Intervista a Viola e Paloma, protagoniste del romanzo “La salvezza dell’anima” di Daniela Graglia

L’emozione di incontrare due protagoniste che ho amato di un romanzo come La salvezza dell’anima è stata tanta. Link Golem. Link Amazon
Una lettura che scalda l’anima, come la salvezza che narra. Viola mi ha completamente rapito, con la sua eleganza e tutte le vite che ha vissuto. Paloma, con i suoi colori, è riuscita a pennellare i miei occhi e la mente. Poi ci sono altri due personaggi che non nomino per non rovinare la sorpresa, ma meritano davvero tanto. Un libro dal sapore di casa, di belle cose vissute, di amore, passione e amicizia. Di rinascita.
Sullo sfondo, altra protagonista indiscussa, è Saint Paul De Vence. Mi sembrava di essere là, tra le sue viuzze; nella piazza dove potevo sbirciare il bistrot e la casa di Viola. Altra variabile importante è il ballo, nella sua forma più bella e coinvolgente. 
Una lettura intensa e avvolgente. Ci sono scappate le lacrimette, bei sorrisi e anche qualche risata spontanea.

La casa editrice, Golem Edizioni (link), è sinonimo di famiglia, quindi ogni autore viene coccolato e i libri sono curati e supportati.
Ho avuto la gioia di occuparmi della revisione e, pur leggendolo più volte, non mi è mai venuto a noia, anzi scoprivo sempre nuovi profumi, colori e sfaccettature. Onorata di averli accompagnati nel loro viaggio. Ho potuto scoprire una persona e una donna come Daniela. La ringrazio per gli scambi di opinione, le chiacchiere e le risate!

Bene, ora, bando alle ciance e iniziamo l’intervista. Viola e Paloma sono due donne completamente diverse, per aspetto ed età anagrafica, ma sono complementari ed hanno instaurato un’amicizia sincera.

Paloma, cosa rappresenta per te la danza?
P. È vita e collegamento con la mia terra lontana. La danza rappresenta la libera interpretazione di sé, l’espressione dei propri sentimenti, l’improvvisazione e l’ascolto degli impulsi più profondi.

Cosa nascondi dietro il tuo bell’aspetto procace e scoppiettante?
P. La mia storia, come tutti. Mia madre, mio padre, i miei fratelli, i nonni, gli antenati, tutti sono dentro di me. La storia del Messico e della sua gente, le usanze e il folklore. La fatica e le mancanze. I ricordi e le speranze.

Mentre leggevo, mi sembrava di sentire suoni e odori di Saint Paul de Vence. Viola, com’è stato per te scoprire tutte le emozioni che questo paesino poteva regalarti?
V. È stata una scoperta lenta che mi ha permesso di gustarle volta per volta senza esserne sopraffatta e farne indigestione. Non avrei retto, potevo fuggire, tutto troppo insolito per una come me. La magia del luogo, i colori, così come profumi, suoni, stili, fino alle persone che, per un po’, ho tenuto a distanza.

Cosa rappresenta Paloma per te?
V. L’entusiasmo alla vita, la gioia per le cose semplice, l’espressione dei tanti sentimenti che ho sempre trattenuto e che lei, invece, esterna con tanta semplicità convincendoti di quanto siano veri e possibili. È quella parte morbida e affettuosa che io non ho mai avuto.

Siete state due protagoniste diligenti e avete seguito la penna di Daniela, oppure siete state prepotenti facendo sentire la vostra voce così da interferire sulle intenzioni dell’autrice?
V. Siamo diligenti, è nel nostro carattere, seppur Daniela si sia divertita a osservarci. Ci ha spiate rincorrendoci per ascoltare ogni parola e captare ogni gesto, prestando attenzione alle nostre intime confidenze. Spesso lei credeva di passare inosservata, di non essere vista, di camuffarsi nascondendosi per bene. Noi sapevamo che era lì, ma siamo state così gentili da permetterle di esaudire ogni sua curiosità origliando ogni nostro attimo.

Cosa volete dire a Daniela e ai lettori Golem?
P. Daniela ci ha dato vita e vorremmo poterne avere ancora. Cari lettori, tutto dipende da voi. Incuriositevi delle nostre storie, appassionatevi ai personaggi, fantasticate con loro e raccontatelo ad altri perché solo così possiamo continuare a vivere in quel magnifico mondo, libero e gratuito, che è la fantasia.

E tu, Daniela, cosa vuoi dire alle tue protagoniste e ai tuoi lettori?
D. Per creare i loro personaggi mi sono ispirata a due donne reali: l’amica del mare e un’amica sui social. Da tempo le osservavo seguendo il portamento e i modi di fare di una e le varie foto postate dell’altra. Più mi inoltravo nella narrazione e più loro prendevano vita e forma. In quanto reali avrei potuto mostrarvele in foto, ma credo che lasciare all’immaginazione e alla fantasia personale e soggettiva il loro potere creativo mantenga e favorisca quella fascinazione e suggestione che spero sia giunta fino a voi. Grazie! 

Grazie a voi per avermi fatto felice incontrandomi!

Bene, io sono convinta che questo sia un romanzo pieno di magia e fascinazione, capace di trasportarci esattamente nel luogo in cui è ambientato e vivere le stesse emozioni dei protagonisti. Per non anticipare nulla non abbiamo detto nulla degli altri due personaggi importantissimi che animano le pagine. Beh, c’è da innamorarsi!

La salvezza dell’anima fa parte della Trilogia dell’anima. Sono tre volumi autoconclusivi e separati l’uno dall’altro.

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Intervista allo scimmione, emh, Aidan, protagonista del libro “Smash” di Emma Altieri

Eccoci finalmente a una nuova chiacchierata con il protagonista di Smash (link amazon) un libro che ho amato particolarmente. Lo aspettavo da tempo e l’ho letto appena uscito. Le mie aspettative non sono state affatto deluse.
Purtroppo non sono riuscita a pubblicare prima il risultato del mio incontro con lo scimmione. Spero che sia lui sia Emma (pagina autore Amazon) potranno perdonare il mio enorme ritardo.

Ma ora, bando alle ciance, sono sicura che vi innamorerete di Aidan.

Dalla mia recensione per il blog Romance Non-Stop, pubblicata anche su Amazon:
Smash è l’inizio di tutto. Arriva alla fine, ma da qui in realtà si parte.
Nei tre capitoli precedenti abbiamo apprezzato le storie di Ryan e Jamie prima e di Ian poi. The Smartness Serie è piena di emozioni e adrenalina. Corse automobilistiche, moto, il brivido della vittoria… ma anche tanto amore e passione. E una chiave inglese!
Attendevo questo capitolo finale perché, da subito, sono rimasta affascinata da Aidan Pedrini, che, nei due capitoli precedenti, conosciamo quando già è ben inserito nella società Ducati Corse e fa coppia stabile con Paige. In Smash, finalmente, possiamo sbirciare la nascita del loro amore e l’inizio dell’ascesa professionale dello scimmione.
Il racconto è autoconclusivo, ma ogni volume della serie è appassionante e consiglio davvero di leggerli tutti.
Ci voleva questa golosa appendice, un cameo per andare a completare il puzzle, ora ogni tessera è al suo posto.

foto Emma

Questo incontro è stato davvero emozionante per me. Aidan è davvero un adorabile scimmiotto molto hot.

Ecco le mie domande e le sue risposte.

Aidan, quali sono le tue emozioni, ora che Emma ha finalmente deciso di farti uscire dalla sua penna?
Era ora! Sono stato ad aspettare una vita prima che mi desse l’importanza che meritavo ma adesso ho un romanzo tutto mio. Sono strafelice perché la mia storia non è da meno delle altre, poi vuoi mettere adesso come sembro figo agli occhi di tutte le lettrici della serie? Prima ero solo uno di passaggio…
Ahia (scusate Paige mi ha appena mollato una sberla in testa. Si è messa qui dietro di me mentre rispondo alle domande. Ha detto che deve controllare tutti gli strafalcioni che scrivo. Che donna malfidata.)

In questa storia, scopriamo un giovane Aidan di 22 anni. Che impressione ti ha fatto leggere ora, che sei un uomo con una posizione lavorativa e sentimentale molto appagante, i tuoi inizi?
Mi ha fatto strano in effetti. Rivedere il me stesso di allora e riprovare sulla mia pelle tutto il dolore e l’ansia di quel periodo mi ha lasciato un graffio sul cuore. C’erano cose a cui non pensavo da una vita, come la malattia di mio padre o l’aver perso il nostro bambino. Adesso sono un uomo con una famiglia solida con me e l’amore che merito, ma anche se è stata dura arrivare fino a qui, non rifarei nulla diversamente.

Cosa prometti ai tuoi lettori?
Oltre al fatto di leggere di questo splendido esemplare di uomo?
Ahia (sempre Paige. Ha detto che dovrei essere modesto. Ma io lo sono! Sono modestamente un gran figo!)
Ai lettori posso dire che non mancheranno risate e lacrime, emozioni forti e la nostra solita famiglia ingombrante, ma questa è un po’ la nostra particolarità. Senza non saremmo noi.

Tra queste pagine troviamo anche tua sorella Jamie, la trovi cambiata da qui al momento in cui è stata la protagonista di Adrenalin?
Peggiorata vorrai dire! No, sono buono. Fortunatamente è migliorata da allora, è cresciuta sicuramente, anche perché quello che abbiamo vissuto soprattutto con la malattia di papà ci ha fatto apprezzare tutte le piccole cose della vita. Adesso che è mamma e moglie e sa quanto è importante la famiglia. In Adrenalin era cocciuta, ma sicuramente molto più matura dei suoi diciannove anni in Smash. Adesso poi ha Ryan da torturare, quindi io sono più tranquillo.

Ti va di parlarci dei Crow?
Bella coppia di geni pure quelli. No scherzo, ho un buon rapporto con entrambi ma non posso nascondere che il mio legame con Ryan è di vera fratellanza. Quando le ragazze ci hanno lasciato per andare a Barcellona ci sono legati moltissimo. Abbiamo lottato insieme e ne siamo venuti fuori vincitori. Diciamo che i gemelli Crow sono fatti di una tempra quasi uguale all’acciaio. Molto dipende da George, che gli è stato ostile per molto tempo e ha fatto si che i suoi figli diventassero caparbi e determinati anche senza di lui. Jason ha subito molto meno staccandosi quasi subito da tutto per percorrere la sua strada. Non sarò mai abbastanza riconoscente a Ian di essere stato vicino alle mie ragazze quando noi non c’eravamo. Devo molto ai fratelli Crow, ma non diteglielo altrimenti si montano la testa.

E Paige?
Cosa posso dirvi della mia ragione di vita. La mattina di solito sono il primo a svegliarmi e la guardo dormire. Appoggiata sul cuscino con l’aria serena sembra in pace con il mondo e io mi sento l’uomo più fortunato dell’universo. Ringrazio Dio tutti i giorni per avermi messo sulla sua strada quel giorno. Se ci fosse stata un’altra officina nel raggio di qualche metro io non l’avrei mai incontrata e magari oggi non avrei una vita così piena e felice. Lei è il mio tutto. (Non vi dico ora come mi sta guardando! Ragazzi torno fra poco a rispondere perché ho una cosa urgentissima da fare che non può aspettare).

Immagino le riunioni familiari Pedrini – Crow. Una caciara… Vero?
Eccomi di nuovo. (Paige è più sfatta di prima, ma è sempre qui che vigila). Diceva delle riunioni di famiglia. Mamma santa che gran casino. Adesso che i gemelli sono cresciuti e abbiamo la bellezza di quattro gravidanze quasi contemporanee (penso che lo avete letto in Lovin Xmas, la raccolta di racconti natalizia pubblicata insieme a Catherine BC) quando ci riuniamo sembra un centro di igiene mentale. Se viene la voglia a una si scatenano tutte quante per non parlare delle crisi ormonali; le ragazze passano dal piangerti su un braccio ad urlarti contro prendendoti a parolacce. Diciamo che fra me, Jason, Ryan e Ian, non sappiamo più a chi dare i resti. Meno male che Lucinda e George e Dante con Sally ci aiutano a tenerle buone. Quando tutti questi Crow-Pedrini saranno poi sfornati ci ricovereranno direttamente.
Ahia, ahia, ahiaaa (Paige mi sta picchiando ripetutamente con il telecomando della televisione. Che donna violenta.)

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Mentre Emma ti scriveva, hai seguito alla lettera la sua penna, oppure sei stato prepotente e hai fatto di testa tua?
Questa domanda è inutile tanto sapete perfettamente quale sia la risposta. Emma mi ha sempre detto di essere il più indisciplinato fra i suoi personaggi e vado fiero di questa cosa. Nessuno può contenermi, ormai è chiaro a tutti.

Vuoi sposarmi?
Ops. Mi avvalgo della facoltà di non rispondere prima di perdere i gioielli di famiglia a causa di Paige.

Sai se Emma ha altri progetti nel prossimo futuro?
Lei ha detto che con Smash si chiude la serie ma trovo davvero una cattiveria chiudere proprio ora che ci sono dei dolci frugoletti in arrivo. Chi non è curioso di conoscere queste meraviglie? Sono certo che Emma cambierà idea. Ci parlo io
ahahahahaahah (era la risata di Emma)
Mai dire mai.

Vuoi dire altro?
Ci sarebbe così tanto da dire, ma non potete capire cosa significa scrivere con due donne che ti guardano in cagnesco brandendo attrezzi di vario genere sopra la tua testa per picchiarti al primo passo falso. Posso dirvi che dovete assolutamente leggere Smash perché è pieno di emozioni coinvolgenti e se non lo avete fatto poi correte a leggervi tutto il resto della serie. Dovete assolutamente entrare a far parte di questa strampalata famiglia. Ve ne innamorerete.

Hai il fuoco nelle vene, Aidan… Povera Paige, avrà avuto bisogno dello zabaione… Come ha fatto Emma a tenere a bada il tuo estro? Mi correggo, non l’ha tenuto affatto a bada, sei stato prorompente! Quanto è importante l’erotismo in una relazione? Anzi, nella tua relazione con Paige?
Nessuno si è accorto che Paige è più infuocata di me? Ok, io ho corso il rischio delle palle blu numerose volte ma ricordate bene chi mi è saltata addosso per fare la prima volta l’amore e soprattutto come era vestita. La nostra relazione è stata un crescendo ma c’è stata fin da subito una forte chimica che ci ha unito. Ho sentito una forza che mi attraeva verso di lei anche se non ci avevo scambiato che poche parole poi il fuoco è divampato. Si Emma è diventata pazza a un certo punto poi ci ha lasciato liberi di accoppiarci come meglio credevamo tanto, lo ha ammesso lei per prima, era inutile perché saremmo comunque scoppiati. Quindi non ci siamo per niente trattenuti ma credo proprio che ai lettori non sia dispiaciuto per niente. Come si fa a resistere a un pezzo d’uomo come me? Ahia (Ok, mi è scoppiato il mal di testa quindi la smetto altrimenti queste due mi fanno secco. )

Alla prossima e non perdetevi tutta la Smartness Series!

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Grazie mille ad Aidan, Paige ed Emma. In attesa dei tuoi prossimi libri.

Ps. Menzione d’onore alla chiave inglese protagonista indiscussa dei primi due capitoli della serie. 😀

In cucina con… Chi? Golem Edizioni

Chiacchierando riguardo ai libri letti o da leggere, mi sono resa conto che spesso i protagonisti maschili sono perfetti, o quasi.
Invece io credo che anche un personaggio più “umano” possa fare innamorare i lettori. Ho colto la sfida.
Grazie a Golem Edizioni che ha creduto nella mia storia e nei personaggi. Schiaffandomi su Amazon (in e-book e gratis con Unlimited), nelle librerie on line e nelle librerie fisiche.
Link Amazon
Emozione!

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Con In cucina con… Chi? ho voluto creare un uomo un po’ diverso dal maschio alfa: lui non è sicuro e perfetto, anzi è robusto e umano. Quanto ci ho litigato, durante la stesura, perché ho voluto metterlo alla prova, mostrando ogni sua fragilità e debolezza, affiancandolo però a Ermanno Folchi, un cuoco bellissimo, sbruffone e sicuro di sé.

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Magari sarà difficile farlo emergere tra tutti gli uomini perfetti spesso descritti, ma io credo che anche lui abbia tanto da dire, un grande carisma e non gli manchi nulla per essere considerato perfetto, sotto tutti i punti di vista. Calcolando, ovviamente, che nessuno è perfetto. Nessuno è mai davvero giusto per qualcun altro, siamo tutti incastri sbilencamente combacianti con la persona di cui ci innamoriamo.
Questo personaggio è la mia scommessa.

In realtà, ero molto titubante sulla decisione di scrivere o meno un racconto. Credevo di non sapere neanche da dove cominciare. Tempo fa, una persona mi disse di iniziare dal punto e virgola. Quindi, ci ho provato, perché avevo l’urgenza di parlare di un protagonista diverso, un personaggio come piace a me. Me lo sono costruito a immagine e somiglianza di qualcuno che a me farebbe impazzire, proprio come è successo a Emma.
I limiti, anche fisici, esistono per essere affrontati e superati, non aggirati. Trovando l’equilibrio dentro di noi, stiamo bene anche con gli altri e il cuore può battere liberamente per qualcuno che decida di restare, che non regali assenze, ma immense presenze. Due anime diventano una, pur rimanendo ben distinte e fedeli a loro stesse. Per amore non ci si annulla, per amore si cresce, si scalano le montagne, si soffre, e ci si ricostruisce, ma mai ci si annulla.

“Desidero un uomo: uno sconosciuto, incontrato per caso al lago, che continuo a incrociare per mia volontà. Probabilmente, non sa neanche della mia esistenza. Lui è robusto, senza nemmeno un muscolo o tartarughe arroccate sul corpo, ma è bello più del sole e ha tanta sostanza da sfoggiare. E poi c’è Ermanno, sfacciatamente bello e perfetto; è maleducato, insolente e provocatorio quando siamo vicini, ma durante le sue inspiegabili telefonate serali mi dona la sua anima.” Emma

Sembra che un tipo robusto non possa essere attraente, soprattutto se non incarna l’immaginario del solito maschio alfa, ma Emma, ora, desidera il corpo dello sconosciuto ancor più di quello sfacciatamente perfetto di Ermanno.

“Come posso scegliere, posto il fatto che lo chef, quando siamo vicini, è antipatico e strafottente e non mi considera affatto, mentre lo sconosciuto non mi conosce, altrimenti sarebbe conosciuto e non più sconosciuto?” Emma

In realtà, nel personaggio femminile ho riversato un po’ di me stessa, perché io ho sempre desiderato fare questo mestiere. Per un po’ ci sono riuscita, e avrei davvero voluto incontrare uno come Giordano, il suo nuovo datore di lavoro. Sarebbe stata una gran botta di fortuna! Il disastro capitato a Emma durante il primo capitolo, poverina, è successo davvero a me, mentre mi recavo, e durante, un colloquio di lavoro. Andò bene, ma il mio capo non era proprio come Giordano, purtroppo.

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Intervista a Michelino, protagonista dei romanzi di Ferdinando Salamino.

Oh, eccoci qua! Finalmente ci siamo. Sono passati esattamente quattro anni, dalla mia prima INTERVISTA AL PERSONAGGIO proprio qui, su questo blog, ma ora non nascondo la mia agitazione perché l’ospite di oggi è nientepopodimeno che Michelino, il protagonista della dilogia, che a breve diventerà trilogia, di Ferdinando Salamino.
Il Kamikaze di cellophane (Link amazon)
Il margine della notte (Link amazon)
Tutti editi da Golem Edizioni (sito della CE), hanno delle copertine accattivanti ed evocative.
Si tratta di romanzi noir, quindi capirete bene che un pochino di ansia ci sta. 

Michele si è da subito accalappiato l’attenzione dei lettori, attirando consensi e anche affetto, strano per un personaggio del genere, ma tant’è. Gli hanno addirittura affibbiato un diminutivo come nomignolo. Chissà se l’autore ne ha capito il motivo.

