Intervista a DANIEL, il PROTAGONISTA del romanzo “Un lupo nel cuore”, di Catia P. Bright

E finalmente riesco a farvi deliziare della quinta intervista fatta al protagonista di un romanzo che ho amato profondamente. Passione, amore, simpatia, ironia e usanze legate al periodo storico si mescolano dando vita a “Un lupo nel cuore” (link amazon), i cui protagonisti sono Lord Daniel Carlington che è erotico anche solo respirando (d’altronde il suo prestavolto è un certo Henry Cavill) e Annabelle buffa e gentile, una rossa tutto pepe dall’irresistibile profumo di vaniglia e cannella. (link pagina facebook del romanzo)

Grazie al tenebroso Lord, per avermi concesso di stare un po’ in sua compagnia! Del tempo è passato dal nostro incontro e chiedo perdono per essermi fatta attendere troppo… E ora siamo in attesa del secondo volume che spero Catia ci regali a breve!

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Invidiooooose, eh? Daniel è davvero tanta roba! Sarebbe bello incontrare anche Ann!

  • Daniel, sei stato un protagonista prepotente? Hai fatto ciò che Catia aveva in mente, oppure hai fatto sentire le tue ragioni nella sua testa e hai vinto contro di lei?

Miss Alessia, io non mi definisco un uomo prepotente, in special modo non potrei mai esserlo con le donne. Ma ammetto di avere un carattere forte, tendo a rubare la scena e sono conscio del fascino che esercito sulle signore. Per come la vedo, non sono stato io a far valere le mie ragioni, è stata Mrs. Catia a lasciarmi le redini del comando.

  • Sei orgoglioso di essere uscito dalla penna di Catia?

Molto orgoglioso. Mi ha reso… umano, e per questo non le sarò mai abbastanza grato.

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  • Ti va di raccontarci qualcosa di lei? Che tipo di scrittrice è? Per esempio, prende appunti non appena le balena un’idea in mente? Utilizza appunti e post-it sparsi da assemblare quando c’è il momento e l’ispirazione giusta, oppure è meticolosa e perfettina?

Mrs. Catia è un’istintiva che si lascia trasportare dall’ispirazione, rifugge ogni metodo ed è l’esatto contrario della perfettina. Di solito non utilizza post-it o appunti sparsi, ma, nel caso di “Un lupo nel cuore”, girava sempre con quaderni e quadernoni dove scrivere interi pezzi di capitoli perché era davvero divorata dal sacro fuoco della scrittura.

  • Parlaci del fatto che lei sia abbastanza eclettica e scrive anche genere horror. Quante altre sorprese ci riserva?

Sono stato il primo a stupirmi di essere uscito dalla sua penna perché non aveva mai scritto qualcosa di romantico prima! Ma forse era inevitabile, prima o poi. Anche se scrive racconti horror e noir, la sua scrittrice preferita è pur sempre Jane Austen ed è molto legata anche al genere fantasy… Insomma, non so quali altre sorprese ci riserva per il futuro, so solo che non metterei limiti alla sua vena creativa.

  • Mentre lei ti scriveva, quale era il suo umore? Era sicura di sé, di te e di ciò che stava narrando? Mentre ti pensava, scarabocchiava, sentiva la musica, oppure era in religioso silenzio? Hai mai provato a sedurla?

Quante domande, Miss Alessia! Parto rispondendo dall’ultima: mi preme precisare che io non sono un libertino o un seduttore incallito. Le molte amanti che ho avuto si erano sempre interessate loro stesse di me per prime e io mi sono limitato a… non deluderle. Perciò la risposta è no. Anche perché, mentre Mrs. Catia narrava la nostra storia, ero molto, molto, molto concentrato su Annabelle e lo sono tutt’ora. Per il resto la nostra autrice ama il silenzio, mentre scrive. Procedeva davvero spedita e sicura di sé e mi sembrava molto felice e piena di energia per questo. Senza dubbio, essendo il suo primo romanzo lungo, sarà stata travolta in modo positivo da una tale ispirazione.

  • Ti va di parlarci un po’ di te, e il fatto che l’autrice ti abbia concepito talmente erotico da esserlo anche rimanendo immobile?

