Intervista a Lia

Ciao Lia, quanti anni hai?

2 e più!

quando sei nata?

il 23/11/2012 all’ospedale sandro pertini di roma

cosa ricordi di quando eri nella mia pancia?

ricordo che quando sono arrivata e ancora non lo sapevi ci hai messo un po’ per renderti conto perchè non ti sembrava possibile fossi arrivata così in fretta!

la serenità, l’allegria, le cosine che mangiavi pochine e in continuazione…

eh si, ma avevo la nausea tutto il giorno! Poi?

la musica che ascoltavamo

il ginecologo che appena mi vedeva con l’ecografia mi diceva “buongiorno” e quando mi faceva le foto diceva “ecco le zampette”.

e la prima volta che ho sentito il tuo cuore battere, mi è sembrata la corsa di un cavallo lungo il mara, un tamburo a festa, un martello pneumatico a festa… scusa, continua.

ricordo le parole che mi dicevi e le carezze che mi davi, le coccole col nostro coniglietto, le coccole con papi e le sorelline

la leggerezza di quando nuotavamo nel mare

il rilassamento di quando facevamo la doccia e puntavi l’acqua dritta sulla pancia,

le ansie e i dubbi che avevi

la gioia di accogliermi

le scale e le passeggiate che facevi alla fine per stimolare la mia decisione di nascere… però ero troppo comoda li dentro… anche se poi ho scoperto che è bello anche fuori

Appena nata cosa è successo?

Aiuto, mi stanno chiamando… devo uscire… che succede… forse devo spingere anche io… mi facevo strada con la testolina e tu spingevi, ti dicevano che era presto, però poi si sono accorti che ero io e ti hanno detto di continuare…

sai che ancora adesso nemmeno io ho capito bene…

Dentro stavo calda, protetta, ovattata… ora? sono nuda… che siete??? mi poggiano qui sopra… uh mi sa proprio che questa è mamma… che buon’odore, che del tepore, che tranquillità…

è durato poco però…

eh si, nella pancia eri talmente biricchina e ballerina che ti sei tutta intorcigliata col cordone, collo, gambe, patatina…

mmm la prima notte non ho potuto starti vicino, perchè avevi un po’ sofferto e dovevano controllare, però venivo spesso al nido per vedere quanto eri bella!

si, è vero, che bello essere tra le tue braccia! ma quella cos’è… una sisotta!!!! si ciuccia!!!! che gioia!!!! di nuovo quel profumo, quel tepore, quella tranquillità! sono invincibile, qui con te non potrà succedermi nulla! Però ricordo che poi siamo state sempre insieme in camera…

si, si!!! abbiamo iniziato a conoscerci, scrutarci, capirci…

che bello!

cosa ti piace fare?

tante cose! giocare, correre, ballare, cantare, leggere con i miei, conoscere i bambini, andare al parco, giocare con amichetti e cuginetti, disegnare con i colori a dita, usare il tablet cellulare e computer… Sono un po’ testarda, però mi diverto!

lo so che ti diverti, non stai ferma un secondo!

ma mamma, questo è il mio lavoro!

ah dimenticavo, adoro i peluches di ogni forma e colore!

cosa ti rilassa?

le canzoncine cantate piano piano e la sisotta!

la sisotta?!?!?! ancora la prendi?

eemmhhh, si, perchè? che c’è di male? ogni tanto ci dicono che dobbiamo smettere, però è così buona! e poi tu non me la dai più così spesso come prima, a volte mi sembra che cerchi di distrarmi o mi offri qualcosa di cui sono golosa…. vabbè mi accontento dei momenti della nanna o se proprio sono inconsolabile, va!

il tuo sogno nel cassetto da bambina di 2 anni?

io devo andare a scuola, come le mie sorelle! e l’anno prossimo vado alla scuola mia con i bambini che ballano e l’arcobaleno. gioco, studio, faccio i compiti…

hihi! sei troppo buffa quando vuoi andare a scuola per forza… chissà se sarà davvero così!

