cose che mi diceva, mi hanno catturato l’immaginario e da qeal momento non ho più potuto non pensare a lei.

* Tra le pagine di “PICCOLOGRANDEAMORE” hai avuto un amico di tutto rispetto: Anton. Cosa ci puoi dire di lui? Cos’è per te l’amicizia?

Anton non è solo un amico, lui è un Brath per me, un fratello. Ci siamo conosciuti sul campo di battaglia e gli devo la vita. Guerra di Cecenia. Ero rimasto ferito. Ero impossibilitato a muovermi e non ero in grado di mettermi al riparo dai colpi esplosi. Il resto del commando si era già ritirato, ma lui mi recuperò e mi trascino sulle spalle per sei chilometri sostenendo quasi totalmente il mio peso. Nessuno saprebbe di me e Katia se non fosse stato per il suo eroismo. Anton è un amico leale e sincero e vale tutto. Cito Aristotele. “L’antidoto contro cinquanta nemici è un amico.”

Voi siete Amicizia con la A maiuscola! Non vedo l’ora di conoscerlo meglio nel prossimo romanzo! Intanto io ho preso un allevamento di astori! 😀

* Invece… tuo padre?

Mi perdonerai dolce Alessia, ma non amo parlare di mio padre. Gli dovrei rispetto perché senza di lui non sarei qui e non sarei chi sono, ma proprio non ci riesco. Ha commesso atti imperdonabili e penso che tu possa comprendermi.

Certo che ti perdono, e capisco benissimo che tu non voglia parlarne…

* Il destino è davvero segnato e ineluttabile, oppure si può combatterlo grazie alla passione e l’amore?

Domanda filosofica e impegnativa. Spero di esprimermi in modo consono e se non lo faccio, ti prego di correggermi. Il mio motto è “combattere sempre e arrendersi mai”. Per cui il destino non è mai segnato e tantomeno ineluttabile e per certo ti dico che combattere con passione per realizzare i propri sogni e i propri credo sia la forma di amore più espressiva e omnicomprensiva che esista.

Hai risposto in maniera perfetta! TU SEI PERFETTO… Ups!

* L’amore ha diverse forme, vero? Ce lo dimostra proprio questo libro.

Affermativo. Forma, mi dici… L’amore per me ha forma liquida, come l’acqua cristallina che sgorga da una fonte, come le gocce di un profumo o dorma instabile quando si tratta di nitroglicerina, fin a divenire veleno nelle sue forme perverse che personalmente aborrisco. Preferisco il bicchiere di semplice acqua in fin dei conti siamo fatti di quella per la maggior parte. Giusto?

Wow, che definizione fantastica!

* La tua sottile ironia russa… viene sempre compresa?

Non comprendo la domanda, chiedo venia.

Se me lo dici così… sto per sciogliermi… Probabilmente mi sono capita da sola! 😀

* Un’altra domanda arriva prepotente: una piccola anticipazione del prossimo romanzo? Probabilmente Anton e i suoi Astori saranno ben presenti, vero? Calcola che io ho iniziato un allevamento di questi rapaci solo per lui!

Potrei contraddirti, ma ti pregherei di non offenderti. Ti assicuro che un rapace in casa non è il massimo della convivialità. Vivere per giorni con Ophelia, il falco femmina di Anton, sempre pronta ad artigliare tutto ciò che si muove in autonomia, non è sempre facile. Ad esempio quando decidi di fare la doccia… le mutande te le devi togliere in bagno e con la porta chiusa… altrimenti… Intendi cosa voglio dire, vero? E infine per risponderti seriamente. Si! Anton sarà al mio fianco anche in futuro. Il suo ruolo sarà determinante e sarà personalmente coinvolto dagli eventi.

Ussignur… Vabbè, ma io voglio un astore per far colpo su quell’omaccione di Anton!

* Che tipo di rapporto ti piacerebbe costruire con i tuoi lettori, Kostia?

Esattamente quello che mi stai concedendo di fare tu. Nulla di più. Di solito l’intervista viene riservata all’autrice del libro che parla in nome dei personaggi ed essere chiamato personalmente a rispondere mi fa sentire vivo e per questo ti ringrazio di cuore.

Kateryna, invece tu? Tendi a tenere le distanze, oppure assumi un atteggiamento confidenziale con chi ti legge?