Miss Alessia, se fossi un ragazzino alle prime armi sarei arrossito a questa definizione… Sono lusingato dall’esercitare una simile attrattiva per il gentil sesso, ovviamente. Suppongo che la mia altezza, il fisico prestante, gli occhi verdi e il fatto di avere tutti i capelli al loro posto siano elementi fondamentali per la gradevolezza del mio aspetto esteriore. Per quanto riguarda il carattere, amo sia i momenti di solitudine e riflessione che la compagnia. Ho viaggiato da solo per dieci anni intorno al mondo e conosciuto ogni sorta di persone. Ma ci sono alcuni aspetti di me di cui preferisco non parlare.

  • E… Annabelle, buffa e gentile dall’irresistibile profumo di vaniglia e cannella? E la sua prorompente famiglia?

Oh, Annabelle è così… così… Non trovo le parole, sono rimasto totalmente stregato da lei!  Una creatura così genuina, spontanea, istintiva, generosa e imprevedibile… È diversa da tutte le donne che ho incontrato finora e il suo amore per me è talmente puro e incondizionato da rendermi l’uomo più felice della terra. Temo perfino di non esserne degno. Anzi, di certo non sono degno della fortuna che ho avuto nel conquistare il cuore della mia piccola fata…

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  • Tra le pagine di “Un lupo nel cuore” hai avuto un antagonista di tutto rispetto: Lord Salinger. Cosa ci puoi dire di lui?

Questo argomento mi rattrista molto, Miss Alessia. Io e Gerard abbiamo trascorso tutte le nostre estati insieme dall’infanzia fino ai diciannove anni, prima che io lasciassi l’Inghilterra per intraprendere il mio lungo viaggio. Eravamo amici, dunque, ma purtroppo avemmo un diverbio molto acceso proprio poco prima della mia partenza e questo ha rovinato i nostri rapporti per sempre. Il suo cuore si è indurito, non ha mai superato quei lontani momenti e non ha fatto nulla per sanare quella ferita. Anzi, mi ha giurato guerra da allora e questo ha influenzato tutte le azioni malvagie che ha compiuto nella storia che conoscete.

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  • Invece… tuo padre e il fidato Harris?

Scusatemi per questo, ma non voglio affatto parlarvi di mio padre. Era un uomo crudele, che causò la morte di mia madre e che non merita di essere né ricordato né nominato. Harris, invece, è una figura preziosa nella mia vita. Al servizio della mia famiglia dai tempi di mio nonno, sono praticamente cresciuto sotto il suo sguardo attento e imperturbabile e sono molto legato a lui. Ha questa tendenza fastidiosa a fare da voce della mia coscienza, ma è l’affetto che lo spinge a queste ingerenze e, in fondo, a me fa bene starlo a sentire di tanto in tanto.

  • Il destino è davvero segnato e ineluttabile, oppure si può combattere grazie alla passione e l’amore? L’amore salva? Oppure distrugge inesorabilmente? Ovviamente, per favore, non spoilerare.

L’amore può distruggere e può salvare. Dipende da come lo si accoglie nel proprio cuore e da come lo si vive. E può avere una grande influenza sul destino di chiunque anche se io non ero affatto convinto di questo, prima. Qualcuno mi ha insegnato che cos’è l’amore e qual è il suo potere. Se avete letto la mia storia, sapete cosa intendo.

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foto creata da Valentina Piazza

  • Il romanzo inizia con una lettera che, probabilmente, è la porta che rimane aperta per un possibile sequel, come anche un personaggio secondario che… chissà… Quindi, ci sarà una nuova storia che vede protagonisti te e Annabelle?

Ci sarà. Ho saputo della lettera di cui parlate, ma non posso ancora rivelarvi chi me ne ha fatto cenno e in quale occasione. Posso dirvi che è stata scritta da un mio amico, italiano come voi, che probabilmente è in pericolo e che si sta nascondendo da qualcuno o… qualcosa. Al momento ne ho perso le tracce. Mentre immagino vi riferiate a Peter Crown nominando “un personaggio secondario”. Il ragazzo ha scelto di partire per andare incontro al suo destino. Ammiro il suo coraggio e spero che torni sano e salvo per raccontare a tutti noi, prima o poi, la sua storia.

  • Un’altra domanda arriva prepotente: una piccola anticipazione del prossimo romanzo?

Non so quanto posso dire su questo… Certo, cambiano molte cose. Cambia lo scenario, cambiano i personaggi che ci circondano, cambiano i pericoli in agguato. E cambia anche il mio rapporto con Annabelle, perché, tutto sommato, dobbiamo ancora conoscerci veramente. L’amore che ci unisce, però, rimane. Non potrei più vivere senza…

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  • Che tipo di rapporto ti piacerebbe costruire con i tuoi lettori, Daniel?