Ti piace il mare?

non vedo l’ora di andarci questa estate! devo fare i castelli, il bagno, giocare con la sabbia…

scusa mamma, ma devo andare da chiarina (mia sorella) a giocare con le costruzioni.

ciao, a dopo!

Il mio rifugio sicuro

Un genitore è sempre pronto ad offrire cure e attenzioni continuative, a riconoscere i bisogni del figlio, è capace e disponibile a rispondere immediatamente alle sue richieste, quindi diventa un rifugio sicuro, che lo accarezza e lo prende in braccio per dare conforto se il piccolo è a dsagio.

Grazie ai professori che insegnano nella scuola di specializzazione in psicoterapia (basata sulla teoria dell’Attaccamento) e agli allievi psicologi che la frequentano, ho capito che al compimento del primo anno, la mamma diventa la sua base sicura, dal quale il bambino si può allontanare tranquillamente per effettuare le proprie esplorazioni ed affacciarsi al mondo, per poi tornare da lei in caso di necessità.

La mamma dovrebbe porsi al figlio facendogli capire che sarà pronta a proteggerlo se ce ne sarà la necessità. Però non sarà una figura soffocante ed iperprotettiva, ma si metterà da parte se il bimbo non manifesterà il bisogno dell’aiuto.

L’attaccamento sicuro si crea proprio in questo modo. Il bambino saprà esprimere le sue emozioni di paura e di gioia, perchè la sua figura di attaccamento ha accettate e continua a farlo, quindi anche gli altri sapranno accoglierle e ben interpretare. Il genitore sicuro vede il mondo dal punto di vista del piccolo, e viceversa; è capace di amarlo per quello che è e non per quello che dovrebbe essere.

Ci sono vari tipi di attaccamento (sicuro, insicuro, evitante, ambivalente, disorganizzato…), ma non sono in grado di parlarne. Volevo solo proporre una bella visione del legame genitore-figlio, che si crea fin dal concepimento e secondo me continua tutta la vita.

Leggiamo! Raccontiamo! Parliamo!

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Fin dal primo giorno che ho scoperto la mia gravidanza ho iniziato a parlare con la nuova vita che cresceva dentro di me. Le raccontavo le mie giornate, le cantavo canzoncine o recitavo filastrocche, le spiegavo cosa immaginavo di lui (ancora non sapevo che si trattava di una lei), leggevo racconti, favole o libri. Poi sentivamo la musica, quella che piace a me, oppure quella dei bambini e dei cartoni animati. A me è venuto subito spontaneo, però sembra che questi atteggiamenti siano importantissimi per un buono sviluppo del feto. Sembra che già da li dentro sia in grado di riconoscere e ricordare suoni e voci. E’ per questo che anche suo papà quotidianamente veniva a fare le coccole alla pancia. Le dava dei colpettini, delle carezze, che poi lei potesse ricordare e custodire e le diceva parole dolci, cosicchè potesse sentire vicino anche il suo papà. Nino, il mio compagno, ha già due bambine, Eliana e Chiara. Quando hanno saputo che presto sarebbe arrivata una sorellina, sono state contente e stupite. Mi ricordo che quando Lia ha iniziato a muoversi, Chiara voleva sentirla a tutti i costi, così passava le giornate calde di agosto 2012 abbarbicata alla mia pancia in attesa di creare un contatto con l’esserino al suo interno… Beh, appena nata, da subito mi è sembrato che tra di loro si fosse instaurato un legame forte e speciale! Lia cercava Chiara, rideva e a modo suo voleva di comunicare con lei.
Dopo la nascita i nostri rituali sono continuati tutti… le coccole, le carezze, i massaggi, gli sguardi, le canzoni e le filastrocche, i contatti, le canzoni e la musica… Sembra che tutto ciò aiuti lo sviluppo cognitivo del bambino, ed io aggiungerei che sicuramente lo rende partecipe, felice e sereno.
Io lavoro in una scuola di specializzazione in psicoterapia, basata sull’attaccamento. Spesso, quando Lia era piccola avevo la possibilità di portarla con me. Lei ha sempre elargito grandi sorrisi, ed è sempre stata pronta a reagire agli stimoli ed a scoprire il mondo. Una professoressa mi disse che aveva avuto da subito gli stimoli giusti. Se è così gioviale e allegra vuol dire che mangia bene, dorme bene ed ha un buono sviluppo cognitivo! Nessuno nasce imparato e scoprire che fino a quel momento che la piccolina aveva appena 4 mesi , avevamo capito tutti i suoi bisogni è stato fantastico!
Anche se il bambino appena nato, per ovvie ragioni, non può parlare, la sua voglia di conoscenza è eccezionale e la sensibilità ai suoni e alle parole è grande. Per imparare a parlare, ha bisogno di una continua stimolazione con le parole. Mentre ci si coccola con le frasine, le filastrocche, le ninne nanne, il cucciolino avidamente incamera, ricorda, assorbe e memorizza.