Kateryna: Ciao Alessia, grazie per la domanda. Confidenziale e di profonda riconoscenza, ma senza esagerare, poiché come accade molto spesso non conoscendo la lettrice personalmente, non vorrei apparire invadente. Certo che se poi si istaurano legami più profondi allora si apre la via di un’amicizia. Un esempio te lo riporto subito. La prima lettrice che mi scrisse su messenger per chiedermi informazioni del libro prima di leggerlo e poi per dirmi che le era piaciuto veramente tanto una volta letto, darà il nome ed il cognome a uno dei personaggi del prossimo libro. Bello, non trovi?

Lo trovo fantastico! Tu, poi, sei davvero molto disponibile e gentile! Sarà davvero lusingata questa lettrice!

* Cosa desideri per il tuo futuro o quello delle tue prossime creature, Kateryna? La pubblicazione nel catalogo di qualche casa editrice? Cosa cambierebbe dall’essere self?

Per Piccolograndeamore sogno come ogni scrittrice che venga letto, anzi letto tantissimo. Scrivere per tenere nel cassetto un’opera non ha alcun senso e per fortuna ora esiste la possibilità di autopubblicarsi, non possibile fino a qualche anno fa. Senza la modalità self io non sarei qui con te e Konstantin a parlarne. Certo una casa editrice ti darebbe modo di rendere più visibile il tuo lavoro, ma diamo tempo al tempo. Sinceramente già il fatto che Giulia Segreti e Barone Mark Kheel stiano terminando l’audiolettura completa del romanzo, mi gratifica tantissimo e mi fa pensare che valeva la pena scriverlo solo per sentirlo interpretare da loro. Secondo me sono impareggiabili. Spero di tutto cuore di accedere ad Audible, la piattaforma per ascoltare un libro anziché leggerlo. Poi non nascondo che vorrei divenisse un film e sognare non costa nulla.

Guarda, spero che i tuoi sogni si realizzino e che tu voli in alto con le tue scritture. Sei davvero una brava autrice e io sono caduta con tutte le scarpe dentro la storia di PICCOLOGRANDEAMORE. Ho dimenticato la mia realtà, per entrare in quella dei tuoi personaggi e leggere altro, dopo avere letto il tuo libro, non è stato affatto facile: Kostia, Katia, Anton e gli altri continuavano a rimanere nella testa, e ancora ci sono!

* Sogniamo, Kostantin. Chi desidereresti interpretasse te, Katia, Anton e Francesca in una eventuale trasposizione cinematografica? Con quale regista ti piacerebbe lavorare? E la colonna sonora?

Dolce Alessia, devo deluderti, ma non sono uomo da mondo mondano, perdona il gioco di parole, forse Kateryna ti saprebbe rispondere con precisione invece.

A te si perdona tutto…!

Grazie Konstantin, rispondo volentieri. Dunque per te avrei pensato a Tom Hiddelston e per Anton ci vedrei bene Luke Evans, mentre per la parte di Katia e Francesca basterebbe un’unica attrice e non avrei dubbi nello scegliere per il cast Emilia Clarke. Non scelgo attori italiani, non per mancanza di rispetto, ma perché scegliendoli stranieri avrei la possibilità di ingaggiare come doppiatori proprio Giulia Segreti e Barone… amo troppo le loro voci. Per il regista invece dovrei farmi consigliare, mentre per la colonna sonora sicuramente vorrei la creasse Abel Korzeniowski.

Non li conosco… Ma sicuramente sarebbero perfetti. Ho sentito alcune letture del libro di Giulia e Barone: brividi!

* Kostia, raccontaci le emozioni di Kateryna nel momento in cui ha pigiato il bottone della pubblicazione…

Non vorrei dirlo e forse me ne pentirò ma oserei pensare che il sentimento più tangibile fra gli innumerevoli provati sia stato il senso di liberazione.

* Perché dovremmo leggerti?

Domanda molto difficile. Prosaicamente ti rispondo: perché penso che ne varrà il tempo speso. Io piaccio e non so il perché. Anche se capisco il perché piace Anton. Non mi chiedere di Katia perché sarei di parte. I personaggi sono interessanti e la trama oserei dire che è nuova… e poi perché i sentimenti che compaiono nel libro sono quanto di meglio esprima l’essere umano quando se ne vuole vedere il bello che c’è in lui, ponendo l’amore per un bambino al di sopra di ogni cosa.

* Infine, la tua cover è bellissima, ti emoziona essere stato racchiuso in quella immagine? Alla fine, a me, sembra che ci sia l’essenza del vostro romanzo.