Questa volta, c’è una guest star a condurre l’intervista insieme a me. Si tratta di Valentina Piazza, altra formidabile autrice che già molti conoscono e apprezzano. Qualche giorno fa ho intervistato Gabriel, il protagonista del suo ultimo romanzo (link)

Ma bando alle ciance… si inizia proprio con l’irriverente Valentina, che ha già letto tutti e tre i romanzi, anche quello ancora inedito, e conosce bene sia la storia che Michele.

Vale: Ciao Michele, come vanno le voci? Parlano adesso o stanno in silenzio?
Michelino: Bene. Male. Non so. Ci ho trascorso tre quarti della mia vita, con le voci nella testa. Di solito, mi obbligavano a tagliarmi. Usavo di tutto: vetro, lamette, persino la guardia di una lattina, una volta. Ai demoni di cellophane nascosti nella mia corteccia cerebrale piaceva vedermi sanguinare e io li accontentavo, come si fa con le divinità. Non promettevano vita eterna o altre ricompense, soltanto qualche ora di silenzio.
Avevo trascorso metà della mia esistenza convinto che, se fossi riuscito a mandare via i demoni, sarebbe cambiato tutto.
Quando Elena mi ha lasciato, i demoni se ne sono andati con lei. Niente più voci, né tagli e, sorpresa delle sorprese, mi sento perso, senza di loro. Più solo.

Ascolta, io e qualche altra lettrice ti seguiamo (siamo un po’ le tue groupies, no) quindi a noi lo puoi dire… Quanto è pesante Elena? Non tanto di peso corporeo, quanto morale… Ecco… Diccelo, dai, non lo diciamo a nessuno.
Come peso corporeo Elena è leggerissima. Come peso morale, impossibile giudicare qualcuno a cui è successo tutto ciò che è successo a lei. Mi arrabbio un pochino quando la definiscono una “lagna”, perché se vieni abusata da ragazzina e poi qualcuno ti stermina la famiglia, secondo me, hai diritto al dolore. D’altra parte, se ti volti un po’ intorno, in questi giorni c’è un sacco di gente che dice “chi se ne frega, tanto schiattano solo i vecchi!”.
Ecco, poi se vuoi possiamo parlare delle cose che succedono quando mi arrabbio un pochino.

Hai mai pensato di lasciarla? (la domanda è totalmente disinteressata).
La lascerei soltanto per te.

In caso di risposta affermativa alla precedente domanda: ti vorresti mettere con me? Si-no. Barra la casellina. Se hai risposto negativamente, ignora la domanda.
Sì, vorrei tanto. Divorzi?

Poi, parliamo un po’ di te: cosa volevi fare da piccolo? E adesso che sei grande? Hai sempre sognato di filettare la gente o è stata una rivelazione tardiva?
Da piccolo volevo fare il pediatra. Ti rendi conto? Mi ci vedi, in una stanza con un bambino e tanti oggetti appuntiti? Il problema è che ho un problemino col controllo della rabbia, ma ci sto lavorando. Da grande ho fatto il paziente psichiatrico, il factotum in una palestra, il poliziotto, il detective privato e lo scrittore.
In realtà io ho iniziato filettando me stesso. E’ stata la mia prima specialità. L’idea di farlo con gli altri è arrivata col tempo, quando ho iniziato a capire che in giro c’erano mostri peggiori di me.

Ti lasciamo nel Kamikaze in fuga, e ti ritroviamo poliziotto, vuoi parlarcene? Cioè, perché? Ma perché? (Soprattutto perché ti continui a tenere LA SECCA?! MA WHY???)
Beh, tutti da bambini giochiamo a guardie e ladri, e a volte facciamo le guardie, altre volte i ladri. Siccome da bambino non è che avessi molte occasioni di giocare – un po’ perché ero timido, un po’ perché mio padre era un violento ubriacone e l’ultimo suo pensiero era portarmi al parchetto – ho iniziato a giocarci da grande.
Scherzi a parte, essere un poliziotto mi piaceva. Il mio psichiatra ti direbbe che quelli come me spesso entrano in organizzazioni militari perché hanno bisogno di struttura, di qualcosa che li tenga insieme perché hanno un’anima frammentata. Magari ha ragione. Sarebbe la prima volta.
Sto con Elena aspettando che tu lasci tuo marito e scappi con me, non si era capito?

Hai mai pensato di scrivere un manuale: 1001 modi per usare un rasoio?
In realtà, di modi per usare un rasoio ne ho sempre conosciuto soltanto uno. Poi qualcuno mi ha spiegato che si può usare anche per radersi.

Un pregio e 10 difetti di elenuccia?
Elena sa guardare la propria meschinità senza fuggirne, senza giustificarsi e senza inventare scuse per sentirsi meglio con se stessa. Si guarda allo specchio e vede le cicatrici di ogni singola mostruosità che è avvenuta nella sua storia. Elena non mente mai per sentirsi meglio, né a se stessa, né agli altri. Questo è il suo più grande pregio. Ed è anche l’equivalente di dieci difetti.

E, per finire, come sarebbe un figlio tuo e della secca? (mamma mia, non voglio neanche pensarci…)
Bellissimo come lei, disturbato come me. O disturbato come lei e… vabbè, meglio non pensarci.

Caspita, che storia. Davvero interessante. Siete due folli! Ora, però, tocca a me, soddisfare alcune curiosità che spero siano gradite anche ai tuoi lettori. Intanto ti chiedo perdono, ma ancora non sono riuscita a leggerti, ma a breve rimedierò.

Io: Quando il tuo papà letterario ha posto sul foglio la prima parola della tua storia, avresti mai pensato di fare un cammino così lungo e intenso?
Michelino: Se non mi hai ancora letto nonostante tutte le cose belle che ti dicono di me, può significare solo due cose: o non ti fidi degli altri (e fai bene) o hai paura di me (e fai bene).
A dir la verità, quanto sarebbe stato lungo il cammino, da quella prima parola, non lo sapeva neanche il mio papà.

Il primo titolo, Il kamikaze di cellophane, è molto accattivante e particolare. Cosa significa? Cosa rappresenta per te? Lo ha scelto Ferdinando oppure sei stato tu a soffiarglielo nelle orecchie?
Non ricordo chi lo abbia sussurrato a chi, però ci unisce e parla di me.
Il Kamikaze, il “vento divino”, era un tizio che accettava di schiantarsi contro una portaerei, distruggere se stesso per annientare il nemico. Perché lo faceva? Per amore. Per proteggere qualcosa di più grande, più importante di se stesso. Io sono così.
Il cellophane? Io e papà chiamiamo Cellophane il demone che, ogni tanto, vuole portarci via dal mondo e dalla vita.

Parlaci di Elena e del sentimento che vi lega.
I Kamikaze erano pronti a morire per la patria. Elena è la mia patria. Non so spiegartelo meglio di così.

Chi sei tu, Michelino?
Un bravo ragazzo.
Un divoratore di libri.
Un timido.
Un violento.
Un figlio devoto.
Un assassino.
Un pugile.
Uno psicopatico.
Un poliziotto.
Un paranoico.
Un uomo innamorato.
Scegli tu.

Caspita… tutte belle identità, eh…
Ti senti bene nel nomignolo a cui i lettori ti hanno associato? Sembra più una coccola. Forse, a te, ci si affeziona? È strano, sai?
Con tutte le cose che ho fatto, mi sarei aspettato odio e diffidenza, invece un sacco di persone hanno finito per amarmi. A volte mi chiedo cosa ci sia, in me, che induce chi mi legge a perdonarmi qualunque cosa. L’ho chiesto a mio padre, ma non lo sa neanche lui.

Le ombre… cosa rappresentano?
Luce, da qualche altra parte.

Tanto non ci sente… Mentre Ferdinando ti scriveva, hai seguito esattamente le direttive della sua penna? Oppure sei stato prepotente ed è stato il contrario? Magari tu stesso hai guidato l’autore nel raccontare la tua storia.
Io non faccio mai quello che mi si dice, è uno dei miei problemi. E’ anche il motivo per cui finisco nei guai così spesso. Però non sono un prepotente, ho molti difetti ma non quello di voler imporre la mia volontà. Per chi come me è stato prigioniero tanto a lungo, la libertà è il valore più importante. Non mi sognerei mai di toglierla a qualcuno.

Dicci qualche curiosità su Ferdinando, qualche aneddoto divertente.
Non c’è niente di divertente su Ferdinando. Lui crede di essere uno spasso, in realtà è di una noia mortale. Ma tu non dirglielo, che metti caso poi gli viene voglia di farmi fuori.

È stato facile scriverti? Sei venuto fuori subito oppure hai avuto una gestazione più lunga?
Dieci anni. Tu che dici?

Vuoi dire qualcosa ai tuoi lettori?
Siccome molti lettori mi scrivono dicendo “sai, dopo averti letto mi sono venute un sacco di idee” vorrei soprattutto dire “don’t try this at home”. Lasciate perdere, a vendicarsi si vive male, ve lo dice un esperto.

E a Fedinando?
Papi, adesso basta.

Infine, hai campo libero se vuoi dire qualcosa che ancora non hai avuto modo di dire.
Pensateci bene, prima di leggermi. Magari siete persone a cui piace pensare che esista un confine ben definito tra i buoni e i cattivi, tra i folli e i sani di mente. Se decidete di ascoltare la mia storia, potreste cominciare a dubitare, e il dubbio è una macchia d’olio sul mare piatto.

Grande! L’intervista è finita. Ora conosciamo qualcosa in più su di te, anzi, ti conoscevamo già molto, perché sei un tipino molto seguito, osservato e amato, quindi sembra quasi che tu non abbia più segreti per le tue lettrici, ma non credo sia davvero così. Come tutti, mantieni sicuramente i tuoi segreti che dovremo scoprire da soli man mano.
Ti lasciamo tornare ai tuoi affari e alla tua Elena. Grazie mille di essere stato con noi, soprattutto in modo tranquillino e pacato. 

Pfui! È andata… Tutto a posto!

In molti consigliano la lettura di questi volumi, che sono collegati ma godibili perfettamente in modo singolo. Dei noir d’autore, che catturano le sinapsi e, a quanto pare, avvolgono tra le loro spire e non ti lasciano più andare.

Intervista a Gabriel, protagonista del libro “La scelta dell’angelo” di Valentina Piazza

Emoziooooneeeeee!
Io ho conoscenze alte… ma quando dico alte, intendo proprio alte… ma alte elevate… ma elevate putenti… 
sto parlando nientepopodimenoche…
…di un ARCANGELO. Gabriel, il protagonista del nuovo romanzo “La scelta dell’angelo” di Valentina Piazza. (Link amazon) Un libro che intreccia sapientemente presente e passato, ricostruendo le vicende storiche del nostro passato, come la peste, la carestia, la violenza ai tempi dei nazisti, la conquista… tutte cose che Gabriel e i suoi fratelli hanno dovuto combattere.
Come al solito, Valentina ci fa camminare sul filo che divide, unendo, la realtà dalla fantasia, e i loro fili si intrecciano senza riuscire più a capire dove finisca l’una e dove inizi l’altra. 
Gabriel nasconde un segreto. Come tutti i suoi fratelli, ha attraversato le ere della storia, compiendo una scelta che ha cambiato il suo presente, determinando per lui un nuovo futuro. 

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Ma cosa succede quando Gabriel incontra Lilith?
“Gabriel è pronto a sfidare ogni legge, pur di salvarla. Darà tutto, solo per poterla amare…”

“Il mio amore per te è estremo, nasconde una potente luce che folgora, ma brilla a tal punto da proiettare su di me le ombre eterne della nostra dannazione.” 

Eccolo, emana una luce avvolgente, cioè non posso vederla ma la percepisco, entra dentro di me e mi riscalda. Ed è bellissimo. I suoi occhi sono profondi, da perdersi al loro interno. E sembra potente, dà sicurezza.
Mi tremano un po’ le gambe, lui in silenzio si avvicina a me e mi saluta. Io lo faccio accomodare e inizio subito con la prima domanda.

* Parlami brevemente di te, Gabriel.
Ciao Alessia, è un piacere rivederti. Io sono un medico primario, ma tu già lo sai… Per la precisione un chirurgo pediatrico del Saint Thomas Hospital di Londra. Ho lavorato per Medici Senza Frontiere e ho visto il mondo, ma Londra è quanto di più vicino a una casa io abbia mai avuto.

* Cosa hai sentito, mentre Valentina scriveva il romanzo? Eri come risucchiato dalla forza della sua penna?
Valentina mi ha semplicemente lasciato vivere, devo dire di essere stato prepotente nel voler raccontare la mia storia, non tacevo mai e mi sono riversato sulla pagina. Un comportamento molto poco angelico da parte mia…

* Vuoi dirle qualcosa?
Vorrei dirle grazie e chiederle scusa se sono stato impetuoso nel raccontarmi, ma non potevo farne a meno, so anche che lei lo sa già.

* E Lilith?
La mia Lilith è l’ancora che mi tiene sulla terra, il perno che mi permette di bilanciare il divino e il terreno, è l’amore della mia vita. Se chiudo gli occhi mi sembra di vederla, è sdraiata sul divano e sta leggendo un libro; è bellissima… 

* Mentre Valentina scriveva, quindi, hai detto di non aver seguito le sue idee, ma sei stato prepotente e capriccioso e hai fatto di testa tua?
All’inizio ho obbedito, sono stato calmo e ho seguito l’idea di Valentina fedelmente, ma presto è uscito il mio vero carattere e la rabbia che mi attraversava, unita all’amore che iniziavo a vivere, ha fatto esplodere le emozioni che, a quel punto, sono state difficili da contenere. Allora ho iniziato a essere prepotente, a voler dire e fare.

* Saresti contento se Valentina scrivesse degli altri Arcangeli, i tuoi fratelli?
Mio fratello Michael ha un passato difficile e un avvenire da scrivere, sarei felicissimo se Valentina parlasse di lui, come anche Rafael, il più ponderato fra noi, potrebbe avere dei segreti, nascosti nel suo nobile cuore.

* Cosa si prova a spiegare le ali e a volare? E ad amare?
Volare per me è lasciare che l’angelo viva. Tenere le ali nascoste è difficile, è una punizione; volare è la libertà. Amare, d’altra parte, mi fa sentire umano e la Terra è il posto che io ho scelto; prima amare era impensabile, ma ora è inevitabile, trovare Lilith è stata una fortuna, tenerla con me sarà una sfida. Dopotutto, lei resta umana… ma non voglio pensarci per adesso, voglio vivere il nostro amore. Se verranno dei problemi sono sicuro di poterli affrontare. 

Mentre risponde a questa domanda si alza e spiega le ali. E il mio cuore inizia a correre veloce: è immenso, regale, irreale. Eppure è qui, davanti a me, e io mi sento invadere da un calore e da una sensazione così piacevoli che mi sembra di essere protetta e invincibile.

* Ultima curiosità. Vuoi dire qualcosa ai tuoi lettori?
Ai lettori dico grazie, grazie della fiducia e della compagnia. Già, compagnia, perché se io la offro a voi con un libro da leggere, non vuol dire che voi non la diate a me con la vostra presenza… Grazie di cuore. 
Io credo che questo messaggio arrivi da parte di Valentina che la lascia dire dalla bocca del suo angelo.

Grazie Alessia, è stato davvero un piacere parlare con te, spero che ci rivedremo presto.
Grazie a te, Gabriel, di tutte le emozioni che mi hai fatto provare.

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Bene, Valentina, questa è una cosa che io dico a te, e anche molte altre lettrici te lo impongono, immagino. Ora devi regalarci anche la storia di Michael e di Rafael… Ma in realtà potresti continuare ancora, eh. Vogliamo l’Enciclica… ahahahah! (Link pagina autrice facebook)

Leggendo questo libro io mi  emozionata e ho vissuto alcuni stralci delle epoche passate col fiato sospeso. Gli ingredienti ci sono tutti. Mistero, suspense, amore, avventura e passione. Sì, perché l’angelo, in quanto a passione, non ha nulla da invidiare ad altri. La sua passione è tutta umana. Quindi mescola nel suo animo la sua immortalità di angelo eterno e divino con gli istinti di noi mortali. Mix esplosivo.

Grazie di avermi aperto le porte del Paradiso.   

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Intervista a DANIEL, il PROTAGONISTA del romanzo “Un lupo nel cuore”, di Catia P. Bright

E finalmente riesco a farvi deliziare della quinta intervista fatta al protagonista di un romanzo che ho amato profondamente. Passione, amore, simpatia, ironia e usanze legate al periodo storico si mescolano dando vita a “Un lupo nel cuore” (link amazon), i cui protagonisti sono Lord Daniel Carlington che è erotico anche solo respirando (d’altronde il suo prestavolto è un certo Henry Cavill) e Annabelle buffa e gentile, una rossa tutto pepe dall’irresistibile profumo di vaniglia e cannella. (link pagina facebook del romanzo)

Grazie al tenebroso Lord, per avermi concesso di stare un po’ in sua compagnia! Del tempo è passato dal nostro incontro e chiedo perdono per essermi fatta attendere troppo… E ora siamo in attesa del secondo volume che spero Catia ci regali a breve!

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Invidiooooose, eh? Daniel è davvero tanta roba! Sarebbe bello incontrare anche Ann!

  • Daniel, sei stato un protagonista prepotente? Hai fatto ciò che Catia aveva in mente, oppure hai fatto sentire le tue ragioni nella sua testa e hai vinto contro di lei?

Miss Alessia, io non mi definisco un uomo prepotente, in special modo non potrei mai esserlo con le donne. Ma ammetto di avere un carattere forte, tendo a rubare la scena e sono conscio del fascino che esercito sulle signore. Per come la vedo, non sono stato io a far valere le mie ragioni, è stata Mrs. Catia a lasciarmi le redini del comando.

  • Sei orgoglioso di essere uscito dalla penna di Catia?

Molto orgoglioso. Mi ha reso… umano, e per questo non le sarò mai abbastanza grato.

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  • Ti va di raccontarci qualcosa di lei? Che tipo di scrittrice è? Per esempio, prende appunti non appena le balena un’idea in mente? Utilizza appunti e post-it sparsi da assemblare quando c’è il momento e l’ispirazione giusta, oppure è meticolosa e perfettina?

Mrs. Catia è un’istintiva che si lascia trasportare dall’ispirazione, rifugge ogni metodo ed è l’esatto contrario della perfettina. Di solito non utilizza post-it o appunti sparsi, ma, nel caso di “Un lupo nel cuore”, girava sempre con quaderni e quadernoni dove scrivere interi pezzi di capitoli perché era davvero divorata dal sacro fuoco della scrittura.

  • Parlaci del fatto che lei sia abbastanza eclettica e scrive anche genere horror. Quante altre sorprese ci riserva?

Sono stato il primo a stupirmi di essere uscito dalla sua penna perché non aveva mai scritto qualcosa di romantico prima! Ma forse era inevitabile, prima o poi. Anche se scrive racconti horror e noir, la sua scrittrice preferita è pur sempre Jane Austen ed è molto legata anche al genere fantasy… Insomma, non so quali altre sorprese ci riserva per il futuro, so solo che non metterei limiti alla sua vena creativa.

  • Mentre lei ti scriveva, quale era il suo umore? Era sicura di sé, di te e di ciò che stava narrando? Mentre ti pensava, scarabocchiava, sentiva la musica, oppure era in religioso silenzio? Hai mai provato a sedurla?

Quante domande, Miss Alessia! Parto rispondendo dall’ultima: mi preme precisare che io non sono un libertino o un seduttore incallito. Le molte amanti che ho avuto si erano sempre interessate loro stesse di me per prime e io mi sono limitato a… non deluderle. Perciò la risposta è no. Anche perché, mentre Mrs. Catia narrava la nostra storia, ero molto, molto, molto concentrato su Annabelle e lo sono tutt’ora. Per il resto la nostra autrice ama il silenzio, mentre scrive. Procedeva davvero spedita e sicura di sé e mi sembrava molto felice e piena di energia per questo. Senza dubbio, essendo il suo primo romanzo lungo, sarà stata travolta in modo positivo da una tale ispirazione.

