In cucina con… Chi? Golem Edizioni

Chiacchierando riguardo ai libri letti o da leggere, mi sono resa conto che spesso i protagonisti maschili sono perfetti, o quasi.
Invece io credo che anche un personaggio più “umano” possa fare innamorare i lettori. Ho colto la sfida.
Grazie a Golem Edizioni che ha creduto nella mia storia e nei personaggi. Schiaffandomi su Amazon (in e-book e gratis con Unlimited), nelle librerie on line e nelle librerie fisiche.
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Emozione!

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Con In cucina con… Chi? ho voluto creare un uomo un po’ diverso dal maschio alfa: lui non è sicuro e perfetto, anzi è robusto e umano. Quanto ci ho litigato, durante la stesura, perché ho voluto metterlo alla prova, mostrando ogni sua fragilità e debolezza, affiancandolo però a Ermanno Folchi, un cuoco bellissimo, sbruffone e sicuro di sé.

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Magari sarà difficile farlo emergere tra tutti gli uomini perfetti spesso descritti, ma io credo che anche lui abbia tanto da dire, un grande carisma e non gli manchi nulla per essere considerato perfetto, sotto tutti i punti di vista. Calcolando, ovviamente, che nessuno è perfetto. Nessuno è mai davvero giusto per qualcun altro, siamo tutti incastri sbilencamente combacianti con la persona di cui ci innamoriamo.
Questo personaggio è la mia scommessa.

In realtà, ero molto titubante sulla decisione di scrivere o meno un racconto. Credevo di non sapere neanche da dove cominciare. Tempo fa, una persona mi disse di iniziare dal punto e virgola. Quindi, ci ho provato, perché avevo l’urgenza di parlare di un protagonista diverso, un personaggio come piace a me. Me lo sono costruito a immagine e somiglianza di qualcuno che a me farebbe impazzire, proprio come è successo a Emma.
I limiti, anche fisici, esistono per essere affrontati e superati, non aggirati. Trovando l’equilibrio dentro di noi, stiamo bene anche con gli altri e il cuore può battere liberamente per qualcuno che decida di restare, che non regali assenze, ma immense presenze. Due anime diventano una, pur rimanendo ben distinte e fedeli a loro stesse. Per amore non ci si annulla, per amore si cresce, si scalano le montagne, si soffre, e ci si ricostruisce, ma mai ci si annulla.

“Desidero un uomo: uno sconosciuto, incontrato per caso al lago, che continuo a incrociare per mia volontà. Probabilmente, non sa neanche della mia esistenza. Lui è robusto, senza nemmeno un muscolo o tartarughe arroccate sul corpo, ma è bello più del sole e ha tanta sostanza da sfoggiare. E poi c’è Ermanno, sfacciatamente bello e perfetto; è maleducato, insolente e provocatorio quando siamo vicini, ma durante le sue inspiegabili telefonate serali mi dona la sua anima.” Emma

Sembra che un tipo robusto non possa essere attraente, soprattutto se non incarna l’immaginario del solito maschio alfa, ma Emma, ora, desidera il corpo dello sconosciuto ancor più di quello sfacciatamente perfetto di Ermanno.

“Come posso scegliere, posto il fatto che lo chef, quando siamo vicini, è antipatico e strafottente e non mi considera affatto, mentre lo sconosciuto non mi conosce, altrimenti sarebbe conosciuto e non più sconosciuto?” Emma

In realtà, nel personaggio femminile ho riversato un po’ di me stessa, perché io ho sempre desiderato fare questo mestiere. Per un po’ ci sono riuscita, e avrei davvero voluto incontrare uno come Giordano, il suo nuovo datore di lavoro. Sarebbe stata una gran botta di fortuna! Il disastro capitato a Emma durante il primo capitolo, poverina, è successo davvero a me, mentre mi recavo, e durante, un colloquio di lavoro. Andò bene, ma il mio capo non era proprio come Giordano, purtroppo.

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Intervista a Michelino, protagonista dei romanzi di Ferdinando Salamino.

Oh, eccoci qua! Finalmente ci siamo. Sono passati esattamente quattro anni, dalla mia prima INTERVISTA AL PERSONAGGIO proprio qui, su questo blog, ma ora non nascondo la mia agitazione perché l’ospite di oggi è nientepopodimeno che Michelino, il protagonista della dilogia, che a breve diventerà trilogia, di Ferdinando Salamino.
Il Kamikaze di cellophane (Link amazon)
Il margine della notte (Link amazon)
Tutti editi da Golem Edizioni (sito della CE), hanno delle copertine accattivanti ed evocative.
Si tratta di romanzi noir, quindi capirete bene che un pochino di ansia ci sta. 

Michele si è da subito accalappiato l’attenzione dei lettori, attirando consensi e anche affetto, strano per un personaggio del genere, ma tant’è. Gli hanno addirittura affibbiato un diminutivo come nomignolo. Chissà se l’autore ne ha capito il motivo.

Questa volta, c’è una guest star a condurre l’intervista insieme a me. Si tratta di Valentina Piazza, altra formidabile autrice che già molti conoscono e apprezzano. Qualche giorno fa ho intervistato Gabriel, il protagonista del suo ultimo romanzo (link)

Ma bando alle ciance… si inizia proprio con l’irriverente Valentina, che ha già letto tutti e tre i romanzi, anche quello ancora inedito, e conosce bene sia la storia che Michele.

