Ariel di “ALTER EGO. Memorie di un viaggiatore ultracorporeo” di Giuliano Golfieri. Dentro al romanzo: parlano i protagonisti, non gli autori.

Sto per fare outing… sono follemente innamorata della penna di Giuliano Golfieri. Quindi, sono onorata ed emozionata di avere la possibilità di intervistare proprio il suo personaggio Ariel Des Anges, direttamente dal romanzo “Alter Ego. Memorie di un viaggiatore ultracorporeo”. (il link amazon al libro!)

Un romanzo geniale, intrigante e avvincente. Un modo alternativo e particolare di ripercorrere le vicissitudini storiche di una determinata epoca… quella della rivoluzione francese. Ma anche del secolo successivo. Giuliano ci permette di rivivere la ricostruzione storica, che di solito studiamo nei testi scolastici, con la suspense degli eventi vissuti in prima persona dal protagonista (amori dannati, viaggi esotici, amicizie importanti, nemici potenti e decapitazioni… d’altronde siamo in piana rivoluzione francese e massoneria), che ce li trasmette in modo forte ed evocativo.

Stavolta sto zitta davanti a un protagonista di tale portata e faccio parlare direttamente lui, che sicuramente saprà dirvi più cose di me. Vi assicuro che è affascinante da morire. E battibecca spesso col suo papà letterario, anche nella pagina facebook dedicata al romanzo.
Ma ora… bando alle ciance: via all’intervista!

* Allora, Ariel, caro viaggiatore ultracorporeo… Ora che sono qui con a te mi sale un pochino l’emozione per la portata del personaggio che mi ritrovo davanti. È difficile che mi manchino le parole, ma… non so spiegare a chi ci leggerà chi tu sia. Puoi raccontarti brevissimamente? Qual è il tuo dono? E per quale motivo tu sei… così? Ti chiami davvero Ariel Des Anges?
A: È un grande piacere conoscerti finalmente di persona, Alessia.
Cominciamo dalla questione più semplice: il mio nome. Chi ha avuto la fortuna di leggere la prima parte delle mie memorie, organizzate e ricostruite con l’aiuto del paziente G. Golfieri (i miei appunti originali, scritti nei secoli in varie lingue e con grafie diverse erano un vero disastro), conosce già la risposta. Per non rovinare la sorpresa a chi non sa ancora nulla della mia storia, diciamo solo che il nome Ariel mi è stato attribuito nel ‘700 da una ragazza francese molto speciale, mentre il cognome da orfano Des Anges è stato scelto da un prete che mi ha accudito come un figlio durante i primi anni di una “nuova vita”. Il mio nome di battesimo l’ho scoperto molto più tardi, grazie a un cervo…
Passiamo al mio “dono”, al mio cosiddetto “potere” (molto spesso lo reputo più che altro una maledizione, a dire il vero): posso trasmigrare nel corpo di altri esseri viventi attraverso un piccolo scambio di sangue, acquisendo i loro ricordi e parte delle capacità intellettuali. In tanti hanno analizzato questo fenomeno… giusto per citare un paio di nomi, Albert Einstein e Nikola Tesla hanno collaborato e sperimentato il potere su loro stessi per trovare una spiegazione scientifica a qualcosa di apparentemente impossibile. Se ci siano riusciti o meno lo scoprirai nel seguito della mia storia, non voglio rovinarti la sorpresa, cara.
Scalpito. Devi sbrigarti a farci leggere altro di te. Comunque questo romanzo è assolutamente autoconclusivo.

Con il booktrailer forse riusciamo a capire meglio:

* Nel 1745, quando iniziamo a leggere la tua storia, eri solo un ragazzo. Quanti anni hai ora, emh… 😀 Ti faccio questa domanda perché so che tu, sei ancora tra di noi, alla tua veneranda età, non ne svelo io il motivo, se vuoi spiegacelo tu.
Quando “entro” in un ospite, il mio corpo così come lo vedi ora cessa temporaneamente di esistere e quindi di invecchiare. Einstein aveva una teoria molto interessante a riguardo, nonostante andasse in contrasto con il postulato di Lavoisier che lui stesso tanto amava: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Questa peculiare caratteristica mi ha consentito di invecchiare con tempi molto più lenti del resto dell’umanità… o meglio di buona parte dell’umanità, come scoprirai leggendo il continuo delle mie memorie. Ho attraversato più o meno illeso svariate ere della storia moderna, dalla metà del 1700 a oggi. Solo per menzionarne alcune, ho vissuto in prima persona (anche se quasi mai nel mio corpo) la rivoluzione francese e le due grandi guerre. Ho conosciuto da vicino, forse anche troppo, personaggi come Hitler e Jack lo Squartatore. Per quel che riguarda la mia età attuale… mi stai osservando in questo momento… quanti anni mi dai?
Non mi interessa saperlo… sei bellissimo…

* È difficile gestire il tuo dono? Quale è la cosa più pesante da gestire?
Senza ombra di dubbio, quello che ha sempre rischiato di farmi impazzire è la mole di ricordi che man mano si sono accumulati dentro di me. Ho provato a fare i conti, credo che la somma temporale del vissuto assorbito durante i miei singolari “viaggi” superi a spanne i tremila anni. Ho dovuto imparare a meditare e soprattutto a “lasciar andare” alcune memorie, un processo complicato che richiede parecchia concentrazione. Per fortuna, a un certo punto della mia vita ho iniziato a trascrivere le esperienze che stavo vivendo nei corpi altrui, in modo da poterle in qualche modo archiviare e cercare di dimenticare. Il segreto per scordarsi qualcosa, in fondo, è trovare una distrazione per smettere di pensarci.

* È importante l’opinione che gli altri hanno di te?
Sono piuttosto schivo nei confronti del mondo che mi circonda, lo sono da molto tempo ormai. Posso affermare di aver imparato a ignorare il giudizio altrui secoli fa. Tra le persone che mi conoscono, coloro che sanno del mio dono si contano sulle dita d’una sola mano. Questo ti rende una persona decisamente fortunata Alessia, non credi?
Sappi che mi stai pian piano uccidendo. Non puoi dirmi queste cose e credere che io possa rimanere impassibile. Ma insomma, Ariel!

* Cosa ha rappresentato Patu, per te?
Claude-Pierre Patu resta ancora oggi una delle amicizie più importanti e care della mia lunghissima vita, nonostante la sua morte risalga ormai a ben 262 anni fa (sì, tengo il conto). È stato il primo a scoprire e sperimentare su sé stesso il mio dono e fu lui a convincermi a trasformarlo in una sorta di lavoro, ma tutto nacque dall’amicizia. Patu è stato più di un fratello per me, resta una delle poche memorie che non potrò mai cancellare dal profondo del mio cuore.

* Hai avuto l’onore di conoscere Casanova. Raccontaci!
Ho conosciuto Giacomo Casanova proprio grazie a Patu. È stato quel pazzo di un veneziano a introdurmi (in maniera decisamente bizzarra) alla massoneria e lanciarmi verso avventure che hanno cambiato il corso della storia. Per un breve ma intenso periodo, insieme a Patu e Giacomo siamo stati un trio inseparabile: tre giovani scapestrati, padroni delle notti più trasgressive di una Parigi settecentesca maleodorante e torbida, dove non mancavano mai avventure di ogni natura…
Grazie all’esperienza vissuta nel suo corpo ho imparato ad amare l’essenza di una donna come solo lui sapeva fare. Fuorviati dal suo atteggiamento libertino, in molti pensano che Casanova non abbia mai amato davvero in vita sua. Tutto il contrario: lui ha amato perdutamente ciascuna delle centinaia di dame che ha conquistato, con una sincerità e un trasporto che molti altri uomini non riusciranno mai a provare in tutta una vita.
Tra le altre cose, mi sono anche preso una coltellata al posto suo, come ben sai.
Una vita, la tua, decisamente folle e avventurosa…

* E nonostante le tue vicissitudini, hai avuto la fortuna di innamorarti. Non credo sia stato facile per voi. Vuoi dirci qualcosa di lei? Violaine!
Invecchiare lentamente è una maledizione che alla lunga ti fa allontanare da tutti e provoca un concreto senso di terrore nei confronti dell’amore. Ho letto di recente il romanzo “Come fermare il tempo” di Matt Haig, e non sai quanto abbia desiderato che il protagonista di quella storia di fantasia fosse reale. Avrei voluto cercarlo e conoscerlo per poter disquisire con lui della nostra similitudine. Te lo consiglio, se hai apprezzato Alter Ego sono certo che ti piacerà!
Tornando agli amori impossibili, ti confesso di aver pensato numerose volte di farla finita e andarmene in silenzio nella mia solitudine. Però, quando ero sul punto di farlo, udivo con chiarezza la voce di Violaine e Patu emergere da un antro nascosto dentro di me. Erano certi che mi attendessero ancora moltissime vite da vivere prima di poterli raggiungere, e che sarebbe stato importante per il resto dell’umanità “restare”. Allora ho continuato a vivere perdendomi nelle vite altrui, l’unica droga in grado di non farmi impazzire del tutto.
Ancora oggi, almeno una volta all’anno, mi reco a Boston, al cimitero sulla Copp’s Hill dove Violaine riposa da tanto tempo. Ho amato altre donne nella mia vita, lo scoprirai, ma con lei è stato diverso e completo. Il fatto di esserci avvicinati e innamorati tempo dopo esserci conosciuti (anche in modo estremamente intimo: è stata la prima donna su cui ho sperimentato il mio potere) ha dato un sapore speciale alla nostra storia. Sono convinto che l’amore si solidifichi meglio quando nasce senza una grossa fiammata iniziale.
Violaine era legata sentimentalmente anche al mio amico Patu e quando lui se n’è andato prematuramente il dolore ci ha uniti in un legame indissolubile.
Tu sei speciale, Ariel. Ho amato molto la vostra storia. E grazie del consiglio: sicuramente lo leggerò.