  • Ti va di parlarci un po’ di te, e il fatto che l’autrice ti abbia concepito talmente erotico da esserlo anche rimanendo immobile?

Miss Alessia, se fossi un ragazzino alle prime armi sarei arrossito a questa definizione… Sono lusingato dall’esercitare una simile attrattiva per il gentil sesso, ovviamente. Suppongo che la mia altezza, il fisico prestante, gli occhi verdi e il fatto di avere tutti i capelli al loro posto siano elementi fondamentali per la gradevolezza del mio aspetto esteriore. Per quanto riguarda il carattere, amo sia i momenti di solitudine e riflessione che la compagnia. Ho viaggiato da solo per dieci anni intorno al mondo e conosciuto ogni sorta di persone. Ma ci sono alcuni aspetti di me di cui preferisco non parlare.

  • E… Annabelle, buffa e gentile dall’irresistibile profumo di vaniglia e cannella? E la sua prorompente famiglia?

Oh, Annabelle è così… così… Non trovo le parole, sono rimasto totalmente stregato da lei!  Una creatura così genuina, spontanea, istintiva, generosa e imprevedibile… È diversa da tutte le donne che ho incontrato finora e il suo amore per me è talmente puro e incondizionato da rendermi l’uomo più felice della terra. Temo perfino di non esserne degno. Anzi, di certo non sono degno della fortuna che ho avuto nel conquistare il cuore della mia piccola fata…

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  • Tra le pagine di “Un lupo nel cuore” hai avuto un antagonista di tutto rispetto: Lord Salinger. Cosa ci puoi dire di lui?

Questo argomento mi rattrista molto, Miss Alessia. Io e Gerard abbiamo trascorso tutte le nostre estati insieme dall’infanzia fino ai diciannove anni, prima che io lasciassi l’Inghilterra per intraprendere il mio lungo viaggio. Eravamo amici, dunque, ma purtroppo avemmo un diverbio molto acceso proprio poco prima della mia partenza e questo ha rovinato i nostri rapporti per sempre. Il suo cuore si è indurito, non ha mai superato quei lontani momenti e non ha fatto nulla per sanare quella ferita. Anzi, mi ha giurato guerra da allora e questo ha influenzato tutte le azioni malvagie che ha compiuto nella storia che conoscete.

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  • Invece… tuo padre e il fidato Harris?

Scusatemi per questo, ma non voglio affatto parlarvi di mio padre. Era un uomo crudele, che causò la morte di mia madre e che non merita di essere né ricordato né nominato. Harris, invece, è una figura preziosa nella mia vita. Al servizio della mia famiglia dai tempi di mio nonno, sono praticamente cresciuto sotto il suo sguardo attento e imperturbabile e sono molto legato a lui. Ha questa tendenza fastidiosa a fare da voce della mia coscienza, ma è l’affetto che lo spinge a queste ingerenze e, in fondo, a me fa bene starlo a sentire di tanto in tanto.

  • Il destino è davvero segnato e ineluttabile, oppure si può combattere grazie alla passione e l’amore? L’amore salva? Oppure distrugge inesorabilmente? Ovviamente, per favore, non spoilerare.

L’amore può distruggere e può salvare. Dipende da come lo si accoglie nel proprio cuore e da come lo si vive. E può avere una grande influenza sul destino di chiunque anche se io non ero affatto convinto di questo, prima. Qualcuno mi ha insegnato che cos’è l’amore e qual è il suo potere. Se avete letto la mia storia, sapete cosa intendo.

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foto creata da Valentina Piazza

  • Il romanzo inizia con una lettera che, probabilmente, è la porta che rimane aperta per un possibile sequel, come anche un personaggio secondario che… chissà… Quindi, ci sarà una nuova storia che vede protagonisti te e Annabelle?

Ci sarà. Ho saputo della lettera di cui parlate, ma non posso ancora rivelarvi chi me ne ha fatto cenno e in quale occasione. Posso dirvi che è stata scritta da un mio amico, italiano come voi, che probabilmente è in pericolo e che si sta nascondendo da qualcuno o… qualcosa. Al momento ne ho perso le tracce. Mentre immagino vi riferiate a Peter Crown nominando “un personaggio secondario”. Il ragazzo ha scelto di partire per andare incontro al suo destino. Ammiro il suo coraggio e spero che torni sano e salvo per raccontare a tutti noi, prima o poi, la sua storia.

  • Un’altra domanda arriva prepotente: una piccola anticipazione del prossimo romanzo?

Non so quanto posso dire su questo… Certo, cambiano molte cose. Cambia lo scenario, cambiano i personaggi che ci circondano, cambiano i pericoli in agguato. E cambia anche il mio rapporto con Annabelle, perché, tutto sommato, dobbiamo ancora conoscerci veramente. L’amore che ci unisce, però, rimane. Non potrei più vivere senza…

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  • Che tipo di rapporto ti piacerebbe costruire con i tuoi lettori, Daniel?

Spero di cuore che vadano oltre le apparenze e non si fermino solo al fatto che sono nobile, di bell’aspetto e con una natura segreta. Sono un uomo con pregi e difetti. Spero che vogliano conoscere tutto di me, nel bene e nel male.

  • Catia, invece tu? Tendi a tenere le distanze, oppure assumi un atteggiamento confidenziale con chi ti legge?

 Ciao a tutti! Cominciavo a sentirmi di troppo con tutte queste domande a Lord Carlington… Quali distanze? Sono troppo socievole per mantenerle. Però ci tengo molto alla buona educazione (sembro la mamma di Annabelle), quindi sì alla confidenza senza risultare invadenti.

  • Tra le tue pagine, c’è un chiaro omaggio a Jane Austen, e anche alla letteratura in generale, cosa ne pensi?

Penso che si debba scrivere quello che si ha dentro e Jane Austen ha segnato in modo profondo un periodo della mia vita, mi ha rapita, mi ha fatta sognare e mi ha insegnato molto anche sulla scrittura. Quindi l’omaggio è nato in modo spontaneo, mi è sgorgato dal cuore.

  • Cosa ci puoi raccontare di quel periodo, nella campagna inglese del 1824, e tutti i balli, le feste, le vostre affascinanti vite?

È una domanda per me (Catia) o per Lord Carlington? Per quel che mi riguarda, caspita, qui bisognerebbe fare un trattato di sociologia! Mi limiterò a dire che ogni periodo storico e ogni ambientazione hanno un loro fascino che può essere scoperto attraverso le pagine di un libro (sia scritto all’epoca che da validi autori dei nostri giorni). E poi, se amate un tipo di romanticismo che fa crescere la passione a poco a poco e non segua la regola odierna del “tutto e subito”, sicuramente l’Ottocento fa al caso vostro.

  • Daniel, cosa desideri per il tuo futuro o quello delle prossime creature di Catia? La pubblicazione nel catalogo di qualche casa editrice? Cosa cambierebbe dall’essere self?

Daniel è stato chiamato in disparte dal suo maggiordomo perciò rispondo di nuovo io (Catia). Qui bisogna essere onesti: vedere un proprio titolo esposto fisicamente nelle librerie è sicuramente una di quelle gioie che ogni scrittore spera di provare, prima o poi. Inoltre, avere alle spalle una casa editrice di calibro significa anche qualche chance in più, che so, di essere tradotti, per esempio. Ma il self offre anche tanti vantaggi in fatto di libertà e anche, talvolta, di guadagno diretto, questo ormai si sa.

  • Chi desidereresti interpretasse te, Annabelle e gli altri in una eventuale trasposizione cinematografica? Con quale regista ti piacerebbe lavorare? E la colonna sonora?

Chiedo scusa per la piccola assenza, ho ricevuto un messaggio urgente e ho dovuto dare disposizioni a Harris. Dove eravamo rimasti? Ah, sì, il cinema. Una meraviglia inesistente alla mia epoca… Mi hanno parlato molto bene di questo Henry Cavill, anche lui britannico. Certo è più basso di me e di qualche anno più vecchio, ma il viso è molto somigliante. Trovare un’attrice con tutte le lentiggini di Annabelle, invece, è più difficile, ma quella che in generale le somiglia di più è forse Kaya Scodelario, pur avendo gli occhi di un altro colore. Per Salinger mi suggeriscono Tom Payne. Anche per il regista resterei in patria ci sarebbe Joe Wright, il regista di Pride and Prejudice del 2005… ma se fosse il Guy Ritchie di Sherlock Holmes? Sicuramente darebbe molto brio e ritmo a questa storia in costume fuori dal comune…

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  • Raccontaci le emozioni di Catia nel momento in cui ha pigiato il bottone della pubblicazione…

C’era grande trepidazione! Ma anche una sorta di momento liberatorio, tipo o la va o la spacca, quel ch’è fatto, è fatto, buttiamoci. Tutto sommato, la nostra autrice non aveva nulla da perdere essendo la sua prima prova in questo genere.

  • Perché dovremmo leggerti?

Perché siete romantici, ma non troppo sdolcinati. Perché vi piace quel pizzico di mistero che intriga in una storia. Perché amate un po’ di ritmo nello stile. Perché la campagna inglese dell’Ottocento vi fa sognare. Perché anche l’antagonista è tutto da scoprire… Devo continuare?

  • Infine, la tua cover è bellissima, ti emoziona essere stato racchiuso in quella immagine? Alla fine, a me, sembra che ci sia tutta la tua essenza.

Concordo sul fatto che l’illustratrice si riuscita a cogliere l’essenza del romanzo. Di sicuro ha avuto un certo successo e alcuni lettori hanno scelto il libro anche in base alla cover.

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  • Vuoi fuggire con me? Ahahah, no scusa, non ho resistito… Vuoi porgere una domanda a me?

Miss Alessia, non me ne vogliate, ma il mio cuore è già impegnato, lo sapete. Di certo sono curioso di sapere come mai siete diventata una mia così fervente ammiratrice, quali caratteristiche del mio personaggio avete amato di più?

TUTTO! HO AMATO TUTTO. PRIMO FRA TUTTI IL TUO COMPORTAMENTO. Daniel, mi dispiace averti dato del tu, ma non sono abituata ai vostri tempi storici.

  • Vuoi dire qualcosa che non ti ho chiesto, ma di cui hai piacere a parlare?

Potrei intrattenervi per ore parlandovi di Annabelle, ma non vorrei annoiarvi. Meglio leggere il romanzo e scoprire da voi come mai la amo così tanto.

  • Per concludere, ti lascio campo libero, fai o dimmi qualunque cosa tu voglia.

Per prima cosa vorrei dire grazie per questa lunga chiacchierata e lo spazio che mi avete concesso, Miss Alessia. Credo poi di aver già detto molto. Vorrei lasciare la parola ai lettori. Se tra voi c’è qualcuno che ha già letto le vicende mie e di Annabelle si faccia avanti. Sicuramente Mrs. Catia è in attesa di sapere cosa ne pensate…

E ora in bocca al lupo a tutti i personaggi e a Catia che stanno per lanciarsi in nuove avventure con il secondo volume. Non vedo l’ora!

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Complimenti anche per la tua partecipazione all’evento Gocce di inchiostro rosa (link facebook evento) che si terrà a Verbania il 07 giugno 2020, organizzato da ROSSANA ROXIE LOZZIO. (link facebook blog)

 

Ariel des Anges e il suo autore Giuliano Golfieri sono tornati a trovarmi.

Benvenuti ragazzi, grazie di essere tornati, in effetti, dopo il nostro primo emozionante incontro (ecco il link), che purtroppo abbiamo dovuto interrompere per impegni importanti del nostro Ariel, avevo ancora molte curiosità da chiedervi.

In un momento in cui sembra quasi che ci siano più autori che lettori, dove il self publishing spesso non viene visto di buon occhio, romanzi particolari e un po’ controcorrente che non si uniformano alla massa, fanno la differenza e fanno ritrovare il piacere di leggere… di leggere bella narrativa.

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Ragazzi, sapete quanto vi stimo e quanto ami il vostro romanzo, ma non perdiamoci in chiacchiere e iniziamo la nostra chiacchierata. Non sto nella pelle.

* Ariel, quando Giuliano ha iniziato a scriverti, già aveva in testa tutta la trama, oppure è andato a istinto? E se aveva già un disegno in mente, voi personaggi gli avete fatto cambiare rotta? E in quel caso, vi ha seguiti, oppure vi ha ignorati e vi ha riportato sui binari stabiliti?
Ariel: Si è limitato a fare un collage di quello che avevo già scritto io, romanzando la mia storia a suo piacimento. L’ho dovuto bacchettare un paio di volte perché stava davvero andando fuori dal seminato.
Giuliano: Alessia, per favore digli qualcosa tu! Mi tratta sempre così… a ogni modo io ascolto sempre molto i miei personaggi, che in genere mi sussurrano nell’orecchio quello che vogliono fare appena mi sveglio (il mattino ha l’oro in bocca, come diceva sempre un “vecchio amico”…)

Nel suo profilo Facebook, Ariel ci parla di lui e della sua versione dei fatti.
Ecco il link.

* Quindi, Ariel… Sei stato un protagonista prepotente? Hai fatto ciò che Giuliano aveva in mente, oppure hai fatto sentire le tue ragioni nella sua testa e hai vinto contro di lui? Hai mai deciso tu in quale personaggio “entrare”?
G: Stavolta rispondo io! Ariel è molto prepotente (non si era capito?). D’altra parte, come biasimarlo, con tutto quello che ha passato! Io mi sono limitato ad ascoltarlo, cercare di capire cosa gli fosse successo e raccontare il tutto in modo che avesse un senso compiuto. C’è voluta pazienza, tanta pazienza…

* Sei orgoglioso di essere uscito dalla penna di Giuliano? Ti va di raccontarci qualcosa di lui? Che tipo di scrittore è? Ad esempio, prende appunti non appena gli balena un’idea in mente? Utilizza foglietti e post-it sparsi da assemblare quando c’è il momento e l’ispirazione giusta, oppure è meticoloso e perfettino?
A: Meticoloso e perfettino a dir poco! Basta guardare quella scellerata “timeline” che ha sviluppato per non perdere il lume della ragione, dice, durante la stesura. Io credo che ogni scrittore nasconda in sé una punta di follia, come forse puoi intuire anche da questa stessa intervista. G. non usa mai foglietti o penna, ha sempre con sé qualche attrezzo digitale per annotare quello che gli viene in mente. E non voglio essere poco delicato, ma credo che le migliori idee gli vengano quando si chiude in bagno… ma non succede così un po’ a tutti, in fondo?
Nonostante la sindrome ossessivo compulsiva che a mio avviso un po’ lo affigge, Giuliano ha un modo di scrivere molto istintivo, sincero e diretto. Questo è senza dubbio uno dei motivi per cui ho deciso di affidargli le mie memorie. Sono stato davvero fortunato a trovare qualcuno in grado di sopportarmi e ascoltarmi, traducendo in qualcosa di compiuto quello che a un orecchio meno aperto all’esoterismo sarebbe sembrato solo il farneticare di un pazzo.

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Ariel… la tua foresta!

* Mentre lui ti scriveva, quale era il suo umore? Era sicuro di sé, di te e di ciò che stava narrando? Mentre ti pensava, scarabocchiava, sentiva la musica, oppure era in religioso silenzio?
A: Giuliano ha una grande passione per la musica rock e non riesce a scrivere senza il giusto sottofondo musicale. Io invece sono un cultore della musica classica, come potrai immaginare. Nelle mie memorie purtroppo se ne parla poco, ma ti assicuro che aver visto suonare dal vivo Mozart e Beethoven crea un certo legame con la maestosità dell’opera.
So che numerose pagine sono state scritte durante i suoi viaggi, ama molto scrivere in treno. In questo siamo simili: anch’io ho scritto buona parte delle mie memorie viaggiando su velieri e carrozze. Trovo sia un ottimo modo per ingannare il tempo.
Mi pareva piuttosto sicuro di quello che man mano scriveva, ha scartato davvero pochissimo dalla prima stesura.
È fortunato Giuliano, ha accanto a sé una donna meravigliosa: la bella Rossana, alla quale è toccato il duro lavoro di revisione del testo. Pensa che dopo ogni piccolo avanzamento quotidiano, come un rito, lei rileggeva a voce alta e correggeva in tempo reale eventuali strafalcioni. Avrà riletto tutto Alter Ego almeno una dozzina di volte, trovando sempre qualcosa da migliorare o sistemare. È una donna davvero attenta e paziente, e sono certo che aiuti molto Giuliano a non perdersi per strada, nella vita così come nella scrittura.

* Che tipo di rapporto ti piacerebbe costruire con i tuoi lettori, Ariel? Credo che ti piaccia averci intorno, io sono amica tua su Facebook, come di Giuliano.
A: La storia di farmi iscrivere a Facebook è stata di Giuliano, pensava fosse una buona trovata pubblicitaria, ma a dire il vero ho poco tempo e interesse da dedicarvi. Poi, come ho già detto, non amo la tecnologia. Ammetto di essere felice quando qualcuno mi contatta attraverso quei canali e mi chiede dettagli e spiegazioni (che spesso non posso dare con precisione) sulla mia vita. Ho attraversato tempi di grande solitudine, ma in questo particolare momento storico apprezzo i molti modi che la gente ha per mettersi in contatto, seppur a enorme distanza. Se pensi che ai tempi di Alter Ego far arrivare una lettera da un altro continente richiedeva mesi e mesi… poi spesso non arrivava a destinazione perché la nave affondava o il “postino” si perdeva per strada. Ora basta premere un tasto e sei ovunque sul pianeta. Non mi sono ancora abituato alla magia di queste nuove tecnologie, nonostante le abbia viste nascere e abbia conosciuto da vicino alcuni dei personaggi chiave che le hanno date alla luce.

Riecco il booktrailer

* Invece tu, Giuliano, tendi a tenere le distanze, oppure assumi un atteggiamento confidenziale con chi ti legge?
G: Sono una persona molto aperta al dialogo e apprezzo sempre il contatto con i lettori. Purtroppo, non ho mai fatto una vera e propria presentazione pubblica di Alter Ego, chissà se Ariel non deciderà di rivelarsi al mondo e affiancarmi quando lancerò il seguito del romanzo. Che ne dici, Ariel?
A: Sei ammattito? Sai bene quali sarebbero le conseguenze di un gesto tanto scellerato. C’è sempre in giro qualcuno che vorrebbe vedermi morto… potrei partecipare tra il pubblico al limite, in incognito. Credo sarebbe divertente.
Grande… dai dai dai! Non vedsrei l’ora di abbracciarlo!

* Cosa desideri per il tuo futuro o quello delle prossime creature di Giuliano? La pubblicazione nel catalogo di qualche casa editrice? Cosa cambierebbe dall’essere self? Puoi dirci se Giuliano ha già progetti per romanzi futuri?
A: Ne abbiamo discusso molto e il mio consiglio iniziale era quello di inviare la mia storia a un editore tradizionale. Però Giuliano è la persona più impaziente che io conosca, mi disse che non avrebbe resistito mesi aspettando delle risposte che non sarebbero probabilmente mai arrivate e optava per quest’altra diavoleria del vostro tempo, il “self publishing”. Roba da far ribaltare Gutemberg nella tomba! Nonostante fossi scettico, proseguimmo per quella strada e mi sono dovuto ricredere dopo aver visto i risultati.
Parallelamente al seguito di Alter Ego, Giuliano sta scrivendo un thriller basato su un vero fatto di cronaca tuttora irrisolto. Ho trovato questa idea molto interessante e lui sostiene che si tratti di un genere che “tira di più” (parole sue) rispetto ad Alter Ego (che irrispettoso, aggiungerei…), forse sarà la volta buona e lo convincerò a mandare quest’opera a un vero editore, chissà!