Vale: Ciao Michele, come vanno le voci? Parlano adesso o stanno in silenzio?
Michelino: Bene. Male. Non so. Ci ho trascorso tre quarti della mia vita, con le voci nella testa. Di solito, mi obbligavano a tagliarmi. Usavo di tutto: vetro, lamette, persino la guardia di una lattina, una volta. Ai demoni di cellophane nascosti nella mia corteccia cerebrale piaceva vedermi sanguinare e io li accontentavo, come si fa con le divinità. Non promettevano vita eterna o altre ricompense, soltanto qualche ora di silenzio.
Avevo trascorso metà della mia esistenza convinto che, se fossi riuscito a mandare via i demoni, sarebbe cambiato tutto.
Quando Elena mi ha lasciato, i demoni se ne sono andati con lei. Niente più voci, né tagli e, sorpresa delle sorprese, mi sento perso, senza di loro. Più solo.

Ascolta, io e qualche altra lettrice ti seguiamo (siamo un po’ le tue groupies, no) quindi a noi lo puoi dire… Quanto è pesante Elena? Non tanto di peso corporeo, quanto morale… Ecco… Diccelo, dai, non lo diciamo a nessuno.
Come peso corporeo Elena è leggerissima. Come peso morale, impossibile giudicare qualcuno a cui è successo tutto ciò che è successo a lei. Mi arrabbio un pochino quando la definiscono una “lagna”, perché se vieni abusata da ragazzina e poi qualcuno ti stermina la famiglia, secondo me, hai diritto al dolore. D’altra parte, se ti volti un po’ intorno, in questi giorni c’è un sacco di gente che dice “chi se ne frega, tanto schiattano solo i vecchi!”.
Ecco, poi se vuoi possiamo parlare delle cose che succedono quando mi arrabbio un pochino.

Hai mai pensato di lasciarla? (la domanda è totalmente disinteressata).
La lascerei soltanto per te.

In caso di risposta affermativa alla precedente domanda: ti vorresti mettere con me? Si-no. Barra la casellina. Se hai risposto negativamente, ignora la domanda.
Sì, vorrei tanto. Divorzi?

Poi, parliamo un po’ di te: cosa volevi fare da piccolo? E adesso che sei grande? Hai sempre sognato di filettare la gente o è stata una rivelazione tardiva?
Da piccolo volevo fare il pediatra. Ti rendi conto? Mi ci vedi, in una stanza con un bambino e tanti oggetti appuntiti? Il problema è che ho un problemino col controllo della rabbia, ma ci sto lavorando. Da grande ho fatto il paziente psichiatrico, il factotum in una palestra, il poliziotto, il detective privato e lo scrittore.
In realtà io ho iniziato filettando me stesso. E’ stata la mia prima specialità. L’idea di farlo con gli altri è arrivata col tempo, quando ho iniziato a capire che in giro c’erano mostri peggiori di me.

Ti lasciamo nel Kamikaze in fuga, e ti ritroviamo poliziotto, vuoi parlarcene? Cioè, perché? Ma perché? (Soprattutto perché ti continui a tenere LA SECCA?! MA WHY???)
Beh, tutti da bambini giochiamo a guardie e ladri, e a volte facciamo le guardie, altre volte i ladri. Siccome da bambino non è che avessi molte occasioni di giocare – un po’ perché ero timido, un po’ perché mio padre era un violento ubriacone e l’ultimo suo pensiero era portarmi al parchetto – ho iniziato a giocarci da grande.
Scherzi a parte, essere un poliziotto mi piaceva. Il mio psichiatra ti direbbe che quelli come me spesso entrano in organizzazioni militari perché hanno bisogno di struttura, di qualcosa che li tenga insieme perché hanno un’anima frammentata. Magari ha ragione. Sarebbe la prima volta.
Sto con Elena aspettando che tu lasci tuo marito e scappi con me, non si era capito?

Hai mai pensato di scrivere un manuale: 1001 modi per usare un rasoio?
In realtà, di modi per usare un rasoio ne ho sempre conosciuto soltanto uno. Poi qualcuno mi ha spiegato che si può usare anche per radersi.

Un pregio e 10 difetti di elenuccia?
Elena sa guardare la propria meschinità senza fuggirne, senza giustificarsi e senza inventare scuse per sentirsi meglio con se stessa. Si guarda allo specchio e vede le cicatrici di ogni singola mostruosità che è avvenuta nella sua storia. Elena non mente mai per sentirsi meglio, né a se stessa, né agli altri. Questo è il suo più grande pregio. Ed è anche l’equivalente di dieci difetti.

E, per finire, come sarebbe un figlio tuo e della secca? (mamma mia, non voglio neanche pensarci…)
Bellissimo come lei, disturbato come me. O disturbato come lei e… vabbè, meglio non pensarci.

Caspita, che storia. Davvero interessante. Siete due folli! Ora, però, tocca a me, soddisfare alcune curiosità che spero siano gradite anche ai tuoi lettori. Intanto ti chiedo perdono, ma ancora non sono riuscita a leggerti, ma a breve rimedierò.

Io: Quando il tuo papà letterario ha posto sul foglio la prima parola della tua storia, avresti mai pensato di fare un cammino così lungo e intenso?
Michelino: Se non mi hai ancora letto nonostante tutte le cose belle che ti dicono di me, può significare solo due cose: o non ti fidi degli altri (e fai bene) o hai paura di me (e fai bene).
A dir la verità, quanto sarebbe stato lungo il cammino, da quella prima parola, non lo sapeva neanche il mio papà.

Il primo titolo, Il kamikaze di cellophane, è molto accattivante e particolare. Cosa significa? Cosa rappresenta per te? Lo ha scelto Ferdinando oppure sei stato tu a soffiarglielo nelle orecchie?
Non ricordo chi lo abbia sussurrato a chi, però ci unisce e parla di me.
Il Kamikaze, il “vento divino”, era un tizio che accettava di schiantarsi contro una portaerei, distruggere se stesso per annientare il nemico. Perché lo faceva? Per amore. Per proteggere qualcosa di più grande, più importante di se stesso. Io sono così.
Il cellophane? Io e papà chiamiamo Cellophane il demone che, ogni tanto, vuole portarci via dal mondo e dalla vita.