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Il linguaggio si crea giorno dopo giorno, mattoncino dopo mattoncino, i piccoletti lo costruiscono a proprio modo ascoltando chi parla con loro, soprattutto durante il primo anno. Prima o poi il linguaggio sboccerà: ogni bambino è a se, quindi non si può sapere quando, ma prima o poi arriverà!

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Con Lia è stata tutta una scoperta. Quando qualcuno parlava lei sembrava proprio che cercasse di interagire, quasi come se a modo suo volesse rispondere, guardava la bocca mentre pronunciavamo le parole. Lia ha iniziato a parlare abbastanza presto e a 18 mesi ha pronunciato la sua prima vera frase. Che emozione! Eravamo al parco e c’era una bimba che voleva andare sullo scivolo. Lia l’ha presa per mano e le ha detto: ”bimba, tu sola no, ti appagno io!” E insieme, traballanti ma contente sono andate verso lo scivolo sotto la nostra supervisione! Da li è stato un crescendo, imparava sempre cose nuove e si divertiva a fare discorsetti. In realtà, come quando era nel pancione, non sta ferma e zitta un attimo. Anche se è sul passeggino canticchia da sola e ripete le filastrocche che ha imparato. Se arriva una parola o una frase difficile che non ha mai sentito la ripete finchè non riesce a dirla ed alla fine esclama: ”ce l’ho fatta!”.
Le piace la musica e ballare: riesce a danzara anche sul suono della campana o dell’ambulanza!
Quando leggo con Lia, le mimo le scene, intono i discorsetti, guardiamo le figure e facciamo gli indovinelli!
Ci ritagliamo sempre ogni giorno dei momenti per giocare, leggere, vedere i video insieme…

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Questo è uno dei libri di quando ero piccolina che mia mamma ha conservato!

MASHA E ORSO!

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Quanto è bello, divertente e simpatico questo cartone!

Oserei dire anche… educativo! Ovviamente non per i mille e più pasticci che combina la pestifera Masha, ma perché grazie alla lei la mia piccola Lia ha inserito nel suo vocabolario tante frasette sfiziose… Ad esempio: “ho combinato un pasticcio”, oppure “che bella giornata”…

Quando abbiamo scoperto questo cartone di origine russa ci siamo tutti incantati a scoprire le disavventure del grande orso e tutte le buffe situazioni in cui Masha lo coinvolge. Lia si diverte tantissimo e secondo me è un bell’esempio di convivenza tra bimbi, animali e natura! I disegno 3d, i colori e le canzoni sono belli e accattivanti.

Ogni tanto per scherzare chiamo mia figlia “Masha” perchè come lei una ne fa e ottomila ne pensa.