* Sogniamo. Chi desidereresti ti interpretasse in una eventuale trasposizione cinematografica? Con quale regista ti piacerebbe lavorare? E la colonna sonora?
A: Uno degli attori che apprezzo di più negli ultimi anni è Matthew McConaughey. Mi piacerebbe vederlo alle prese con la mia vita, interpretando la seconda parte delle mie memorie, quelle che ancora non conoscete. Per quel che riguarda la mia giovinezza, gli anni di Patu e Casanova per intenderci, vedrei bene nei miei panni Jamie Campbell Bower, un giovane attore comparso in numerosi film tra cui Harry Potter, Twilight e Sweeney Todd. La prima volta in cui l’ho visto ho notato una intensa somiglianza col mio aspetto dei bei tempi andati.
Patu invece aveva dei tratti quasi esotici, ho ritrovato i suoi occhi distanti tra loro e un po’ strabuzzati nello sguardo penetrante di Rami Malek.
Amo le storie in cui il tempo viene “stirato e compresso”, mi fanno sentire meno solo col mio destino. Interstellar e Inception sono dei veri capolavori in questo senso e il maestro indiscusso del genere a mio avviso è Christopher Nolan. Sarei onorato e felice se raccontasse lui la versione cinematografica della mia curiosa vita.
Per la colonna sonora chi potrebbe essere meglio di Hans Zimmer, capace di tessere atmosfere allo stesso tempo malinconiche, epiche e potenti? Ha già lavorato molto con Nolan, sarebbe il connubio perfetto!
Ti distingui anche in queste scelte!

Riecco Alter Ego in 10 secondi

* Raccontaci le emozioni di Giuliano nel momento in cui ha pigiato il bottone della pubblicazione…
A: Ci sentimmo al telefono quella notte, era in visita da sua madre a Sanremo. Restò sveglio fin quasi all’alba per scrivere la presentazione che avrebbe introdotto il romanzo su Amazon, non l’ha mai modificato da allora credo. Era così felice di poter finalmente condividere col mondo la “nostra creatura”, e anche un po’ spaventato dal giudizio dei lettori. Ma le quasi 150 recensioni positive ricevute ormai lo hanno tranquillizzato, forse.

* Perché dovremmo leggerti?
A: In Alter Ego troverete avventura, azione, amicizia, amore e un pizzico di sensualità. Se poi vi incuriosisce vivere dall’interno alcuni dei momenti che hanno fatto la storia, rendendo realtà quello che avete studiato sui libri di scuola, credo sia il romanzo che fa per voi.

* Io ho divorato anche l’altro libro di Giuliano: Come fosse l’ultima. Ci parli brevemente di questo racconto?
A: So che Giuliano compose il racconto per un concorso, ma chi lo leggeva commentava di vivere lungo la lettura emozioni forti passando dal divertimento, al coinvolgimento, alla commozione. In poche pagine Giuliano aveva colto le sfumature del tragicomico, così cambiò idea e rese pubblica la breve storia. Credo che Jacopo, il protagonista, rappresenti una versione estremizzata dell’autore. L’aneddoto iniziale, per esempio, è accaduto realmente a G. e ancora oggi ne porta i segni in gola. Ha anche le tazze di South Park e di NY descritte nel racconto e ogni mattina è realmente indeciso su quale usare…
Ha sempre avuto un grande interesse verso i fatti dell’11 settembre, negli anni ha guardato tutti i documentari a riguardo (ufficiali e complottisti) e ha parlato con chi vide crollare le torri gemelle con i propri occhi. Io e Giuliano abbiamo parlato a lungo delle varie teorie in circolazione. Ho letto la tua recensione di “Come fosse l’ultima” e so che anche un tuo amico ha rischiato di rimanere coinvolto nei fatti di quella tragica giornata… Giuliano ha una sua personalissima teoria riguardo quanto accadde quel giorno, ma per la narrazione si è voluto attenere rigorosamente ai fatti di cronaca.

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* Ariel, sei consapevole di essere il protagonista di un romanzo particolare, avvincente, diverso dagli altri in circolazione, pazzescamente strano, commovente… Aahahah si capisce che mi sei piaciuto tantissimo? Non ti montare la testa, però. Ancora sto aspettando il mio giro di trasmigrazione! Dai, trasmigri in me???? Me lo avevi promesso!
A: Hai uno spillo?
Ops!

* Giuliano, Ariel, volete dire qualcosa che non vi ho ho chiesto, ma di cui avete piacere di parlare?
G: Io vorrei ringraziarti di cuore, Alessia, per aver supportato questo progetto fin dagli inizi. Sei stata tra le prime a dare fiducia a un autore sconosciuto e a recensire il romanzo con entusiasmo. È grazie a persone splendide come te che gli autori emergenti trovano la forza per continuare a scrivere e cercare di far arrivare a un maggior numero possibile di lettori le proprie folli idee. In molti credono che sia un gioco, ma scrivere bene (o per lo meno, provarci) è un grosso impegno che necessita di tempo e sacrificio. Inoltre, tranne quella ventina di rari fortunati che campano coi propri romanzi in Italia, la scrittura è uno sforzo che si affianca a un “lavoro vero”. È una passione che richiede una quantità di energie che ancora oggi non so bene dove riesca a trovare!
A: Non posso che sottoscrivere quanto appena detto. Grazie Alessia!
Grazie a voi ragazzi, per avermi catapultato nelle vostre avventure, in attesa di leggere le altre!

* Potete fare una domanda a me… anche due: entrambi! 😀
G: Cosa avresti fatto se a un certo punto della tua vita avessi scoperto di avere il potere di Ariel?
Uh mamma mia… Non ne ho idea davvero.

A: Giuliano, dimentichi che, se la teoria di Martin fosse corretta, ora Alessia potrebbe essere stata contagiata dal mio potere… A proposito, io non ho domande da farti, dopo la nostra esperienza utlracorporea di poco fa conosco ogni tuo segreto, Alessia.
E questa cosa… mi terrorizza.

* Per concludere, vi lascio campo libero, fate o dite qualunque cosa voi vogliate.
G: Approfitto di questa occasione per annunciare pubblicamente che Alter Ego è attualmente in fase di traduzione! Tra qualche mese sarà disponibile in inglese, cercherò di far arrivare l’incredibile vita di Ariel anche ai lettori internazionali che amano questo genere un po’ particolare tra il fantastico e lo storico. Il fatto di essere stato per un po’ nelle classifiche fantasy di Amazon al secondo posto dopo Harry Potter dovrebbe aiutare nella promozione 🙂
A: Io vorrei sottolineare l’accuratezza storica dei luoghi e dei personaggi citati in Alter Ego. Nonostante Giuliano abbia scelto di romanzare una storia ai confini con la realtà, ha comunque cercato di attenersi il più possibile ai fatti.
Patu, per esempio, è stato veramente un drammaturgo e grande amico di Giacomo Casanova (che lo nomina spesso nelle sue memorie): https://fr.wikipedia.org/wiki/Claude-Pierre_Patu
E Alfred Fournier, il mio simpatico “antenato baffone”, era un vero medico specializzato in malattie veneree: https://it.wikipedia.org/wiki/Jean_Alfred_Fournier
Anche l’Arcivescovo Giovanni Maria Benzon è stato dipinto esattamente come era in realtà: https://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Maria_Benzon
E così come loro, molti altri personaggi anche secondari sono realmente esistiti. Credo che questo grande lavoro di ricerca aggiunga qualcosa al racconto.
Inoltre, Giuliano ha nascosto qualche “easter egg” nel romanzo e mi ha detto che alcuni lettori li hanno già scoperti. Per tutti gli altri (vale per chi ha già letto Alter Ego), suggerisco per esempio di fare un giro con Google Street View al misterioso indirizzo che Martin mi diede poco prima di premere il grilletto…

Giuliano Golfieri su Amazon: ecco il link!

Ora posso solo augurare ad Ariel, a Giuliano e a tutti i suoi progetti futuri un grande in bocca al lupo, perché se lo meritano.

Grazie di avermi assecondato in questa folle intervista. Spesso cose tipo questa passano un po’ inosservate, ma invece io credo che siano buoni modi di interazione e conoscenza tra autori e lettori, cercando di entrare dentro ai romanzi. E quando un autore è gradevole e disponibile come Giuliano, si percepisce anche dentro ai suoi scritti, che quindi vengono apprezzati dai lettori!

Riecco il primo capitolo (se invece volete leggerlo con gli occhi ecco il link dell’anteprima gratuita in pdf) letto dall’autore:

Ariel di “ALTER EGO. Memorie di un viaggiatore ultracorporeo” di Giuliano Golfieri. Dentro al romanzo: parlano i protagonisti, non gli autori.

Sto per fare outing… sono follemente innamorata della penna di Giuliano Golfieri. Quindi, sono onorata ed emozionata di avere la possibilità di intervistare proprio il suo personaggio Ariel Des Anges, direttamente dal romanzo “Alter Ego. Memorie di un viaggiatore ultracorporeo”. (il link amazon al libro!)

Un romanzo geniale, intrigante e avvincente. Un modo alternativo e particolare di ripercorrere le vicissitudini storiche di una determinata epoca… quella della rivoluzione francese. Ma anche del secolo successivo. Giuliano ci permette di rivivere la ricostruzione storica, che di solito studiamo nei testi scolastici, con la suspense degli eventi vissuti in prima persona dal protagonista (amori dannati, viaggi esotici, amicizie importanti, nemici potenti e decapitazioni… d’altronde siamo in piana rivoluzione francese e massoneria), che ce li trasmette in modo forte ed evocativo.

Stavolta sto zitta davanti a un protagonista di tale portata e faccio parlare direttamente lui, che sicuramente saprà dirvi più cose di me. Vi assicuro che è affascinante da morire. E battibecca spesso col suo papà letterario, anche nella pagina facebook dedicata al romanzo.
Ma ora… bando alle ciance: via all’intervista!

* Allora, Ariel, caro viaggiatore ultracorporeo… Ora che sono qui con a te mi sale un pochino l’emozione per la portata del personaggio che mi ritrovo davanti. È difficile che mi manchino le parole, ma… non so spiegare a chi ci leggerà chi tu sia. Puoi raccontarti brevissimamente? Qual è il tuo dono? E per quale motivo tu sei… così? Ti chiami davvero Ariel Des Anges?
A: È un grande piacere conoscerti finalmente di persona, Alessia.
Cominciamo dalla questione più semplice: il mio nome. Chi ha avuto la fortuna di leggere la prima parte delle mie memorie, organizzate e ricostruite con l’aiuto del paziente G. Golfieri (i miei appunti originali, scritti nei secoli in varie lingue e con grafie diverse erano un vero disastro), conosce già la risposta. Per non rovinare la sorpresa a chi non sa ancora nulla della mia storia, diciamo solo che il nome Ariel mi è stato attribuito nel ‘700 da una ragazza francese molto speciale, mentre il cognome da orfano Des Anges è stato scelto da un prete che mi ha accudito come un figlio durante i primi anni di una “nuova vita”. Il mio nome di battesimo l’ho scoperto molto più tardi, grazie a un cervo…
Passiamo al mio “dono”, al mio cosiddetto “potere” (molto spesso lo reputo più che altro una maledizione, a dire il vero): posso trasmigrare nel corpo di altri esseri viventi attraverso un piccolo scambio di sangue, acquisendo i loro ricordi e parte delle capacità intellettuali. In tanti hanno analizzato questo fenomeno… giusto per citare un paio di nomi, Albert Einstein e Nikola Tesla hanno collaborato e sperimentato il potere su loro stessi per trovare una spiegazione scientifica a qualcosa di apparentemente impossibile. Se ci siano riusciti o meno lo scoprirai nel seguito della mia storia, non voglio rovinarti la sorpresa, cara.
Scalpito. Devi sbrigarti a farci leggere altro di te. Comunque questo romanzo è assolutamente autoconclusivo.

Con il booktrailer forse riusciamo a capire meglio:

* Nel 1745, quando iniziamo a leggere la tua storia, eri solo un ragazzo. Quanti anni hai ora, emh… 😀 Ti faccio questa domanda perché so che tu, sei ancora tra di noi, alla tua veneranda età, non ne svelo io il motivo, se vuoi spiegacelo tu.
Quando “entro” in un ospite, il mio corpo così come lo vedi ora cessa temporaneamente di esistere e quindi di invecchiare. Einstein aveva una teoria molto interessante a riguardo, nonostante andasse in contrasto con il postulato di Lavoisier che lui stesso tanto amava: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”. Questa peculiare caratteristica mi ha consentito di invecchiare con tempi molto più lenti del resto dell’umanità… o meglio di buona parte dell’umanità, come scoprirai leggendo il continuo delle mie memorie. Ho attraversato più o meno illeso svariate ere della storia moderna, dalla metà del 1700 a oggi. Solo per menzionarne alcune, ho vissuto in prima persona (anche se quasi mai nel mio corpo) la rivoluzione francese e le due grandi guerre. Ho conosciuto da vicino, forse anche troppo, personaggi come Hitler e Jack lo Squartatore. Per quel che riguarda la mia età attuale… mi stai osservando in questo momento… quanti anni mi dai?
Non mi interessa saperlo… sei bellissimo…

* È difficile gestire il tuo dono? Quale è la cosa più pesante da gestire?
Senza ombra di dubbio, quello che ha sempre rischiato di farmi impazzire è la mole di ricordi che man mano si sono accumulati dentro di me. Ho provato a fare i conti, credo che la somma temporale del vissuto assorbito durante i miei singolari “viaggi” superi a spanne i tremila anni. Ho dovuto imparare a meditare e soprattutto a “lasciar andare” alcune memorie, un processo complicato che richiede parecchia concentrazione. Per fortuna, a un certo punto della mia vita ho iniziato a trascrivere le esperienze che stavo vivendo nei corpi altrui, in modo da poterle in qualche modo archiviare e cercare di dimenticare. Il segreto per scordarsi qualcosa, in fondo, è trovare una distrazione per smettere di pensarci.

* È importante l’opinione che gli altri hanno di te?
Sono piuttosto schivo nei confronti del mondo che mi circonda, lo sono da molto tempo ormai. Posso affermare di aver imparato a ignorare il giudizio altrui secoli fa. Tra le persone che mi conoscono, coloro che sanno del mio dono si contano sulle dita d’una sola mano. Questo ti rende una persona decisamente fortunata Alessia, non credi?
Sappi che mi stai pian piano uccidendo. Non puoi dirmi queste cose e credere che io possa rimanere impassibile. Ma insomma, Ariel!

* Cosa ha rappresentato Patu, per te?
Claude-Pierre Patu resta ancora oggi una delle amicizie più importanti e care della mia lunghissima vita, nonostante la sua morte risalga ormai a ben 262 anni fa (sì, tengo il conto). È stato il primo a scoprire e sperimentare su sé stesso il mio dono e fu lui a convincermi a trasformarlo in una sorta di lavoro, ma tutto nacque dall’amicizia. Patu è stato più di un fratello per me, resta una delle poche memorie che non potrò mai cancellare dal profondo del mio cuore.

* Hai avuto l’onore di conoscere Casanova. Raccontaci!
Ho conosciuto Giacomo Casanova proprio grazie a Patu. È stato quel pazzo di un veneziano a introdurmi (in maniera decisamente bizzarra) alla massoneria e lanciarmi verso avventure che hanno cambiato il corso della storia. Per un breve ma intenso periodo, insieme a Patu e Giacomo siamo stati un trio inseparabile: tre giovani scapestrati, padroni delle notti più trasgressive di una Parigi settecentesca maleodorante e torbida, dove non mancavano mai avventure di ogni natura…
Grazie all’esperienza vissuta nel suo corpo ho imparato ad amare l’essenza di una donna come solo lui sapeva fare. Fuorviati dal suo atteggiamento libertino, in molti pensano che Casanova non abbia mai amato davvero in vita sua. Tutto il contrario: lui ha amato perdutamente ciascuna delle centinaia di dame che ha conquistato, con una sincerità e un trasporto che molti altri uomini non riusciranno mai a provare in tutta una vita.
Tra le altre cose, mi sono anche preso una coltellata al posto suo, come ben sai.
Una vita, la tua, decisamente folle e avventurosa…

* E nonostante le tue vicissitudini, hai avuto la fortuna di innamorarti. Non credo sia stato facile per voi. Vuoi dirci qualcosa di lei? Violaine!
Invecchiare lentamente è una maledizione che alla lunga ti fa allontanare da tutti e provoca un concreto senso di terrore nei confronti dell’amore. Ho letto di recente il romanzo “Come fermare il tempo” di Matt Haig, e non sai quanto abbia desiderato che il protagonista di quella storia di fantasia fosse reale. Avrei voluto cercarlo e conoscerlo per poter disquisire con lui della nostra similitudine. Te lo consiglio, se hai apprezzato Alter Ego sono certo che ti piacerà!
Tornando agli amori impossibili, ti confesso di aver pensato numerose volte di farla finita e andarmene in silenzio nella mia solitudine. Però, quando ero sul punto di farlo, udivo con chiarezza la voce di Violaine e Patu emergere da un antro nascosto dentro di me. Erano certi che mi attendessero ancora moltissime vite da vivere prima di poterli raggiungere, e che sarebbe stato importante per il resto dell’umanità “restare”. Allora ho continuato a vivere perdendomi nelle vite altrui, l’unica droga in grado di non farmi impazzire del tutto.
Ancora oggi, almeno una volta all’anno, mi reco a Boston, al cimitero sulla Copp’s Hill dove Violaine riposa da tanto tempo. Ho amato altre donne nella mia vita, lo scoprirai, ma con lei è stato diverso e completo. Il fatto di esserci avvicinati e innamorati tempo dopo esserci conosciuti (anche in modo estremamente intimo: è stata la prima donna su cui ho sperimentato il mio potere) ha dato un sapore speciale alla nostra storia. Sono convinto che l’amore si solidifichi meglio quando nasce senza una grossa fiammata iniziale.
Violaine era legata sentimentalmente anche al mio amico Patu e quando lui se n’è andato prematuramente il dolore ci ha uniti in un legame indissolubile.
Tu sei speciale, Ariel. Ho amato molto la vostra storia. E grazie del consiglio: sicuramente lo leggerò.

* Ti faccio un nome; Martin. Tadadadan! Senza spoilerare, puoi dire qualcosa?
Ha rappresentato la mia nemesi durante tutto il ‘700 e ‘800, ma nel ‘900 ho conosciuto “nemici” (e in certi casi amici) più pericolosi e squilibrati di lui. Era certo che io fossi posseduto da un demone, o meglio che io ne fossi l’incarnazione terrena. Non mi ha mai chiamato col mio nome, per lui io ero “Belial”. Mi vide fare qualcosa di terribile (mentre io però ero fuori dal mio controllo) e da quel giorno decise di perseguitarmi e “purificarmi”… quello che accadde lo potete leggere nelle pagine di Alter Ego.
Che pauuuura… anche tanta suspense nel tuo libro… mistero, storia, passione… intrighi, tradimenti.

* Sei stato anche… decapitato. Ups. Come ti sei sentito?
Sono stato decapitato talmente tante volte durante la rivoluzione francese che alla fine era diventato quasi un passatempo. Innanzitutto posso svelarti che “perdere la testa” non provoca alcun dolore, a meno che non accadano contrattempi. Durante la mia prima decapitazione nel corpo di Luigi XVI, per l’appunto, proprio a causa di Martin ho sofferto moltissimo.
Disgraziato Martin. Voleva farti soffrire. Bene, io passo il tempo in giro per i negozi, tu… facendoti decapitare! 😀

* Puoi ricordarci il periodo storico in cui è ambientato Alter Ego, dall’inizio alla fine? Un secolo di storia, se non mi sbaglio. Che vicende hai potuto vedere da vicino? Il nuovo capitolo da dove inizierà? Non vedo l’ora che venga pubblicato!
Le memorie raccontate nella prima parte di Alter Ego vanno dal 1745 (nonostante ci sia anche un flashback in un periodo precedente) al 1888. In questo lasso di tempo l’evento storico principale a cui ho preso parte nel corpo di molti personaggi illustri è senza dubbio la rivoluzione francese. Per dirla tutta, oserei affermare che il mio contributo l’ha innescata.
Ho perso un lungo pezzo di storia a causa di una “trasmigrazione a cascata” in oriente finita male. Per molto tempo non ho avuto alcuna memoria di quello che mi è accaduto tra il 1804 e il 1888. Nella seconda parte del racconto, tra le altre cose, mi vedrete impegnato nelle indagini che porteranno alla soluzione di questo mistero. Trascorrerete con me un po’ di tempo in Giappone, alla ricerca di chi o cosa mi abbia rubato un enorme pezzo di vita.
Il nuovo capitolo, però, inizierà tra le sanguinose strade di Londra dei primi del ‘900.