* Ti faccio un nome; Martin. Tadadadan! Senza spoilerare, puoi dire qualcosa?
Ha rappresentato la mia nemesi durante tutto il ‘700 e ‘800, ma nel ‘900 ho conosciuto “nemici” (e in certi casi amici) più pericolosi e squilibrati di lui. Era certo che io fossi posseduto da un demone, o meglio che io ne fossi l’incarnazione terrena. Non mi ha mai chiamato col mio nome, per lui io ero “Belial”. Mi vide fare qualcosa di terribile (mentre io però ero fuori dal mio controllo) e da quel giorno decise di perseguitarmi e “purificarmi”… quello che accadde lo potete leggere nelle pagine di Alter Ego.
Che pauuuura… anche tanta suspense nel tuo libro… mistero, storia, passione… intrighi, tradimenti.

* Sei stato anche… decapitato. Ups. Come ti sei sentito?
Sono stato decapitato talmente tante volte durante la rivoluzione francese che alla fine era diventato quasi un passatempo. Innanzitutto posso svelarti che “perdere la testa” non provoca alcun dolore, a meno che non accadano contrattempi. Durante la mia prima decapitazione nel corpo di Luigi XVI, per l’appunto, proprio a causa di Martin ho sofferto moltissimo.
Disgraziato Martin. Voleva farti soffrire. Bene, io passo il tempo in giro per i negozi, tu… facendoti decapitare! 😀

* Puoi ricordarci il periodo storico in cui è ambientato Alter Ego, dall’inizio alla fine? Un secolo di storia, se non mi sbaglio. Che vicende hai potuto vedere da vicino? Il nuovo capitolo da dove inizierà? Non vedo l’ora che venga pubblicato!
Le memorie raccontate nella prima parte di Alter Ego vanno dal 1745 (nonostante ci sia anche un flashback in un periodo precedente) al 1888. In questo lasso di tempo l’evento storico principale a cui ho preso parte nel corpo di molti personaggi illustri è senza dubbio la rivoluzione francese. Per dirla tutta, oserei affermare che il mio contributo l’ha innescata.
Ho perso un lungo pezzo di storia a causa di una “trasmigrazione a cascata” in oriente finita male. Per molto tempo non ho avuto alcuna memoria di quello che mi è accaduto tra il 1804 e il 1888. Nella seconda parte del racconto, tra le altre cose, mi vedrete impegnato nelle indagini che porteranno alla soluzione di questo mistero. Trascorrerete con me un po’ di tempo in Giappone, alla ricerca di chi o cosa mi abbia rubato un enorme pezzo di vita.
Il nuovo capitolo, però, inizierà tra le sanguinose strade di Londra dei primi del ‘900.

Alter Ego in 20 secondi:

Ipnotico 😀

* Questa è una domanda per Giuliano, invece, che è qui insieme a noi. Una storia lineare da leggere, ma che secondo me cela diversi trabocchetti per un autore, che si sarebbe potuto perdere. Invece tu sei andato dritto alla meta. Hai dipanato tutti i fili, costruendo (o ricostruendo) in maniera accurata tutti i personaggi, sia reali che di fantasia, e le loro peculiarità, trattando diversi temi: dall’amore, al sesso, alla storia, all’esoterismo… come hai fatto?
Giuliano: Il mio più grande segreto per uscire sano di mente dalla stesura di Alter Ego si cela in questa mastodontica e complessa timeline (originariamente realizzata in Excel, con tanto di formule). Ecco il link della timeline: https://www.alteregostory.net/timeline.
Inoltre, è stato fondamentale il contributo di Ariel per cercare di rimettere insieme così tanti anni di avventure, che lui stesso aveva sparso in maniera disastrosa tra appunti presi sui supporti più disparati.
Ariel: Già, nottate intere trascorse davanti a boccali di birra ambrata e antiche pergamene!
Giuliano: I temi che trovi in Alter Ego sono quelli che mi hanno sempre appassionato e circondato nel corso della vita, come ad esempio l’esoterismo. Mio padre è uno che spendeva ore e ore chiuso nel suo studio a cercare di “registrare i fantasmi” su un vecchio registratore a bobine, seguendo le orme del mitico professor Konstantin Raudive, l’inventore della psicofonia… e ti assicuro che talvolta ci è anche riuscito…
Che grande, tuo padre.
E, comunque, sei stato davvero rispettoso di noi lettori. Non hai lasciato nulla al caso.

* Ariel, so che ti inalbererai un attimo ora, ma… Giuliano ha studiato tanto per scrivere le tue vicende, vero? Quanto tempo ha impiegato a scriverti? Non è facile fare un tale viaggio passando attraverso le pagine della nostra storia in una maniera così accurata e sapiente. Vuoi fargli un complimento anche tu, per una volta? D’altronde, senza la sua penna tu non esisteresti.
Ariel: Sono occorsi più di due anni e mezzo al mio biografo per dare un senso compiuto a quello che potete leggere in quel concentrato di memorie. Io mi sarei dilungato di più su diversi aspetti, ma lui sosteneva che sia forum sia gruppi social di scrittori consiglino a chi è alle prime armi di stare entro le 300 pagine, per non scoraggiare il pubblico, così tante sfumature purtroppo si sono un po’ perse a mio avviso.
Se devo fare un complimento a G., direi senza dubbio che ha il dono della sintesi. Ah, e che sa usare molto bene tutti quei marchingegni elettronici che io non amo molto. Nonostante le mie esperienze nel mondo moderno, nel profondo sono rimasto un uomo di altri tempi.
Giuliano: Mai una gioia con Ariel, mai una gioia…
Eh… dai, lasciagli fare la star, Giuliano. Si renderà conto dopo che il suo papino letterario è in gamba!

* Ogni tanto, nella storia sono entrati in scena mistero, suspense e intrigo… i cattivi, insomma. Hai avuto paura, Ariel?
Moltissima, e credo si capisca bene nelle pagine più buie del racconto. In fin dei conti a quel tempo ero solo un ragazzotto ingenuo che non sapeva bene quali fossero le sue origini. Trovarmi a stretto contatto con l’orrore e la morte mi ha costretto a crescere molto più in fretta di quanto avessi desiderato. Poi ho cominciato a intuire il senso della vita e della morte stessa e sono cambiate parecchie cose in me. Come già accennato, i momenti di terrore trascorsi nella prima parte di Alter Ego sono ben inferiori a quello che ho vissuto durante le guerre, nel secolo che si è concluso da ormai quasi vent’anni.

*Ariel, ascolta…
Scusami se ti interrompo, gentile Alessia, ma purtroppo devo scappare, il dovere mi chiama. La tua compagnia è stata talmente piacevole che non mi sono accorto del tempo che passava.
Mannaggia, avevo tante altre cose da chiederti.
Ti prometto che tornerò per continuare a soddisfare tutta la tua curiosità.
Va bene, intanto ti ringrazio per questa bellissima giornata trascorsa insieme. A presto!

E, nel frattempo, noi ci sentiamo il primo capitolo, letto da Giuliano!

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Potrei continuare a sbuffare tutto il giorno…

Torna. Ti prego, torna da me.
Manchi. Manchi da spezzare il fiato.
Nessuno riuscirà mai a offuscarti nella mia mente e nel mio cuore, quindi forse è meglio se non torni. Sai, mi annoio, sono sicura che, se non ci stessi attenta, potrei continuare a sbuffare tutto il giorno e tutta la notte. Non posso parlarti, non posso dirti apertamente i miei pensieri né confessarti i desideri più profondi. Vivo con una costante malinconia cucita addosso che, oramai, è la mia normalità. Ho deciso di scriverti delle lettere, che mai leggerai, per togliermi questa maledizione di dosso che mi condannerà per la vita. Non riesco a smettere di scrivere, sto riversando il mio male su questo foglio, anche se ho paura che possa scoprire parti di me che neanche conosco. Forse, vomitando dalla penna lettere, parole e frasi, come un fiume in piena, riuscirò a spazzare via il mio malessere. Tanto non mi serve parlare, se i tuoi occhi fossero davanti ai miei basterebbe un soffio… loro ti parlerebbero di me, di noi.


Grazie Pasquale Capotosto per la bellissima elaborazione grafica del mio occhietto.

Paul di “Ricatto proibito” di Catherine BC. Dentro al romanzo: parlano i protagonisti, non gli autori.

Che onore, ed emozione, è avere con me, oggi, Paul di Ricatto proibito, romanzo che fa parte della Forbidden trilogy di Catherine BC (Pagina autrice Amazon).

Lui, il “demonio” in persona ha accettato di rispondere alle mie domande, certo, se accettasse anche un appuntamento… ma in quel caso dovrei vedermela con Elisabeth…

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Ho letto tutta la trilogia, mi sono appassionata a tutti i protagonisti e ai personaggi: Stephen, Paul e Jett, come anche alle donne che gli gravitano intorno. Le vicende sono appassionanti e la scrittura dell’autrice avvolgente e burrosa. Dopo averli letti, mi sono dovuta rifugiare sopra un ghiacciaio tibetano per sbollire…

Ps. Dovrei dire a Catherine di salutarmi una certa fontana!

E ora, posso iniziare la nostra intervista, mi tramano un po’ le mani, vista la portata del personaggio.

* A: Ciao Paul, innanzitutto posso confessarti in un orecchio che tu sei il mio preferito? Sarà per una questione anagrafica, ma sei fantastico. Inizio chiedendoti se sei stato un protagonista prepotente: hai fatto ciò che Catherine aveva in mente, oppure hai fatto sentire le tue ragioni nella sua testa e hai vinto contro di lei?