Spero di cuore che vadano oltre le apparenze e non si fermino solo al fatto che sono nobile, di bell’aspetto e con una natura segreta. Sono un uomo con pregi e difetti. Spero che vogliano conoscere tutto di me, nel bene e nel male.

  • Catia, invece tu? Tendi a tenere le distanze, oppure assumi un atteggiamento confidenziale con chi ti legge?

 Ciao a tutti! Cominciavo a sentirmi di troppo con tutte queste domande a Lord Carlington… Quali distanze? Sono troppo socievole per mantenerle. Però ci tengo molto alla buona educazione (sembro la mamma di Annabelle), quindi sì alla confidenza senza risultare invadenti.

  • Tra le tue pagine, c’è un chiaro omaggio a Jane Austen, e anche alla letteratura in generale, cosa ne pensi?

Penso che si debba scrivere quello che si ha dentro e Jane Austen ha segnato in modo profondo un periodo della mia vita, mi ha rapita, mi ha fatta sognare e mi ha insegnato molto anche sulla scrittura. Quindi l’omaggio è nato in modo spontaneo, mi è sgorgato dal cuore.

  • Cosa ci puoi raccontare di quel periodo, nella campagna inglese del 1824, e tutti i balli, le feste, le vostre affascinanti vite?

È una domanda per me (Catia) o per Lord Carlington? Per quel che mi riguarda, caspita, qui bisognerebbe fare un trattato di sociologia! Mi limiterò a dire che ogni periodo storico e ogni ambientazione hanno un loro fascino che può essere scoperto attraverso le pagine di un libro (sia scritto all’epoca che da validi autori dei nostri giorni). E poi, se amate un tipo di romanticismo che fa crescere la passione a poco a poco e non segua la regola odierna del “tutto e subito”, sicuramente l’Ottocento fa al caso vostro.

  • Daniel, cosa desideri per il tuo futuro o quello delle prossime creature di Catia? La pubblicazione nel catalogo di qualche casa editrice? Cosa cambierebbe dall’essere self?

Daniel è stato chiamato in disparte dal suo maggiordomo perciò rispondo di nuovo io (Catia). Qui bisogna essere onesti: vedere un proprio titolo esposto fisicamente nelle librerie è sicuramente una di quelle gioie che ogni scrittore spera di provare, prima o poi. Inoltre, avere alle spalle una casa editrice di calibro significa anche qualche chance in più, che so, di essere tradotti, per esempio. Ma il self offre anche tanti vantaggi in fatto di libertà e anche, talvolta, di guadagno diretto, questo ormai si sa.

  • Chi desidereresti interpretasse te, Annabelle e gli altri in una eventuale trasposizione cinematografica? Con quale regista ti piacerebbe lavorare? E la colonna sonora?

Chiedo scusa per la piccola assenza, ho ricevuto un messaggio urgente e ho dovuto dare disposizioni a Harris. Dove eravamo rimasti? Ah, sì, il cinema. Una meraviglia inesistente alla mia epoca… Mi hanno parlato molto bene di questo Henry Cavill, anche lui britannico. Certo è più basso di me e di qualche anno più vecchio, ma il viso è molto somigliante. Trovare un’attrice con tutte le lentiggini di Annabelle, invece, è più difficile, ma quella che in generale le somiglia di più è forse Kaya Scodelario, pur avendo gli occhi di un altro colore. Per Salinger mi suggeriscono Tom Payne. Anche per il regista resterei in patria ci sarebbe Joe Wright, il regista di Pride and Prejudice del 2005… ma se fosse il Guy Ritchie di Sherlock Holmes? Sicuramente darebbe molto brio e ritmo a questa storia in costume fuori dal comune…

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  • Raccontaci le emozioni di Catia nel momento in cui ha pigiato il bottone della pubblicazione…

C’era grande trepidazione! Ma anche una sorta di momento liberatorio, tipo o la va o la spacca, quel ch’è fatto, è fatto, buttiamoci. Tutto sommato, la nostra autrice non aveva nulla da perdere essendo la sua prima prova in questo genere.

  • Perché dovremmo leggerti?

Perché siete romantici, ma non troppo sdolcinati. Perché vi piace quel pizzico di mistero che intriga in una storia. Perché amate un po’ di ritmo nello stile. Perché la campagna inglese dell’Ottocento vi fa sognare. Perché anche l’antagonista è tutto da scoprire… Devo continuare?