Alter Ego in 20 secondi:

Ipnotico 😀

* Questa è una domanda per Giuliano, invece, che è qui insieme a noi. Una storia lineare da leggere, ma che secondo me cela diversi trabocchetti per un autore, che si sarebbe potuto perdere. Invece tu sei andato dritto alla meta. Hai dipanato tutti i fili, costruendo (o ricostruendo) in maniera accurata tutti i personaggi, sia reali che di fantasia, e le loro peculiarità, trattando diversi temi: dall’amore, al sesso, alla storia, all’esoterismo… come hai fatto?
Giuliano: Il mio più grande segreto per uscire sano di mente dalla stesura di Alter Ego si cela in questa mastodontica e complessa timeline (originariamente realizzata in Excel, con tanto di formule). Ecco il link della timeline: https://www.alteregostory.net/timeline.
Inoltre, è stato fondamentale il contributo di Ariel per cercare di rimettere insieme così tanti anni di avventure, che lui stesso aveva sparso in maniera disastrosa tra appunti presi sui supporti più disparati.
Ariel: Già, nottate intere trascorse davanti a boccali di birra ambrata e antiche pergamene!
Giuliano: I temi che trovi in Alter Ego sono quelli che mi hanno sempre appassionato e circondato nel corso della vita, come ad esempio l’esoterismo. Mio padre è uno che spendeva ore e ore chiuso nel suo studio a cercare di “registrare i fantasmi” su un vecchio registratore a bobine, seguendo le orme del mitico professor Konstantin Raudive, l’inventore della psicofonia… e ti assicuro che talvolta ci è anche riuscito…
Che grande, tuo padre.
E, comunque, sei stato davvero rispettoso di noi lettori. Non hai lasciato nulla al caso.

* Ariel, so che ti inalbererai un attimo ora, ma… Giuliano ha studiato tanto per scrivere le tue vicende, vero? Quanto tempo ha impiegato a scriverti? Non è facile fare un tale viaggio passando attraverso le pagine della nostra storia in una maniera così accurata e sapiente. Vuoi fargli un complimento anche tu, per una volta? D’altronde, senza la sua penna tu non esisteresti.
Ariel: Sono occorsi più di due anni e mezzo al mio biografo per dare un senso compiuto a quello che potete leggere in quel concentrato di memorie. Io mi sarei dilungato di più su diversi aspetti, ma lui sosteneva che sia forum sia gruppi social di scrittori consiglino a chi è alle prime armi di stare entro le 300 pagine, per non scoraggiare il pubblico, così tante sfumature purtroppo si sono un po’ perse a mio avviso.
Se devo fare un complimento a G., direi senza dubbio che ha il dono della sintesi. Ah, e che sa usare molto bene tutti quei marchingegni elettronici che io non amo molto. Nonostante le mie esperienze nel mondo moderno, nel profondo sono rimasto un uomo di altri tempi.
Giuliano: Mai una gioia con Ariel, mai una gioia…
Eh… dai, lasciagli fare la star, Giuliano. Si renderà conto dopo che il suo papino letterario è in gamba!

* Ogni tanto, nella storia sono entrati in scena mistero, suspense e intrigo… i cattivi, insomma. Hai avuto paura, Ariel?
Moltissima, e credo si capisca bene nelle pagine più buie del racconto. In fin dei conti a quel tempo ero solo un ragazzotto ingenuo che non sapeva bene quali fossero le sue origini. Trovarmi a stretto contatto con l’orrore e la morte mi ha costretto a crescere molto più in fretta di quanto avessi desiderato. Poi ho cominciato a intuire il senso della vita e della morte stessa e sono cambiate parecchie cose in me. Come già accennato, i momenti di terrore trascorsi nella prima parte di Alter Ego sono ben inferiori a quello che ho vissuto durante le guerre, nel secolo che si è concluso da ormai quasi vent’anni.

*Ariel, ascolta…
Scusami se ti interrompo, gentile Alessia, ma purtroppo devo scappare, il dovere mi chiama. La tua compagnia è stata talmente piacevole che non mi sono accorto del tempo che passava.
Mannaggia, avevo tante altre cose da chiederti.
Ti prometto che tornerò per continuare a soddisfare tutta la tua curiosità.
Va bene, intanto ti ringrazio per questa bellissima giornata trascorsa insieme. A presto!

E, nel frattempo, noi ci sentiamo il primo capitolo, letto da Giuliano!

Paul di “Ricatto proibito” di Catherine BC. Dentro al romanzo: parlano i protagonisti, non gli autori.

Che onore, ed emozione, è avere con me, oggi, Paul di Ricatto proibito, romanzo che fa parte della Forbidden trilogy di Catherine BC (Pagina autrice Amazon).

Lui, il “demonio” in persona ha accettato di rispondere alle mie domande, certo, se accettasse anche un appuntamento… ma in quel caso dovrei vedermela con Elisabeth…

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Ho letto tutta la trilogia, mi sono appassionata a tutti i protagonisti e ai personaggi: Stephen, Paul e Jett, come anche alle donne che gli gravitano intorno. Le vicende sono appassionanti e la scrittura dell’autrice avvolgente e burrosa. Dopo averli letti, mi sono dovuta rifugiare sopra un ghiacciaio tibetano per sbollire…

Ps. Dovrei dire a Catherine di salutarmi una certa fontana!

E ora, posso iniziare la nostra intervista, mi tramano un po’ le mani, vista la portata del personaggio.

* A: Ciao Paul, innanzitutto posso confessarti in un orecchio che tu sei il mio preferito? Sarà per una questione anagrafica, ma sei fantastico. Inizio chiedendoti se sei stato un protagonista prepotente: hai fatto ciò che Catherine aveva in mente, oppure hai fatto sentire le tue ragioni nella sua testa e hai vinto contro di lei?

Paul: Ciao stella! Sono stato fin da subito un protagonista sopra le righe, un uomo che non si fermava a riflettere troppo ma che, sia in affari che in amore, agiva d’impulso. Mi ha sempre detto bene, almeno fino a un certo punto. Catherine ha faticato con me, ma penso sia solo colpa sua. All’inizio le serviva solo un antagonista un po’ bastardo e io sono arrivato al momento giusto, tanto che mi ha chiamato come un suo ex o pseudo tale… roba vecchia comunque. Quindi tutta la rabbia che ancora sentiva verso sto qui ha concorso alla mia creazione, ma sono venuto bene, no?

Uhhh, che altarino golosetto ho scoperto. Ti ha creato bastardo davvero, ma irresistibile… Sappi che se mi chiami di nuovo stella, non rispondodi me! 

* Quindi… Catherine quando ha iniziato a scrivere la Forbidden trilogy, già aveva in testa tutta la trama, oppure è andata a istinto? E se aveva già un disegno in mente, voi personaggi le avete fatto cambiare rotta? E in quel caso, vi ha seguiti, oppure vi ha fatto la linguaccia e vi ha riportato sui binari stabiliti? Come ha fatto a fare combaciare tutti i tasselli?

Catherine non aveva idea di quello che sarebbe nato quando ha scritto il primo capitolo della Forbidden Trilogy! Aveva solo fatto un bel sogno hot e l’aveva scritto in fretta per paura di dimenticarlo. Dopo l’ha stuzzicata l’idea di continuare con la storia e piano piano siamo apparsi un po’ tutti, prima Jett ed Elisabeth, poi io, che ho rotto un po’ le palle, diciamolo. Era il mio ruolo, quello per cui ero stato concepito. Come poi abbia fatto a far combaciare tre vicende diverse piene di personaggi e intrighi, passioni brucianti e colpi di scena ancora non lo so. Credo che anche lei se lo stia ancora chiedendo.

Davvero in gamba! C’è riuscita benissimo. Alla faccia del sogno Hot! Ps. mi piace come rompi le palle tu!

* Sei orgoglioso di essere uscito dalla penna di Catherine? Ti va di raccontarci qualcosa di lei? Che tipo di scrittrice è? Ad esempio, prende appunti non appena gli balena un’idea in mente? Utilizza appunti e post it sparsi da assemblare quando c’è il momento e l’ispirazione giusta, oppure è meticolosa e perfettina? Mentre lei scrive, qual è il suo umore? È sicura di sé e di ciò che narra? Mentre vi pensa, scarabocchia, sente la musica, oppure è in religioso silenzio?

Se ci pensi bene, alla fine Catherine, volente o nolente, ha fatto di me il fulcro di tutta la trilogia. Il mio è il secondo romanzo, ma a me sono riconducibili tutti o quasi i protagonisti dei tre romanzi per diverse vicende. Il mio cambiamento trasformerà ogni cosa in altro, dando vita alla parte positiva di tutta la vicenda. Catherine è complicata: sembra severa e diretta, ma in realtà è pure peggio. Può non parlare di una persona o un fatto per anni, ma non dimentica una virgola. Sai, è abbastanza organizzata: si fa una scaletta di massima che poi cambia spesso strada facendo e prende appunti ovunque, anche sulle verifiche dei suoi alunni ( a matita eh, poi cancella). Quando scrive è concentratissima o tenta di esserlo in quella bolgia infernale che chiama casa dove avere il silenzio è così raro che, quando capita, credo se lo goda tutto.

* Hai mai provato a sedurla?

No, ma quando mai! Forse qualche volta, ma non è colpa mia, è lei che mi descrive così!

Peccato, poverina! ahahah

* Ti va di parlarci un po’ di te, e il fatto che l’autrice ti abbia concepito con un’età diversa rispetto agli altri protagonisti della trilogia? Io ti adoro… Forse proprio per una questione di anagrafe, ma pensi che questo, invece, in generale, ti abbia un po’ penalizzato?

No, non penso. In mezzo a tanti ragazzetti c’era bisogno di un uomo vero! Scherzi a parte, io rappresento il concetto dell’amore senza età, della passione senza confini, sono intrigante e contraddittorio come la vita stessa. Non mi illudo che ci siano solo rose e fiori perché dalle spine sono già passato, ma so che ci può essere dell’altro se vi apriamo la mente e soprattutto il cuore.

E comunque sei un uomo aitante e forte! Sei perfetto.

* Senza spoilerare, cosa ci dici di Lizzie? Hai trovato pane per i tuoi denti, con lei.

Penso che Lizzie sia favolosa! Non è per tutti, non basta qualche parolina dolce al momento giusto con lei! E’ una donna forte e complicata, ma capace di slanci appassionati in ogni campo, sia negli affetti che nel suo lavoro. Si entusiasma e ci mette anima e corpo in tutto quello che fa, difende le sue idee e ribadisce di continuo la sua indipendenza. Poco importa la forma per me, basta che poi sia mia. Come stanno tra noi le cose agli altri non deve interessare.

* Odio e amore… sono due facce della stessa medaglia?

Penso proprio di sì. Sono entrambi sentimenti forti che motivano azioni che mai avremmo preventivato. Spesso il loro confine è labile, come è successo tra me e Lizzie. L’eccitazione, il rischio, il gusto del proibito, la consapevolezza di avere tutti contro, il sapere di andare contro ogni logica è stato terribilmente sexy.

* Il destino è davvero segnato e ineluttabile, oppure si può combatterlo grazie alla passione e l’amore?

Credo che molto dipenda da noi. Se io e Lizzie ci fossimo fermati ai primi ostacoli ora io sarei probabilmente solo, pagherei una donna ogni tanto e mi lascerei annegare in qualcosa di meno salutare per il resto del tempo.

* L’amore ha diverse forme, vero? Ce lo dimostra proprio questo libro.

L’amore è una delle forze più potenti del mondo. Non si piega, non si calcola e non si sceglie, ma ti sfonda la porta di casa a spallate e ti porta da chi vuole. Così è stato per Stephen, che ha preso la testardaggine da me, così ho fatto io con Lizzie, la mia strega adorata e in ugual modo ha fatto Jett, andando contro un destino che sembrava volerlo beffare.

* Che tipo di rapporto ti piacerebbe costruire con i tuoi lettori, Paul?

Beh, già averne è qualcosa di positivo. Vorrei poterli spiazzare e suscitare in loro una vasta gamma di emozioni, dalla rabbia, alla sorpresa, all’empatia. Se un personaggio trasmette emozioni vuol dire che è ben riuscito, no?

* Catherine, grazie di essere con noi. Non ti sei fidata a lasciarmi sola con lui… Visto che ci sei ti domano: tendi a tenere le distanze, oppure assumi un atteggiamento confidenziale con chi ti legge?

Catherine: A me piace avere un filo diretto con i lettori. Sono loro che fanno la fortuna o meno di un romanzo e che vivono in prima linea le vicende che esso racconta. Parlare loro direttamente dà sempre tanta soddisfazione e fa capire anche dove porre rimedio.

* Paul, cosa desideri per il tuo futuro o quello delle prossime creature di Catherine? La pubblicazione nel catalogo di qualche casa editrice? Cosa cambierebbe dall’essere self? Lei ha provato entrambe le modalità…

La risposta politicamente corretta vorrebbe che dicessi che sia il self che la CE hanno pro e contro e che il tutto va da caso a caso, ma non ne ho intenzione. Self tutta la vita. Una scelta diversa andrebbe solo a favore di un grosso nome, sennò non conviene.

Ma noi non vogliamo la risposta politicamente corretta, vogliamo quella reale!

* Chi desidereresti interpretasse te, Stephen e Jett, in una eventuale trasposizione cinematografica? Con quale regista ti piacerebbe lavorare? E la colonna sonora?

Ormai nella fantasia di Catherine i prestavolto sono stabiliti da tempo: Colton Haynes per Stephen, Gabriel Aubry per me e Henry Cavill per Jett. Se deve sognare, tanto vale che lo faccia alla grande!!

E direi che sono perfetti!

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* Raccontaci le emozioni di Catherine nel momento in cui, ogni volta, pigia il bottone della pubblicazione…

Sono sempre le stesse della prima volta: paura di non essere all’altezza mista a orgoglio per aver creato qualcosa che magari possa far sognare chi legge.

* Perché dovremmo leggerti?

Per leggere una storia diversa dal solito, ma non priva di emozioni forti e colpi di scena. Con me non ci annoia mai!

* Ti prego, RICATTA ANCHE ME? Ahahah, no scusa, torno seria… Vuoi porgere una domanda a me?

Che cosa ti ha intrigato di più in me? Il capello biondo, lo sguardo magnetico, la sfacciataggine che ho in comune con Stephen o la dolcezza ben nascosta che condivido con Jett?

In realtà io amo da morire i mori, ma tu… sei fuori da ogni schema e da ogni morale. I due ragazzi, Stef e Jett, sono fantastici, ma tu… sei imbarazzante, emozionante, magnetico. Un demonio. Non posso dire altro, altrimenti spoilerei.

* Sai dirci qualcosa della collaborazione tra la tua autrice e Emma Altieri con Scars e il suo prossimo seguito?

Ah quelle due non sono capaci di stare ferme! Sempre in movimento, sempre in viaggio e sempre al telefono! Parlano, parlano, ma spesso concludono pure! Hanno già in lavorazione Wounds-African scars, una sorta di seguito della storia di Samuel e Lois (Scars, appunto) e hanno pubblicato una sorpresa per Natale! Di più non posso dire 🙂 altrimenti Catherine punta ai miei gioielli per vendicarsi e sarebbe veramente un peccato 😊

Ecco, io Lovin Xmas, la raccolta di racconti per natale l’ho letta! brave! ed è stato bello anche ritrovare i vostri protagonisti in due delle storie! E ho amato Scars!

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* Senza ingelosirti, l’ultima pubblicazione di Catherine è A marriage case, puoi accennarci qualcosa? E degli altri suoi protagonisti? E circa i progetti futuri?

Catherine ha scritto questa storia realmente accaduta mantenendo un filo diretto con i protagonisti e a Nancy soprattutto io sono molto legato. E’ stata lei a creare il book trailer di Ricatto proibito che è nato infatti a Los Angeles, tra le colline di Beverly Hills. Per quanto riguarda i progetti futuri di Catherine so che, oltre a Wounds, ha in programma anche un romance molto hot, Spicy, una storia d’amore tra cuochi stellati.

Ovviamente, ho letto anche A marriage case.

* Per concludere, ti lascio campo libero, fai o dimmi qualunque cosa tu voglia.

Io devo ringraziarti. Sei una delle poche che non ha ceduto al fascino acerbo di Stephen, né ai muscoli di Jett e che ha sempre manifestato una certa preferenza per me. Buongustaia!! Grazie anche per questa bella intervista. A presto… sei stata contenta che a Natale… sono tornato a trovarti? 😉

Speravo mi rapissi… Sai, tu racchiudi il fascino e la forza di entrambi quei ragazzoni! Loro sono più giovani… tu sei più esperto e sapiente! E sì, sono contentissima della tua incursione natalizia.

In bocca al lupo a te, e agli altri protagonisti passati e futuri di Catherine!

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Io… Principessa 2.0… con l’etichetta di fuori.

Vorrei dirti…

Vieni con me.

Ti porto nel mio strambo mondo al rovescio…

Dove ai grandi si chiede cosa volete fare da piccoli… vogliamo imbrattare, ridere, saltare…

Si cade verso l’alto perché la terra è tonda e quindi non possiamo andare più giù dalla parte dei piedi, ma cadendo andremmo più su dalla parte della testa… strana gravità la nostra…

Baricentro sbilenco che mi fa sbandare e sbagliare la retta via del labirinto, così invece di cercare il Bianconiglio che cammina all’indietro inseguito dal tempo (ma non era viceversa?), mi prendo una cotta per il Cappellaio

Mondo sbagliato (o giusto? Chissà!) dove se la principessa bacia un rospo, lei diventa una rana e lui rimane anfibio…

E quando Bella bacia il suo principe, lui diventa la Bestia e alla rosa tornano i petali…

…dove il cattivo non è il lupo, ma Cappuccetto rosso che mangia le ricottine di Maria Piccinina

Per curiosità, l’uomo di latta si è messo le scarpine rosse e ora non può smettere di ballare.

Storia al rovescio che inizia dal lieto fine… anche se partendo dai titoli di coda sapremmo già tutto e… di nuovo sarebbe tutto sbagliato…

…e poi chi l’ha detto che il fine sia lieto?

Magari ad Anastasia si rimpicciolisce il piede, quindi la scarpina di cristallo le entra facilmente e ruba il principe a Cenerentola, la quale andrebbe a consolarsi nel bosco e… incontra un tizio gnocco. Inciampa, cade tra le sue braccia e vanno via insieme sul cavallo bianco di lui… Più avanti sette piccoli nani disperati vegliano il corpo inerme di Biancaneve nella teca di cristallo che purtroppo non riesce a risvegliarsi… Il principe mai più arriverà…

Invece io voglio salvare Fantàsia e la Principessa bambina, volando su Falcor insieme ad Atreyu vivendo una storia infinita… oppure viaggiare nell’imprecisato mondo impossibile su Cassiopea, la tartaruga luminosa, indicando la strada alla piccola Momo per sconfiggere il fumo degli uomini grigi che rubano il tempo…

Voglio mangiare un Umpa Lumpa inzuppato nella cioccolata calda mentre vado su Plutone con l’ascensore trasparente sparato a tutta velocità dalla Fabbrica di cioccolato

Magari mi perdessi nel Labyrinth della Life on Marz insieme al duca bianco… Anzi di Plutone, visto che sto già lì insieme a Willy Wonka.