Paul: Ciao stella! Sono stato fin da subito un protagonista sopra le righe, un uomo che non si fermava a riflettere troppo ma che, sia in affari che in amore, agiva d’impulso. Mi ha sempre detto bene, almeno fino a un certo punto. Catherine ha faticato con me, ma penso sia solo colpa sua. All’inizio le serviva solo un antagonista un po’ bastardo e io sono arrivato al momento giusto, tanto che mi ha chiamato come un suo ex o pseudo tale… roba vecchia comunque. Quindi tutta la rabbia che ancora sentiva verso sto qui ha concorso alla mia creazione, ma sono venuto bene, no?

Uhhh, che altarino golosetto ho scoperto. Ti ha creato bastardo davvero, ma irresistibile… Sappi che se mi chiami di nuovo stella, non rispondodi me! 

* Quindi… Catherine quando ha iniziato a scrivere la Forbidden trilogy, già aveva in testa tutta la trama, oppure è andata a istinto? E se aveva già un disegno in mente, voi personaggi le avete fatto cambiare rotta? E in quel caso, vi ha seguiti, oppure vi ha fatto la linguaccia e vi ha riportato sui binari stabiliti? Come ha fatto a fare combaciare tutti i tasselli?

Catherine non aveva idea di quello che sarebbe nato quando ha scritto il primo capitolo della Forbidden Trilogy! Aveva solo fatto un bel sogno hot e l’aveva scritto in fretta per paura di dimenticarlo. Dopo l’ha stuzzicata l’idea di continuare con la storia e piano piano siamo apparsi un po’ tutti, prima Jett ed Elisabeth, poi io, che ho rotto un po’ le palle, diciamolo. Era il mio ruolo, quello per cui ero stato concepito. Come poi abbia fatto a far combaciare tre vicende diverse piene di personaggi e intrighi, passioni brucianti e colpi di scena ancora non lo so. Credo che anche lei se lo stia ancora chiedendo.

Davvero in gamba! C’è riuscita benissimo. Alla faccia del sogno Hot! Ps. mi piace come rompi le palle tu!

* Sei orgoglioso di essere uscito dalla penna di Catherine? Ti va di raccontarci qualcosa di lei? Che tipo di scrittrice è? Ad esempio, prende appunti non appena gli balena un’idea in mente? Utilizza appunti e post it sparsi da assemblare quando c’è il momento e l’ispirazione giusta, oppure è meticolosa e perfettina? Mentre lei scrive, qual è il suo umore? È sicura di sé e di ciò che narra? Mentre vi pensa, scarabocchia, sente la musica, oppure è in religioso silenzio?

Se ci pensi bene, alla fine Catherine, volente o nolente, ha fatto di me il fulcro di tutta la trilogia. Il mio è il secondo romanzo, ma a me sono riconducibili tutti o quasi i protagonisti dei tre romanzi per diverse vicende. Il mio cambiamento trasformerà ogni cosa in altro, dando vita alla parte positiva di tutta la vicenda. Catherine è complicata: sembra severa e diretta, ma in realtà è pure peggio. Può non parlare di una persona o un fatto per anni, ma non dimentica una virgola. Sai, è abbastanza organizzata: si fa una scaletta di massima che poi cambia spesso strada facendo e prende appunti ovunque, anche sulle verifiche dei suoi alunni ( a matita eh, poi cancella). Quando scrive è concentratissima o tenta di esserlo in quella bolgia infernale che chiama casa dove avere il silenzio è così raro che, quando capita, credo se lo goda tutto.

* Hai mai provato a sedurla?

No, ma quando mai! Forse qualche volta, ma non è colpa mia, è lei che mi descrive così!

Peccato, poverina! ahahah

* Ti va di parlarci un po’ di te, e il fatto che l’autrice ti abbia concepito con un’età diversa rispetto agli altri protagonisti della trilogia? Io ti adoro… Forse proprio per una questione di anagrafe, ma pensi che questo, invece, in generale, ti abbia un po’ penalizzato?

No, non penso. In mezzo a tanti ragazzetti c’era bisogno di un uomo vero! Scherzi a parte, io rappresento il concetto dell’amore senza età, della passione senza confini, sono intrigante e contraddittorio come la vita stessa. Non mi illudo che ci siano solo rose e fiori perché dalle spine sono già passato, ma so che ci può essere dell’altro se vi apriamo la mente e soprattutto il cuore.

E comunque sei un uomo aitante e forte! Sei perfetto.

* Senza spoilerare, cosa ci dici di Lizzie? Hai trovato pane per i tuoi denti, con lei.

Penso che Lizzie sia favolosa! Non è per tutti, non basta qualche parolina dolce al momento giusto con lei! E’ una donna forte e complicata, ma capace di slanci appassionati in ogni campo, sia negli affetti che nel suo lavoro. Si entusiasma e ci mette anima e corpo in tutto quello che fa, difende le sue idee e ribadisce di continuo la sua indipendenza. Poco importa la forma per me, basta che poi sia mia. Come stanno tra noi le cose agli altri non deve interessare.

* Odio e amore… sono due facce della stessa medaglia?

Penso proprio di sì. Sono entrambi sentimenti forti che motivano azioni che mai avremmo preventivato. Spesso il loro confine è labile, come è successo tra me e Lizzie. L’eccitazione, il rischio, il gusto del proibito, la consapevolezza di avere tutti contro, il sapere di andare contro ogni logica è stato terribilmente sexy.

* Il destino è davvero segnato e ineluttabile, oppure si può combatterlo grazie alla passione e l’amore?

Credo che molto dipenda da noi. Se io e Lizzie ci fossimo fermati ai primi ostacoli ora io sarei probabilmente solo, pagherei una donna ogni tanto e mi lascerei annegare in qualcosa di meno salutare per il resto del tempo.

* L’amore ha diverse forme, vero? Ce lo dimostra proprio questo libro.

L’amore è una delle forze più potenti del mondo. Non si piega, non si calcola e non si sceglie, ma ti sfonda la porta di casa a spallate e ti porta da chi vuole. Così è stato per Stephen, che ha preso la testardaggine da me, così ho fatto io con Lizzie, la mia strega adorata e in ugual modo ha fatto Jett, andando contro un destino che sembrava volerlo beffare.

* Che tipo di rapporto ti piacerebbe costruire con i tuoi lettori, Paul?

Beh, già averne è qualcosa di positivo. Vorrei poterli spiazzare e suscitare in loro una vasta gamma di emozioni, dalla rabbia, alla sorpresa, all’empatia. Se un personaggio trasmette emozioni vuol dire che è ben riuscito, no?

* Catherine, grazie di essere con noi. Non ti sei fidata a lasciarmi sola con lui… Visto che ci sei ti domano: tendi a tenere le distanze, oppure assumi un atteggiamento confidenziale con chi ti legge?

Catherine: A me piace avere un filo diretto con i lettori. Sono loro che fanno la fortuna o meno di un romanzo e che vivono in prima linea le vicende che esso racconta. Parlare loro direttamente dà sempre tanta soddisfazione e fa capire anche dove porre rimedio.

* Paul, cosa desideri per il tuo futuro o quello delle prossime creature di Catherine? La pubblicazione nel catalogo di qualche casa editrice? Cosa cambierebbe dall’essere self? Lei ha provato entrambe le modalità…

La risposta politicamente corretta vorrebbe che dicessi che sia il self che la CE hanno pro e contro e che il tutto va da caso a caso, ma non ne ho intenzione. Self tutta la vita. Una scelta diversa andrebbe solo a favore di un grosso nome, sennò non conviene.

Ma noi non vogliamo la risposta politicamente corretta, vogliamo quella reale!

* Chi desidereresti interpretasse te, Stephen e Jett, in una eventuale trasposizione cinematografica? Con quale regista ti piacerebbe lavorare? E la colonna sonora?

Ormai nella fantasia di Catherine i prestavolto sono stabiliti da tempo: Colton Haynes per Stephen, Gabriel Aubry per me e Henry Cavill per Jett. Se deve sognare, tanto vale che lo faccia alla grande!!

E direi che sono perfetti!

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* Raccontaci le emozioni di Catherine nel momento in cui, ogni volta, pigia il bottone della pubblicazione…

Sono sempre le stesse della prima volta: paura di non essere all’altezza mista a orgoglio per aver creato qualcosa che magari possa far sognare chi legge.

* Perché dovremmo leggerti?

Per leggere una storia diversa dal solito, ma non priva di emozioni forti e colpi di scena. Con me non ci annoia mai!

* Ti prego, RICATTA ANCHE ME? Ahahah, no scusa, torno seria… Vuoi porgere una domanda a me?

Che cosa ti ha intrigato di più in me? Il capello biondo, lo sguardo magnetico, la sfacciataggine che ho in comune con Stephen o la dolcezza ben nascosta che condivido con Jett?

In realtà io amo da morire i mori, ma tu… sei fuori da ogni schema e da ogni morale. I due ragazzi, Stef e Jett, sono fantastici, ma tu… sei imbarazzante, emozionante, magnetico. Un demonio. Non posso dire altro, altrimenti spoilerei.

* Sai dirci qualcosa della collaborazione tra la tua autrice e Emma Altieri con Scars e il suo prossimo seguito?

Ah quelle due non sono capaci di stare ferme! Sempre in movimento, sempre in viaggio e sempre al telefono! Parlano, parlano, ma spesso concludono pure! Hanno già in lavorazione Wounds-African scars, una sorta di seguito della storia di Samuel e Lois (Scars, appunto) e hanno pubblicato una sorpresa per Natale! Di più non posso dire 🙂 altrimenti Catherine punta ai miei gioielli per vendicarsi e sarebbe veramente un peccato 😊

Ecco, io Lovin Xmas, la raccolta di racconti per natale l’ho letta! brave! ed è stato bello anche ritrovare i vostri protagonisti in due delle storie! E ho amato Scars!