Parlaci di Elena e del sentimento che vi lega.
I Kamikaze erano pronti a morire per la patria. Elena è la mia patria. Non so spiegartelo meglio di così.

Chi sei tu, Michelino?
Un bravo ragazzo.
Un divoratore di libri.
Un timido.
Un violento.
Un figlio devoto.
Un assassino.
Un pugile.
Uno psicopatico.
Un poliziotto.
Un paranoico.
Un uomo innamorato.
Scegli tu.

Caspita… tutte belle identità, eh…
Ti senti bene nel nomignolo a cui i lettori ti hanno associato? Sembra più una coccola. Forse, a te, ci si affeziona? È strano, sai?
Con tutte le cose che ho fatto, mi sarei aspettato odio e diffidenza, invece un sacco di persone hanno finito per amarmi. A volte mi chiedo cosa ci sia, in me, che induce chi mi legge a perdonarmi qualunque cosa. L’ho chiesto a mio padre, ma non lo sa neanche lui.

Le ombre… cosa rappresentano?
Luce, da qualche altra parte.

Tanto non ci sente… Mentre Ferdinando ti scriveva, hai seguito esattamente le direttive della sua penna? Oppure sei stato prepotente ed è stato il contrario? Magari tu stesso hai guidato l’autore nel raccontare la tua storia.
Io non faccio mai quello che mi si dice, è uno dei miei problemi. E’ anche il motivo per cui finisco nei guai così spesso. Però non sono un prepotente, ho molti difetti ma non quello di voler imporre la mia volontà. Per chi come me è stato prigioniero tanto a lungo, la libertà è il valore più importante. Non mi sognerei mai di toglierla a qualcuno.

Dicci qualche curiosità su Ferdinando, qualche aneddoto divertente.
Non c’è niente di divertente su Ferdinando. Lui crede di essere uno spasso, in realtà è di una noia mortale. Ma tu non dirglielo, che metti caso poi gli viene voglia di farmi fuori.

È stato facile scriverti? Sei venuto fuori subito oppure hai avuto una gestazione più lunga?
Dieci anni. Tu che dici?

Vuoi dire qualcosa ai tuoi lettori?
Siccome molti lettori mi scrivono dicendo “sai, dopo averti letto mi sono venute un sacco di idee” vorrei soprattutto dire “don’t try this at home”. Lasciate perdere, a vendicarsi si vive male, ve lo dice un esperto.

E a Fedinando?
Papi, adesso basta.

Infine, hai campo libero se vuoi dire qualcosa che ancora non hai avuto modo di dire.
Pensateci bene, prima di leggermi. Magari siete persone a cui piace pensare che esista un confine ben definito tra i buoni e i cattivi, tra i folli e i sani di mente. Se decidete di ascoltare la mia storia, potreste cominciare a dubitare, e il dubbio è una macchia d’olio sul mare piatto.

Grande! L’intervista è finita. Ora conosciamo qualcosa in più su di te, anzi, ti conoscevamo già molto, perché sei un tipino molto seguito, osservato e amato, quindi sembra quasi che tu non abbia più segreti per le tue lettrici, ma non credo sia davvero così. Come tutti, mantieni sicuramente i tuoi segreti che dovremo scoprire da soli man mano.
Ti lasciamo tornare ai tuoi affari e alla tua Elena. Grazie mille di essere stato con noi, soprattutto in modo tranquillino e pacato. 

Pfui! È andata… Tutto a posto!

In molti consigliano la lettura di questi volumi, che sono collegati ma godibili perfettamente in modo singolo. Dei noir d’autore, che catturano le sinapsi e, a quanto pare, avvolgono tra le loro spire e non ti lasciano più andare.

Intervista a Gabriel, protagonista del libro “La scelta dell’angelo” di Valentina Piazza

Emoziooooneeeeee!
Io ho conoscenze alte… ma quando dico alte, intendo proprio alte… ma alte elevate… ma elevate putenti… 
sto parlando nientepopodimenoche…
…di un ARCANGELO. Gabriel, il protagonista del nuovo romanzo “La scelta dell’angelo” di Valentina Piazza. (Link amazon) Un libro che intreccia sapientemente presente e passato, ricostruendo le vicende storiche del nostro passato, come la peste, la carestia, la violenza ai tempi dei nazisti, la conquista… tutte cose che Gabriel e i suoi fratelli hanno dovuto combattere.
Come al solito, Valentina ci fa camminare sul filo che divide, unendo, la realtà dalla fantasia, e i loro fili si intrecciano senza riuscire più a capire dove finisca l’una e dove inizi l’altra. 
Gabriel nasconde un segreto. Come tutti i suoi fratelli, ha attraversato le ere della storia, compiendo una scelta che ha cambiato il suo presente, determinando per lui un nuovo futuro. 

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Ma cosa succede quando Gabriel incontra Lilith?
“Gabriel è pronto a sfidare ogni legge, pur di salvarla. Darà tutto, solo per poterla amare…”

“Il mio amore per te è estremo, nasconde una potente luce che folgora, ma brilla a tal punto da proiettare su di me le ombre eterne della nostra dannazione.” 

Eccolo, emana una luce avvolgente, cioè non posso vederla ma la percepisco, entra dentro di me e mi riscalda. Ed è bellissimo. I suoi occhi sono profondi, da perdersi al loro interno. E sembra potente, dà sicurezza.
Mi tremano un po’ le gambe, lui in silenzio si avvicina a me e mi saluta. Io lo faccio accomodare e inizio subito con la prima domanda.