Nel mio mondo posso finire tra le pagine dei libri e…

…mi innamoro dello strano aviatore di nome Antoine, che guarda le stelle come lo faccio io. Chissà se anche lui, come me, in un tempo lontano, abbia incontrato un certo Piccolo Principe che gli ha cambiato la vita… Lui, de Saint-Exupéry, disegna elefanti mangiati da serpenti… mentre io disegno pipistrelli appesi agli alberi che sembrano ombrelli…

…poi cado nella trappola del pirata enigmista Massimo della Penna che dissemina e centellina indizi della trama dei suoi libri, cosicché divento avida e ho bisogno di continuare a leggere fino alla fine della storia… perché a volte ci sono dei romanzi, come Boris, nei quali puoi trovare una parte mancante di te…

…invece di ballare sogni di rock ‘n’ roll sul mondo insieme a Lighino bevendo lambrusco e mangiando pop corn… inizio danzando un valzer sull’orlo di Merlino, sperando di non pestare i piedi a Cesare, io intanto mi commuovo e cado nella storia con tutte le scarpe e… mi ritrovo al ballo delle debuttanti di Vienna scalza e coi jeans strappati a ballare il twist con Rosario de Meo

…soffio sopra una lieve polvere che era su alcuni ricordi di Giorgia Golfetto… trovo il coraggio di affrontare cose che non capisco o non conosco di me… perché se non è ora, probabile sarà poi: arriva arriva quello che deve arrivare

IMG_20170525_141507Questo ti direi… Perché sono una principessa 2.0 che inciampa, fa le smorfie, ci rimane male se qualcuno cambia atteggiamento senza motivo…. che arriva agli appuntamenti con un tacco rotto e i pantaloni bianchi maculati al color del fango perché una macchina ha deciso che la pozzanghera sarebbe stata meglio sopra di lei che sull’asfalto…

Che vuole abbracciare, ma anche dare sberle se servono e aiutano…

Che ride ride e sorride… ma poi piange e ha bisogno di coccole e bacini…

E invece:

* tu sei, sei, sei… così perfetto… così dannatamente perfetto… preciso…

* e io sono… così semplicemente normale, ma al rovescio… con le cuciture di fuori, come quando indossi un indumento al contrario e si vede l’etichetta, perché tutto questo mio macello alla fine è colorato e imbrattato, ma trasparente…

Poi arrivi e non sono più capace a parlare… ma riesco benissimo ad avere il fiatone, a fermare i battiti e poi i respiri… Sono molto brava a non capirci più nulla e a perdermi nel nero dei tuoi occhi…

E invece…

<<Sembri disegnata… fatta a posta per essere qui con me ora…>>

<<Ma tu sei sicuro che, per come sono io… per come intendo la vita… io non sono adatta per essere accanto a te>>.

<<Eppure, averti accanto, renderebbe me migliore… come uomo>>.

. . .

E vissero tutti……………….

THE END, ma…

Non so come vissero… se felici e contenti… o felici e sbilenchi…

…sicuramente lottando ed emozionandosi. Senza incastri perfetti, ma giusti in quel momento, anche se i pezzi non riescono a essere perfettissimamente allineati…

Foto personali dei libri di Antoine, Giorgia, Massimo e Rosario.

Foto da web di Momo, La storia infinita, La fabbrica del cioccolato e Labirynth

E SE NELL’INCONTRO FRA SBACIUZZ E ORSO Dexter ROMEO FOSSERO I PENSIERI A EVIDENZIARE QUELLO CHE SIAMO IN QUESTO POST INTITOLATO COME UN FILM DI LINA WERTÜMELLER SENZA PUNTI O VIRGOLE MA SOLO UNO INTERROGATIVO? (ammazza Romè, che caspitericchia di titolo hai pensato!)

AleRom

Alessia: Mannaggia la passeretta… Com’è tardi! Volevo arrivare prima, così lui non mi vedeva mentre lo cercavo… Uff! Che ansia… Uh… Mica sarà questo tipo appena uscito dai tornelli della metro? Sarebbe il colmo, sincronizzati perfettamente… Però boh. Si descrive come un orso mezzo cesso e cicciotto… Non può essere lui allora… Lui… il blogger orso… Quello che munge le mucche il lunedì… Però ha i calzini colorati… é lui! Che gnocco, oh! E mo che faccio? Mi vergogno… E se non riesco a parlare…? Boh, potrei dirgli che se fossi …

Rom: Ed eccola lì. Dovrebbe essere lei la blogger, quella di sbaciuzz, oddeo, quella che quando scrive, tra una parola e l’altra, usa duecentomilioni di puntini. Azz! Quanto è alta! Sembro un orso-puffo a confronto. Chissà che pensa di me, lei mi legge ogni lunedì. Adesso devo far colpo e farle vedere che non ho due neuroni, ma tre (anche se uno funziona a intermittenza). Le dirò che se fossi …

Alessia: Se fossi un animale sarei un pipistrello. Mi piace il loro modo di guardare la vita a testa in giù. A volte dovremmo provare anche noi ad adottare una prospettiva diversa.

Rom: Se fossi un animale sarei un falco che vola in alto, come orso ho già dato.

Alessia: Se fossi una macchina sarei una mini: è bellissima e particolare. Quella vecchia però!

Rom: Se fossi una macchina sarei una vecchia 500! Quella di Lupin III.

Alessia: Se fossi un genio sarei quello della lampada, così quando mi strofinano per esprimere i desideri, mi fanno dei bei massaggini!

Rom: Se fossi un genio sarei io. La sera dopo quattro prosecchi e 5 pinte di birra ne sono convinto.

Alessia: Se fossi un eroe sarei AlePiediLunghi, che sconfigge i malvagi con un colpo di alluce!

Rom: Se fossi un eroe sarei mia madre che mi ha sopportato.

Alessia Se fossi un’attrice sarei Calista Flockhart, perché io sono casinista proprio come il suo personaggio Ally Mcbeal. Meno gnocca però!

Rom: Se fossi un attore sarei Jude Law, però senza tutti quei figli.

Alessia: Se fossi un pittore sarei….uno solo? Posso crearmi un’orgetta di pittori che vorrei essere? Esistono le persone con personalità multiple, no? Quindi Frida Kahlo, Klimt, Monet, Picasso, Dalì…

Rom: Se fossi un pittore sarei Mirò. Mi piacciono i suoi colori e i suoi quadri, sono come la vita, belli, ma senza nessuna logica, se non emotiva.

Alessia: Se fossi un drink sarei Cuba Libre! E già a nominarlo mi sono ‘mbriacata!

Rom: Se fossi un drink sarei più di uno Spritz!

Alessia: Se fossi una canzone sarei “Light my fire” dei Doors! Ohhhh mucho calor… Spojate Rom, tanto senza maglietta già ti ho visto… Emh!

Rom: Se fossi una canzone sarei Cyrano di Guccini. Vestitissimo!!!

Alessia: Se fossi una star sarei Audrey Hepburn. La sua classe ed eleganza sono inarrivabili.

Rom: Se fossi una star sarei Cary Grant la sua classe ed eleganza sono inarrivabili (t’ho copiato!).

Alessia: Se fossi un’emozione sarei l’amicizia, è troppo preziosa per me… Un sentimento da coltivare, annaffiandola e concimandola giorno per giorno.

Rom: Se fossi un’emozione sarei una intensa, ma quale non lo so.

Alessia: Se fossi un libro sarei uno di Kathy Reichs. Adoro le sue storie, il suo modo di scrivere e la sua alter ego letteraria Temperance Brennan, antropologa forense bravissima nel suo lavoro ma che si incasina nella vita privata come le comuni mortali. Vuoi vedere che indovino quello di Rom: Harry Potter??? Poesse!

Rom: Se fossi un libro sarei uno che non riesci a lasciare sul comodino perché devi assolutamente finirlo. Harry Potter? Poesse però.

Alessia: Se fossi una posizione del kamasutra sarei… Bisognerebbe provarle prima… Emh!

Rom: Se fossi una posizione del kamasutra sarei una comoda, perché non ho le physique du rôle.

Alessia: Se fossi un cibo sarei ‘na bella bisteccozza con le patatine! Perchè…? Me la son già pappata!

Rom: Se fossi un cibo sarei della pizza e poi ancora pizza! E poi l’ho detto pizza?

Alessia: Se fossi un film sarei Donnie Darko, perchè sta cosa della fisica quantistica mi inciaspola ‘na cifra e però non riesco a capirla bene…

Rom: Se fossi un film sarei La La Land, fatto di sogni e musica.

Alessia: Se fossi un cartone animato sarei Pollon! E’ pazzerella come me e poi quanto mi divertirei nei suoi panni!

Rom: Se fossi un cartone animato sarei Goldrake! Perché così nessuno il mio cuore lo piega.

Alessia: Se fossi un uomo sarei James Gandolfini, così Romeo penserebbe che io sia gnocco!

Rom: Se fossi una donna sarei lesbica così non penserei che James Gandolfini sia uno gnocco!

Alessia: Caspitericchia mi sa che è proprio lui. Sì, perchè mi sembra che con fare vago si stia avvicinando. Cerca di fare il figo. No, è proprio figo davvero. Mo chissà che figure mie solite faccio… Da dietro uno schermo è più facile. Ma perché mi sto agitando così, se dal primo momento che l’ho letto ho capito che è una persona spettaculess! è che mi ha messo ansia nei giorni precedenti a questo incontro, su whatsup, dicendomi che lui ammazza in giro le donne… una sorta di Dexter! Scemottolo che è! lo so che giocava, infatti io mi sono autoproclamata suo Giulietto! Non ho mai creduto nelle amicizie virtuali, ma da quando ho aperto sto blog ho capito che invece dietro a tutto questo ci sono delle persone, in carne e ossa… Quindi? Quello è proprio Romeo… Respira… Mo lo abbraccio così stritoliamo le nostre ciccie… “Ciao io sono Alessia”.

Rom: Eccola lì. Che faccio mi avvicino? Che cosa penserà di me? Faccio finta di essere fico? La “rete” mi protegge, ma qui fuori “nel mondo” chi mi proteggerà dai suoi pensieri, da quello che pensa di me? E se poi la deludo? Dietro a tutti quei pixel nessuno vede il mio volto; nessuno sente il calore delle mie guance quando inciampo in un refuso; nessuno vede allargarsi il buco alla cintura dei miei pantaloni; nessuno conosce i miei difetti, se non sparsi così in quegli assurdi post. Che faccio? Si avvicina. È patetico trincerarsi in un tempo passato (sai io ero …), è pretestuoso infilarsi in un tempo futuro (sai io sarò …), è illusorio fingersi fico in un congiuntivo (sai io se fossi …). Forse dovrei solo respirare e sperare che lei sia una donna intelligente da capire che dietro dei pixel c’è una persona, con pregi e difetti. Forse dovrei fare un salto di fede, vivere il tempo presente e dirle semplicemente: “ciao io sono Romeo”.

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Grazie Rom, mi sono divertita tantissimo a scrivere questi Se fossi! E sono stata molto bene quando ci siamo visti! Vero che dietro a uno schermo ci sono persone in ciccia, ossa e neuroni…! Abbiamo chiacchierato, riso e… camminato! Visto che ora ci rivediamo, mi procuro un paio di roller blade così faccio meno fatica, ma mi spiaccico…! È già passato un bel po’ di tempo e quante cose sono cambiate, eh…!

Ti ricordi all’inizio? Quando ancora ti nascondevi un po’? Quando venivo nel tuo blog tutti i giorni per vedere se avevi pubblicato? Poi alla fine mi hai detto che “mungevi le mucche” ogni lunedì?

E ti ricordi anche quando ti dichiaravo il mio foooolle amore proclamandomi tuo Giulietto? E questa chiacchierata in cui ti ho “intervistato” e ho potuto conoscerti meglio? Io mi sono scompisciata!

E ora invece Balliamo il tuo Valzer sull’orlo del pozzo, insieme a Merlino… Caspita! Complimenti a te che scrivi così, regalandoci tutte le emozioni che puoi e a noi lettori che abbiamo capito quanto bravo sei!

Piccole bolle sospese… (e scusate l’assenza)

In questi giorni non riesco a essere molto presente nella lettura dei miei amici di blog vecchi e nuovi, o nella scrittura per il mio, perché sto veramente incasinata: mi sono iscritta a un corso, il lavoro un po’ impicciato, il parco fino a tardi… Appena mi spallottolo recupero tutto… Intanto non dimenticatemi eh! Tipo Renato Zero!

Volevo comunque liberare nell’aria delle piccole bolle sospese… L’ultima riguarda un pensiero sul corso che sto facendo, le altre sono tutte diverse!

 

 

Le mie piccole bolle sospese:

 

* Nonostante siamo distanti centinaia di chilometri, mi fa stare bene sapere che stasera ci ritroviamo a godere della stessa luna sensuale, ricamata su un cielo puntellato di stelle abitato da comete e pianeti sconosciuti….

luna

 

 

* La camera da letto vuota… Un letto troppo grande, inutilmente grande. Nessuna cravatta fuori dal cassetto, nessun calzino fuori posto…

L’orologio segnava le quattro, tra un’ora si sarebbero rivisti. Stava iniziando a piovere e i suoi occhi si velarono: raramente piangeva Elena se soffriva, ma per assurdo le venivano i lucciconi se era felice.
Pioveva e Matteo sarebbe arrivato fradicio. Eccolo, la guarda. Il cuore si ferma. Matteo ride e per Elena fu come se vedesse spuntare di nuovo il sole.

donna

 

 

* Percorro  il viale, saltello sulle foglie, gli alberi mi osservano mentre il mio cuore impazzisce…
Le mie parole regalate al vento, dove arriveranno non è dato sapere…
E se anche il cielo piove, io mi specchio nei tuoi occhi e vivo gli infiniti mondi a cui apparteniamo.
Camminiamo sulla sottile linea di confine che separa, ma unisce indissolubile le nostre anime…
Silenzio avvolgente, urla silenziose, corse da ferma, fermate affannose. Ghiaccio bollente sei tu sopra di me.
Ci mischiamo la pelle, le anime, i respiri, in questo mondo perso per sempre e trovato dal mai…

viale  fullsizerender1

ps. La foto con i fiori gialli l’ho sgraffignata a delle Orearovescio!

 

 

* Il sapere non occupa spazio…

sapere

 

 

* Ed ora vorrei estrarre una citazione dal mio libro…

Un libro fatto di sensualità, dove due amanti si incontrano danzando l’uno sull’altro, respirandosi, vivendosi, scambiandosi pelle ed anima da non capirci più nulla…

Oppure di vecchie librerie di legno che scricchiolano sotto i piedi che profumano di zenzero, cannella e pagine di libri…

Oppure di me che diventata una piuma leggera, mi confondo tra le nuvole dalle mille forme, fatte di zucchero filato e panna montata… mi fermo su alberi, panchine, davanzali, tetti… quanto mondo riesco a vedere…

ups… MA IO NON HO SCRITTO UN LIBRO… e neanche saprei da dove iniziare…!

libro

 

 

 

* Tornare  dopo un po’ di tempo a fare qualcosa esclusivamente per me stessa… Una cosa che probabilmente non mi porterà a nulla di particolare se non piacere e soddisfazione personale. Una delle mie passioni dopo la pubblicità (nella quale ho lavorato), il mondo dei libri e l’editoria… Avendo esperienza come impaginatrice già un pochino mi ero avvicinata in passato, ma… Una redazione, l’editing, la CORREZIONE DI BOZZE. Da qui ho iniziato. Entrare in una famosa agenzia letteraria che ha a che fare con editori e scrittori giornalmente… Conoscere gli altri ragazzi che come te sono lì a imparare questa arte. Chi da Firenze, chi da Avellino, chi da vicino come te… Prendere da sola di nuovo la metro per andare in un posto dove imparerai, ti divertirai e ti metterai alla prova. Perdermi cercando una strada che in teoria dovrei conoscere… Respirare… Wow!

bozze

 

 

A presto!

Quattro chiacchiere con… G.

E continuano le mie interviste d’assalto! Riesco ad incastrare sempre personaggi portentosi!

Questa volta sono riuscita ad accaparrarmi niente popò di meno che… G.! Ribadisco che la Balivo mi fa un baffo… é solo un tantinin più gnocca e più seguita eh!

Volevo ringraziare il protagonista di queste chiacchiere per avere accettato la mia proposta indecente.

Ti avverto, caro G., come ho fatto con gli intervistati precedenti, che le interazioni tra bloggers a volte non riscuotono un gran seguito, perché potrebbero anche annoiare… Ma noi facciamo le cose per nostro piacere, sperando che sia così anche per chi decide di soffermarsi un attimo a chiacchierare con noi! Altrimenti è come se avessi preso un bel caffè con un bravo scrittore e la sua creaturina!

Chi è G.? Il protagonista del romanzo L’ultimo Abele. Storia di una ossessione di Massimo della Penna. Non lo scrittore, ma il personaggio del libro…! Non metto link, perché questa non vuole essere una pubblicità, ma un momento di incontro, e di riscontro, di curiosità, di confronto. Nulla più! In alcune recensioni è stato rivelato il nome intero di G, ma visto che l’autore lo dice solo alla fine, anche io lo chiamerò con la sua iniziale.

Prima di iniziare: Se fossi una libreria, vorrei che tu fossi in bella vista tra i miei scaffali; se fossi un editore, non mi farei sfuggire l’occasione di averti con me; se fossi un’agenzia letteraria, staremmo sempre a fare macello in giro per farti volare… Ma non sono nulla di tutto questo, e mi accontento di essere stata vicino al tuo autore poco prima e poco dopo che ha pigiato il bottone della pubblicazione! Ci sarò anche per Telemaco e tutti gli altri! 

 

Le presentazioni:

Avvo: Massimo della Penna. ps. scusate se vi siete presi appaura, è nu poco inquiedandO, ma assicuro che è nu bravo guaglione!

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Alessia ed Abeluccio: scovate Abele! Chi lo trova vince un bacino da Avvo o da me… Emh…. Poteva andarvi meglio, lo so… Ma questo passa il convento!

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Iniziamo! ps. se mi viene voglia di fare qualche commento dopo avere letto le tue risposte lo metto nella parentesi quadra sottolineate…!

*purtroppo wp continua a farmi i dispetti decidendo che non posso andare a capo come vorrei e distanziare le domande, perché gli spazi in quello pubblicato sul blog non corrispondono a quelli che io metto nella bozza di scrittura… bah!  allora metto davanti ad ognuna un asterisco, così si capisce meglio… uffa!

 

Via…

* Alessia: Sei stato concepito con carta e penna, a mano? Magari con appunti sparsi e poi assemblati? Oppure sei una creatura puramente digitale?

G: Sono un complesso assemblaggio durato anni. Sono maturato nella sua capoccia bacata, ma poi come sai lui smise di scrivere per 4 lunghi anni e in quegli anni c’erano in giro per casa solo post-it con appunti di me. Poi li ha perduti tutti nel trasloco a Torino… e ha ricominciato da zero. Ma anche stavolta ero un mix. Pezzi di me li puoi trovare ancora oggi nel suo cellulare, pieno di note con dettagli di me. Oppure sulle sue moleskine. Avendo una pessima memoria, ogni volta che gli balzava alla mente qualcosa di me l’appuntava. Ma la scrittura vera e propria, poi, quella è tutta digitale. Non scrive mai a mano quel mattacchione, se non per ricordarsi un pensiero improvviso.

[lo so che purtroppo ha dovuto separarsi da questo suo grande amore per la scrittura… Ma come tutte le passioni vere, tornano e sanno renderci felici]

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* Alessia: Mentre Massimo ti scriveva, ricordi quale era il suo umore? cioè era sempre sicuro di ciò che stava raccontando, oppure ha avuto momenti di sconforto? Mentre ti pensava, scarabocchiava, sentiva anche la musica, oppure era in religioso silenzio?