  • Infine, la tua cover è bellissima, ti emoziona essere stato racchiuso in quella immagine? Alla fine, a me, sembra che ci sia tutta la tua essenza.

Concordo sul fatto che l’illustratrice si riuscita a cogliere l’essenza del romanzo. Di sicuro ha avuto un certo successo e alcuni lettori hanno scelto il libro anche in base alla cover.

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  • Vuoi fuggire con me? Ahahah, no scusa, non ho resistito… Vuoi porgere una domanda a me?

Miss Alessia, non me ne vogliate, ma il mio cuore è già impegnato, lo sapete. Di certo sono curioso di sapere come mai siete diventata una mia così fervente ammiratrice, quali caratteristiche del mio personaggio avete amato di più?

TUTTO! HO AMATO TUTTO. PRIMO FRA TUTTI IL TUO COMPORTAMENTO. Daniel, mi dispiace averti dato del tu, ma non sono abituata ai vostri tempi storici.

  • Vuoi dire qualcosa che non ti ho chiesto, ma di cui hai piacere a parlare?

Potrei intrattenervi per ore parlandovi di Annabelle, ma non vorrei annoiarvi. Meglio leggere il romanzo e scoprire da voi come mai la amo così tanto.

  • Per concludere, ti lascio campo libero, fai o dimmi qualunque cosa tu voglia.

Per prima cosa vorrei dire grazie per questa lunga chiacchierata e lo spazio che mi avete concesso, Miss Alessia. Credo poi di aver già detto molto. Vorrei lasciare la parola ai lettori. Se tra voi c’è qualcuno che ha già letto le vicende mie e di Annabelle si faccia avanti. Sicuramente Mrs. Catia è in attesa di sapere cosa ne pensate…

E ora in bocca al lupo a tutti i personaggi e a Catia che stanno per lanciarsi in nuove avventure con il secondo volume. Non vedo l’ora!

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Complimenti anche per la tua partecipazione all’evento Gocce di inchiostro rosa (link facebook evento) che si terrà a Verbania il 07 giugno 2020, organizzato da ROSSANA ROXIE LOZZIO. (link facebook blog)

 

Ariel di “ALTER EGO. Memorie di un viaggiatore ultracorporeo” di Giuliano Golfieri. Dentro al romanzo: parlano i protagonisti, non gli autori.

Sto per fare outing… sono follemente innamorata della penna di Giuliano Golfieri. Quindi, sono onorata ed emozionata di avere la possibilità di intervistare proprio il suo personaggio Ariel Des Anges, direttamente dal romanzo “Alter Ego. Memorie di un viaggiatore ultracorporeo”. (il link amazon al libro!)

Un romanzo geniale, intrigante e avvincente. Un modo alternativo e particolare di ripercorrere le vicissitudini storiche di una determinata epoca… quella della rivoluzione francese. Ma anche del secolo successivo. Giuliano ci permette di rivivere la ricostruzione storica, che di solito studiamo nei testi scolastici, con la suspense degli eventi vissuti in prima persona dal protagonista (amori dannati, viaggi esotici, amicizie importanti, nemici potenti e decapitazioni… d’altronde siamo in piana rivoluzione francese e massoneria), che ce li trasmette in modo forte ed evocativo.

Stavolta sto zitta davanti a un protagonista di tale portata e faccio parlare direttamente lui, che sicuramente saprà dirvi più cose di me. Vi assicuro che è affascinante da morire. E battibecca spesso col suo papà letterario, anche nella pagina facebook dedicata al romanzo.
Ma ora… bando alle ciance: via all’intervista!