Masha è una bimbetta entusiasta e vivace che vive in un mondo allegro e spensierato: proprio per queste sue caratteristiche combina tanti quai, mai con cattiveria. Vuole molto bene al suo amicone orso, che al contrario ama la tranquillità. Orso, malgrado non parli, comunicando tramite rugiti o gesti, risulta ben comprensibile a tutti. Sa cucinare, pescare, leggere, scrivere, pitturare… E’ stato un artista del circo! A volte sembra che senza Masha si annoi… A suo modo anche lui le dimostra il suo affetto, sembra quasi un papà: la accudisce, si prende cura di lei, la castiga…

Sono carini anche tutti gli animali che ruotano intorno alle storie: coniglio, lupi, orsa, scoiattoli, cane, tigre, pinguino, panda…

Domenica per caso in un centro commerciale abbiamo trovato un libro gioco con i quiz e la penna elettronica che suona se la risposta è esatta: ovviamente il merchandising è arrivato anche in Italia, come per tutte le cose che hanno successo e sono molto seguite.

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Tra tutti Lia ha scelto “Quiz e filastrocche”. Lia ha compiuto 2 anni a novembre 2014, quindi dobbiamo giocare insieme: leggiamo le filastrocche e lei trova la risposta esatta, se indovina fa una festa! Ci sono dei quiz per capire, ad esempio, se sono di più le mele o le carote raccolte: questa domanda per Lia è facile, perchè sa contare fino a quindici, quindi è molto orgogliosa quando indovina quali sono quelle “tante tante”.

La festa del mio papino paperotto!

festa papino paperotto

Il tempo vola, ed eccoci di nuovo ad escogitare qualcosa di bello per la festa del nostro papino paperotto!

La festa del papà o festa del babbo è una ricorrenza civile diffusa in tutto il mondo. In Italia si festeggia il 19 marzo, il giorno di san Giuseppe, padre putativo di Gesù, che insieme a Maria e Gesù bambino sono riconosciuti come Sacra Famiglia. San Giuseppe, rappresenta la figura del padre e del marito devoto, quindi nella tradizione protegge anche gli orfani, le giovani nubili e le persone meno fortunate. Festeggiare la paternità è un uso diffuso in tutto il mondo, ma in date diverse: ad esempio in Russia viene celebrata il 2 febbraio come festa dei difensori della patria, in Germania 40 giorni dopo la Pasqua durante il giorno dell’Ascensione…

La prima celebrazione del papà avvenne il 5 Luglio 1908 a Fairmont, nel West Virginia, nella chiesa metodista locale. Non conoscendo la festa di Fairmont, il 19 giugno 1910 la signora Sonora Smart Dodd a Spokane (Washington) volle dedicare un momento speciale al suo papà, che era un veterano della guerra di secessione americana, il giorno del suo compleanno, sollecitando l’ufficializzazione di questa ricorrenza. La signora Dodd, si ispirò ad un sermone che ascoltò in chiesa nel 1909 durante la festa della mamma.

Quindi è dai primi decenni del XX secolo, che festeggiamo la paternità e i nostri padri in tutto il mondo e spesso ci facciamo aiutare da un dono, come una parte di una medaglia condivisa con la festa della mamma.

Quando l’usanza arrivò in Italia ci si accordò per celebrarla il giorno della Festa di San Giuseppe.

Da buona donna campana, Nonna Vinci (la mamma del mio compagno), come la chiamano i nipotini e anche noi adulti, ci prepara tutti gli anni le zeppole di san Giuseppe: sono delle frittelle schiacciate con sopra crema pasticcera o marmellata, che possono essere fritte o al forno. Lei ce le prepara fritte e fa anche una variante a ciambella… Stiamo tutti intrepida attesa…!

Questo è un dolce che si prepara in campania, ma ci sono diverse tradizioni a seconda del luogo in cui ci si trova.

Inizialmente era considerata Festa Nazionale, poi abrogata, quindi ora è rimasta come occasione per bambini e adulti di dedicare un momento speciale ai propri padri. Siamo sempre alla ricerca di idee per stupirli: tante sono le cose da poter regalare, ma spesso le più graditi risultano quelli create con le proprie manine! Infatti noi da ora ci mettiamo all’opera escogitando qualcosa di carino! Speriamo…!