* Parlami brevemente di te, Gabriel.
Ciao Alessia, è un piacere rivederti. Io sono un medico primario, ma tu già lo sai… Per la precisione un chirurgo pediatrico del Saint Thomas Hospital di Londra. Ho lavorato per Medici Senza Frontiere e ho visto il mondo, ma Londra è quanto di più vicino a una casa io abbia mai avuto.

* Cosa hai sentito, mentre Valentina scriveva il romanzo? Eri come risucchiato dalla forza della sua penna?
Valentina mi ha semplicemente lasciato vivere, devo dire di essere stato prepotente nel voler raccontare la mia storia, non tacevo mai e mi sono riversato sulla pagina. Un comportamento molto poco angelico da parte mia…

* Vuoi dirle qualcosa?
Vorrei dirle grazie e chiederle scusa se sono stato impetuoso nel raccontarmi, ma non potevo farne a meno, so anche che lei lo sa già.

* E Lilith?
La mia Lilith è l’ancora che mi tiene sulla terra, il perno che mi permette di bilanciare il divino e il terreno, è l’amore della mia vita. Se chiudo gli occhi mi sembra di vederla, è sdraiata sul divano e sta leggendo un libro; è bellissima… 

* Mentre Valentina scriveva, quindi, hai detto di non aver seguito le sue idee, ma sei stato prepotente e capriccioso e hai fatto di testa tua?
All’inizio ho obbedito, sono stato calmo e ho seguito l’idea di Valentina fedelmente, ma presto è uscito il mio vero carattere e la rabbia che mi attraversava, unita all’amore che iniziavo a vivere, ha fatto esplodere le emozioni che, a quel punto, sono state difficili da contenere. Allora ho iniziato a essere prepotente, a voler dire e fare.

* Saresti contento se Valentina scrivesse degli altri Arcangeli, i tuoi fratelli?
Mio fratello Michael ha un passato difficile e un avvenire da scrivere, sarei felicissimo se Valentina parlasse di lui, come anche Rafael, il più ponderato fra noi, potrebbe avere dei segreti, nascosti nel suo nobile cuore.

* Cosa si prova a spiegare le ali e a volare? E ad amare?
Volare per me è lasciare che l’angelo viva. Tenere le ali nascoste è difficile, è una punizione; volare è la libertà. Amare, d’altra parte, mi fa sentire umano e la Terra è il posto che io ho scelto; prima amare era impensabile, ma ora è inevitabile, trovare Lilith è stata una fortuna, tenerla con me sarà una sfida. Dopotutto, lei resta umana… ma non voglio pensarci per adesso, voglio vivere il nostro amore. Se verranno dei problemi sono sicuro di poterli affrontare. 

Mentre risponde a questa domanda si alza e spiega le ali. E il mio cuore inizia a correre veloce: è immenso, regale, irreale. Eppure è qui, davanti a me, e io mi sento invadere da un calore e da una sensazione così piacevoli che mi sembra di essere protetta e invincibile.

* Ultima curiosità. Vuoi dire qualcosa ai tuoi lettori?
Ai lettori dico grazie, grazie della fiducia e della compagnia. Già, compagnia, perché se io la offro a voi con un libro da leggere, non vuol dire che voi non la diate a me con la vostra presenza… Grazie di cuore. 
Io credo che questo messaggio arrivi da parte di Valentina che la lascia dire dalla bocca del suo angelo.

Grazie Alessia, è stato davvero un piacere parlare con te, spero che ci rivedremo presto.
Grazie a te, Gabriel, di tutte le emozioni che mi hai fatto provare.

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Bene, Valentina, questa è una cosa che io dico a te, e anche molte altre lettrici te lo impongono, immagino. Ora devi regalarci anche la storia di Michael e di Rafael… Ma in realtà potresti continuare ancora, eh. Vogliamo l’Enciclica… ahahahah! (Link pagina autrice facebook)

Leggendo questo libro io mi  emozionata e ho vissuto alcuni stralci delle epoche passate col fiato sospeso. Gli ingredienti ci sono tutti. Mistero, suspense, amore, avventura e passione. Sì, perché l’angelo, in quanto a passione, non ha nulla da invidiare ad altri. La sua passione è tutta umana. Quindi mescola nel suo animo la sua immortalità di angelo eterno e divino con gli istinti di noi mortali. Mix esplosivo.

Grazie di avermi aperto le porte del Paradiso.   

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ahhhh! proprio ci voleva!

Ahhh! La giornata di domenica a Campaegli e Cervara di Roma nell’oasi dei monti simbruini, proprio ci voleva! Abbiamo respirato a pieni polmoni e goduto dell’arietta frizzantina, visto che ci trovavamo un bel pó  più in alto rispetto a Roma! Momenti di relax gli spettacolo che la natura puó offrire e il buon cibo! Mi sembra proprio che i bambini in questi posti ritrovino un hatitat per loro naturale! Ci sono i cavalli liberi nel parco e sotto un grande albero abbiamo avuto l’emozione di trovare le mamme con i cucciolotto! Ce n’era uno che prendeva il latte dalla mamma! Che spettacolo spettacoloso! Poi c’era Furia in un recinto. Era un pó agitato… Forse é uno stallone! È bellissimo, fiero e nero come il caffè!

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Poi nella baita abbiamo deliziato le panzotte felici con pappardelle, cinghiale, porcini… Lia ha fatto amicizia con una bambina e si è divertita! Noi ci siamo goduti il sole, la natura e l’aria pulita nella terrazza!

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Come vola il tempo quando stai sereno e in buona compagnia… Grazie ai nostri amicotti Antonella ed Emanuele per la bella giornata!

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Riuscire a pubblicare un post col cellulare é una vittoria!

