Civita di Bagnoreggio

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Tra i 18 e i 25 anni, con gli amici e i conoscenti che frequentavo in quel periodo, ho vissuto tantissime esperienze. Ci divertivamo ad esplorare e conoscere.

Un giorno uno di noi disse che gli sarebbe piaciuto visitare Civita di Bagnoregio, di cui aveva sentito parlare. Tutti affascinati dalla sua presentazione decidemmo che saremmo andati in gita la domenica, o il sabato successivo (non ricordo il giorno preciso, ma visto che alcuni lavoravano quasi tutte le escursioni le facevamo durante il fine settimana). Era l’anno 2003.

Civita è una frazione del comune di Bagnoregio in provincia di Viterbo, conosciuta come “La città che muore” e attualmente abitata da pochissime persone. L’antico borgo medievale sorge su una collina di tufo, che è in continua erosione e si può raggiungere solo a piedi grazie a un ponte di cemento armato che la collega a Bagnoreggio. Da questo ponte si può ammirare il paesaggio sottostante e i calanchi.

E’ citata tra i borghi più belli d’Italia. E veramente suggestivo visitare le tipiche stradine, con le casette basse caratteristiche, le piccole botteghe, qualche ristorante e le terrazze per poter godere del panorama. E’ stranissimo non vedere alcuna macchina, sembra che il tempo non scorra mai, proprio come l’incanto di una favola!

Sicuramente questa è una delle prossime escursioni che vorrò fare di nuovo con la mia attuale famiglia e gli amici di adesso, per viverla di nuovo facendo altre considerazioni e rimanendo ancora stupita di cotanto spettacolo, ora che ho qualche anno in più! Speriamo che sia rimasto tutto così com’era, anche se leggendo qua e là in internet informazioni di chi c’è stato ultimamente, mi sembra che alcune cose come il parcheggio e l’ingresso alla porta della città siano diventate a pagamento…

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Ps. Nelle foto non ci sono strane presenze, ma ho coperto le persone per la privacy!

La festa dei serpari a Cocullo

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Il 1 maggio 2014 ho vissuto un’esperienza diversa da tutte quelle avute fino a quel momento.

Quando è possibile si sfrutta questa giornata per fare una gita fuori porta. Tempo prima mia cognata mi aveva parlato di una festa tradizionale alla quale aveva già partecipato e che era piaciuta a tutti. L’unico particolare era che si svolgeva il primo giovedì di maggio, che solitamente capita durante un  giorno lavorativo, quindi era difficile ripetere l’esperienza. Era la festa dei serpari a Cocullo, un piccolo borgo abruzzese in provincia dell’Aquila, molto caratteristico. Però dal 2012 questa festa, dedicata a San Domenico, patrono del paese, fu spostata al 1 maggio.

Che gioia! Avevo proprio voglia e curiosità di partecipare al suggestivo rito.

Ovviamente siamo partiti molto presto per non rischiare di trovarci bloccati nel traffico o non riuscire a parcheggiare. E’ stata un’idea ottima, nonostante non fosse eccessivamente tardi abbiamo dovuto parcheggiare all’uscita dell’autostrada: fortunatamente erano ben organizzati con le navette.

I serpari, durante la brutta stagione, raccolgono nei monti e boschi circostanti i serpenti, non velenosi, durante il letargo. Li conservano fino al giorno della festa in cassette di legno, e alla fine vengono rilasciati liberi in natura.

La piazza principale è il luogo dove, in attesa della processione, esibiscono con orgoglio le varie tipi di serpi che sono riusciti a catturare.

Si inizia la camminata lungo le viuzze contornate dalle bancarelle tipiche delle feste e delle sagre. Fortunatamente ci ha accompagnato un bel sole piecevole! Proprio durante la passeggiata che porta alla chiesa di San Domenico, alcuni serpari, mostrano ai turisti i serpenti dando la possibilità di accarezzarli, prenderli e fotografarsi.

A mezzogiorno, dopo la messa, inizia la processione, accompagnata dalla banda,  che percorre il centro storico insieme ai fedeli , con la statua del santo ricoperta dei serpenti.

Noi ovviamente, compresa la piccola Lia, che allora aveva 18 mesi, abbiamo parlato con i serpari, curiosato fra le bancarelle, visitato gli angoli suggestivi del paese, ci siamo emozionati all’uscita della statua di San Domenico, abbiamo accarezzato e preso in mano i serpenti per fotografarci ed avere un bel ricordo di questa giornata particolare.

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Anche per i bambini è stato divertente, perché dopo tutte queste emozioni hanno anche potuto divertirsi sulle altalene del parco, mentre mangiavamo dei gustosi panini.

Sicuramente un’esperienza che vorrò riprovare, infatti  quella dei serpari è una tradizione in cui vale la pena di entrare.