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* Senza ingelosirti, l’ultima pubblicazione di Catherine è A marriage case, puoi accennarci qualcosa? E degli altri suoi protagonisti? E circa i progetti futuri?

Catherine ha scritto questa storia realmente accaduta mantenendo un filo diretto con i protagonisti e a Nancy soprattutto io sono molto legato. E’ stata lei a creare il book trailer di Ricatto proibito che è nato infatti a Los Angeles, tra le colline di Beverly Hills. Per quanto riguarda i progetti futuri di Catherine so che, oltre a Wounds, ha in programma anche un romance molto hot, Spicy, una storia d’amore tra cuochi stellati.

Ovviamente, ho letto anche A marriage case.

* Per concludere, ti lascio campo libero, fai o dimmi qualunque cosa tu voglia.

Io devo ringraziarti. Sei una delle poche che non ha ceduto al fascino acerbo di Stephen, né ai muscoli di Jett e che ha sempre manifestato una certa preferenza per me. Buongustaia!! Grazie anche per questa bella intervista. A presto… sei stata contenta che a Natale… sono tornato a trovarti? 😉

Speravo mi rapissi… Sai, tu racchiudi il fascino e la forza di entrambi quei ragazzoni! Loro sono più giovani… tu sei più esperto e sapiente! E sì, sono contentissima della tua incursione natalizia.

In bocca al lupo a te, e agli altri protagonisti passati e futuri di Catherine!

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Kostia di “PICCOLOGRANDEAMORE” di Kateryna Strigo. Dentro al romanzo: parlano i protagonisti, non gli autori.

Ci sono romanzi di cui non ti liberi…
Dopo PICCOLOGRANDEAMORE (link amazon), per un po’, è davvero difficile leggere altro. KATIA e KOSTIA… loro sì, che sono un terremoto in testa! Come tutti gli altri personaggi.
Una passione, un patto, gli inganni, una verginità da inventare, un bambino da comprare, ma… un altro patto ancora più diabolico e… una BOCCA DA BACIARE. Illegale Compagno K!
Menzione d’onore per il piccolo Grisha; per Loubou e Tin. 😎
Intanto io imparo il russo e… in attesa di Anton, ho preso un astore.

Benvenuto, Kostia. Iniziamo!

A: Sei stato un protagonista prepotente? Hai fatto ciò che Kateryna aveva in mente, oppure hai fatto sentire le tue ragioni nella sua testa e hai vinto contro di lei?

Kostia: Dobryy vecher Alessia. Sono molto felice di fare la tua conoscenza. Kateryna mi ha parlato di te definendoti una paladina della penna dal tratto rosa. Perdona le mie imprecisioni nel risponderti. Parlo abbastanza bene l’italiano, ma non quanto vorrei. Prepotente io? Non direi proprio. Diciamo che Kateryna aveva le sue idee e io le mie e il compromesso è stato il giusto risultato. Effettivamente aveva delineato per me un futuro differente e spigolature del carattere che non mi appartenevano. Poi lavorando insieme sono emerso per quello che sono.

Credimi che… io son ancora più felice di te… caspita, dal vivo sei perfettamente come ti avevo immaginato. Sono un po’ in imbarazzo, perdonami!

* Quindi… Quando Kateryna ha iniziato a scriverti, già aveva in testa tutta la trama, oppure è andata a istinto? E se aveva già un disegno in mente, voi personaggi le avete fatto cambiare rotta? E in quel caso, vi ha seguiti, oppure vi ha fatto la linguaccia e vi ha riportato sui binari stabiliti?

Domanda interessante cara Alessia. Kateryna quando ha iniziato a scrivere di me e di Katia, non aveva altro che un foglio bianco diviso a metà sul quale aveva scritto semplicemente i nostri nomi e cognomi: Katia Volpato e Konstantin Kotov. Ti confido una piccola indiscrezione. La scelta del mio cognome non è un caso. A Kateryna piacciono molto gli animali e soprattutto ama i gatti. Per questo motivo io chiamo il mio amore Gattina e il mio cognome che in russo significa gatto (Kot). Molti cognomi russi, come Volkov (lupo) guarda il caso essere il cognome di Anton e Mednev (orso) derivano da nomi di animali. La trama del libro iniziale è stata completamente stravolta e la sua mano è stata guidata dai personaggi che lei stessa stava creando. Altra indiscrezione… alla prima telefonata io e Katia avremmo dovuto giocare una specie di partita a battaglia navale, in cui io o lei, affondando navi avremmo dovuto esporci su qualcosa di eroticamente intrigante. Il punto era che a me giocare a battaglia navale non piaceva. Per cui è rimasto nel romanzo il concetto di voler giocare tra me e gattina, ma su di un altro piano. In quell’occasione fui abile a convincerla e la battaglia navale fu accantonata. Di una cosa sono certo, neppure a metà della storia aveva già scritto quello che sarebbe stato l’ultimo capitolo e so per certo che anche questa volta lo ha fatto. Bizzarro in effetti questo suo comportamento, ma non me lo ha fatto leggere ancora per non rovinarmi la sorpresa. Mi ha detto solo di fidarmi e che se lo avessi saputo in anticipo, non sarei risultato credibile nel mentre e credo abbia una sua logica strategica questo discorso, per cui non posso dire altro.

Mannaggia, Kostia, puoi dirle di sbrigarsi? Non resisto devo sapere cosa combinate…

* Sei orgoglioso di essere uscito dalla penna di Kateryna? Ti va di raccontarci qualcosa di lei? Che tipo di scrittrice è? Ad esempio, prende appunti non appena gli balena un’idea in mente? Utilizza appunti e post it sparsi da assemblare quando c’è il momento e l’ispirazione giusta, oppure è meticolosa e perfettina?

Kateryna è istinto, cuore e anima. Per questo mi piace. Se fosse stata meticolosa e perfettina, non avrebbe consentito a me di venire allo scoperto. Scrive ovunque e su qualsiasi superficie e quando dico qualsiasi intendo tutte. Una volta, era in treno, le balenò in testa la frase “una bocca da baciare” e per paura di dimenticarla, trovando solo la penna se la scrisse sulla pelle dell’avanbraccio dove rimase per lungo tempo. Temevo l’avrebbe tatuata. Altre volte invece registra messaggi vocali con il suo telefonino e li spedisce al cellulare della madre intimandole di non cancellarli. Poi una volta al computer li cristallizza su carta. Si arrabbia molto quando le viene in mente qualcosa di importante e poi le sfugge. Una furia. Che carattere! Come la mia Gattina.

* Mentre lei ti scriveva, quale era il suo umore? Era sicura di sé, di te e di ciò che stava narrando? Mentre ti pensava, scarabocchiava, sentiva la musica, oppure era in religioso silenzio? Hai mai provato a sedurla?

Nella mente di Kateryna il silenzio non esiste e la musica, la nostra musica, le è indispensabile per viaggiare con la mente per cui quando scrive ha sempre le cuffie alle orecchie. Per fortuna i nostri gusti musicali coincidono. Se amasse il genere metal come piace ad Anton penso me ne sarei andato dai suoi pensieri. È un genere di musica che non consente pensieri gentili e non favorisce certamente la concentrazione. Quanto a sedurla… “io non seduco, io prendo”. Anton è il seduttore seriale, almeno fino a che non ho incontrato Katia. Ma la risposta corretta è che… è stata lei a sedurre me e questo è il secondo motivo per la quale sono venuto allo scoperto mostrando la mia vera indole.

Mamma mia Kostia… sei perfetto… Come si fa a resisterti. Diciamo che io mi sono innamorata follemente sia di te che di Anton! ahahah

* Ti va di parlarci un po’ di te, e il fatto che l’autrice ti abbia concepito talmente erotico da esserlo anche semplicemente respirando e rimanere nella testa delle lettrici per molto, molto tempo?

Tu mi lusinghi, mia dolce Alessia. Nella vita ho avuto molte femmine. Le femmine mi piacciono molto. Le ho rispettate tutte. Si tratta di “creature creatrici” e come tali non posso fare altro che chinare il capo davanti alla loro natura. Ma quando ho conosciuto Katia, il concetto di femmina si è elevato a quello di Donna e l’erotismo che mi attribuisci è solo l’effetto riflesso dell’amore che provo per lei. Certo… anni di pratica sul campo non hanno guastato… concedimelo.

Fortunata Katia. Ma anche lei è una grande donna: siete fortunati entrambi!

* Katia! Senza spoilerare, parlaci di lei e di come vi siete conosciuti. Io l’ho adorata.

Anche io l’adoro, mia dolce Alessia. Lei è la mia donna. L’unica. Forte, determinata, intraprendente e per nulla arrendevole. Mi piacciono le donne che non si arrendono. La trovo divertente e riesce sempre a trovare le parole giuste per farmi stare bene. Ci siamo conosciuti una fredda notte d’inverno nel corso di una telefonata che ho fatto ad una Hot Line per fare un favore al mio amico Anton. La sua voce e il suo accento italiano, unita alle cose che mi diceva, mi hanno catturato l’immaginario e da qeal momento non ho più potuto non pensare a lei.

* Tra le pagine di “PICCOLOGRANDEAMORE” hai avuto un amico di tutto rispetto: Anton. Cosa ci puoi dire di lui? Cos’è per te l’amicizia?

Anton non è solo un amico, lui è un Brath per me, un fratello. Ci siamo conosciuti sul campo di battaglia e gli devo la vita. Guerra di Cecenia. Ero rimasto ferito. Ero impossibilitato a muovermi e non ero in grado di mettermi al riparo dai colpi esplosi. Il resto del commando si era già ritirato, ma lui mi recuperò e mi trascino sulle spalle per sei chilometri sostenendo quasi totalmente il mio peso. Nessuno saprebbe di me e Katia se non fosse stato per il suo eroismo. Anton è un amico leale e sincero e vale tutto. Cito Aristotele. “L’antidoto contro cinquanta nemici è un amico.”