G: Mi ha spesso scritto con la musica alta, con le cuffie. Era sempre nè euforico nè triste, piuttosto in trance. Quando scrive non connette molto, anche la musica gli scivola via e comunque ha sempre sentito brani senza testo, solo strumentali, spesso valzer o colonne sonore di film (Amelie e Forrest Gump sopra tutti).
 . 

[Amelie…. beh lo sai che sfondi una porta aperta! Mia maestra di vita e sono na pasticciona come lei! In trance mi ricorda un po’ la santeria che prende i cubani quando ballano la salsa. Sai che io la ballavo?]

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* Alessia: Ci dici se Massimo nella vita è disordinato? A propò, sulla scrivania è uno di quelli che tiene la foto dei suoi affetti, vero?

G: Lui è il disordine fatto persona. Non so quante volte ha perso pezzi di me… il file con il libro lo salvava dappertutto per paura di perderlo, ma poi il giorno dopo non ricordava qual era l’ultimo file… quindi prese a mandarsi le mail da solo per sapere quale fosse l’ultimo file ma anche in tal caso dimenticava su QUALE mail lo mandava… insomma è incasinato forte! E sulla scrivania non tiene nessuna foto, nè a casa nè in ufficio….

[si capisce che è un pasticcione! comunque tu sei venuto benissimo! Avrei giurato tenesse una foto sulla scrivania!]

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* Alessia: Come ti senti rispetto al titolo del libro, che si chiama L’ultimo Abele, e  non l’ultimo G.? Chi è il vero protagonista di questo racconto? Io ho una mia idea, ma lascerò che sia tu a rispondere….

G: Il titolo è un altro inganno. Il vero protagonista del racconto è uno solo, a dispetto di tutto: il lettore. In senso molto letterale. Nelle intenzioni dell’autore, credo che né io nè Andrea possiamo fregiarci di essere davvero protagonisti. Solo il lettore, che partecipa con i suoi pregiudizi e le sue sensazioni.

[ecco…. Andrea è un’altra parte fondamentale del romanzo! Ma concordo che questo libro racconta di te G., del tuo scrittore Massimo e di me Alessia, in quanto lettrice… Mi ci sono trovata catapultata dentro,Massimo che mi coccolato portandomi per mano lungo indizi, enigmi, nascondini, salti temporali seminati in tutto lo scritto, ad iniziare dalla numerazione dei capitoli]
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 * Alessia: ti è pesato mettere a nudo la tua vera identità? Quanto piacere hai avuto (o non) che i lettori abbiano sbirciato i tuoi più intimi pensieri?

 

G: La verità è sfuggente… i miei intimi pensieri si possono svelare solo a chi guarda con occhi già predisposti. No, non credo sia messa troppo a nudo la mia identità. La coglie solo chi, come te, già mi vuol bene…

[stesa! eheh! a chi ha abbandonato pregiudizi e protezioni ed è entrato nella storia, non è bastata una sola lettura, ma come me ha dovuto rileggerlo, per il piacere di scoprire tutte le tue sfumature!]
 
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* Alessia: hai pensato che il tuo autore fosse anche molto stronzo a rivelare nel capitolo 0 che il tuo amore alla fine del libro muore?G: Sì, molto stronzo! Non tanto nel rivelarlo… ma nel chiedere poi quello che ha chiesto al mio amore e che tu sai… davvero brutto quello che gli ha fatto promettere!

[Povero G.: non ho parole infatti! Lo so bene si,  ne ho mandate a Massimo duecento registrazioni vocali! :-D]

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* Alessia: Come ha fatto Massimo a costruire una storia così ben fatta, senza che si perda mai il filo logico, nonostante abbia inserito trabocchetti, salti temporali, perdite di memoria… anche se in realtà il filo lo perdiamo noi mentre ti leggiamo, tanto che si va avanti, poi si torna indietro, poi si rilegge qualcosa che avevi inteso in un modo e invece poi capisci che non era così… Ma aggiungo che è proprio questa una delle cose affascinanti di te, mio caro G.

G: Non ne ho idea e non sono sicuro che tutti tengano davvero il filo… in ogni caso, l’amore conta!

[Ligabue docet! 😀 Il filo si tiene eccome! Massimo è stato un bravo ricamatore e tessitore!]

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* Alessia: Sei contento di essere stato scritto in modo che si abbia voglia di rileggerti ancora e non abbandonarti dopo la prima lettura? Ti nascondi tra le righe, ed ogni volta si scopre qualcosa di nuova… Ti senti un po’ uno di quei libri che cambia sfaccettature a seconda del momento e dell’umore che sta avendo il lettore in quel momento?

G: Sì, contentissimo che l’intento dell’autore sia, a quanto pare, riuscito con molti. Tutto è partito dalla prefazione de Una banda di idioti, dove il prof. Walker diceva che Toole aveva scritto un libro che ogni volta che lo rileggeva, cambiava!

[C’è riuscito! Ma chissà se tu sai che il tuo autore scellerato mi ha rivelato la fine del libro prima ancora che lo leggessi…]

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* Alessia: Massimo questa è per te. Come azzarola ti è venuta in mente la numerazione dei capitoli? (visto che tu non me lo dici mai, voglio dirmi brava da sola: visto che ti leggo attentamente io avevo capito subito di cosa si trattasse. Da quel momento ho capito che il libro sarebbe stata una scoperta fantastica!)

Massimo: E’ venuta perché lessi un articolo in quei giorni in cui si parlava del legame tra i numeri e il DNA… originariamente la numerazione seguiva l’andamento di un’opera lirica ma poi c’erano troppi doppioni 😀 (Tipo Andante, Forte, Fortissimo, ecc.)., Volevo creare qualcosa di originale in ogni dettaglio, anche nella numerazione dei capitoli che, a mia memoria, mai nessuno ha usato in modo diciamo non-convenzionale.
[In generale il tuo è un genere che non va a copiarne altri. E’ dinamico, piacevole e originale. Questo libro sa stupire. Appena pensi di avere capito una cosa, nuovi indizi dicono che invece non è così. Un romanzo che segue la formazione e la crescita dei personaggi… o dell’autore stesso? Un crescendo di avvincenti situazioni e descrizioni che portano il protagonisti a crescere e affrontare la propria natura e il proprio destino di “nascita”]
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Altro quiz: chi sa cosa rappresenta la numerazione dei capitoli? si vince la stessa cosa di cui sopra se scovate Abele… emh!
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* Alessia:  G. sei orgoglioso che tra le tue pagine ci siano disseminate tantissime citazioni di autori famosi e importanti, tra cui proprio Della Penna, che si autocita! Si può essere più irriverenti e geniali di così! mado!

G: Ahaha l’autocitazione iniziale mi fa sbellicare da solo! Quanto all’essere orgoglioso ti dirò che no, non ne vado fiero, credo anzi sia un errore di gioventù che non ripeterò. Alla fine viene percepito come inutile ostentazione…

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* Alessia: Che tipo di rapporto vorresti costruire con i tuoi lettori? Vuoi trasmettere degli insegnamenti?

G: Non direi insegnamenti, non credo di avere nulla da insegnare, non so neppure poi chi siano i lettori, come potrei supporre di avere da insegnar loro? No no, quello che mi interessa è emozionarli e stupirli! Mi piacerebbe rimanere in contatto via facebook, dove si può imparare tanto!

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* Alessia: Che effetto fa essere protagonista di un libro che all’apparenza sembra complicato?

G: Nessuna… sono un burattino 😀

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* Alessia: Raccontaci qualcosa di te, la tua personalità, sogni, ossessioni (:-D), paure.

G: Ossessionato dalla figura assente di mio padre… sogni sogni… sogni di diventare uno scrittore affermato… paure paure… paura di morire! Ci tengo troppo alla vita…

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* Alessia: Cosa ti accomuna al tuo papino papà letterario?

G: Non lo ricordo! Ah sì…. la memoria!

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* Alessia: A proposito…. ti rende orgoglioso e pieno di gioia il fatto che qualche giorno dopo la tua pubblicazione abbia visto la luce anche avvo jr, il secondogenito di Massimo?

G: Moltissimo! Un maschio ci vuole… ci vuole sempre un maschio…

[ma con lui è nata anche una sorellina maggiore! Le donne, ah le donne! :-D ]

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* Alessia: G. sappiamo che non hai mai conosciuto tuo padre (hai contato le volte che ce lo hai detto????  prendere un po’ di fosforo aiuterebbe la memoria!). parlaci un po’ del rapporto con tua mamma e della tua infanzia.

G: Mia madre è un’eroina, penso si intuisca dal romanzo. Ha danzato nell’inferno per me con il sorriso sulle labbra… non smetterò mai di esserle riconoscente. La mia infanzia è stata povera ma felice, a tratti drammatica ma come tutte le infanzie, in generale la ricordo con sommo piacere.
[chissà qui chi sta rispondendo…]
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* Alessia: La prima volta che ho versato dei lacrimoni leggendoti è stato quando hai lasciato la tua famiglia per trasferirti a Milano per lavoro… Beh nel momento in cui descrivevi le immagini presenti nel cd che ti aveva lasciato tuo fratello salutandoti io mi sono commossa tantissimo… e Massimo lo sa perchè mentre continuavo a leggerlo (ancor prima che ti pubblicasse: GRAZIE!) parlavo con lui per descrivergli cosa si provava durante questa parte della tua storia… Tutto sto preambolo per chiederti…
Questa è una delle parti autobiografiche, vero? Cosa hai provato quando hai dovuto lasciare la tua terra ed i tuoi affetti?
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Mi sa che qui è Massimo che parla: Assolutamente autobiografica, anche se ho invertito le parti, chi ha fatto quel cd non era mio fratello ma io, e lui non partiva per lavoro ma per matrimonio! Ho provato un senso di sconfitta partendo, e anche di colpa, mi sentivo come uno che scappa dai problemi. Purtroppo temo che al sud siano più grandi di me i problemi…
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* Alessia: G. sei consapevole che il LISTERIN avrà avuto un’impennata nei guadagni grazie a te?

G: AHahhahaah immagino di no! E’ il contrario!

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* Alessia:  cosa desideri per il tuo futuro? Sei in cerca di un editore, vero? Perchè? cosa cambierebbe dall’essere un’autopubblicazione? I diritti? Io non me ne intendo, ma forse ti donerebbe onore e blasone?

G: Sono assolutamente alla ricerca… anche se ho commesso il tipico errore dell’esordiente: non volevo essere giudicato e così ho provato con l’autopubblicazione. L’editore è importante a mio avviso per l’opera di marketing ma soprattutto perchè ti porta nelle librerie, è ancora lì che si vende in Italia!

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* Alessia: Sogniamo. Chi desidereresti interpretasse te e Massimo in una eventuale trasposizione cinematografica?

G: Massimo Troisi, senza alcun dubbio. Proprio un sogno…

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* Alessia: Quando la linea di confine tra autore e personaggio è così fine, non c’è il rischio di confondere i due ruoli…  immedesimarsi e credere di vivere le situazioni dei personaggi di cui si racconta nel proprio libro?
Cosa c’è di te in massimo?

G: La linea di confine è più netta di quanto si pensi. In fondo tutti i personaggi sono “dentro” l’autore, ma non sono MAI l’autore…
[pfui! menomale va!]
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* Alessia:  Attraverso di te massimo rivive un tradimento vissuto in prima persona da parte di un “amico”. Credo che scrivendolo di nascosto tra le tue righe, si sia un po’ alleggerito di questo sassetto? Ti ha presentato dicendo che aveva un buco dentro e che il male era uscito…
G. Sì, molto. E il male che è uscito è proprio il rancore verso quel falso amico. Adesso la questione è chiusa…
 
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* Alessia: raccontaci le sue emozioni nel momento in cui ha pigiato il bottone della pubblicazione… gli tremava il ditino, ve?
G: Assolutamente. Era notte… sua moglie incinta e sua figlia che dormivano… lui solo seduto al pc… una enorme emozione!
 
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* Alessia:  Fatevi una domanda a vicenda!
G: Ci fai o ci sei?
Massimo: Ci sei o ci fai?
[e la risposta ndò sta??]
 
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Porca miseria, mi son dimenticata di chiedere allo SCRITTORE quanto gli piacciono i puntini di sospensione… ce ne sono ottomilamiliardi in tutto il libro!
 
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* Alessia:  Ora ognuno di voi faccia una domanda a me! attenziò, che sono facilmente emozionabile eh!
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Io (Massimo): Ma tu mi vuoi bene veramente?
G: Ma tu lo vuoi bene veramente?
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Alessia: Sei un disgraziato e lo sai! Che ogni volta per dirti qualcosa poi mi devi mandare la rianimazione ( 😀 ) Mo me devi fare vergognare??? e G. che ti asseconda… Uff! Ma secondo te? non se vede???? Varda varda che me lo deve fare dire eh…. TI VOGLIO BENISSIMO, non si vede?!  Mo però devi spendere due minutelli per leggere il mio post prima di questo (se ci fai caso SONO IO), o perlomeno la confessione scritta più grande in grassetto verso la fine. Ti schiaffo pure il link, così fai prima! 
Ti ho incontrato quando ancora eri diffidente e toccava fare na faticaccia per trovare un buchino ed intrufolarsi per arrivare a te. C’ho provato e… o mi denunciavi per stalking o ti prendevo per sfinimento! per fortuna è stata la seconda! 😀  .   Per assurdo sai che ho capito quanta roba sei, molto meglio allora che dovevo fare la spia a Quantico, che se invece ti avessi incontrato adesso che ti fai le vasche nudo per Torino? Forse ora mi sarei lasciata sfuggire l’occasione di conoscerti. Comunque… si capisce che vado in giro a dire a tutti che amico figo ho? Invece tu a me le coccole non me le fai mai e ci fosse na volta che mi inciti! 😀
 
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Ps: Non scherzavo quando ti ho detto che farò un corso di correzione bozze e ti chiedevo se mi avresti regalato Telemaco, o i tuoi futuri best sellers per fare la correzione, appunto!  Sai che anche il mondo dell’editoria mi ha sempre affascinato molto (come quello della pubblicità) e ogni tanto mi immagino libraia! Una di quelle libraie che si contornano di autori e lettori, che propone eventi, letture, condivisioni…. Un po’ tipo agenzia letteraria alla fine! magari!
 
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Bene G. grazie di esserti concesso e vola più in alto che puoi! Noi nel nostro piccolo cerchiamo di aiutarti. Solo ed esclusivamente perchè te lo meriti!
Eccoti in cartaceo, ma sei anche un ebook!
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abele

e’ arrivato il mio turnoooo!

Udite udite!

è arrivato l’arrotino…

è arrivato l’arrostino…

no, no ma che dico?! E’ una cosa seria…!

Sono sicura che tra un lettore ed il romanzo che sta assaporando, si instauri una sorta di storia d’amore sensuale ed un po’ erotica…

Si da il caso che tre colonne portanti di WordPress si siano lanciati in una scommessa, un progetto che io trovo molto bello ed affascinante: Kavvingrinus!

Purtroppo non è seguita come dovrebbe, perchè invece è molto interessante, come i curriculum del lettore presentati fino ad ora: tutti diversi e pieni di spunti…!

Ho scelto di mandare il mio scritto ad Avvo (ecco il link: è spassoso da leggere, non tanto per la mia storia, quanto per i suoi sempre divertenti commenti!) perchè sto pian piano scoprendo che in una vita passata potevamo anche essere fratelli! Anche se gliel’ho dovuta inviare due volte perchè si era dimenticato di averla già, nonostante mi avesse risposto! sgrunt! che disgrazietto! Lo ringrazio per il bel commento a monte: lui sa quanto piacere mi può fare ogni volta che mi dice cose carine!

Ringrazio tantissimo Kalosf per la presentazione che mi ha fatto… adoro questo ragazzo, perchè è sempre molto garbato e attento. E’ bravissimo a cogliere l’anima di cose, situazioni e persone attraverso l’obiettivo della sua macchina fotografica. Con le sue parole mi ha steso, anche se ha esagerato: mi sono pure scesi i lacrimotti… E la foto che ha scelto per me è fantacolare! trovo mi rappresenti molto!

Infine  Ysin. Fino a due mesetti fa in questo mio strampalato blog compariva lui per almeno un 30%. Non per i commenti, bensì per miei reblog, condivisioni, richieste di disegni, partecipare ai suoi concorsi, volerlo presentare a tutti per far sapere che io avevo un amico di blog figo. 😀 Grazie anche a lui per i commenti, ma devo aggiungere che mi sono evoluta: ho scaricato il lettore kindle, in quanto mi sono accorta che anche in questo modo si può leggere e già ho iniziato!

Kavvingrinus è una vera e propria rubrica che arriva puntuale tutti i venerdì alle 8.30, più coordinati di un orologio svizzero, o di un Emmenthal (io ne mangio i buchi!). Trovo che siano stati bravi ad inventare questa cosa, in quanto permette di conoscerci un pochino di più vicendevolmente attraverso le nostre letture. Ma anche di scovare nuovi libri e autori che magari non conoscevamo. La lettura è cibo dell’anima! 

Quindi, come sempre, quando c’è da interagire, io mi lancio ed ho subito SPOLVERATO I SCAFFALI! Quanta roba ne è scesa!

All’inizio stavo ferma immobile davanti al foglio perchè non mi veniva nulla di intelligente o carino da scrivere. Poi ho iniziato proprio da Adamo ed Eva, cioè dalla mia nascita! 😀

E’ stato bellissimo ripercorrere le tappe come lettrice! Probabilmente dovremmo fare tutti questo esercizio, perchè si ritrovano cose che magari non ricordavamo! Oppure a distanza di tempo scoprire nuove impressioni su letture ormai sepolte…. Quindi dico che questo percorso mi ha fatto bene! E comunque ne ho dimenticati moltissimi, ma meglio così, altrimenti diventava una storia chilometrica!

 

Ho iniziato così:

Quando nacqui ero piccola, 3,450 kg per 51 cm.

Forse ho iniziato da un po’ troppo lontano. Difficile ricordare il primo libro così come tutti quelli passati tra le mie mani. Non sono molto tecnologica, mai letto un e-book. Mi piace sfiorare le pagine dei libri, sentirne il profumo, tornare indietro, sottolineare, fare le orecchie (anche se so che non si fa), appuntare cose… Insomma, caderci dentro e viverlo. E’ una magia, una relazione che si instaura tra me ed il mio romanzo, quello che ho scovato. Lui fra tanti in quel momento. Potrebbe essere che sia stato proprio lui a scegliermi! E come dice “Firmino” di Sam Savage, la lettura è il cibo dell’anima!

 

Ed ho finito così:

I libri sono grandi amici, o anche compagni se ci hanno lasciato meno sensazioni, proprio come capita nella vita.

Quelli che rimangono dentro, sono quelli che rileggeresti ancora e ancora e ti lasciano un bel sapore che ti porti dietro per la vita.

 

Ps: Dopo aver mandato la mia storia, ho iniziato, o anche concluso dei libri di miei amici di blog. Altri sono in Wish list appuntati a penna ( 😀 ). Sono molto bravi e vale la pena di leggerli: Domenico Mortellaro, Sara Tricoli, Guido Sperandio, Laura Rocca! Spero che non gli dispiaccia se li nomino!

 

kav

ecco la foto di kalosf!

Roberto incontra”Gli elefanti” a Roma.

Ho letto un libro… cavolo se l’ho letto.

Ha scritto un libro… cavolo se l’ha scritto.

Veramente questo è il suo terzo, ma il mio primo suo che leggo (ussignur!).

Casualmente sono inciampata nel blog di Alb: un tipo che all’inizio faticavo a capire se fosse burbero, guardingo, o solo molto ironico e tagliente. Ma alla fine chissene importa, non mi sono messa ad analizzare: semplicemente ho letto una manciata di suoi post ed ho scoperto che sono una sapiente unione di sarcasmo, realtà, fantasia, robe grottesche, robe normali.

E che lui invece è molto gentile, attento e simpatico!

A me sembra racconti la nuda e cruda realtà, mascherandola a volte, senza mai usare dei clichè o addolcendola troppo.