La ciliegina sulla rorta ora sarebbe che l’esimio orgoglAVVO e il socio ysin appiccicassero all’ultima frase di questo post, una NOTA (io non ho la più pallida idea di come si faccia e loro ne hanno da vendere) che dica che credevo non sarei mai riuscita a scrivere nulla ad agosto senza il pc sotto mano e col cellulare che spesso si addinosaura! Hihi!

Vienna imperiale, Vienna romantica, Vienna sognatrice, Vienna classica o moderna, Vienna del Valzer e della musica, Vienna dell’arte e dei pittori, Vienna divertente, Vienna organizzata… Ci è rimasta nel cuore e nei pensieri. (Metticelo un titolo, no?!?!)

Vienna imperiale, Vienna romantica, Vienna sognatrice, Vienna classica o moderna, Vienna del Valzer e della musica, Vienna dell’arte e dei pittori, Vienna divertente, Vienna organizzata… Ci è rimasta nel cuore e nei pensieri.

Nel 2008, quando ancora eravamo ignari della bella famiglia che avremmo creato, il mio compagno nino ed io siamo andati a Vienna per 5 giorni. Da sempre avevo avuto la curiosità di visitare questa città, ai miei occhi piena di fascino e romanticismo. Dopo averla conosciuta, incontrata e vissuta posso dire che è stata all’altezza delle mie aspettative. L’ho trovata magica e avvolgente, colorata e attenta. Prima di partire mi ero documentata sulle varie attività e attrazioni, per cercare di ottimizzare al massimo il tempo a disposizione. Ovviamente non abbiamo potuto vedere tutto, ma siamo riusciti comunque a sfruttare ogni nostro momento per iniziare ad esplorare Vienna. Se tornassimo di nuovo vorrei visitare ciò che quella volta abbiamo lasciato indietro e mi piacerebbe addentrarmi anche nei suoi dintorni, ad esempio la valle della wachau, dichiarata patrimonio culturale dell’UNESCO. Noi siamo andati ad agosto perché così abbiamo potuto sfruttare le ferie estive, ma sarebbe bello immergersi nell’atmosfera fiabesca dei mercatini natalizi, anche se probabilmente il clima potrebbe essere un po’ avverso. Ovviamente ci siamo lasciati del tempo per andare a zonzo nelle stradine della città, guardando negozi, turisti, centri commerciali e rilassarci! Quando si visita una nuova città, è importante avere guida e cartina, ma per noi è “necessario anche seguire le emozioni e la pancia perdendoci e ammirando quartieri, costruzioni, negozi, viottoli che magari non sono negli itinerari standard!

Noi siamo stati fortunati in tutto: le giornate erano calde e soleggiate, ma la non umidità presente nell’aria faceva in modo che riuscissimo a fare tutte le nostre camminate comodamente e senza accaldarci troppo. Inoltre abbiamo trovato utile e divertente che qua e là ci fossero disseminate lungo le vie delle “doccette” (non so come chiamarle, forse dionizzatori?) che spruzzavano finissime e leggerissime gocce d’acqua in modo da potersi rinfrescare “senza bagnarsi” e ripararsi se faceva troppo caldo. Per i turisti che vanno in giro a visitare tutti gli angoli di Vienna credo sia proprio una bella trovata!

Anche l’albergo era perfetto, non era in zona centralissima, ma con poche fermate si raggiungeva il fulcro della vita di Vienna. Il nome del nostro alloggio era Hotel Wien, sono stati tutti molto gentili ed educati. Buona e abbondante la colazione, così come la pulizia.

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Il primo giorno abbiamo visitato lo Schönbrunn, antica residenza estiva della famiglia imperiale, in arte barocca. Con l’audio guida abbiamo curiosato nelle stanze reali e i loro sfarzi, poi passeggiato nel parco, ricco di verde, fiori e fontane. Purtroppo non siamo riusciti a visitare anche la Serra delle Palme, La Gloriette, il Giardino Zoologico e il Labirinto, però abbiamo apprezzato a pieno la visita del castello e dei suoi grandi esterni! I giardini sono bellissimi e ben curati con fiori e fontane. Abbiamo incontrato anche degli scoiattoli! I collegamenti sono molto comodi: la fermata è davanti al castello! Questa a mio avviso è una delle attrazioni da vedere in un viaggio, seppur breve, a Vienna.

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Il secondo giorno abbiamo fatto una lunga, istruttiva e divertente passeggiata in centro: Vienna imperiale con tutto il suo sfarzo dell’Hofburg  (e le carrozze con i cavalli che portano a passeggio i turisti) da una parte, Vienna modaiola con i negozi e i bar e ristoranti dall’altra. Passeggiando liberamente, ma con un occhio di riguardo alla cartina per imbatterci nelle attrazioni da gustare, abbiamo visto la chiesa St. Michael, Karlskirche, l’Hofburg e lo Schatzkammer, il Cafè Mozart, La Saatsoper, la serra delle farfalle, l’Albertina, Ringstrassen Galerien, il Museum Quartier, il Volkstheater (teatro popolare)…  Il centro di vienna è dichiarato patrimonio storico e culturale dell’umanità dall’Unesco.