Trovo anche io che la cover sia perfetta. Katia ti direbbe che è perfettibile. Per quanto mi riguarda rappresenta la vera essenza del libro. Un patto tra un uomo e una donna… un bambino da vendere e un bambino da comprare…una verginità da inventare. Purtroppo solo a lettura terminata, una lettrice la apprezza comprendendone il senso profondo. Non è escluso una rivisitazione della cover nel tempo, mantenendo quella foto ma migliorandone l’appeal. Kateryna dice che non è seducente per un lettore che lo voglia scegliere guardando la copertina e forse ha ragione. Anzi, ha sicuramente ragione.

Dopo avere letto il libro, ho adorato la copertina… In due parole hai racchiuso l’anima della vostra storia.

* Vuoi fuggire con me? Ahahah, no scusa, non ho resistito… Vuoi porgere una domanda a me?

Izvini dolcissima. Forse se ti avessi conosciuto prima di conoscere Katia… la mia Gattina. Una domanda per te… vediamo. Nella vita cosa ti fa scattare sull’attenti e cosa ti fa tenere la bandiera a mezz’asta…? Se sono indiscreto, non mi rispondere.

Eh… mannaggia, tutta questione di tempo! Ahaha! Katia è degna protagonista insieme a te di questo romanzo! Perdonami, non è una domanda indiscreta, ma non so rispondere… 😀

È appena arrivato Anton, e io ora muoio tra questi due russi granitici e prorompenti…

* Ciao Anton, chi ha letto PICCOLOGRANDEAMORE, immagina che nel prossimo romanzo di Kateryna ci sia spazio anche per te e un’altra ragazza che è già presente in questo romanzo, vero? Cosa ci dici al riguardo?

Anton: Dobryy vecher Alessia. Un piacere anche per me conoscerti. Spero tanto che Kateryna mi accontenti. Quando mi ha chiamato a rapporto poco tempo fa, ho fatto una lunga lista di richieste e lei ha confermato che molte di queste verranno accolte. Penso che realizzerà parecchi dei miei desideri, se non tutti… alcuni però vorrei li realizzasse Francesca…

Ahahahaha! Sicuro Francesca sarà felice di realizzarli! Non vedo l’ora di leggere anche la tua storia!

* Per favore… mi dite DOBRYY VECHER…:-D

Dobryy vecher mia dolce Alessia. Sei stata un’ospite apprezzabile e spero ci risentiremo ancora. Spasibo.

Dobryy vecher Frizzante Alessia, so per certo che ci incontreremo. Bol’shoye Spasibo.

Ussignur… Posso morire felice, ora! 😀

* Per concludere, Kostia, ti lascio campo libero, fai o dimmi qualunque cosa tu voglia.

Ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato e che ci hai dedicato. In tutta confidenza era la mia prima intervista ed ero un po’ nervoso, ma tu hai saputo mettermi a mio agio. Ci rivedremo in Italia perché sto per arrivare e forse potremmo incontrarci anche di persona. Spasibo e dobryy vecher a tutti.

Mai quanto ero emozionata io di incontrarti! Sei stato un ospite fantastico e spero che questa intervista abbia messo in evidenza molte caratteristiche del vostro romanzo e faccia venire una golosetta curiosità riguardo la vostra storia! Uh mamma, se venite in Italia, DEVO vederti! In bocca al lupo per tutto e grazie mille!

Ps. Per te ho preso lezioni di russo! 😀

Grazie anche a Kateryna!

Dobryy vecher e dasvidania a voi!

Le carezze che teniamo per noi e le nostalgie che ci rimangono sottopelle…

E poi mi sorprendo a cercarti tra i ricordi. Non lo faccio a posta, sono i pensieri che scorrono malinconici tra le mie dita, invocando sogni rimasti intrappolati negli occhi, che cerco di fare scivolare via in una lacrima.
Sei tu che ti sei incastrato sottopelle…
All’orizzonte il sole si nasconde, cala la sera, la luce muta divenendo tenue, il reale si fonde con l’irreale, mentre il resto svanisce.
Il buio mi avvolge e la malinconia del vivere, che non mi abbandona mai, sembra più semplice.
Ma… quella strana sensazione di qualcosa di mai avvenuto, di parole non dette, rimaste incastrate chissà dove, mi graffiano il cuore e mi stringono l’anima.
Un attimo prima dello svanire del buio, io decido di rimanere nella carezza della mia solitudine a pensarti e ricordare il tuo odore. Frugo tra le emozioni per cercare quello che è stato di noi e ciò che sarà di me, la sottile linea di confine tra la nostalgia e i miei sogni. Intanto la vita accade, mi sembra di stare ferma, ma tutto va avanti, nonostante me.