* Allora, Ariel, caro viaggiatore ultracorporeo… Ora che sono qui con a te mi sale un pochino l’emozione per la portata del personaggio che mi ritrovo davanti. È difficile che mi manchino le parole, ma… non so spiegare a chi ci leggerà chi tu sia. Puoi raccontarti brevissimamente? Qual è il tuo dono? E per quale motivo tu sei… così? Ti chiami davvero Ariel Des Anges?
A: È un grande piacere conoscerti finalmente di persona, Alessia.
Cominciamo dalla questione più semplice: il mio nome. Chi ha avuto la fortuna di leggere la prima parte delle mie memorie, organizzate e ricostruite con l’aiuto del paziente G. Golfieri (i miei appunti originali, scritti nei secoli in varie lingue e con grafie diverse erano un vero disastro), conosce già la risposta. Per non rovinare la sorpresa a chi non sa ancora nulla della mia storia, diciamo solo che il nome Ariel mi è stato attribuito nel ‘700 da una ragazza francese molto speciale, mentre il cognome da orfano Des Anges è stato scelto da un prete che mi ha accudito come un figlio durante i primi anni di una “nuova vita”. Il mio nome di battesimo l’ho scoperto molto più tardi, grazie a un cervo…
Passiamo al mio “dono”, al mio cosiddetto “potere” (molto spesso lo reputo più che altro una maledizione, a dire il vero): posso trasmigrare nel corpo di altri esseri viventi attraverso un piccolo scambio di sangue, acquisendo i loro ricordi e parte delle capacità intellettuali. In tanti hanno analizzato questo fenomeno… giusto per citare un paio di nomi, Albert Einstein e Nikola Tesla hanno collaborato e sperimentato il potere su loro stessi per trovare una spiegazione scientifica a qualcosa di apparentemente impossibile. Se ci siano riusciti o meno lo scoprirai nel seguito della mia storia, non voglio rovinarti la sorpresa, cara.
Scalpito. Devi sbrigarti a farci leggere altro di te. Comunque questo romanzo è assolutamente autoconclusivo.

Con il booktrailer forse riusciamo a capire meglio:

* Nel 1745, quando iniziamo a leggere la tua storia, eri solo un ragazzo. Quanti anni hai ora, emh… 😀 Ti faccio questa domanda perché so che tu, sei ancora tra di noi, alla tua veneranda età, non ne svelo io il motivo, se vuoi spiegacelo tu.
Quando “entro” in un ospite, il mio corpo così come lo vedi ora cessa temporaneamente di esistere e quindi di invecchiare. Einstein aveva una teoria molto interessante a riguardo, nonostante andasse in contrasto con il postulato di Lavoisier che lui stesso tanto amava: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Questa peculiare caratteristica mi ha consentito di invecchiare con tempi molto più lenti del resto dell’umanità… o meglio di buona parte dell’umanità, come scoprirai leggendo il continuo delle mie memorie. Ho attraversato più o meno illeso svariate ere della storia moderna, dalla metà del 1700 a oggi. Solo per menzionarne alcune, ho vissuto in prima persona (anche se quasi mai nel mio corpo) la rivoluzione francese e le due grandi guerre. Ho conosciuto da vicino, forse anche troppo, personaggi come Hitler e Jack lo Squartatore. Per quel che riguarda la mia età attuale… mi stai osservando in questo momento… quanti anni mi dai?
Non mi interessa saperlo… sei bellissimo…

* È difficile gestire il tuo dono? Quale è la cosa più pesante da gestire?
Senza ombra di dubbio, quello che ha sempre rischiato di farmi impazzire è la mole di ricordi che man mano si sono accumulati dentro di me. Ho provato a fare i conti, credo che la somma temporale del vissuto assorbito durante i miei singolari “viaggi” superi a spanne i tremila anni. Ho dovuto imparare a meditare e soprattutto a “lasciar andare” alcune memorie, un processo complicato che richiede parecchia concentrazione. Per fortuna, a un certo punto della mia vita ho iniziato a trascrivere le esperienze che stavo vivendo nei corpi altrui, in modo da poterle in qualche modo archiviare e cercare di dimenticare. Il segreto per scordarsi qualcosa, in fondo, è trovare una distrazione per smettere di pensarci.

* È importante l’opinione che gli altri hanno di te?
Sono piuttosto schivo nei confronti del mondo che mi circonda, lo sono da molto tempo ormai. Posso affermare di aver imparato a ignorare il giudizio altrui secoli fa. Tra le persone che mi conoscono, coloro che sanno del mio dono si contano sulle dita d’una sola mano. Questo ti rende una persona decisamente fortunata Alessia, non credi?
Sappi che mi stai pian piano uccidendo. Non puoi dirmi queste cose e credere che io possa rimanere impassibile. Ma insomma, Ariel!

* Cosa ha rappresentato Patu, per te?
Claude-Pierre Patu resta ancora oggi una delle amicizie più importanti e care della mia lunghissima vita, nonostante la sua morte risalga ormai a ben 262 anni fa (sì, tengo il conto). È stato il primo a scoprire e sperimentare su sé stesso il mio dono e fu lui a convincermi a trasformarlo in una sorta di lavoro, ma tutto nacque dall’amicizia. Patu è stato più di un fratello per me, resta una delle poche memorie che non potrò mai cancellare dal profondo del mio cuore.

