Civita di Bagnoreggio

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Tra i 18 e i 25 anni, con gli amici e i conoscenti che frequentavo in quel periodo, ho vissuto tantissime esperienze. Ci divertivamo ad esplorare e conoscere.

Un giorno uno di noi disse che gli sarebbe piaciuto visitare Civita di Bagnoregio, di cui aveva sentito parlare. Tutti affascinati dalla sua presentazione decidemmo che saremmo andati in gita la domenica, o il sabato successivo (non ricordo il giorno preciso, ma visto che alcuni lavoravano quasi tutte le escursioni le facevamo durante il fine settimana). Era l’anno 2003.

Civita è una frazione del comune di Bagnoregio in provincia di Viterbo, conosciuta come “La città che muore” e attualmente abitata da pochissime persone. L’antico borgo medievale sorge su una collina di tufo, che è in continua erosione e si può raggiungere solo a piedi grazie a un ponte di cemento armato che la collega a Bagnoreggio. Da questo ponte si può ammirare il paesaggio sottostante e i calanchi.

E’ citata tra i borghi più belli d’Italia. E veramente suggestivo visitare le tipiche stradine, con le casette basse caratteristiche, le piccole botteghe, qualche ristorante e le terrazze per poter godere del panorama. E’ stranissimo non vedere alcuna macchina, sembra che il tempo non scorra mai, proprio come l’incanto di una favola!

Sicuramente questa è una delle prossime escursioni che vorrò fare di nuovo con la mia attuale famiglia e gli amici di adesso, per viverla di nuovo facendo altre considerazioni e rimanendo ancora stupita di cotanto spettacolo, ora che ho qualche anno in più! Speriamo che sia rimasto tutto così com’era, anche se leggendo qua e là in internet informazioni di chi c’è stato ultimamente, mi sembra che alcune cose come il parcheggio e l’ingresso alla porta della città siano diventate a pagamento…

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Ps. Nelle foto non ci sono strane presenze, ma ho coperto le persone per la privacy!

Il parco dei mostri a Bomarzo

Più o meno sei anni fa, sono andata a visitare il parco dei mostri a bomarzo, in provincia di Viterbo. Ero con il mio compagno nino, le sue due figlie, suo fratello con la moglie: ci siamo divertiti ad osservare e vivere questo “sacro bosco”. Si tratta di un “labirinto” dove sono presenti enormi statue che rappresentano figure mitologiche, Dei, creature enormi di roccia che possono sembrare mostruose (Ercole, Pegaso, la Tartaruga, Saturno, Ninfa, Ninfeo, Cerere, l’Elefante, il Drago, l’Orco, Cerbero …). L’enigmaticità, il mistero e il simbolismo si possono intravedere già all’entrata del parco, dove sono presenti due piccole sfingi. E’ passato un po’ di tempo da quando lo abbiamo visitato, e non voglio aprire una discussione sul metodi di gestione, di mantenimento del sito, o del costo del biglietto di 10 euro a testa per gli adulti, che per una famiglia numerosa può essere un po’ altino. Mi piace semplicemente ricordare una giornata ed un’esperienza affascinante ed insolita…

Questo parco fu voluto dal principe Pier Francesco (detto Vicino) Orsini, nel 1552, e realizzato dall’architetto Pirro Ligorio.

Abbiamo scattato tante foto bizzarre, purtroppo alcune sono andate perse e sono rimasta malissimo…

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L’escursione completa può essere effettuata in un’ora e mezza, ma se ci prendiamo un po’ più di tempo possiamo cercare di interpretare le scritte scolpite sulle sculture, oppure, se siamo con dei bambini, come eravamo noi, possiamo divertirci ad inventare racconti fantastici. Per quanto riguarda la storia reale di ogni monumento, sulla cartina che ci hanno fornito all’entrata, non c’è scritto nulla, quindi prima di andare, se si vuole entrare appieno nella “vita” delle creature, ci si deve documentare… La vegetazione e le cascate d’acqua aiutano a rendere il posto suggestivo.