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Grazie all’Hofburg, complesso in stile barocco, si scopre e si capisce lo sfarzo della vita dei monarchi austro-ungarici dell’epoca: si possono visitare sia le camere private per entrare nella quotidianità dell’imperatore Francesco Giuseppe, la sua Elisabetta (Sissi), i loro figli ed il loro seguito, che quelle di rappresentanza da cui gli Asburgo guidavano il loro regno. Al suo interno sono presenti anche molti musei e collezioni artistiche, un centro congressi ed è l’attuale residenza del presidente della repubblica austriaca. Si possono ammirare i numerosi saloni, la camera dove si tenevano le conferenze del consiglio dei ministri e della corona, le sale adibite per gli ufficiali dello stato maggiore, la sala delle udienze, lo studio dell’imperatore, il salone e la camera di Sissi…

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Tra tutti i musei a disposizione nel complesso Hofburg, abbiamo deciso di visitare la camera del tesoro (Schatzkammer), dove abbiamo ammirato, tra tutte le altre cose, la corona del sacro romano impero e degli Asburgo, i gioielli e i paramenti reali. Si resta a bocca aperta davanti a cotanto sfarzo, testimonianze conservate del potere  e della sontuosità che hanno anche un inestimabile valore.

La serra delle farfalle: spettacolo vero! Si entra nella riproduzione di una piccola foresta, dove sono lasciate in libertà tantissime farfalle esotiche di ogni specie. Lo scenario è l’ideale per fare delle foto particolari, le farfalle che ti svolazzano attorno, cascate, mini stagni, ponticelli di roccia…! Anche se siamo usciti moooolto accaldati, perché all’interno ci sono 26°, ma con un altissimo tasso di umidità,  questa secondo me è un’esperienza che merita di essere vissuta.

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Da non dimenticare, ma anzi, da ringraziare, sono i due parchi accanto all’Hofburg, il Volksgarten e il Burggarten, per averci fatto rilassare e riposare nel loro verde. Nel primo parco c’è la statua di Sissi, mentre nel secondo parco in stile inglese  ci siamo rinfrancati dopo aver visitato le farfalle ed ospita la statua di Mozart con un’aiuola a forma di chiave di violino.

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Nel Museumsquartier ci sono una grande varietà di laboratori artistici, negozi, musei moderni, bar e ristorantini, che hanno fatto in modo che diventasse uno dei centri dell’attività culturale di Vienna e un agglomerato artistico tra i più grandi d’europa.DSCN1360    museum quartier

Il terzo giorno abbiamo visto Il duomo di Santo Stefano (Stephansdom), che è la cattedrale di Vienna, nonché un altro dei suoi simboli. Costruzione gotica il cui tetto è ricoperto di tegole di tanti colori con la riproduzione dell’aquila imperiale. Salendo sulla torre si ha un bel panorama della città dall’alto. In conclusione li abbiamo fatto un po’ i romantici! Poi abbiamo passeggiato per il Graben, ovvero la via pedonale e modaiola, al cui centro si trova la statua della Peste: è il cuore dello shopping a Vienna, piena di ristoranti, bar e negozi.  Continuando la camminata siamo arrivati alla piazza Hoher Markt, dove c’è un orologio particolare perché, seguendo la musica, al rintoccare di ogni ora gira una statua di un personaggio storico, e a mezzogiorno passano tutte le statue insieme al musicista Haydn, proprio come un carillon!

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Siamo passati davanti al Parlamento (Reichsrat), al municipio (Rathaus) e al Burgtheater, che è uno dei teatri europei più importanti. Tra l’università e il parlamento c’è un parco, diviso a metà dalla piazza del municipio. Siamo capitati mentre stavano facendo una specie di sagra con banchetti di cibo e concertino! Qui hanno luogo delle  manifestazioni, come il mercatino di Natale, operette liriche e cinema all’aperto in estate.

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Trovo sia importante citare anche Stadspark, altro bel parco, diviso in due dal torrente Wien che ospita le statue e i busti di artisti famosi come Franz Schubert.

Essendo un pochino stanchini, ho letteralmente trascinato Nino a vedere le case di “Hundertwasser”, che sono degli edifici colorati, bizzarri e particolari. Ne è valsa la pena, prima di tutto perché sono spettacolari! Questo artista e architetto austriaco, progettando un mondo coloratissimo, ha riqualificato il quartiere di LandStrassedato con degli edifici eccentrici.

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Poi perché nel tragitto per raggiungere le case vediamo un uomo steso in una specie di campo da calcio con del sangue vicino… Mamma mia, che succede????? Poi però ci accorgiamo che non c’è polizia, ne allarmismo… bah, strano… C’è un cagnolone pastore tedesco, un uomo che mi sembra di conoscere e… Kaspar kapparoni?!?!?!? Stanno girando le puntate austriache del Commissario Rex, quando ormai la regia era passata in Italia. Io adoro quell’attore! Mentre mi affannavo e mi arrampicavo a fare foto, da un pizzetto dove mi ero accovacciata vedo che Nino parlava con un tipo della produzione e saluta Kaspar, mi fa vieni “ciao ciao” con la manina… Mi affretto a raggiungerlo, ma essendo dall’altra parte del campo non faccio in tempo e kaspar se ne vaaaaaa… uffiiiii!!!!!!!

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Dopo una cenetta in un ristorantino tipico abbiamo fatto una romantica passeggiata attraversando il Danubio e ce ne siamo tornati in albergo per una notte ristoratrice!

Il quarto giorno lo abbiamo dedicato ancora a un po’ di libero cammino e al Belvedere, complesso formato da due palazzi che sono separati da un enorme giardino molto bello e colorato! Al suo interno numerosi musei, ma noi abbiamo visitato solo quello del Belvedere superiore perché ero curiosa di ammirare i capolavori di Klimt, soprattutto il Bacio e la Giugitta. Il Bacio era posizionato solo quasi al centro di una stanza, e non credevo fosse così grande! Ho preso una stampa che ho appeso in sala a casa!

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Abbiamo chiuso la giornata con la visita al Prater: parco divertimenti cittadino con attrazioni per grandi e bambini, ma anche parco verde per rilassarsi. L’attrazione principale è la ruota panoramica “Riesenradplatz” più antica d’Europa alta 64,75 metri, forse un po’ esoso il costo del biglietto, ma il giro è quasi d’obbligo…e a me è piaciuto molto. Nella cabina davanti a quella dove eravamo noi ed altri turisti, una coppia ne aveva riservata una per una cena romantica, dove ad ogni giro i camerieri lasciavano una portata… chissà cosa stavano festeggiando!