“Gli elefanti” di Roberto Albini è composto da cinque racconti ambientati nella mia Roma, che poi è anche sua.

Lui vede gli elefanti, e li vede a Roma: d’ora in avanti li cercherò, negli angoli, nei vicoli, negli anfratti…

Facendo il viaggio attraverso queste pagine, mi è arrivato un pugno dritto nella pancia: dentro le cinque storie a tratti surreali ci ho ritrovato anche un po’ di me. Sembra di essere presenti davvero nelle scene e nei dialoghi che hanno un taglio a volte cinematografico ma che sembrano potere appartenere alla vita vera dell’autore e anche del lettore, che riesce spesso ad immedesimarsi.

Racconti che, in modo accattivante, parlano di personaggi un po’ al limite ed emarginati, probabilmente in cerca di riscatto, dove la realtà si intreccia con la fantasia. Tutti più o meno viaggiatori che si incontrano, si scontrano, si riconoscono. Ad esempio trovarsi in un vagone della metropolitana ed osservare gli altri intorno a sé, scrutare nelle vite altrui attraverso i loro occhi, cercare di capire cosa si nasconde dietro ad una espressione e magari trovare empatie e sinergie. Si parla di solitudini, di ricordi, di incontri con altre interiorità.

Gli elefanti sono dei giganti che passano ai margini delle nostre vite, sulle nostre anime e a volte ci avvolgono di malinconia, ma loro stessi poi, inerpicandosi su due zampe e barrendo al cielo, ci forniscono quella ventata di leggerezza e serenità di cui abbiamo bisogno. Ci riportano coi piedi per terra dopo avere volato con la fantasia… o viceversa?

 

“Alb, basta dire grazie, perchè se una cosa non piace, non viene presa per compiacere. E’ un libro da divorare! Ma anche da gustare, come quando ti concedi un caffè!”

 

 

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C’è anche un mammut? Si! E perchè? Bisogna chiederlo a Kal!

 

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Gli elefanti dicono: “gli occhi soddisfatti del cliente soddisfatto sono la nostra maggiore soddisfazione”.

 

* E d’altronde uno che scrive così…

“Come quando si prova a raccontare un amore: un amore che si può raccontare è poca cosa.”

“Atterriamo sulla gente che incontriamo come extraterrestri in perlustrazione, stupendoci dei nuovi paesaggi che mai avremmo pensato potessero esistere, nel bene o nel male.”

“Io me lo ricordo benissimo quando sono nato: questa mattina, alle cinque e dodici, per la precisione. La prima cosa mi ha colpito è stato che all’improvviso vedevo, ed era affascinante.”

“Ecco cosa era successo: mi aveva detronizzato e così facendo aveva scoperto una parte di me che ancora non conoscevo. Un lato molle della mia personalità, lì proprio dove un’insicurezza, un complesso, o anche solo la paura generica di non essere all’altezza, aveva scavato a mia insaputa un calanco nel mio carattere”

“Quando un uomo ubriaco ritrova la sua macchina, in verità lancia un grande messaggio all’umanità. E’ la dimostrazione che l’essere umano è capace di sopravvivere ai propri limiti.”

“E’ tutto così incredibilmente bello che le mie teorie sull’umanità crollano una ad una come le tessere di un domino colpite da una scacchiera. Mi sento un idiota. Ho sbagliato tutti i calcoli, tutte le previsioni. Il mondo, questa società è ancora in grado di creare qualcosa capace di risvegliare i sensi, e spingere a concedere altre possibilità.”

vale proprio la pena di leggerlo!

 

 

 

La casa dal grande giardino di Penelope Lively

La figlia 12enne del mio compagno per le vacanze deve leggere due libri ed io le ho aperto la mia libreria (che è a casa di mamma) ed ha trovato un romanzo che ho letto quando avevo kla sua età! Ricordo che a me era piaciuto molto e grazie a lui mi sono appassionata alla lettura…

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Ecco l’interpretazione di Chiara…

Clare viveva con le prozie, Susan e Anne a Norham Gardens. Nella casa in cui vivevano c’erano molti oggetti dei suoi bisnonni che a lei interessavano molto. Tra questi c’era uno scudo, chiamato tamburano, che la affascinava. Quello scudo apparteneva al suo bisnonno. Curiosando tra i libri scoprì che lui era riuscito ad ottenerlo da una tribù della Nuova Guinea. Clare, a parte le sue vecchie zie e la strana casa dove viveva ora, aveva sempre avuto una vita normale anche dopo la morte dei suoi genitori . Quella particolare curiosità che aveva per il tamburano le aveva fatto fare dei sogni molto strani che inizialmente aveva cercato di ignorare, ma poi capì il loro significato. E intrecciando sogno e reale,  inizio una rocambolesca avventura che le farà capire il valore della memoria e dei ricordi, e che per interpretare e vivere bene il presente si deve ascoltare il passato. In quei sogni c’erano persone delle tribù che il bisnonno aveva visitato: lui riuscì a parlare e a creare un rapporto con loro. Con il suo gruppo di antropologi erano gli unici che ci avevano parlato.  Clare ormai aveva capito che gli  uomini di quel mondo volevano il tamburano. Lei si rese conto che doveva restituirglielo nei suoi sogni. Era preoccupata  per le sue prozie infatti aveva il timore di tornare a casa e non trovarle più… Un giorno questo incubo divenne realtà e cercandole scivolò sul ghiaccio e finì in ospedale. Fece un altro strano sogno e la tribù intanto si era evoluta e non voleva più il tamburano. Al suo risveglio vide le sue prozie, Maureen la ragazza che era venuta ad abitare da lei a pagamento, John che aveva conosciuto nel museo, la signora Hedges che veniva spesso a casa sua e la signora Rider la sua vicina. Tornò a casa riordinò la sua stanza e decise di portare al museo lo scudo, c’erano altre cose che le zie avevano dato a quel museo infatti il tamburano andò a finire tra quelle.  Lei disse che quello scudo lo ricorderà per sempre.

Questo libro è interessante perché la protagonista pur avendo molte preoccupazioni che i ragazzi della sua età non avevano, riesce trovare un proprio interesse per lo scudo. Le prozie cercano di ritornare a i tempi della gioventù raccontando a Clare le loro storie e insegnandole il significato dei ricordi.

UN NAPOLETANO COME ME

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Prima di tutto non posso fare a meno di notare la gnocchitudine del suddetto ragazzo di cui sopra…

finalmente un comico vero… che quando fa le battute gli scappa da ridere pure a lui… che si fa capire… che è solare… un ragazzo che quando sorride somiglia ad una stella! si ride davvero, e non solo i napoletani ridono, ma anche i trentini!

e’ coinvolgente, ironico, parla della sua Napoli in modo vero e reale!

Con la sua persona e la sua comicità, esporta in giro per l’italia i valori e i caratteri peculiari del nativo campano! Una dedica spassionata alla sua città! una melodia d’amore per la sua terra d’origine!

“Perchè ‘o napoletano tiene ‘a risposta pronta”

KATHY REICHS e TEMPERANCE BRENNAN

chi è KATHY REICHS?

Da wikipedia

Kathleen Joan “Kathy” Reichs (Chicago, 7 luglio1948) è una docente, antropologa forense statunitense e autrice di romanzi di genere thriller medico. Nata a Chicago, svolge la sua professione tra gli Stati Uniti ed il Canada. È docente di antropologia all’Università del North Carolina, a Charlotte. Divide il suo tempo tra il lavoro presso l’ufficio di antropologia legale dello stato della Carolina del Nord e presso il laboratorio di scienze giudiziarie e di medicina legale della provincia del Quebec. Fa parte dei cinquanta antropologi forensi riconosciuti dall’American Board of Forensic Anthopology e del Board of Directors dell’Accademia Americana di Scienze Forensi.

Le conoscenze in campo antropologico di Reichs si sono riflesse nella sua attività di scrittrice, Kathy Reichs è autrice tanto di romanzi quanto di testi tecnici sull’antropologia e l’attività forense. Buona parte della sua produzione letteraria ha fondamenta scientifiche. Le moderne tecniche di indagine menzionate nei suoi racconti, e la relativa moderna strumentazione necessaria per attuarle, sono parte essenziale dell’attività di antropologa legale di Reichs che, nella finzione del suo lavoro letterario, cerca di descrivere in maniera accessibile a una vasta gamma di lettori.

La sua alter-ego letteraria, di cui descrive le gesta nei suoi libri è la Dottoressa TEMPERANCE BRENNAN, detta Tempe”, che è un antropologa forense con pressappoco le stesse caratteristiche della scrittrice.

Dal 1997 ad oggi, la serie di Temperance Brennan è così composta: Corpi freddi, Cadaveri innocenti, Resti umani, Viaggio fatale, Il villaggio degli innocenti, Ceneri, Morte di lunedì, Ossario, Carne e ossa, Skeleton, Le ossa del diavolo, Duecentosei ossa, Le ossa del ragno, La cacciatrice di ossa, La voce delle ossa, Le ossa dei perduti, Le ossa non mentono.

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Un giorno in libreria ho scovato “Corpi freddi”, senza conoscere né la Reichs, né Tempe. Mi è piaciuta la trama letta sulla copertina e per un caso fortuito era proprio il primo libro della serie. Inutile dire che mi sono innamorata della protagonista e del modo di scrivere di questa autrice! Da quel momento ho divorato tutti i racconti, fino a “Le ossa del ragno”. La Reichs scrive in modo frizzante e scorrevole, ti catapulta dentro le sue scene. Io mi sono immedesimata nelle avventure di Tempe, donna e professionista che però nella vita privata si incasina e “pensa” come tutte noi! Appena la piccoletta il prossimo anno andrà alla scuola materna, ricomincio a leggere i romanzi che mi mancano! Ovviamente io consiglio la lettura dal primo della serie, ma se invece se ne legge solo uno va comunque bene, perchè man mano che il libro va avanti l’autrice trova il modo per “infilare” il vissuto privato di Tempe fino ad allora!

Nel primo libro Tempe, è una quarantenne con un “ex marito”, Pete, dal quale si è separata, ma ancora non ha divorziato. Ha un passato da alcolista, ma si concede una seconda possibilità accettando il suo lavoro in Quebec. Kathy, sua figlia, nel corso dei libri subisce una bella evoluzione, da adolescente problematica, a donna e professionista affermata. Sua sorella Harry, che vive in maniera diversa dalla sua. Per poi arrivare al detective Andrew Ryan, con la quale inizia una relazione, che nel corso del tempo si rivela complicata, perché lui all’inizio sembra uno di quei rubacuori che affascinano le donne, per poi scoprire nel corso del tempo di avere una figlia adolescente problematica.

Tempe e Pete sono rimasti amici, Quindi immaginate nelle parti del libro dedicate alla vita privata, che si intrecciano con quelle dedicate al mistero dell’omicidio da risolvere, che cose frizzantine e divertenti possono uscire fuori! Tempe e Andy si piacciono, si cercano, lavorano insieme, si separano, si ritrovano, si attraggono… Entrambi frequentano altre persone, mentre Pete si sposa… Brennan è troppo orgogliosa per ammettere di provare qualcosa di forte per il “suo” detective…

Sono curiosa di leggere gli ultimi quattro racconti che mi mancano per rimanere ancora col fiato sospeso durante tutte le sue indagini, e capire cosa ha deciso la mia eroina tra la stabilità trovata con Charlie Hunt, oppure tornare dalle emozioni che prova con Ryan…

A questi libri si è ispirata la serie televisiva “BONES”, che ovviamente io adoro, e di cui la Reichs figura tra le produttrici e ne è consulente. L’antropologa è interpretata da Emily Deschanel, e anche se le sue caratteristiche non sono proprio simili a quelle descritte nei libri, e quindi è diversa dall’idea che mi ero fatta, trovo che all’attrice calzi a pennello questo ruolo. Spesso collabora con l’agente Seeley Booth (interpretato da David Boreanaz) dell’FBI per risolvere i casi di omicidio. I due si stuzzicano, si attraggono, ma non capiscono che sono fatti l’uno per l’altra. Dopo l’operazione al cervello di Booth, si innamorenno e avranno una figlia. Anche tutti gli altri personaggi della serie sono ben interpretati e le puntate sono gradevoli e divertenti, per quanto un argomento del genere possa risultarlo! Le foto di Bones le ho prese da http://www.fox.com/bones/

     

LA SABBIA NELLE VENE di Sandro Maria Carucci

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Sono sempre stata attratta e affascinata dall’Africa, quindi anche rispetto al post di ieri, anni fa ho per caso incrociato il libreria “La sabbia nelle vene” di Sandro Maria Carucci. Ovviamente è stato subito mio! Sia il titolo che l’immagine sulla copertina con i colori e l’immensità del Sahara e la verde oasi hanno subito suscitato un’attrazione fortissima per me!

E’ un romanzo molto bello e ben scritto e avvincente da subito. Adatto a tutti e non solo a chi ama l’africa, perché viste le prime righe di questo post, poteva essere riduttivo!

Il bel tenebroso Franco Briganti è un giovane rampante avvocato, nato in Libia e dove ha vissuto per anni, lavorando nell’azienda agricola del padre. Con Meriam, affascinante e misteriosa ragazza berbera con “i capelli color del grano e gli occhi del cielo dell’alba”, inizia una bella storia d’amore nella magia del grande deserto.

Le vicissitudini che incontra con la rivoluzione di gheddafi e la perdita dell’azienda, lo costringono a rientrare forzatamente a Roma. Qui intraprende il suo lavoro d’oro che lo ricopre di fama e denaro. Ha una moglie bella, innamorata e fedele per la quale prova “affetto”.

Ma a lui non basta… non ha pace e serenità… non ha più un’identità… gli hanno strappato la sua terra… gli hanno strappato il suo amore Meriam, che è rimasta in Libia… Il ricordo della sua Africa lontana e di quella fanciulla si fondono e si confondono…

Franco tenta di tornare illegalmente in Libia varcando clandestinamente la frontiera, iniziano una serie di rocambolesche avventure e di viaggi di fortuna che gli fanno riabbracciare LE SUE amate. Ritroverà vorticosamente il suo passato mai dimenticato. Ma Meriam è veramente il suo grande amore, o è un sogno d’amore legato alle sue radici?

Leggendo questo libro si capisce che all’autore è rimasta la nostalgia e la memoria della sua gente, dei suoi deserti, dei suoi grandi spazi incontaminati, della magia della Libia prima della rivoluzione.

Franco Briganti ha un comportamento forse un po’ maschilista, e attraverso le sue vicende racconta la storia del triangolo amoroso tra lui, la moglie e Meriam, che incarna “l’immagine meravigliosa del deserto fattasi donna”. Questo non è un “conflitto” solo amoroso, ma anche esistenziale di un uomo che ha ben fissi nella mente i colori, la magia e le luci di quella terra, che trasferisce sulle pagine del romanzo in modo che il lettore possa immedesimarsi.

La sabbia nelle vene non è solo un romanzo d’amore, ma anche di avventura, di passione, di riflessione, che vive di fantasie e di realtà, che a me è piaciuto molto, non solo per lo sfondo in cui si svolgono le vicende, ma perché l’ho trovato avvincente, ben scritto e non mi stancavo mai di leggerlo.

Alla fine il nostro protagonista avrà trovato la sua pace interiore o rimarrà l’uomo inquieto che abbiamo conosciuto all’inizio???

Leggiamo! Raccontiamo! Parliamo!

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Fin dal primo giorno che ho scoperto la mia gravidanza ho iniziato a parlare con la nuova vita che cresceva dentro di me. Le raccontavo le mie giornate, le cantavo canzoncine o recitavo filastrocche, le spiegavo cosa immaginavo di lui (ancora non sapevo che si trattava di una lei), leggevo racconti, favole o libri. Poi sentivamo la musica, quella che piace a me, oppure quella dei bambini e dei cartoni animati. A me è venuto subito spontaneo, però sembra che questi atteggiamenti siano importantissimi per un buono sviluppo del feto. Sembra che già da li dentro sia in grado di riconoscere e ricordare suoni e voci. E’ per questo che anche suo papà quotidianamente veniva a fare le coccole alla pancia. Le dava dei colpettini, delle carezze, che poi lei potesse ricordare e custodire e le diceva parole dolci, cosicchè potesse sentire vicino anche il suo papà. Nino, il mio compagno, ha già due bambine, Eliana e Chiara. Quando hanno saputo che presto sarebbe arrivata una sorellina, sono state contente e stupite. Mi ricordo che quando Lia ha iniziato a muoversi, Chiara voleva sentirla a tutti i costi, così passava le giornate calde di agosto 2012 abbarbicata alla mia pancia in attesa di creare un contatto con l’esserino al suo interno… Beh, appena nata, da subito mi è sembrato che tra di loro si fosse instaurato un legame forte e speciale! Lia cercava Chiara, rideva e a modo suo voleva di comunicare con lei.
Dopo la nascita i nostri rituali sono continuati tutti… le coccole, le carezze, i massaggi, gli sguardi, le canzoni e le filastrocche, i contatti, le canzoni e la musica… Sembra che tutto ciò aiuti lo sviluppo cognitivo del bambino, ed io aggiungerei che sicuramente lo rende partecipe, felice e sereno.
Io lavoro in una scuola di specializzazione in psicoterapia, basata sull’attaccamento. Spesso, quando Lia era piccola avevo la possibilità di portarla con me. Lei ha sempre elargito grandi sorrisi, ed è sempre stata pronta a reagire agli stimoli ed a scoprire il mondo. Una professoressa mi disse che aveva avuto da subito gli stimoli giusti. Se è così gioviale e allegra vuol dire che mangia bene, dorme bene ed ha un buono sviluppo cognitivo! Nessuno nasce imparato e scoprire che fino a quel momento che la piccolina aveva appena 4 mesi , avevamo capito tutti i suoi bisogni è stato fantastico!
Anche se il bambino appena nato, per ovvie ragioni, non può parlare, la sua voglia di conoscenza è eccezionale e la sensibilità ai suoni e alle parole è grande. Per imparare a parlare, ha bisogno di una continua stimolazione con le parole. Mentre ci si coccola con le frasine, le filastrocche, le ninne nanne, il cucciolino avidamente incamera, ricorda, assorbe e memorizza.

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Il linguaggio si crea giorno dopo giorno, mattoncino dopo mattoncino, i piccoletti lo costruiscono a proprio modo ascoltando chi parla con loro, soprattutto durante il primo anno. Prima o poi il linguaggio sboccerà: ogni bambino è a se, quindi non si può sapere quando, ma prima o poi arriverà!

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Con Lia è stata tutta una scoperta. Quando qualcuno parlava lei sembrava proprio che cercasse di interagire, quasi come se a modo suo volesse rispondere, guardava la bocca mentre pronunciavamo le parole. Lia ha iniziato a parlare abbastanza presto e a 18 mesi ha pronunciato la sua prima vera frase. Che emozione! Eravamo al parco e c’era una bimba che voleva andare sullo scivolo. Lia l’ha presa per mano e le ha detto: ”bimba, tu sola no, ti appagno io!” E insieme, traballanti ma contente sono andate verso lo scivolo sotto la nostra supervisione! Da li è stato un crescendo, imparava sempre cose nuove e si divertiva a fare discorsetti. In realtà, come quando era nel pancione, non sta ferma e zitta un attimo. Anche se è sul passeggino canticchia da sola e ripete le filastrocche che ha imparato. Se arriva una parola o una frase difficile che non ha mai sentito la ripete finchè non riesce a dirla ed alla fine esclama: ”ce l’ho fatta!”.
Le piace la musica e ballare: riesce a danzara anche sul suono della campana o dell’ambulanza!
Quando leggo con Lia, le mimo le scene, intono i discorsetti, guardiamo le figure e facciamo gli indovinelli!
Ci ritagliamo sempre ogni giorno dei momenti per giocare, leggere, vedere i video insieme…

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Questo è uno dei libri di quando ero piccolina che mia mamma ha conservato!