Le sculture sono tutte particolari e degne di nota, ma io vorrei ricordarne due in particolare che sono rimaste impresse anche nei ricordi delle bambine: la casa pendente e l’orco.

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Appena si entra nella casa pendente sembra di non riuscire a mantenere l’equilibrio e ci si sente stralunati, come se si stesse costantemente sul punto di cadere. Noi facevamo a gara a chi resisteva di più!

“Ucci ucci, sento odor di cristianucci”. Secondo le tradizioni folcloristiche e nelle fiabe nordiche, gli orchi sono mostri enormi, cattivi che mangiano uomini e bambini. La scultura dell’Orco di Bomarzo, a prima vista sembra proprio svolgere la sua funzione di spaventare i visitatori, con la  grande bocca aperta e gli occhi sbarrati. Sulle labbra c’è scritto: ogni pensiero vola. Noi ci siamo fatti coraggio e siamo entrati tutti insieme piano piano salendo le scale che introducono fin dentro la bocca, con la speranza che non ci avrebbe inghiottito al suo interno chiudendo le labbra e i suoi due dentoni dietro di noi… Siamo entrati ed invece per fortuna abbiamo trovato un tavolo in pietra centrale con una panca, ci siamo seduti a fare merenda e a rilassarci un po’ al fresco delle sue grandi fauci!

La festa dei serpari a Cocullo

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Il 1 maggio 2014 ho vissuto un’esperienza diversa da tutte quelle avute fino a quel momento.

Quando è possibile si sfrutta questa giornata per fare una gita fuori porta. Tempo prima mia cognata mi aveva parlato di una festa tradizionale alla quale aveva già partecipato e che era piaciuta a tutti. L’unico particolare era che si svolgeva il primo giovedì di maggio, che solitamente capita durante un  giorno lavorativo, quindi era difficile ripetere l’esperienza. Era la festa dei serpari a Cocullo, un piccolo borgo abruzzese in provincia dell’Aquila, molto caratteristico. Però dal 2012 questa festa, dedicata a San Domenico, patrono del paese, fu spostata al 1 maggio.

Che gioia! Avevo proprio voglia e curiosità di partecipare al suggestivo rito.

Ovviamente siamo partiti molto presto per non rischiare di trovarci bloccati nel traffico o non riuscire a parcheggiare. E’ stata un’idea ottima, nonostante non fosse eccessivamente tardi abbiamo dovuto parcheggiare all’uscita dell’autostrada: fortunatamente erano ben organizzati con le navette.

I serpari, durante la brutta stagione, raccolgono nei monti e boschi circostanti i serpenti, non velenosi, durante il letargo. Li conservano fino al giorno della festa in cassette di legno, e alla fine vengono rilasciati liberi in natura.

La piazza principale è il luogo dove, in attesa della processione, esibiscono con orgoglio le varie tipi di serpi che sono riusciti a catturare.

Si inizia la camminata lungo le viuzze contornate dalle bancarelle tipiche delle feste e delle sagre. Fortunatamente ci ha accompagnato un bel sole piecevole! Proprio durante la passeggiata che porta alla chiesa di San Domenico, alcuni serpari, mostrano ai turisti i serpenti dando la possibilità di accarezzarli, prenderli e fotografarsi.

A mezzogiorno, dopo la messa, inizia la processione, accompagnata dalla banda,  che percorre il centro storico insieme ai fedeli , con la statua del santo ricoperta dei serpenti.

Noi ovviamente, compresa la piccola Lia, che allora aveva 18 mesi, abbiamo parlato con i serpari, curiosato fra le bancarelle, visitato gli angoli suggestivi del paese, ci siamo emozionati all’uscita della statua di San Domenico, abbiamo accarezzato e preso in mano i serpenti per fotografarci ed avere un bel ricordo di questa giornata particolare.

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Anche per i bambini è stato divertente, perché dopo tutte queste emozioni hanno anche potuto divertirsi sulle altalene del parco, mentre mangiavamo dei gustosi panini.

Sicuramente un’esperienza che vorrò riprovare, infatti  quella dei serpari è una tradizione in cui vale la pena di entrare.