Voi siete Amicizia con la A maiuscola! Non vedo l’ora di conoscerlo meglio nel prossimo romanzo! Intanto io ho preso un allevamento di astori! 😀

* Invece… tuo padre?

Mi perdonerai dolce Alessia, ma non amo parlare di mio padre. Gli dovrei rispetto perché senza di lui non sarei qui e non sarei chi sono, ma proprio non ci riesco. Ha commesso atti imperdonabili e penso che tu possa comprendermi.

Certo che ti perdono, e capisco benissimo che tu non voglia parlarne…

* Il destino è davvero segnato e ineluttabile, oppure si può combatterlo grazie alla passione e l’amore?

Domanda filosofica e impegnativa. Spero di esprimermi in modo consono e se non lo faccio, ti prego di correggermi. Il mio motto è “combattere sempre e arrendersi mai”. Per cui il destino non è mai segnato e tantomeno ineluttabile e per certo ti dico che combattere con passione per realizzare i propri sogni e i propri credo sia la forma di amore più espressiva e omnicomprensiva che esista.

Hai risposto in maniera perfetta! TU SEI PERFETTO… Ups!

* L’amore ha diverse forme, vero? Ce lo dimostra proprio questo libro.

Affermativo. Forma, mi dici… L’amore per me ha forma liquida, come l’acqua cristallina che sgorga da una fonte, come le gocce di un profumo o dorma instabile quando si tratta di nitroglicerina, fin a divenire veleno nelle sue forme perverse che personalmente aborrisco. Preferisco il bicchiere di semplice acqua in fin dei conti siamo fatti di quella per la maggior parte. Giusto?

Wow, che definizione fantastica!

* La tua sottile ironia russa… viene sempre compresa?

Non comprendo la domanda, chiedo venia.

Se me lo dici così… sto per sciogliermi… Probabilmente mi sono capita da sola! 😀

* Un’altra domanda arriva prepotente: una piccola anticipazione del prossimo romanzo? Probabilmente Anton e i suoi Astori saranno ben presenti, vero? Calcola che io ho iniziato un allevamento di questi rapaci solo per lui!

Potrei contraddirti, ma ti pregherei di non offenderti. Ti assicuro che un rapace in casa non è il massimo della convivialità. Vivere per giorni con Ophelia, il falco femmina di Anton, sempre pronta ad artigliare tutto ciò che si muove in autonomia, non è sempre facile. Ad esempio quando decidi di fare la doccia… le mutande te le devi togliere in bagno e con la porta chiusa… altrimenti… Intendi cosa voglio dire, vero? E infine per risponderti seriamente. Si! Anton sarà al mio fianco anche in futuro. Il suo ruolo sarà determinante e sarà personalmente coinvolto dagli eventi.

Ussignur… Vabbè, ma io voglio un astore per far colpo su quell’omaccione di Anton!

* Che tipo di rapporto ti piacerebbe costruire con i tuoi lettori, Kostia?

Esattamente quello che mi stai concedendo di fare tu. Nulla di più. Di solito l’intervista viene riservata all’autrice del libro che parla in nome dei personaggi ed essere chiamato personalmente a rispondere mi fa sentire vivo e per questo ti ringrazio di cuore.

Kateryna, invece tu? Tendi a tenere le distanze, oppure assumi un atteggiamento confidenziale con chi ti legge?

Kateryna: Ciao Alessia, grazie per la domanda. Confidenziale e di profonda riconoscenza, ma senza esagerare, poiché come accade molto spesso non conoscendo la lettrice personalmente, non vorrei apparire invadente. Certo che se poi si istaurano legami più profondi allora si apre la via di un’amicizia. Un esempio te lo riporto subito. La prima lettrice che mi scrisse su messenger per chiedermi informazioni del libro prima di leggerlo e poi per dirmi che le era piaciuto veramente tanto una volta letto, darà il nome ed il cognome a uno dei personaggi del prossimo libro. Bello, non trovi?

Lo trovo fantastico! Tu, poi, sei davvero molto disponibile e gentile! Sarà davvero lusingata questa lettrice!

* Cosa desideri per il tuo futuro o quello delle tue prossime creature, Kateryna? La pubblicazione nel catalogo di qualche casa editrice? Cosa cambierebbe dall’essere self?

Per Piccolograndeamore sogno come ogni scrittrice che venga letto, anzi letto tantissimo. Scrivere per tenere nel cassetto un’opera non ha alcun senso e per fortuna ora esiste la possibilità di autopubblicarsi, non possibile fino a qualche anno fa. Senza la modalità self io non sarei qui con te e Konstantin a parlarne. Certo una casa editrice ti darebbe modo di rendere più visibile il tuo lavoro, ma diamo tempo al tempo. Sinceramente già il fatto che Giulia Segreti e Barone Mark Kheel stiano terminando l’audiolettura completa del romanzo, mi gratifica tantissimo e mi fa pensare che valeva la pena scriverlo solo per sentirlo interpretare da loro. Secondo me sono impareggiabili. Spero di tutto cuore di accedere ad Audible, la piattaforma per ascoltare un libro anziché leggerlo. Poi non nascondo che vorrei divenisse un film e sognare non costa nulla.

Guarda, spero che i tuoi sogni si realizzino e che tu voli in alto con le tue scritture. Sei davvero una brava autrice e io sono caduta con tutte le scarpe dentro la storia di PICCOLOGRANDEAMORE. Ho dimenticato la mia realtà, per entrare in quella dei tuoi personaggi e leggere altro, dopo avere letto il tuo libro, non è stato affatto facile: Kostia, Katia, Anton e gli altri continuavano a rimanere nella testa, e ancora ci sono!

* Sogniamo, Kostantin. Chi desidereresti interpretasse te, Katia, Anton e Francesca in una eventuale trasposizione cinematografica? Con quale regista ti piacerebbe lavorare? E la colonna sonora?

Dolce Alessia, devo deluderti, ma non sono uomo da mondo mondano, perdona il gioco di parole, forse Kateryna ti saprebbe rispondere con precisione invece.

A te si perdona tutto…!

Grazie Konstantin, rispondo volentieri. Dunque per te avrei pensato a Tom Hiddelston e per Anton ci vedrei bene Luke Evans, mentre per la parte di Katia e Francesca basterebbe un’unica attrice e non avrei dubbi nello scegliere per il cast Emilia Clarke. Non scelgo attori italiani, non per mancanza di rispetto, ma perché scegliendoli stranieri avrei la possibilità di ingaggiare come doppiatori proprio Giulia Segreti e Barone… amo troppo le loro voci. Per il regista invece dovrei farmi consigliare, mentre per la colonna sonora sicuramente vorrei la creasse Abel Korzeniowski.

Non li conosco… Ma sicuramente sarebbero perfetti. Ho sentito alcune letture del libro di Giulia e Barone: brividi!

* Kostia, raccontaci le emozioni di Kateryna nel momento in cui ha pigiato il bottone della pubblicazione…

Non vorrei dirlo e forse me ne pentirò ma oserei pensare che il sentimento più tangibile fra gli innumerevoli provati sia stato il senso di liberazione.

* Perché dovremmo leggerti?

Domanda molto difficile. Prosaicamente ti rispondo: perché penso che ne varrà il tempo speso. Io piaccio e non so il perché. Anche se capisco il perché piace Anton. Non mi chiedere di Katia perché sarei di parte. I personaggi sono interessanti e la trama oserei dire che è nuova… e poi perché i sentimenti che compaiono nel libro sono quanto di meglio esprima l’essere umano quando se ne vuole vedere il bello che c’è in lui, ponendo l’amore per un bambino al di sopra di ogni cosa.

* Infine, la tua cover è bellissima, ti emoziona essere stato racchiuso in quella immagine? Alla fine, a me, sembra che ci sia l’essenza del vostro romanzo.

Trovo anche io che la cover sia perfetta. Katia ti direbbe che è perfettibile. Per quanto mi riguarda rappresenta la vera essenza del libro. Un patto tra un uomo e una donna… un bambino da vendere e un bambino da comprare…una verginità da inventare. Purtroppo solo a lettura terminata, una lettrice la apprezza comprendendone il senso profondo. Non è escluso una rivisitazione della cover nel tempo, mantenendo quella foto ma migliorandone l’appeal. Kateryna dice che non è seducente per un lettore che lo voglia scegliere guardando la copertina e forse ha ragione. Anzi, ha sicuramente ragione.

Dopo avere letto il libro, ho adorato la copertina… In due parole hai racchiuso l’anima della vostra storia.

* Vuoi fuggire con me? Ahahah, no scusa, non ho resistito… Vuoi porgere una domanda a me?

Izvini dolcissima. Forse se ti avessi conosciuto prima di conoscere Katia… la mia Gattina. Una domanda per te… vediamo. Nella vita cosa ti fa scattare sull’attenti e cosa ti fa tenere la bandiera a mezz’asta…? Se sono indiscreto, non mi rispondere.

Eh… mannaggia, tutta questione di tempo! Ahaha! Katia è degna protagonista insieme a te di questo romanzo! Perdonami, non è una domanda indiscreta, ma non so rispondere… 😀

È appena arrivato Anton, e io ora muoio tra questi due russi granitici e prorompenti…

* Ciao Anton, chi ha letto PICCOLOGRANDEAMORE, immagina che nel prossimo romanzo di Kateryna ci sia spazio anche per te e un’altra ragazza che è già presente in questo romanzo, vero? Cosa ci dici al riguardo?