* Hai avuto l’onore di conoscere Casanova. Raccontaci!
Ho conosciuto Giacomo Casanova proprio grazie a Patu. È stato quel pazzo di un veneziano a introdurmi (in maniera decisamente bizzarra) alla massoneria e lanciarmi verso avventure che hanno cambiato il corso della storia. Per un breve ma intenso periodo, insieme a Patu e Giacomo siamo stati un trio inseparabile: tre giovani scapestrati, padroni delle notti più trasgressive di una Parigi settecentesca maleodorante e torbida, dove non mancavano mai avventure di ogni natura…
Grazie all’esperienza vissuta nel suo corpo ho imparato ad amare l’essenza di una donna come solo lui sapeva fare. Fuorviati dal suo atteggiamento libertino, in molti pensano che Casanova non abbia mai amato davvero in vita sua. Tutto il contrario: lui ha amato perdutamente ciascuna delle centinaia di dame che ha conquistato, con una sincerità e un trasporto che molti altri uomini non riusciranno mai a provare in tutta una vita.
Tra le altre cose, mi sono anche preso una coltellata al posto suo, come ben sai.
Una vita, la tua, decisamente folle e avventurosa…

* E nonostante le tue vicissitudini, hai avuto la fortuna di innamorarti. Non credo sia stato facile per voi. Vuoi dirci qualcosa di lei? Violaine!
Invecchiare lentamente è una maledizione che alla lunga ti fa allontanare da tutti e provoca un concreto senso di terrore nei confronti dell’amore. Ho letto di recente il romanzo “Come fermare il tempo” di Matt Haig, e non sai quanto abbia desiderato che il protagonista di quella storia di fantasia fosse reale. Avrei voluto cercarlo e conoscerlo per poter disquisire con lui della nostra similitudine. Te lo consiglio, se hai apprezzato Alter Ego sono certo che ti piacerà!
Tornando agli amori impossibili, ti confesso di aver pensato numerose volte di farla finita e andarmene in silenzio nella mia solitudine. Però, quando ero sul punto di farlo, udivo con chiarezza la voce di Violaine e Patu emergere da un antro nascosto dentro di me. Erano certi che mi attendessero ancora moltissime vite da vivere prima di poterli raggiungere, e che sarebbe stato importante per il resto dell’umanità “restare”. Allora ho continuato a vivere perdendomi nelle vite altrui, l’unica droga in grado di non farmi impazzire del tutto.
Ancora oggi, almeno una volta all’anno, mi reco a Boston, al cimitero sulla Copp’s Hill dove Violaine riposa da tanto tempo. Ho amato altre donne nella mia vita, lo scoprirai, ma con lei è stato diverso e completo. Il fatto di esserci avvicinati e innamorati tempo dopo esserci conosciuti (anche in modo estremamente intimo: è stata la prima donna su cui ho sperimentato il mio potere) ha dato un sapore speciale alla nostra storia. Sono convinto che l’amore si solidifichi meglio quando nasce senza una grossa fiammata iniziale.
Violaine era legata sentimentalmente anche al mio amico Patu e quando lui se n’è andato prematuramente il dolore ci ha uniti in un legame indissolubile.
Tu sei speciale, Ariel. Ho amato molto la vostra storia. E grazie del consiglio: sicuramente lo leggerò.

* Ti faccio un nome; Martin. Tadadadan! Senza spoilerare, puoi dire qualcosa?
Ha rappresentato la mia nemesi durante tutto il ‘700 e ‘800, ma nel ‘900 ho conosciuto “nemici” (e in certi casi amici) più pericolosi e squilibrati di lui. Era certo che io fossi posseduto da un demone, o meglio che io ne fossi l’incarnazione terrena. Non mi ha mai chiamato col mio nome, per lui io ero “Belial”. Mi vide fare qualcosa di terribile (mentre io però ero fuori dal mio controllo) e da quel giorno decise di perseguitarmi e “purificarmi”… quello che accadde lo potete leggere nelle pagine di Alter Ego.
Che pauuuura… anche tanta suspense nel tuo libro… mistero, storia, passione… intrighi, tradimenti.