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L’ultimo giorno abbiamo fatto due passi vicino al nostro albergo entrando nei negozietti. Il mio numero di scarpe è 42 (dopo il parto forse anche qualcosina di più, ma shhhh) e qui a roma non è particolarmente facile trovarle. Mentre a Vienna è pieno di negozi che vendono scarpe “barche”, evidentemente li è molto più frequente che qui avere il piedone!  Abbiamo notato le “piscine” sul danubio, o piccole spiagge create e munite di bar, che permettono di godersi il sole o fare un bel tuffo in estate!

In conclusione Vienna ci è piaciuta molto, pulita, tranquilla, colorata e divertente! Quando siamo andati noi non era così strabordante di turisti come possono essere altre città europee… In alcuni punti sembra di tornare indietro nel tempo e sentendo le carrozze trainate dai cavalli, vivere nella sfarzosa Vienna imperiale.

Per fortuna siamo andati all’aereoporto con un larghissimo anticipo per comprare qualche ricordino, perchè il nostro volo era stato cancellato e non ci avevano avvertito, ma le hostess gentilissime ci hanno indirizzato verso un altro volo della linea austriaca che stava chiudendo in quei momenti gli imbarchi: corri, corri… pericolo scampato, aereo preso al volo!

Civita di Bagnoreggio

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Tra i 18 e i 25 anni, con gli amici e i conoscenti che frequentavo in quel periodo, ho vissuto tantissime esperienze. Ci divertivamo ad esplorare e conoscere.

Un giorno uno di noi disse che gli sarebbe piaciuto visitare Civita di Bagnoregio, di cui aveva sentito parlare. Tutti affascinati dalla sua presentazione decidemmo che saremmo andati in gita la domenica, o il sabato successivo (non ricordo il giorno preciso, ma visto che alcuni lavoravano quasi tutte le escursioni le facevamo durante il fine settimana). Era l’anno 2003.

Civita è una frazione del comune di Bagnoregio in provincia di Viterbo, conosciuta come “La città che muore” e attualmente abitata da pochissime persone. L’antico borgo medievale sorge su una collina di tufo, che è in continua erosione e si può raggiungere solo a piedi grazie a un ponte di cemento armato che la collega a Bagnoreggio. Da questo ponte si può ammirare il paesaggio sottostante e i calanchi.

E’ citata tra i borghi più belli d’Italia. E veramente suggestivo visitare le tipiche stradine, con le casette basse caratteristiche, le piccole botteghe, qualche ristorante e le terrazze per poter godere del panorama. E’ stranissimo non vedere alcuna macchina, sembra che il tempo non scorra mai, proprio come l’incanto di una favola!

Sicuramente questa è una delle prossime escursioni che vorrò fare di nuovo con la mia attuale famiglia e gli amici di adesso, per viverla di nuovo facendo altre considerazioni e rimanendo ancora stupita di cotanto spettacolo, ora che ho qualche anno in più! Speriamo che sia rimasto tutto così com’era, anche se leggendo qua e là in internet informazioni di chi c’è stato ultimamente, mi sembra che alcune cose come il parcheggio e l’ingresso alla porta della città siano diventate a pagamento…

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Ps. Nelle foto non ci sono strane presenze, ma ho coperto le persone per la privacy!

Il parco dei mostri a Bomarzo

Più o meno sei anni fa, sono andata a visitare il parco dei mostri a bomarzo, in provincia di Viterbo. Ero con il mio compagno nino, le sue due figlie, suo fratello con la moglie: ci siamo divertiti ad osservare e vivere questo “sacro bosco”. Si tratta di un “labirinto” dove sono presenti enormi statue che rappresentano figure mitologiche, Dei, creature enormi di roccia che possono sembrare mostruose (Ercole, Pegaso, la Tartaruga, Saturno, Ninfa, Ninfeo, Cerere, l’Elefante, il Drago, l’Orco, Cerbero …). L’enigmaticità, il mistero e il simbolismo si possono intravedere già all’entrata del parco, dove sono presenti due piccole sfingi. E’ passato un po’ di tempo da quando lo abbiamo visitato, e non voglio aprire una discussione sul metodi di gestione, di mantenimento del sito, o del costo del biglietto di 10 euro a testa per gli adulti, che per una famiglia numerosa può essere un po’ altino. Mi piace semplicemente ricordare una giornata ed un’esperienza affascinante ed insolita…

Questo parco fu voluto dal principe Pier Francesco (detto Vicino) Orsini, nel 1552, e realizzato dall’architetto Pirro Ligorio.

Abbiamo scattato tante foto bizzarre, purtroppo alcune sono andate perse e sono rimasta malissimo…

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L’escursione completa può essere effettuata in un’ora e mezza, ma se ci prendiamo un po’ più di tempo possiamo cercare di interpretare le scritte scolpite sulle sculture, oppure, se siamo con dei bambini, come eravamo noi, possiamo divertirci ad inventare racconti fantastici. Per quanto riguarda la storia reale di ogni monumento, sulla cartina che ci hanno fornito all’entrata, non c’è scritto nulla, quindi prima di andare, se si vuole entrare appieno nella “vita” delle creature, ci si deve documentare… La vegetazione e le cascate d’acqua aiutano a rendere il posto suggestivo.

Le sculture sono tutte particolari e degne di nota, ma io vorrei ricordarne due in particolare che sono rimaste impresse anche nei ricordi delle bambine: la casa pendente e l’orco.