Anton: Dobryy vecher Alessia. Un piacere anche per me conoscerti. Spero tanto che Kateryna mi accontenti. Quando mi ha chiamato a rapporto poco tempo fa, ho fatto una lunga lista di richieste e lei ha confermato che molte di queste verranno accolte. Penso che realizzerà parecchi dei miei desideri, se non tutti… alcuni però vorrei li realizzasse Francesca…

Ahahahaha! Sicuro Francesca sarà felice di realizzarli! Non vedo l’ora di leggere anche la tua storia!

* Per favore… mi dite DOBRYY VECHER…:-D

Dobryy vecher mia dolce Alessia. Sei stata un’ospite apprezzabile e spero ci risentiremo ancora. Spasibo.

Dobryy vecher Frizzante Alessia, so per certo che ci incontreremo. Bol’shoye Spasibo.

Ussignur… Posso morire felice, ora! 😀

* Per concludere, Kostia, ti lascio campo libero, fai o dimmi qualunque cosa tu voglia.

Ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato e che ci hai dedicato. In tutta confidenza era la mia prima intervista ed ero un po’ nervoso, ma tu hai saputo mettermi a mio agio. Ci rivedremo in Italia perché sto per arrivare e forse potremmo incontrarci anche di persona. Spasibo e dobryy vecher a tutti.

Mai quanto ero emozionata io di incontrarti! Sei stato un ospite fantastico e spero che questa intervista abbia messo in evidenza molte caratteristiche del vostro romanzo e faccia venire una golosetta curiosità riguardo la vostra storia! Uh mamma, se venite in Italia, DEVO vederti! In bocca al lupo per tutto e grazie mille!

Ps. Per te ho preso lezioni di russo! 😀

Grazie anche a Kateryna!

Dobryy vecher e dasvidania a voi!

Le carezze che teniamo per noi e le nostalgie che ci rimangono sottopelle…

E poi mi sorprendo a cercarti tra i ricordi. Non lo faccio a posta, sono i pensieri che scorrono malinconici tra le mie dita, invocando sogni rimasti intrappolati negli occhi, che cerco di fare scivolare via in una lacrima.
Sei tu che ti sei incastrato sottopelle…
All’orizzonte il sole si nasconde, cala la sera, la luce muta divenendo tenue, il reale si fonde con l’irreale, mentre il resto svanisce.
Il buio mi avvolge e la malinconia del vivere, che non mi abbandona mai, sembra più semplice.
Ma… quella strana sensazione di qualcosa di mai avvenuto, di parole non dette, rimaste incastrate chissà dove, mi graffiano il cuore e mi stringono l’anima.
Un attimo prima dello svanire del buio, io decido di rimanere nella carezza della mia solitudine a pensarti e ricordare il tuo odore. Frugo tra le emozioni per cercare quello che è stato di noi e ciò che sarà di me, la sottile linea di confine tra la nostalgia e i miei sogni. Intanto la vita accade, mi sembra di stare ferma, ma tutto va avanti, nonostante me.

Samuel di “So quando sei felice dal colore dei tuoi occhi” di Emiliano Di Meo. Dentro al romanzo: parlano i protagonisti, non gli autori.

I libri sono delle porte fatate che ci conducono in una realtà parallela e, spesso, sono gli stessi autori a portarci per mano alla scoperta del loro mondo. I romanzi, quelli che ci piacciono, non si leggono, ma si vivono, si respirano, ci si cade dentro. Ultimamente ho conosciuto tutto un universo di storie che sono rimaste intrappolate in me: sono intrise delle passioni, gli amori e i sogni degli scrittori che escono fuori prepotenti dalle loro penne.

Mi è tornata la voglia di chiacchierare con i personaggi di questi libri. So che il mio non è un blog letterario, ma ne ho davvero voglia!

Inizio intervistando Samuel, il protagonista di “So quando sei felice dal colore dei tuoi occhi” di Emiliano di Meo.

Trama: Questa è la storia d’amore tra un insegnante di lingue (Mirko) e il giovane bassista di una rock band amatoriale (Samuel). Al primo, uomo dai colori talmente chiari da sembrare albino, la vita ha insegnato a innalzare muri. Al secondo, estroverso artista metropolitano, quella stessa vita insegnerà come scavalcarli per spingersi oltre le proprie paure.

Dell’autore, Emiliano, dico che ogni volta mi sorprende perché riesce sempre a farmi entrare nella storia che sta raccontando. E lo ringrazio per le sensazioni che mi fa provare; è emozionante quando uno scrittore si mette in gioco in questo modo, regalando al lettore un pezzetto del suo cuore. I personaggi di Emiliano sono uomini… descritti da un uomo: veri e reali. E le storie sono ambientate nella nostra Italia. Spesso, leggendo i suoi libri, mi vengono istinti omicidi, soprattutto quando arrivo al finale, mai scontato, e… lo insulto! Giuro che è un complimento!

Ma… ecco che arriva Samuel, è bellissimo. Lo saluto, lui mi fa l’occhiolino e io… mi sciolgo.

Gli passo una flûte con del prosecco, le bollicine ci aiuteranno a rompere il ghiaccio, e iniziamo la nostra chiacchierata, davanti agli occhi curiosi di Emi.

* Samuel, sei stato un protagonista prepotente? Hai fatto ciò che Emiliano aveva in mente, oppure hai fatto sentire le tue ragioni nella sua testa e hai vinto contro di lui?

S: È difficile vincere contro Emiliano quando si tratta di libri, lui aveva un’idea chiara fin dall’inizio e poi io non sono un uomo prepotente, tutto il contrario. Sono sicuro di me, di quello che voglio, ma non uso la prepotenza per ottenerlo, non fa parte del mio carattere. Il libro oltre a raccontare una bella storia d’amore, un amore pulito tra due uomini con un vissuto differente, è stato concepito come mezzo tramite il quale veicolare un messaggio importante e quindi non poteva esserci un’evoluzione differente rispetto a quella immaginata dall’autore. Su questo siamo sempre stati d’accordo. Io ed Emiliano siamo molto simili.

* Sei orgoglioso di essere uscito dalla penna di Emiliano? Ti va di raccontarci qualcosa di lui? Che tipo di scrittore è? Ad esempio, è uno che prende appunti non appena gli balena un’idea in mente? Utilizza appunti e post it sparsi da assemblare quando c’è il momento e l’ispirazione giusta, oppure è meticoloso e perfettino, un po’ come te? E tu, Samuele, sei stato concepito a mano oppure sei una creatura puramente digitale?

S: Emiliano è un visionario e sono molto orgoglioso di essere uscito dalla sua penna. Emiliano è uno che prende a cuore tutto quello che fa. Ha un progetto, non scrive mai tanto per farlo, non da nulla per scontato. Lui scrive sperando che il lettore, letta l’ultima pagina del libro, si fermi a riflettere. Scrive immaginando di “arricchire” la vita di qualcuno, scrive sperando di dar voce a chi non ne ha. Scrive non solo per il piacere di intrattenere, ma per rappresentare una comunità come quella LGBT, ma in un modo nuovo, più moderno e sincero. Scrive per invitare la comunità LGBT ad analizzarsi per immaginare se stessa in un modo nuovo, estirpando e consegnando al passato abitudini e stili di vita che non hanno garantito quanto avevano promesso. Non prende molti appunti, ma se gli viene in mente una costruzione che gli piace particolarmente la scrive subito, per poi inserirla nel testo appena possibile. Scrive solo quando ha voglia di farlo, senza forzature. Scrive prevalentemente di notte. Per quanto riguarda me, no. Non sono una creatura puramente digitale.

* Mentre Emiliano ti scriveva, quale era il suo umore? Era sicuro di sé, di te e di ciò che stava narrando? Mentre ti pensava, scarabocchiava, sentiva la musica, oppure era in religioso silenzio?

S: Emiliano, in genere, è sereno quando scrive, perché gli piace farlo. Cerca di non farsi influenzare da pensieri del tipo “cosa si aspettano i lettori?”. Se non facesse così, non riuscirebbe a scrivere qualcosa di autentico. Durante la stesura di SO QUANDO SEI FELICE DAL COLORE DEI TUOI OCCHI però era particolarmente concentrato, perché non voleva scrivere nulla di sbagliato. Ha letto molto sull’argomento prima di cimentarsi con la stesura del libro, ha parlato con chi vive situazioni simili. La sua unica preoccupazione era non scrivere stupidaggini in merito a qualcosa di così importante. Emiliano ama scrivere in silenzio, ma fa delle pause musicali per creare atmosfera o per recuperare un determinato umore. Prende molto sul serio quello che fa, ma prende molto meno sul serio se stesso. Ritengo che sia un uomo divertente, ma pochi lo sanno.

* Cosa ne pensi del titolo che ha assegnato alla tua storia con Mirko, SO QUANDO SEI FELICE DAL COLORE DEI TUOI OCCHI? E la copertina?

Emiliano ha un’ossessione per i titoli! Odia tutto ciò che suona banale o già sentito. Il suo motto è “il titolo di per sé mi deve già raccontare qualcosa”. Per quanto riguarda la copertina, è sua l’idea, la scelta del font e, soprattutto, la scelta della fotografia per la quale è riuscito ad avere i diritti dopo una fitta corrispondenza con il fotografo. Alcuni gli avevano suggerito di scegliere un titolo più breve, ma non c’è stato verso e io sono d’accordo. Credo che non potrebbe esserci titolo più adatto o copertina migliore.

* Ti va di parlarci di Mirko? Cosa ti ha fatto innamorare di lui?

S: Mirko è un angelo al quale uno stupido ha provato a tarpare le ali. È luminoso. A volte non c’è neppure bisogno che parli, perché io leggo lui e lui legge me. È forte, eppure quando lo abbraccio si abbandona e sento che vuole che io lo protegga e io voglio farlo. Se non ha potuto contare su nessuno, ora può contare su di me. Mirko è generoso, tenero. Si emoziona per l’arte, per le cose semplici. Ha degli occhi che sembrano magici, perché cambiano colore in base al suo umore e io ne rimango ipnotizzato. Mirko è casa mia.