* Sei stato anche… decapitato. Ups. Come ti sei sentito?
Sono stato decapitato talmente tante volte durante la rivoluzione francese che alla fine era diventato quasi un passatempo. Innanzitutto posso svelarti che “perdere la testa” non provoca alcun dolore, a meno che non accadano contrattempi. Durante la mia prima decapitazione nel corpo di Luigi XVI, per l’appunto, proprio a causa di Martin ho sofferto moltissimo.
Disgraziato Martin. Voleva farti soffrire. Bene, io passo il tempo in giro per i negozi, tu… facendoti decapitare! 😀

* Puoi ricordarci il periodo storico in cui è ambientato Alter Ego, dall’inizio alla fine? Un secolo di storia, se non mi sbaglio. Che vicende hai potuto vedere da vicino? Il nuovo capitolo da dove inizierà? Non vedo l’ora che venga pubblicato!
Le memorie raccontate nella prima parte di Alter Ego vanno dal 1745 (nonostante ci sia anche un flashback in un periodo precedente) al 1888. In questo lasso di tempo l’evento storico principale a cui ho preso parte nel corpo di molti personaggi illustri è senza dubbio la rivoluzione francese. Per dirla tutta, oserei affermare che il mio contributo l’ha innescata.
Ho perso un lungo pezzo di storia a causa di una “trasmigrazione a cascata” in oriente finita male. Per molto tempo non ho avuto alcuna memoria di quello che mi è accaduto tra il 1804 e il 1888. Nella seconda parte del racconto, tra le altre cose, mi vedrete impegnato nelle indagini che porteranno alla soluzione di questo mistero. Trascorrerete con me un po’ di tempo in Giappone, alla ricerca di chi o cosa mi abbia rubato un enorme pezzo di vita.
Il nuovo capitolo, però, inizierà tra le sanguinose strade di Londra dei primi del ‘900.

Alter Ego in 20 secondi:

Ipnotico 😀

* Questa è una domanda per Giuliano, invece, che è qui insieme a noi. Una storia lineare da leggere, ma che secondo me cela diversi trabocchetti per un autore, che si sarebbe potuto perdere. Invece tu sei andato dritto alla meta. Hai dipanato tutti i fili, costruendo (o ricostruendo) in maniera accurata tutti i personaggi, sia reali che di fantasia, e le loro peculiarità, trattando diversi temi: dall’amore, al sesso, alla storia, all’esoterismo… come hai fatto?
Giuliano: Il mio più grande segreto per uscire sano di mente dalla stesura di Alter Ego si cela in questa mastodontica e complessa timeline (originariamente realizzata in Excel, con tanto di formule). Ecco il link della timeline: https://www.alteregostory.net/timeline.
Inoltre, è stato fondamentale il contributo di Ariel per cercare di rimettere insieme così tanti anni di avventure, che lui stesso aveva sparso in maniera disastrosa tra appunti presi sui supporti più disparati.
Ariel: Già, nottate intere trascorse davanti a boccali di birra ambrata e antiche pergamene!
Giuliano: I temi che trovi in Alter Ego sono quelli che mi hanno sempre appassionato e circondato nel corso della vita, come ad esempio l’esoterismo. Mio padre è uno che spendeva ore e ore chiuso nel suo studio a cercare di “registrare i fantasmi” su un vecchio registratore a bobine, seguendo le orme del mitico professor Konstantin Raudive, l’inventore della psicofonia… e ti assicuro che talvolta ci è anche riuscito…
Che grande, tuo padre.
E, comunque, sei stato davvero rispettoso di noi lettori. Non hai lasciato nulla al caso.

* Ariel, so che ti inalbererai un attimo ora, ma… Giuliano ha studiato tanto per scrivere le tue vicende, vero? Quanto tempo ha impiegato a scriverti? Non è facile fare un tale viaggio passando attraverso le pagine della nostra storia in una maniera così accurata e sapiente. Vuoi fargli un complimento anche tu, per una volta? D’altronde, senza la sua penna tu non esisteresti.
Ariel: Sono occorsi più di due anni e mezzo al mio biografo per dare un senso compiuto a quello che potete leggere in quel concentrato di memorie. Io mi sarei dilungato di più su diversi aspetti, ma lui sosteneva che sia forum sia gruppi social di scrittori consiglino a chi è alle prime armi di stare entro le 300 pagine, per non scoraggiare il pubblico, così tante sfumature purtroppo si sono un po’ perse a mio avviso.
Se devo fare un complimento a G., direi senza dubbio che ha il dono della sintesi. Ah, e che sa usare molto bene tutti quei marchingegni elettronici che io non amo molto. Nonostante le mie esperienze nel mondo moderno, nel profondo sono rimasto un uomo di altri tempi.
Giuliano: Mai una gioia con Ariel, mai una gioia…
Eh… dai, lasciagli fare la star, Giuliano. Si renderà conto dopo che il suo papino letterario è in gamba!