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Appena si entra nella casa pendente sembra di non riuscire a mantenere l’equilibrio e ci si sente stralunati, come se si stesse costantemente sul punto di cadere. Noi facevamo a gara a chi resisteva di più!

“Ucci ucci, sento odor di cristianucci”. Secondo le tradizioni folcloristiche e nelle fiabe nordiche, gli orchi sono mostri enormi, cattivi che mangiano uomini e bambini. La scultura dell’Orco di Bomarzo, a prima vista sembra proprio svolgere la sua funzione di spaventare i visitatori, con la  grande bocca aperta e gli occhi sbarrati. Sulle labbra c’è scritto: ogni pensiero vola. Noi ci siamo fatti coraggio e siamo entrati tutti insieme piano piano salendo le scale che introducono fin dentro la bocca, con la speranza che non ci avrebbe inghiottito al suo interno chiudendo le labbra e i suoi due dentoni dietro di noi… Siamo entrati ed invece per fortuna abbiamo trovato un tavolo in pietra centrale con una panca, ci siamo seduti a fare merenda e a rilassarci un po’ al fresco delle sue grandi fauci!

La festa dei serpari a Cocullo

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Il 1 maggio 2014 ho vissuto un’esperienza diversa da tutte quelle avute fino a quel momento.

Quando è possibile si sfrutta questa giornata per fare una gita fuori porta. Tempo prima mia cognata mi aveva parlato di una festa tradizionale alla quale aveva già partecipato e che era piaciuta a tutti. L’unico particolare era che si svolgeva il primo giovedì di maggio, che solitamente capita durante un  giorno lavorativo, quindi era difficile ripetere l’esperienza. Era la festa dei serpari a Cocullo, un piccolo borgo abruzzese in provincia dell’Aquila, molto caratteristico. Però dal 2012 questa festa, dedicata a San Domenico, patrono del paese, fu spostata al 1 maggio.

Che gioia! Avevo proprio voglia e curiosità di partecipare al suggestivo rito.

Ovviamente siamo partiti molto presto per non rischiare di trovarci bloccati nel traffico o non riuscire a parcheggiare. E’ stata un’idea ottima, nonostante non fosse eccessivamente tardi abbiamo dovuto parcheggiare all’uscita dell’autostrada: fortunatamente erano ben organizzati con le navette.

I serpari, durante la brutta stagione, raccolgono nei monti e boschi circostanti i serpenti, non velenosi, durante il letargo. Li conservano fino al giorno della festa in cassette di legno, e alla fine vengono rilasciati liberi in natura.

La piazza principale è il luogo dove, in attesa della processione, esibiscono con orgoglio le varie tipi di serpi che sono riusciti a catturare.

Si inizia la camminata lungo le viuzze contornate dalle bancarelle tipiche delle feste e delle sagre. Fortunatamente ci ha accompagnato un bel sole piecevole! Proprio durante la passeggiata che porta alla chiesa di San Domenico, alcuni serpari, mostrano ai turisti i serpenti dando la possibilità di accarezzarli, prenderli e fotografarsi.

A mezzogiorno, dopo la messa, inizia la processione, accompagnata dalla banda,  che percorre il centro storico insieme ai fedeli , con la statua del santo ricoperta dei serpenti.

Noi ovviamente, compresa la piccola Lia, che allora aveva 18 mesi, abbiamo parlato con i serpari, curiosato fra le bancarelle, visitato gli angoli suggestivi del paese, ci siamo emozionati all’uscita della statua di San Domenico, abbiamo accarezzato e preso in mano i serpenti per fotografarci ed avere un bel ricordo di questa giornata particolare.

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Anche per i bambini è stato divertente, perché dopo tutte queste emozioni hanno anche potuto divertirsi sulle altalene del parco, mentre mangiavamo dei gustosi panini.

Sicuramente un’esperienza che vorrò riprovare, infatti  quella dei serpari è una tradizione in cui vale la pena di entrare.

Tra le papere al laghetto Granieri

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Da qualche tempo i miei hanno preso una casa a nettuno, località balneare del litorale laziale.

In estate si popola e spesso vengono organizzati eventi a cui è divertente partecipare.

Un giorno parlando con una vicina di ombrellone, abbiamo scoperto l’esistenza del laghetto granieri, che si trova nel bosco del foglino.  Non voglio parlare di com’era un tempo e di com’è ora, di quello che si poteva fare prima e quello che non si può fare ore…  Semplicemente volevo riportare l’entusiasmo di adulti, ragazzi e bambini nel visitare le sponde del lago! Dopo una mattinata passata in spiaggi, per stemperare il calore di un pomeriggio di luglio due anni fa abbiamo deciso di fare una rilassante e gradevole passeggiata sul lungo lago. Camminando in quest’oasi naturale si possono ammirare vari tipi di animali, si possono noleggiare canoe e spazi per il barbecue. Inoltre ci sono aree di ristorazione e uno spazio dove si organizzano eventi.

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E’ proprio vero, appena arrivati si entra a contatto con la natura e con gli animali che lo popolano. Ci sono le papere che evidentemente sono abituate agli “umani” e appena ti vedono ti vengono incontro perché sanno che gli offrirai qualcosa da mangiare, come del pane. La prima volta con noi sono andate maluccio, perché non sapevamo di questa usanza e quindi non avevamo nulla. Ma poi siamo tornati attrezzati per interagire con loro. Abbiamo visto da vicino papere con i loro anatroccoli, vari tipi di pesci e nutrie.granieri 1

La piccola Lia già mi sta chiedendo quando andremo al mare e quando porteremo da mangiare alle papere! Quest’anno se le godrà di più, perchè in estate avrà poco più di 2 anni e mezzo e quindi sarà più autonoma.