* Invece, tu che tipo sei, i tuoi sogni, le paure, le gioie…? Cosa ti piace di più di te, sia fisicamente che caratterialmente?

S: Io sono un tipo abbastanza tranquillo, anche se quando mi arrabbio ho bisogno di stare solo e, in genere, la mia prima reazione è quella di uscire di casa per andarmene in strada e camminare. Mi spaventano le cose che non conosco, ma poi trovo il coraggio di guardarle e familiarizzare con esse. Sono un uomo al quale piace stare in compagnia, ma deve essere una compagnia molto ben selezionata. Mi piacciono i miei amici, la musica. Mi piace suonare. Mi piace quando l’attenzione si sposta da quello che sei a quello che sai fare bene. Sono felice durante le mie serate casalinghe con Mirko e quando passano a trovarci i nostri amici, non ho bisogno di molte cose. Mi piace la convivenza. Mi piace che le persone che mi orbitano intorno sorridano. Non so cosa mi piaccia di me, fisicamente parlando. Mi trovo un tipo, non sono uno che presta particolare attenzione alla cura di me stesso. Non faccio sport, ma non posso lamentarmi perché nonostante questo mi considero in forma. Nell’insieme mi piace il mio aspetto. Caratterialmente mi piace il fatto di avere le idee chiare. Capisco subito se una cosa fa per me o no, se qualcuno mi piace. Capisco subito quello che voglio. Non soffro di quel genere di indecisione che porta le persone a cambiare idea ogni giorno.

* Ti senti un po’ uno di quei libri che cambia sfaccettatura e significato a seconda del momento e dell’umore che sta avendo il lettore in quel momento?

S: No, credo che in questo caso parliamo di un libro che non è possibile interpretare in base all’umore. La storia è troppo delineata per prestarsi a interpretazioni. È un messaggio di luce e speranza.

* Che tipo di rapporto ti piacerebbe costruire con i tuoi lettori, Samuel? So che vorresti trasmettere degli insegnamenti, illuminaci su questo aspetto?

S: Vorrei instaurare un rapporto fatto di chiarezza. Uno di quei rapporti in cui, se non capisci qualcosa non ti poni il problema di chiedere. Vorrei un rapporto di incoraggiamento e supporto. Una di quelle amicizie semplici, ma preziose.

* Emiliano, invece tu? Tendi a tenere le distanze, oppure assumi un atteggiamento confidenziale con chi ti legge?

Emi: Dipende da come si pone chi legge. Non mi piace chi usa i libri come pretesto per arrivare ad altro. Se ho la sensazione che dall’altra parte ci sia qualcuno di equilibrato, mi lascio andare volentieri. Mi piace il confronto, la condivisione. Faccio tesoro di ogni osservazione, di ogni commento o recensione. Mi interessa il punto di vista di tutti, se riconoscono sincerità nelle osservazioni mosse. Sono però uno che mette fine a una confidenza con la stessa velocità con la quale questa è stata concessa, se mi sembra che dall’altra parte le intenzioni non siano chiare. Mi piacciono coloro che capiscono in autonomia dove finisce il loro spazio e inizia il mio.

* Samuel, cosa ti accomuna al tuo papà letterario? Quanto c’è di te in lui, e viceversa? Anzi, non poniamo paletti… Qual è il personaggio che meglio lo rappresenta? E il romanzo? Ce n’è uno a cui è più affezionato, secondo te?

S: C’è molto di me in lui. Emiliano è coraggioso, soprattutto quando ama. In amore vuole dare, gli piace esserci. Odia le menzogne, lo offendono. Emiliano è un uomo capace di dare molto, ma, se si accorge che l’oggetto delle sue attenzioni lo prende in giro, è finita. Difficilmente torna indietro. In questo siamo molto simili. Quando apre il cuore, si trasforma. A Emiliano piace l’amore, ma quando qualcuno lo delude fatica a fingere che non sia successo niente. Quando viene ferito si ammutolisce e va via. Apre il proprio cuore pieno di buone intenzioni, ma se si rende conto che l’altro cerca di giocare con i suoi sentimenti, lo richiude e taglia ogni contatto. Siamo entrambi molto selettivi. Emiliano forse lo è addirittura più di me. Ci somigliamo sotto molti aspetti, ma gli somigliano anche altri personaggi. Molti hanno qualcosa di suo. Come carattere, credo che quello che gli somiglia di più sia Marcello de “Il Chiaroscuro Delle Cose”. Sono davvero molto simili. Per quanto riguarda le sue preferenze, vediamo… “La Parte Sospesa Del Cuore”, “So Quando Sei Felice Dal Colore Dei Tuoi Occhi”, “Il Chiaroscuro Delle Cose” e “L’Universo Cospira”.

* Emiliano non scrive di supermachi o uomini che vogliono dimostrare qualcosa con inutili prove di forza, no. Loro mostrano il loro essere completamente, nel bene e nel male, le forze e le debolezze. Come mai crea dei personaggi reali e veri nei suoi scritti?

S: Emiliano ripete sempre che il tempo delle favole è finito. A lui piace guardare al mondo senza filtri, non gli piacciono i travestimenti. Ama l’essere umano nelle sue imperfezioni, ma ammira chi ambisce a migliorarsi. Della filosofia buddista condivide l’ambizione che porta un uomo ad arrivare a essere la migliore versione di sé possibile. È quanto fanno anche i personaggi dei suoi libri. In molti casi si tratta di uomini pieni di difetti, ma questo ce li fa percepire vicini. Non sono supereroi, quindi se riescono loro a dare una svolta alla loro vita, possiamo farlo anche noi. A Emiliano piace scrivere storie nelle quali sia possibile immedesimarsi, libri che raccontino vicende che sembrino accadute davvero o che potrebbero accadere. Un’altra cosa che dice sempre è che la vita è sufficientemente affascinante e imprevedibile che nessuno ha realmente bisogno dei fantasy. È un tipo tutto particolare, ma posso assicurarti che si tratta di un uomo divertente e qualche volta anche buffo.

* Cosa desideri per il tuo futuro o quello delle prossime creature di Emiliano? La pubblicazione nel catalogo di qualche casa editrice? Cosa cambierebbe dall’essere self?

S: Emiliano è uno in contatto con la realtà. Ama scrivere, ma ha i piedi saldamente a contatto con il pavimento. Da quello che ci siamo detti, credo che non abbia particolare ambizioni in merito al lavorare con una casa editrice. Lui è uno che vuole decidere tutto, altrimenti blocca l’uscita del libro. Decide la storia, il linguaggio, l’immagine della cover, il font del titolo. Te lo immagini a lavorare con qualcuno che vorrebbe imporgli la propria volontà? Sarebbero fulmini e saette tutti i giorni! Potrebbe prendere in considerazione un tipo di collaborazione solo se gli garantissero l’ultima parola su tutto. Per Emiliano la cosa fondamentale è che nessuno snaturi la sua idea per ciascuna storia. Quello che mi auguro è che continui a non farsi influenzare dalle aspettative altrui e che continui a essere un autore sincero come è stato finora.

* Parlaci di loro, dei protagonisti degli altri romanzi, sono tantissimi, quindi senza entrare nel dettaglio di ognuno di loro, altrimenti rimaniamo qui due giorni insieme… Emh… non mi spiacerebbe poi così tanto, Samuel!

S: Ci sarebbe molto da dire su ognuno di loro. Ora, non è perché io ne sono innamorato, ma credo che Mirko sia uno dei personaggi più belli dei quali abbia parlato. Giuro che non sono di parte! Detto questo, confesso che mi piace molto anche Paolo de “Il Chiaroscuro Delle Cose”, è dolce e forte allo stesso tempo. È constante e leale. Mi piacciono gli uomini dei quali ci si può fidare. Ammiro la genuina forza di Gennaro, uno dei protagonisti di “Tre Piccoli Fiori Di Velluto Viola”. Ho grande stima per tutti i personaggi de “L’Universo Cospira”. Poi ci sono Juan Carlos e Armando, protagonisti de “La Parte Sospesa Del Cuore” e qui davvero potrei stare giorni a parlare di loro, del loro amore, del modo in cui è rimasto costante negli anni. Ci sono amanti che si aspettano l’un l’altro, amori che si sorprendono resistenti alle difficoltà della vita. Il sentimento che li lega è qualcosa che mi emoziona. Poi c’è Giacomo del nuovo “Amici Di Notte” che è capace di esercitare una seduzione pericolosa sugli uomini…

* Sogniamo. Chi desidereresti interpretasse te e Mirko in una eventuale trasposizione cinematografica? Con quale regista ti piacerebbe lavorare? E la colonna sonora?

S: Sia io che Emiliano ammiriamo molto alcuni lavori di Ferzan Ozpetek e lavorare con lui sarebbe un grande onore. Non ho idea di quali attori potrebbero fare la nostra parte, in questo momento non mi viene in mente nessuno che abbia la magia di Mirko. Mentre per la colonna sonora di idee ne ho a dozzine. Non potrebbe mai mancare How Can You Mend A Broken Heart interpretata da Al Green per la scena del nostro ballo, così come non rinuncerei a Next To Me degli Imagine Dragons per i titoli di coda.

* Senti senti… spettegoliamo un po’… Chi è Emiliano? Com’è mentre fa crossfit??? Sa ballare salsa? 😀 Raccontaci qualcosa di curioso su di lui… È un uomo timido o disinvolto? Crede nell’amore? Nella famiglia? E nell’amicizia (anche quella tra uomo e donna)? Se gli piace qualcuno si imbarazza e diventa goffo (tipo in crisi di ossigeno e gli tremano le mani… :-D),oppure è sicuro di sé e arriva dritto alla meta?