* Ogni tanto, nella storia sono entrati in scena mistero, suspense e intrigo… i cattivi, insomma. Hai avuto paura, Ariel?
Moltissima, e credo si capisca bene nelle pagine più buie del racconto. In fin dei conti a quel tempo ero solo un ragazzotto ingenuo che non sapeva bene quali fossero le sue origini. Trovarmi a stretto contatto con l’orrore e la morte mi ha costretto a crescere molto più in fretta di quanto avessi desiderato. Poi ho cominciato a intuire il senso della vita e della morte stessa e sono cambiate parecchie cose in me. Come già accennato, i momenti di terrore trascorsi nella prima parte di Alter Ego sono ben inferiori a quello che ho vissuto durante le guerre, nel secolo che si è concluso da ormai quasi vent’anni.

*Ariel, ascolta…
Scusami se ti interrompo, gentile Alessia, ma purtroppo devo scappare, il dovere mi chiama. La tua compagnia è stata talmente piacevole che non mi sono accorto del tempo che passava.
Mannaggia, avevo tante altre cose da chiederti.
Ti prometto che tornerò per continuare a soddisfare tutta la tua curiosità.
Va bene, intanto ti ringrazio per questa bellissima giornata trascorsa insieme. A presto!

E, nel frattempo, noi ci sentiamo il primo capitolo, letto da Giuliano!

LA SABBIA NELLE VENE di Sandro Maria Carucci

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Sono sempre stata attratta e affascinata dall’Africa, quindi anche rispetto al post di ieri, anni fa ho per caso incrociato il libreria “La sabbia nelle vene” di Sandro Maria Carucci. Ovviamente è stato subito mio! Sia il titolo che l’immagine sulla copertina con i colori e l’immensità del Sahara e la verde oasi hanno subito suscitato un’attrazione fortissima per me!

E’ un romanzo molto bello e ben scritto e avvincente da subito. Adatto a tutti e non solo a chi ama l’africa, perché viste le prime righe di questo post, poteva essere riduttivo!

Il bel tenebroso Franco Briganti è un giovane rampante avvocato, nato in Libia e dove ha vissuto per anni, lavorando nell’azienda agricola del padre. Con Meriam, affascinante e misteriosa ragazza berbera con “i capelli color del grano e gli occhi del cielo dell’alba”, inizia una bella storia d’amore nella magia del grande deserto.

Le vicissitudini che incontra con la rivoluzione di gheddafi e la perdita dell’azienda, lo costringono a rientrare forzatamente a Roma. Qui intraprende il suo lavoro d’oro che lo ricopre di fama e denaro. Ha una moglie bella, innamorata e fedele per la quale prova “affetto”.

Ma a lui non basta… non ha pace e serenità… non ha più un’identità… gli hanno strappato la sua terra… gli hanno strappato il suo amore Meriam, che è rimasta in Libia… Il ricordo della sua Africa lontana e di quella fanciulla si fondono e si confondono…

Franco tenta di tornare illegalmente in Libia varcando clandestinamente la frontiera, iniziano una serie di rocambolesche avventure e di viaggi di fortuna che gli fanno riabbracciare LE SUE amate. Ritroverà vorticosamente il suo passato mai dimenticato. Ma Meriam è veramente il suo grande amore, o è un sogno d’amore legato alle sue radici?

Leggendo questo libro si capisce che all’autore è rimasta la nostalgia e la memoria della sua gente, dei suoi deserti, dei suoi grandi spazi incontaminati, della magia della Libia prima della rivoluzione.

Franco Briganti ha un comportamento forse un po’ maschilista, e attraverso le sue vicende racconta la storia del triangolo amoroso tra lui, la moglie e Meriam, che incarna “l’immagine meravigliosa del deserto fattasi donna”. Questo non è un “conflitto” solo amoroso, ma anche esistenziale di un uomo che ha ben fissi nella mente i colori, la magia e le luci di quella terra, che trasferisce sulle pagine del romanzo in modo che il lettore possa immedesimarsi.

La sabbia nelle vene non è solo un romanzo d’amore, ma anche di avventura, di passione, di riflessione, che vive di fantasie e di realtà, che a me è piaciuto molto, non solo per lo sfondo in cui si svolgono le vicende, ma perché l’ho trovato avvincente, ben scritto e non mi stancavo mai di leggerlo.

Alla fine il nostro protagonista avrà trovato la sua pace interiore o rimarrà l’uomo inquieto che abbiamo conosciuto all’inizio???