S: Emiliano è un uomo complesso e pieno di contraddizioni. Il crossfit lo diverte, perché lo mette in competizione con se stesso. Gli piace stancarsi, perché la stanchezza fisica seda la sua mente. Ha un buon senso del ritmo e ama ballare, ma la salsa non lo fa impazzire. A lui piace il reggaeton! In genere è una persona disinvolta, ma, può diventare timido in determinati contesti. Crede decisamente nell’amore. L’amore è la cosa migliore che può succederti, lo dice sempre. Crede nella famiglia ed è molto protettivo. Crede anche nell’amicizia, ma è uno che crea dei legami particolari. Non è mai stato uno di quelli che hanno l’amico da aggiornare su ogni evento o cambiamento. Non ha un amico che sente tutti i giorni o al quale confida ogni cosa. Non l’ha mai fatto. È un individualista, ma ama la compagnia. In amicizia però gli piacciono i legami semplici, non vincolanti o esclusivi. Non gli piacciono le persone ossessive o troppo invadenti. Ama chi sa rispettare gli spazi e i tempi altrui. Crede sia nell’amicizia maschile che in quella tra uomo e donna e sa essere molto divertente. Se gli piace qualcuno non si imbarazza moltissimo, ma dipende sempre dal contesto in cui si trova. Se fiuta che c’è interesse anche dall’altra parte, non conosce imbarazzo. È uno che si butta. Però è un uomo difficile da impressionare, questo va detto…

* Raccontaci le sue emozioni nel momento in cui, ogni volta, pigia il bottone della pubblicazione… gli trema il ditino, ve?

S: A Emiliano? No! Lui non vede l’ora di pubblicare cose nuove solo che poi parte l’ansia da refuso, correzione, legge e rilegge anche dopo aver pubblicato, aggiorna… ci tiene a presentare un lavoro ben fatto, questo sì. Ansia da pubblicazione però non ne ha, non ancora almeno.

* Pensi ci sia discriminazione per romanzi del genere m/m? E cosa ci dici della diversità in generale, fa ancora paura? E della comunità LGTB?

S: Sì, credo ci sia discriminazione. Il genere MM viene considerato come un genere di secondo livello. È un genere al quale, però, Emiliano strizza l’occhio. Lui non è un autore di Romance, a lui piace scrivere cose sempre diverse. Non è uno di quegli autori che garantisce il lieto fine per far contenti tutti i lettori. Per lui il messaggio viene prima di tutto. È un autore di Narrativa LGBT più che altro. Se c’è discriminazione nei confronto della comunità LGBT? In parte ancora sì, in una forma diversa rispetto al passato, ma c’è. Emiliano odia l’immagine del gay alla Will & Grace. Odia quando gli altri si aspettano che, in quanto omosessuale, uno debba essere rumoroso, colorato o sempre sulle nuvole. Odia anche quel genere di persone che pensano di poter trattare l’amico gay come fosse un animale da compagnia.

* Perché dovremmo leggere te e gli altri romanzi di Emiliano?

S: Dovreste leggere me, perché io e Mirko viviamo una condizione che molti condividono, ma che troppi ancora ignorano. L’ignoranza può essere letale e dolorosa. Sapere è importante, informarsi è importante. La nostra è una storia di speranza, per questo andrebbe letta. Andrebbero letti, però, anche tutti gli altri lavori di Emiliano per un semplice motivo. Emiliano non scrive mai tanto per farlo. C’è sempre un quadro, un intento. Le sue storie non ti lasciano mai indifferente. Ogni volta che leggi un suo libro ti chiedi “dove andrà a parare stavolta?”. Quando poi finisci di leggere, non puoi semplicemente archiviare il libro e passare a un altro. Ti rimane in testa. Emiliano vuole costringerti a riflettere. Visto che viviamo in una società che invece tende a stordirci tutti per evitare di farci pensare, avere qualcuno che fa l’esatto opposto è stimolante. È un’occasione che tutti dovremmo cogliere.

* Tu ed Emiliano… fatevi una domanda a vicenda.

S: Emiliano, mi vuoi bene?

Emi: Con tutto me stesso, Samuel. E tu me ne vuoi?

S: Con tutto me stesso.

* Ora porgetene una a me, attenzione che sono facilmente imbarazzabile…

S: tu come ci sei arrivata a leggere Emiliano e che idea ti sei fatta di lui?

Beh, tramite le condivisioni su facebook dei suoi pensieri, sia nelle bacheche che nei gruppi sui libri di cui faccio parte. Mi sono incuriosita, ma inizialmente non mi sono lasciata andare e sono rimasta sulle mie. Non volevo leggerlo. Poi sono andata letteralmente in fissa e ho dovuto soddisfare questa curiosità, sennò non mi si levava dalla testa! E menomale che ho ceduto! Un autore che si emoziona dell’emozione dei lettori è esso stesso emozione! Emiliano sembra tutto compitino e uno che un po’ se la tira. Infatti, quando ci parlavo, all’inzio, cercavo di essere a postino e seria… Poi ho capito che lui non è come lo avevo immaginato e sono tornata a essere me stessa, anche se un po’ casinara. Giusto un po’. 😂 E lo trovo anche molto simpatico.

* Volete dire qualcosa che non vi ho chiesto, ma di cui avete piacere a parlare?

S: Vorremmo invitare tutti a rispettarsi di più. Rispettare noi stessi e gli altri. La nostra verità e la loro. Siate sempre curiosi, c’è sempre tanto da scoprire e pensate sempre con la vostra testa.

* Samuel, tu sai che io sono pazza di te, e che se io fossi uomo ti avrei rubato, vero?

S: Emiliano mi aveva accennato qualcosa e ne sono molto lusingato!

* Cosa ne pensi dei balletti social di Emiliano? 😀

S: Emiliano è divertente ed è molto più spontaneo di quello che gli altri possano pensare. Sorride di chi si prende troppo sul serio. Ad esempio Emiliano non ha mai parlato di se stesso come di uno scrittore, ha pudore nel farlo. Lui si definisce “un uomo con delle storie da raccontare”, perché per lui gli scrittori sono esseri superiori. Quando legge autori davvero importanti, ha pudore nel raccontare che scrive anche lui. I social lo divertono, ma allo stesso tempo l’hanno anche ferito, quindi li usa sempre meno e li usa tendenzialmente solo per portare l’attenzione sui suoi lavori.

* Samuel, metti mai le dita nel naso?

S: Sì, e lo fa anche lui.

* Pollo, patatine e pizza… Si mangiano con le mani, o con le posate? Questa è per Emiliano!

Emi: Mani! Sono molto meno formale di quello che credi.

* Infine, non essere geloso, qualche accenno ad “AMICI DI NOTTE“, l’ultima pubblicazione, fresca fresca, di Emiliano…

S: Che dire? Io e Davide, il protagonista di AMICI DI NOTTE, non potremmo essere più diversi. Lui è uno che ogni tanto perde la via, io uno che la via la costruisce. Davide è irruento, io sono più tranquillo. Mi piace il romanticismo, mentre Davide evita quanto considera semplici smancerie. Lui è un duro, io un forte.

Nel frattempo, ci ha raggiunti anche Mirko, l’altro protagonista, di SO QUANDO SEI FELICE DAL COLORE DEI TUOI OCCHI e io ne approfitto.

* Mirko, voglio farti i complimenti e dirti di non cambiare mai. Colgo l’occasione per chiederti le sensazioni che provi quando sei insieme a Samuel.

Mirko: hai presente quando l’inverno sembra infinito e tu hai come la sensazione che non ci saranno nuove giornate di primavera, perché ti sembra impossibile che qualcosa possa sconfiggere e allontanare tutto quel buio e quel freddo e invece poi succede? Quando sono con Samuel mi sento come durante quelle prime giornate di primavera dopo tutto quel buio e quel freddo. Lui è la primavera.

* Per concludere, vi lascio campo libero, fate o dite qualunque cosa vogliate.

S: Ci manteniamo sul generico e vogliamo invitare tutti a pensare con la propria testa. Giudicate un libro solo dopo averlo letto. Una persona solo dopo aver parlato personalmente con lei. Quando dite qualcosa di brutto su qualcuno ricordate che quel qualcuno è figlio, fratello, compagno di qualcun altro e che le vostre parole non feriscono solo lui, ma un insieme di persone. Immaginate una versione migliore di voi e muovetevi in quella direzione. Se lo facessimo tutti, il mondo diventerebbe un posto più sereno sul quale vivere.

* Grazie, ragazzi di essere stati con me e avermi confessato tutte queste belle cosette golosette! Rimanete sempre così!

Mi salutano, ci abbracciamo (wow) e ognuno di noi prende la sua strada.

Questo primo incontro Dentro al romanzo, dove parlano i protagonisti, è stato magico ed emozionante, di sicuro lo saranno anche i prossimi.

E lui è Emiliano:

E poi la luna…

E poi la luna… Donna, volitiva, capricciosa… Mi ricorda che devo tenere stretti i miei affetti… anche quando è difficile… anche quando sembrano lontani… anche quando si affronta una salita… Perché lei, la Luna, continua ad amare il suo Sole… nonostante si incontrino solo in eclissi, o quando lei rimane un attimo nel cielo la mattina con le nuvole complici… Perché la luna è inaccessibile, ma non per tutti… C’è qualcuno davvero importante a cui permette di fare il giro per mostrare il suo lato nascosto, quello più bello… perché pensava lo meritasse… a volte rimane delusa e scende la lacrimuccia… lì cuore si stringe… ma continua a pulsare… Così che faccio io?? Continuo a girare, o mollo tutto e mi fermo??? Rimango immobile, o vivo?? Ciao Luna… ti capisco… Non sono, di certo, capace a rimanere crogiolata nelle mia immobilità: grido, saltello e vado avanti… si affrontano le salite e le discese e la vita è emozionante come un’altalena.